L’Associazione politico-culturale ESSE ha svolto, domenica 6 novembre, la propria Assemblea nazionale e ha deciso di aderire alla prima fase del percorso costituente promossa dal Partito democratico, da Articolo Uno e — ci auguriamo — da numerose altre realtà politiche, associative, culturali e sociali della sinistra italiana.

Aderiamo e partecipiamo non per condivisione di ciò che c’è ma per fiducia in ciò che potrebbe essere. 

La possibilità di cambiare, trasformare, rinnovare è del resto il significato più profondo di un percorso costituente aperto, dunque non pre-determinato, nel quale tutti e ciascuno sono chiamati a offrire il proprio contributo.

Qual è il nostro contributo? È il contributo di una rete politico-culturale di donne e uomini di sinistra, prevalentemente giovani, attiva in tutta Italia, che si interroga  da anni sulla necessità di coniugare radicalità e massa critica, una piattaforma programmatica all’altezza dei problemi del tempo presente e una visione della società e del mondo coerente con la cultura politica eco-socialista che vogliamo esprimere.

Da troppo tempo denunciamo una condizione di cronica insufficienza che va affrontata con coraggio, generosità e tenacia. Diciamoci la verità: la sinistra ha perso  perché la sua parte più rilevante è apparsa incapace di indicare un orizzonte di trasformazione e di riscatto. Al contrario: è sembrata interessata a garantire, all’interno di un impianto identitario liberal-democratico, la governabilità, la tecnica del governo, la conservazione di un equilibrio sociale e dunque di una distribuzione della ricchezza che si è progressivamente trasferita dal lavoro alla rendita e ai profitti. Al contempo, nei perimetri più radicali sono cresciute esperienze generose ma residuali, nei fatti auto-referenziali, prive del radicamento e della forza necessari per affermarsi credibilmente. Vi abbiamo partecipato in questi anni con la speranza che innescassero processi politici di aggregazione e rigenerazione. Queste aspettative sono rimaste deluse. Tuttavia abbiamo attraversato tali esperienze sempre esprimendo una linea unitaria, tesa alla costruzione di un campo progressista più largo e sempre invocando un percorso costituente.

Oggi quel percorso costituente può iniziare. E con esso ci auguriamo le condizioni affinché si volti pagina. Si tratta di processi lunghi, ben più lunghi di un congresso, che può essere un maquillage, una semplice operazione di cosmesi, oppure l’avvio di un percorso di rifondazione. 

Noi vogliamo fare la nostra parte per contribuire a una svolta, a un nuovo inizio.

Offriamo la disponibilità di chi propone di mettere in campo una vera autonomia culturale, di pensiero e di idee. Un’autonomia che dovrà essere l’autonomia politica del lavoro, cioè l’ipotesi di una soggettività politica del lavoro, che si faccia carico di immaginare il socialismo del XXI secolo, ripensando lo sviluppo nell’epoca delle grandi transizioni. Occorre ricostruire una sinistra di popolo e di trasformazione, che abbia una visione del mondo imperniata sul valore politico dello spazio europeo e sulla possibilità di un multipolarismo che assicuri stabilità ai rapporti internazionali e pace tra i popoli.

Questa prospettiva così ambiziosa è possibile a una condizione: che si produca un cambio di passo anche dal punto di vista dei gruppi dirigenti che si candidano a incarnarla. La nostra opinione è che nell’ultimo decennio non si sia dato sufficiente spazio a energie diffuse, a movimenti, a realtà amministrative e sociali che pure hanno rappresentato, in diversi territori, opzioni credibili e concrete di buona politica.

Raccogliamo dunque l’invito che ci viene formulato dall’avvio del percorso costituente promosso dal Partito democratico non per accodarci a giochi già decisi, ma per tentare di proporre, insieme a molti, un cambio di rotta. Del profilo, della carta d’identità, del modello di partito, delle prospettive, non per noi stessi ma per il Paese. Per tali ragioni verificheremo, passo dopo passo, la praticabilità di questo itinerario, nella convinzione che le nostre istanze siano quelle di molti.