In risposta ai commenti milanesi sul documento Cultura di Articolo Uno

Ringrazio Mimmo Ugliano per avere colto il senso del documento: un contributo aperto alla riflessione della nostra comunità politica e della sinistra tutta, in particolare degli operatori e professionisti del vasto mondo della cultura e dei beni culturali. Lo ringrazio anche per avere coinvolto e indotto a una riflessione sul testo un nucleo di autorevoli compagni e compagne milanesi, che vanno a loro volta doverosamente – e collettivamente – ringraziati. 

A Eleonora Recalcati, che ringrazio per l’apprezzamento complessivo, rispondo soltanto sul punto relativo agli albi professionali, rispetto ai quali esprime qualche perplessità. Le ricordo che anche in base alla legge Madia numerose figure professionali sono chiamate all’iscrizione a registri e albi specifici (da quello degli archeologi a quello degli archivisti, dai bibliotecari agli esperti di diagnostica e di scienze e tecnologia applicate ai beni culturali). Si tratta a nostro avviso di prevederli – come da richieste esplicite giunteci da quei mondi – per alcune professioni specifiche, come i musicisti e gli attori. Questo per un principio di ordine e per consentire e garantire nuovi e particolari tutele e diritti connessi alla professione.

A Michela Fiore, che ringrazio per l’impressione positiva che il documento le ha suscitato, dico che ha completamente ragione sulle arti di strada. Condivido a mia volta il giudizio positivo sulle regolamentazioni introdotte da molte città europee (Milano in primis) che hanno come lei scrive elevato il livello degli spettacoli, selezionando artisti e performance. Le chiederei, se posso, di formalizzare questa proposta in un emendamento, che accoglierei volentieri nella versione finale del testo.

A Guglielmo Landi, che ringrazio per le parole lusinghiere, vorrei dire che condivido la consapevolezza che il problema è nella dimensione della forza politica (e sociale e intellettuale) che spinge la proposta. Anche queste elezioni regionali dimostrano che siamo insufficienti e che le numerose proposte politiche a sinistra del Partito democratico faticano ad affermarsi. Occorrerebbe riflettere su questo dato e avviare finalmente un percorso che, a partire dal contributo che Articolo Uno può dare, coinvolga e superi anche il Pd e tutto ciò che di vivo e vitale esiste a sinistra.

A Chiara Buzzacchi, che esprime perplessità su alcune misure, una parte delle quali ritiene “poco efficaci” e una parte “ingenue rispetto alle dinamiche reali esistenti”, chiederei di entrare nello specifico, in maniera tale che possa rispondere con cognizione di causa. Quanto alla sua obiezione su quella che chiama “radicalità del sistema cultura” penso di condividere il suo punto di vista. Come è possibile – si chiede Chiara – cambiare rotta così radicalmente dentro questo sistema? È l’annosa questione della praticabilità di un avanzamento radicale di riforme strutturali dentro il quadro politico liberale. Introdurre elementi di socialismo in questo sistema capitalistico, avremmo detto qualche anno fa. È difficile, ma soltanto avendo bene in mente l’obiettivo finale – credo – è possibile conquistare miglioramenti parziali non aleatori ma funzionali all’orizzonte strategico. La credibilità di queste conquiste, e dunque la possibilità dell’avvicinamento della linea dell’orizzonte, sta nella massa critica che si riesce ad attivare. Si ritorna al problema intelligentemente già posto da Guglielmo Landi. 

A Laura Ghirlandetti, che ringrazio per l’accordo che esprime, vorrei dire che la piattaforma on line per eventi streaming va pensata soltanto come strumento ponte in una situazione di emergenza e come opportunità per estendere la fruizione degli eventi a un pubblico più ampio, non certo per ridurlo o per ridefinire i connotati dello spettacolo (che non può che vivere anche della presenza del pubblico).

A Luigi Lusenti, che, nell’ottica che il documento serva all’emergenza attuale, allude alla necessità di “qualche integrazione”, chiederei, se posso, di tradurre l’allusione in uno o più emendamenti integrativi. Faccio invece fatica a rispondere al giudizio per il quale, qualora il documento volesse essere di prospettiva, esso sarebbe “assolutamente insufficiente” e privo di qualunque “orizzonte che inviti alla discussione”. Se un documento è assolutamente insufficiente e privo di orizzonte non merita e anzi, non consente, alcuna discussione. Il mio invito in questo caso non sarebbe più all’emendamento ma alla riscrittura totale del testo. 

A Massimo Mulinacci invece vorrei dire che condivido molto gli spunti che ci suggerisce e in particolare la proposta di un livello istituzionale mediano tra l’artista e il mondo delle piattaforme, ovviamente pubblico. Penso sia assolutamente coerente con l’impianto del documento, che torna a rivendicare un ruolo maggiore dello Stato non solo nella tutela e nella valorizzazione delle competenze professionali dei lavoratori del mondo della cultura ma anche nella gestione e nell’indirizzo strategico del rapporto tra cultura e mercato. 

Vorrei ringraziare, infine, Serena Sinigaglia, la cui annotazione sul carattere “un po’ utopico” del testo è condivisibile e apprezzabile. Ernst Bloch parlava di utopia concreta. Una cosa del genere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *