Giorni migliori ? Appunti per la sinistra che verrà

di Beppe Brogi 

 

? In cammino

Sinistra Ecologia Libertà è stata una piccola ed originale forza politica che ha vissuto una breve stagione nel grande disorientamento politico. Sel ha avuto un ruolo ed un riconoscimento grazie a due fattori: una strategia (il “riaprire la partita”) ed un leader (Nichi Vendola). Ha raggiunto il suo apice nel 2011, nelle elezioni amministrative di importanti città italiane e in simultanea con i referendum acqua e nucleare. A quella primavera politica foriera di uno sbocco politico positivo si è contrapposta la gelata del governo Monti, espressione diretta delle oligarchie europee. Con la sconfitta dell’alleanza “Italia Bene Comune” alle elezioni politiche del 2013, Sel ha perso la sua funzione e da allora è andata ricercando un ruolo.

La missione di Sel è risultata oggettivamente più grande delle energie che ha saputo mobilitare, in alto e in basso, più deboli del contesto e delle forze in campo. Di Sel vanno salvate alcune cose positive della sua incipiente cultura politica, rappresentate dall’immagine del seme da piantare: 1. la volontà di coniugare in un soggetto di sinistra le dimensioni del governo e del cambiamento. 2. l’intenzione di rinnovare la bussola ideale e politica della sinistra del nuovo secolo, declinando i temi dell’uguaglianza e della giustizia sociale, dell’ambientalismo scientifico, dei diritti civili, riassunti nel suo stesso nome. E ne vanno scartate altre: scarsa sperimentazione di nuove forme dell’agire politico e sociale, debole produzione culturale per un nuovo senso comune solidale e un orizzonte ideale, vizi interni propri di vecchie esperienze, assillo sulle sole scadenze elettorali con un avvitamento nella pur importante dimensione istituzionale, cosicché per tanti è risultato un luogo umano e politico insoddisfacente.

 

? In questo tempo

Età del caos, società liquida, tempo della paura: sono alcune definizioni con le quali viene dipinto il mondo in cui viviamo. Nel movimento del pendolo della storia alle conquiste democratiche e sociali affermatesi nel secondo Novecento è seguita l’offensiva della rivoluzione neoliberista, tanto nella sfera economica quanto in quella culturale, ed in questi anni è stata sconfitta l’idea di un mondo più giusto, cooperativo, in pace. E’ in corso quella che è stata chiamata la “Terza guerra mondiale a pezzetti”, con numerose guerre locali, oppressioni, migrazioni bibliche, terrorismo. Il pianeta è sottoposto a cambiamenti climatici che diverranno devastanti. Sono esplose in forme inedite disoccupazione, lavoro povero, sfruttamento e povertà, malgrado incredibili scoperte scientifiche e innovazioni tecnologiche che potrebbero fare stare meglio l’umanità. Il privato sta sostituendo il pubblico del welfare, il mercato declamato panacea di tutti i mali ha soppiantato regolazione e interventi pubblici, l’economia ha preso il posto della politica e al posto dell’economia ora siede la finanza. Il capitalismo di pochi ha così riguadagnato ampi margini di profitto, ma la democrazia si rattrappisce, gli esseri viventi e la Terra stanno male.

In tutti i Paesi occidentali l’aspro malessere sociale, dei ceti popolari e di quelli medi impoveriti, sommato ad una estesa sfiducia nelle attuali élite politiche, incapaci di fornire un’uscita dalla crisi, producono pericolosissime reazioni. Nella sofferenza e nella solitudine d’individui soli e senza futuro cresce la paura di non farcela, si diffondono forme di individualismo, razzismo, rancore, violenza, si scatena la guerra tra poveri, tornano le “piccole patrie” con i fili spinati. In mancanza di moderne lotte per l’uguaglianza e per una vita dignitosa e nella latitanza di soggetti politici degni e capaci di unire un nuovo blocco sociale, si affermano altri conflitti: quello identitario (contro i migranti che insidierebbero lavoro e certezze), quello generazionale (contro i vecchi considerati zavorra garantita), quello religioso (con i fanatismi ed il terrorismo). Tra le due sponde dell’Atlantico, nelle sterminate periferie geografiche, sociali, identitarie, conquistano consensi varie espressioni delle destre retrive, con l’astensione di chi ormai non si aspetta più niente e col consenso di chi è più colpito, di “chi sta male” e di “chi sta fuori”.

E’ venuto il momento che quel pendolo della storia batta il colpo in un’altra direzione, prima che si apra un baratro sul futuro dell’umanità. Proprio perché “la paura non impedisce la morte, impedisce la vita”, una speranza nuova e collettiva deve nascere. Tra un mercato che non risolve i problemi e li aggrava e l’ascesa al potere delle destre retrive come paradossale risposta, c’è un’altra possibilità: che la politica riprenda il suo ruolo di diaframma, mediazione e riequilibrio tra forti e deboli, tra egoismo e solidarietà, tra l’interesse individuale e quello generale e che la sinistra, nelle varie tinte, riprenda la sua funzione di promozione del cambiamento. Il momento è ora.

 

? Per un mondo diverso, una vita migliore

“Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.” Questa frase di Enrico Berlinguer racchiude il senso ed il valore che diamo alla politica ed alla sinistra.

E’ inaccettabile assistere ad una grande guerra fatta di tante guerre. Vogliamo che gli esseri umani conoscano la pace, non più la violenza e che la politica e la diplomazia agiscano per la risoluzione pacifica dei conflitti e la cooperazione tra le nazioni e gli individui. Occorre rilegittimare sedi sovranazionali ed affidare loro il compito di affermare una giustizia globale, un nuovo ordine economico internazionale al posto di una geopolitica cinica che scatena guerre, cavalca tigri e costruisce mostri per meri interessi economici; combattere davvero la povertà e il sottosviluppo con un’equa distribuzione delle risorse: del cibo, dei capitali, delle risorse energetiche; abbandonare riarmo e commercio delle armi; garantire l’accoglienza delle persone che migrano; prosciugare i giacimenti di odio, sconfiggere ogni fanatismo religioso e contrastare qualunque razzismo delle piccole patrie.

E’ folle non considerare limitate e non riproducibili le risorse del pianeta Terra. Vogliamo una società che fa pace con l’ambiente ed una politica che proponga un diverso modello di sviluppo e di consumi sobri per salvare il pianeta e la vita e favorire nuova e buona occupazione. In Europa serve: un new green deal con interventi pubblici di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici; tutelare i beni comuni; passare presto dall’era delle energie fossili a quella delle rinnovabili; sostenere un’economia circolare; riconvertire le produzioni inquinanti; favorire l’autosufficienza agro-alimentare; promuovere la mobilità dolce e collettiva; mettere in sicurezza il territorio fragile con la buona manutenzione.

E’ disumano che ogni momento dell’esistenza sia mercificato. Vogliamo una società che ribalti gerarchie che si sono affermate con la sofferenza e lo sfruttamento degli individui ed una politica che rimetta nel cuore della sua azione la persona umana. Con il lavoro che assicura piena dignità della persona attraverso diritti inalienabili e un reddito dignitoso; la progressiva diminuzione del tempo di lavoro come naturale risposta al progresso tecnologico e un reddito di dignità per chi ne ha bisogno; la redistribuzione della ricchezza e il contrasto di evasione/elusione fiscale e delle economie sommerse e mafiose; forti investimenti pubblici per l’occupazione; servizi sociali e formativi pubblici efficaci e a disposizione di tutti e tutte, senza i quali non c’è giustizia e libertà e non c’è merito e sviluppo della personalità di ciascuno, ma solo giungla.

E’ ingiusto che l’1% della popolazione s’ingrassi a scapito del 99%; è distruttivo che l’economia globale di carta (la finanza) valga 13 volte l’economia reale (Pil mondiale). Vogliamo una società più giusta ed una politica che rimette al centro della sua azione l’impegno per moderne forme di uguaglianza. Ormai anche dentro i santuari del pensiero liberista si dice che solo la lotta alle diseguaglianze porterà i paesi oltre questa crisi. Serve tagliare le unghie alla finanza che non genera né lavoro né diffusione della ricchezza: abolire i paradisi fiscali, tassare le transazioni finanziarie, azzerare le vendite di azioni allo scoperto, ristabilire la separazione tra banche d’affari e banche commerciali.

E’ sbagliato che pregiudizi, oscurantismi, arretratezze condizionino ancora la vita di tanti individui e in taluni casi ripropongano inaccettabili forme supremazia, discriminazione, violenza. Vogliamo una società plurale nella quale i rapporti tra le persone siano improntati a valori e norme che riconoscano e garantiscano diritti civili e libertà individuali in una sfera solidale, per una convivenza tra eguali e diversi, per la liberazione e la felicità degli esseri umani.

 

? Noi, con gli altri

La nostra è una missione difficile e necessaria. Che sia necessaria ce lo siamo detti. Viviamo nel tempo delle oligarchie, che nessuno ha eletto ma che decidono sulla nostra vita, e nella società liquida, nella quale si sprigionano fiammate critiche ed enzimi che vivono una vita a parte, senza che si aggrumi un potere democratico. Le trasformazioni sociali e culturali hanno reso la politica debolissima, di conseguenza i partiti più che portatori di un’idea di società sono diventati meri comitati elettorali per questo o quello, nei quali penetrano facilmente trasformismo e corruzione. Ma è anche molto “difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”: vogliamo fare un partito, quando i partiti sono in crisi e mal visti; di sinistra, quando la parola è tutta da reinventare; in Italia, quando sul piano sociale oggi non c’è conflitto collettivo (ma individualismo, rancore, episodiche fiammate) e su quello politico c’è astensione o forte polarizzazione che si addensa, col voto considerato variamente utile da elettori/trici, su tre poli.

Allora, una piccola forza di sinistra che nasce si trova ad un bivio:

– può essere sterile, autoreferenziale, arroccata su convincimenti politici e pratiche consolidate;

– può essere feconda, se applica il concetto gramsciano di egemonia, di influenza oltre se stessa.

La seconda strada ha bisogno di un’anima e di un corpo.

  1. Se il partito del ‘900 è irriproducibile, deve pur esserci un soggetto collettivo solido, con una propria autonoma cultura politica. Un soggetto politico di tipo nuovo, un partito nuovo, significa diramare luce e vivere a più dimensioni. In una costellazione una stella è più luminosa, ma senza le altre non c’è costellazione, ciascuna è fondamentale; costellazione significa affermare uno spirito cooperativo più forte di qualunque frammentazione, individualismo, impotenza. Quindi, si devono sperimentare e verificare in progress vari modi utili (alla società) e soddisfacenti (al militante) di fare politica, andando oltre le due sole dimensioni praticate, quella delle riunioni interne spesso autoreferenziali e quella istituzionale. Nel successivo capitolo sono elencati “dieci modi di fare politica, un partito costellazione”.
  2. La sconfitta di questi anni è stata profonda e strutturale, la sinistra deve guardare al mondo e dotarsi di un pensiero critico ed innovativo coagulando saperi, cioè le tante competenze ed elaborazioni intellettuali che in questa lunga fase di stagnazione delle sinistre hanno vissuto in luoghi separati (le università, i tanti festival culturali, certi siti internet), misconosciuti o frequentati episodicamente o strumentalmente dalla politica. Promuovere un laboratorio politico-culturale di analisi e riflessioni è utile ad alimentare la politica quotidiana e risponde ad una domande latente anche tra tanti giovani.
  3. Malgrado la crisi di rappresentanza abbia inciso anche nei cd corpi intermedi non partitici, ci sono tante organizzazioni, associazioni, gruppi con i quali stabilire relazioni, anche per essere insieme più forti: la Cgil, Legambiente e le altre organizzazioni ambientaliste, l’Arci, l’arcipelago del cattolicesimo sociale, le tante associazioni del volontariato. E’ la vita di migliaia di uomini e donne che fanno sindacato, volontariato, che esplorano buone pratiche solidali, che tessono legami sociali per contrastare solitudine, isolamento, individualismo. Senza di essi l’Italia sarebbe alla deriva, se resiste è grazie ad essi e con essi noi vogliamo costruire la sinistra, stabilendo relazioni, collegamenti permanenti, patti, campagne. Molte di queste entità hanno perso fiducia nel Pd e sono estranee al modo di pensare e di essere del M5s e, nella loro autonomia, sono anch’esse alla ricerca di un’altra politica.
  4. La alegría ya viene”, la gioia è in arrivo (slogan del no nel referendum su Pinochet, Cile 1988), “C’è una Puglia migliore” (slogan di Vendola elezioni regionali, 2005), “Yes, we can”, sì noi possiamo (slogan di Obama elezioni presidenziali, Usa 2008), “A future to believe”, un futuro in cui credere (slogan di Bernie Sanders primarie, Usa 2016), “La sonrisa de un pais”, il sorriso di un Paese (slogan di Unidos Podemos elezioni politiche, Spagna 2016). Non sono solo buona comunicazione elettorale in periodi e luoghi diversi: sono la rappresentazione di una visione e di un modo di essere positivi, sono la cifra che deve contraddistinguere la sinistra: tanti no necessari che diventano un grande sì alternativo, dove la critica si unisce alla proposta, la difesa scopre vie nuove per andare all’attacco, le buone pratiche locali si agganciano ad una visione globale, i passi graduali e utili si sposano con i “pensieri lunghi”.
  5. Un partito è come una persona. Se essa ha una propria identità ed uno scopo nella vita e se è consapevole e sufficientemente forte, allora non ha paura del confronto e di dire sì o no in base alle circostanze e alle condizioni che la vita presenta. Non è dipendente da alcuno, ma neppure si isola dagli altri. E’ libero ed adulto di fare le proprie scelte che propizia e non subisce.

Una forza che nasce piccola come Sinistra italiana serve, è utile, se tra i suoi scopi si propone di contribuire a riaprire una prospettiva politica che in Italia il Pd(R) ha chiuso. Bonapartismo politico e scambio di bonus e vaucher vs servizi e diritti sono le cifre del Governo Renzi, che ha compiaciuto i poteri forti ma non ha portato l’Italia fuori dalla crisi, per questo la nostra opposizione è fuori discussione. Oggi il Pd sembra aver terminato la luna di miele “renziana”, il M5s inizia a mostrare platealmente i suoi difetti di fondo, il centrodestra prova a riorganizzarsi. Sinistra italiana può avere un ruolo rivolgendosi agli elettori con sentimenti di sinistra che fin qui hanno scelto altre opzioni e ora ne sono delusi. Deve irrobustirsi per pesare e, contemporaneamente, svolgere una funzione dinamica per influenzare il panorama sociale e gli attori politici, non ritrarsi in un canto. Deve fare una battaglia per catalizzare consensi per un altro governo e, al tempo stesso, favorire le condizioni politiche e programmatiche per future alleanze. A questo proposito, il risultato del referendum costituzionale segnerà, anche e comunque, un punto svolta per tutte le forze democratiche e progressiste.

Dunque, così come ci opponiamo allo spirito tatcheriano “There is no alternative”, così non ci rassegniamo all’idea che non vi siano alternative all’attuale governo. Così come ci impegniamo a fondo per il “no” nel referendum costituzionale, così non rinunciamo a sfidare gli altri con una proposta politica e ad aprire spazi e contraddizioni, in alto e in basso. Facendo valere la nostra autonomia politica e culturale non come separatezza ma mettendola a valore per dare vita ad una nuova stagione politica; misurando le eventuali alleanze locali con il metro dell’utilità per la vita concreta delle persone che si dice di volere rappresentare.

  1. L’Europa nella forma trasfigurata dell’attuale Unione europea è diventata luogo di ingiustizie e di rancori che stanno prendendo il posto di civiltà, diritti, welfare, la principale conquista del ‘900. La sinistra che ha governato si è resa complice di gravi arretramenti e quella che ha fatto opposizione non ha inciso, ma fuori da questa Europa che si sta facendo matrigna è illusorio pensare di ripristinare diritti, sovranità, democrazia: in un mondo globalizzato dividersi significa essere ancor più preda delle oligarchie e dei santuari della finanza. Per le sinistre di tutte le tinte è venuto il momento di un soprassalto, prima che le destre retrive facciano fare alla civiltà europea un pauroso salto all’indietro. Occorre che personalità, partiti, sindacati, ong, reti sociali e della comunicazione, collegati in una comune visione e con azioni collettive e continentali, gettino subito tutto il loro peso per una nuova Europa dei diritti, dei popoli e dei lavoratori, proponendosi di cambiare trattati, forme istituzionali, politiche comunitarie. Noi vogliamo agire con altri per questo cambiamento.

 

? Dieci modi di fare politica, un partito costellazione

  1. Costruttore di senso comune, di significato, di speranza: una battaglia ideale che le sinistre da decenni non fanno. Esse hanno colpevolmente smesso di produrre anticorpi valoriali proprio quando il pensiero liberista produceva più egemonia. Nel tempo della crisi c’è disperazione, distruzione dei legami sociali, rancore nelle relazioni personali, ma tornano fortissime parole come gratitudine, generosità, tenerezza, sobrietà, unità. Viaggiano già per l’aria, ma è un bisogno che fatica ad esprimersi e non trova canali e voce: il tempo di una nuova umanità ha bisogno di attori e attrici individuali e corpi collettivi.
  2. Radicato nel territorio – giacché ricostruire comunità reali di uomini e donne in carne e ossa è compito attualissimo – e insediato tra gli strati popolari, esigenza fondamentale visto che da anni tutte le formazioni di centrosinistra e sinistra ormai non vivono, non rappresentano, non lottano tra gli strati più bassi della società, quelli più bisognosi e più esposti ai populismi, ma si collocano al livello dei ceti medi riflessivi e relativamente meno esposti ai colpi della crisi e da questi vengono votati, mentre i più indifesi votano via via Lega, Berlusconi, Grillo o si astengono.
  3. Che sprigiona un’autonoma cultura di governo, la dimensione attraverso la quale il potere diviene strumento non per sé, ma per trasformare idee, bisogni, rappresentanza in atti concreti che lasciano un segno e, a partire da cose anche minime, non solo evocano il cambiamento, ma cambiano la vita delle persone e le fanno stare meglio. Ed anche per fare in modo che sugli enti locali non pesino solo e soltanto attori quali lobby o poteri forti e non trasparenti, ma coloro che propugnano l’interesse generale contro il fine particulare
  4. Che si cimenta con altri linguaggi e pratiche, oltre la sola riunione parlata: c’è un mondo fatto di immagini, simboli, strumenti, testi, azioni, rappresentazioni, relazioni umane che ci precludiamo (e non è solo web, con la sua ambivalenza). Ad esempio la musica è linguaggio universale e prepotente veicolo di emozioni, senso, socialità (*).
  5. Che fa crescere tante persone/testimonial che incarnano la buona politica – credibili e autorevoli – in tanti luoghi e cimentandosi nelle contraddizioni sociali: la testimonianza personale (con onestà, sobrietà, disinteresse) è più forte e convincente di tutte le parole che hanno perso significato e fiducia e dimostra tangibilmente che è possibile un’altra politica e rappresenta un “noi” alternativo al leaderismo quale esclusiva modalità della politica.
  6. Democratico e aperto, perché per decidere sui contenuti fondamentali e le alleanze chiama in causa iscritti ed elettori con diverse forme di partecipazione politica diretta, sia nei territori che nazionalmente, per attuare una democrazia più feconda di quanto fatto da tutti finora.
  7. Di chi vuol fare un’esperienza molto concreta e su un singolo problema e solo quello, giacché vi è una maggiore disponibilità su singole tematiche, e attraverso questa specifica azione si produce un senso di appartenenza e di autorealizzazione. L’attività deve portare a qualche realizzazione materiale che si tocca con mano, come l’oggetto per l’artigiano, e via via rimotiva in quanto utile.
  8. Che incorpora spirito e fare civico, per e nella propria comunità locale: tante piccole azioni concrete per sollevare un caso e prendersi cura di un bene comune di prossimità come gesto alternativo alla passività (“pago le tasse, ci deve pensare il comune”) e al cinismo proprietario (“me ne frego, non è mio”).
  9. Che recupera e pratica lo spirito mutualistico proprio delle organizzazioni a cavallo tra ‘800/’900, come primo atto di concreta solidarietà, comune sentimento di appartenenza, contrasto della solitudine del tempo, da declinare su vari terreni quali acquisti solidali e ravvicinati, mutuo soccorso, scambio di tempo, social street… anche in collegamento o in partnership con associazioni già attive.
  10. Che si preoccupa della cura dei rapporti e delle relazioni perché considera ciascun individuo unico e prezioso. Inoltre: si rende accogliente, inclusivo e plurale, adotta il metodo del consenso, tiene di conto tutti i punti di vista e li rappresenta, favorisce le relazioni inter-generazionale nel naturale ricambio.

 

 

(*) La playlist di questi appunti, con i link per ascoltare le canzoni:

| Death to my hometown – Bruce Springsteen Com’è profondo il mare – Lucio Dalla | Ritals – Gianmaria Testa | Più forte della morte è l’amore – Gang | Rumore di niente – Francesco De Gregori | No hero – Elisa | Oh che sarà – Fiorella Mannoia e Ivano Fossati | La cura – Franco Battiato The partisan – Leonard Cohen For What It’s Worth Buffalo Springfield | Society – Eddie Wedder | Talkin’ bout a revolution – Tracy Chapman | Take Me To Church – Hozier | The gosth of Tom JoadBruce Springsteen (+Tom Morello) | We are here – Alicia Keys | Silver lining (Clap your hands)Imany |

 

Settembre 2016