Sulla Salute non si scherza: la Sinistra riparta anche da qui

vecchPoco prima di Natale l’Istat ha reso noto un dato inquietante: nel nostro Paese il totale dei decessi nei primi 8 mesi del 2015 è aumentato di 45.000 unità, con una proiezione annua di + 67mila, equivalente a un incremento rispetto all’anno precedente di più dell’11%. Per avere un picco rispetto all’anno precedente così alto bisogna tornare al 1943, anno fatidico per la storia politica e militare dell’Italia.
Si tratta di un incremento enorme, caratterizzato da una forte componente femminile (41mila donne) e riguardante in particolare la fascia più anziana della società.
Questo dato va letto insieme a quello che ci consegna il rapporto dell’Ocse Health at Glance 2015 riguardante “l’aspettativa di vita in buona salute per gli over 65”, cioè gli anni che una persona oltre i sessantacinque anni può vivere senza perdere la propria autonomia e provvedere da sola ai propri bisogni. Si tratta di uno dei dati più bassi tra i Paesi analizzati, con un crollo registrato nel 2014. Nel frattempo, l’aspettativa media di vita è di 83 anni, seconda al mondo solo a quella del Giappone (84).
Che cosa ci dicono questi numeri? Tratteggiano il quadro di un Paese abitato da moltissimi anziani ma in pessime condizioni cliniche e spesso non autosufficienti, con una forte domanda di Sanità e prestazioni assistenziali correlate (trasporto malati, ausili per la deambulazione, esami di controllo e diagnosi), in un contesto – non bisogna mai dimentirarlo – di crisi e quindi di difficoltà economica per le famiglie ormai cronica.
Tutto questo avrebbe dovuto sconsigliare ulteriori tagli al Welfare, che invece ci sono stati.
Vittorio Agnoletto e l’Associazione Altroconsumo hanno ricordato nei giorni scorsi numeri impietosi.
Il 14% del reddito familiare è destinato alle spese mediche, con una cifra per nucleo di circa 2000 euro per prestazioni essenziali. Il 13% delle famiglie è costretto a indebitarsi. Il 46% delle famiglie addirittura rinuncia ad alcune spese sanitarie primarie, non potendosele permettere. Tra le spese sanitarie “differibili” si rinuncia alle cure dentarie (il 38%), alle cure oftalmiche (il 22%) e alla riabilitazione (il 15%).

Deve essere chiaro che questi dati descrivono la nuda vita. Anche la sola rinuncia a spese sanitarie non vitali determina un radicale cambiamento nelle condizioni materiali e psicologiche di molti anziani. Chi rinuncia alle cure dentarie deve cambiare dieta, assumendo cibi molto morbidi. Per chi rinuncia invece a terapie riabilitative, il problema è un deficit nella mobilità, destinato via via ad aumentare e a diminuire l’autonomia, minata ulteriormente se ci sono problemi di vista. Spesso l’isolamento e la solitudine che ciò produce porta a depressioni e altre patologie psicologiche.

Come non vedere, allora, la correlazione tra Sanità insufficiente per le fasce deboli e l’aumento delle morti? Come non capire che l’unico intervento possibile sarebbe l’aumento degli investimenti e non la previsione di ulteriori tagli?
Capiamo che il governo Renzi è rassicurato dal fatto che la spesa sanitaria privata ha raggiunto ormai i 30 miliardi di euro all’anno, ma si tratta appunto di spesa sanitaria privata. Scelta individuale che la gran parte della popolazione italiana non si può permettere. Sulla salute non si può scherzare.

3 risposte a “Sulla Salute non si scherza: la Sinistra riparta anche da qui”

  1. Il problema è che probabilmente, ho l’impressione, si voglia smantellare lo stato sociale a favore dei privati e delle assicurazioni private.
    Però, anche se io non sono d’accordo, allora ditelo e non fatemi pagare due volte la stessa cosa:
    non più trattenute in busta paga per la pensione, se la pensione me la date all’età pari alla morte;
    non più trattenute per il Tfr se poi questo non mi viene dato come previsto dalle regole inerenti alla sua nascita e significato di esistenza;
    non più trattenute per la sanità in busta paga se poi per fare una visita devo recarmi ad un ambulatorio privato per non morire nell’attesa e pagando il ticket quasi quanto la visita.
    In pratica, se lo Stato non vuole rispettare i suoi contratti stipulati coi lavoratori come prevede debba fare un privato, se non vuole dare l’esempio di essere migliore di un privato, allora dia la possibilità, all’atto dell’assunzione, all’assunto, di scegliere tra stipendio pieno e stipendio con trattenute per lo stato sociale: perché, ormai, si rischia di ottenere, per i due tipi di contratto, lo steso trattamento.

  2. Sulla salute non si scherza, però la si paga ogni mese nello stipendio e, proprio chi la paga, poi, avendo un reddito, è tra quelli che pagano un ticket quasi pari a una visita privata.
    Chi, non avendo, o non dichiarando, un reddito è esente dal ticket, ha la sanità, o quel qualcosa che ormai gli somiglia, ripeto ORMAI, gratis, a spese di quell’altro che, magari, l’ha pagata per quaranta anni e ora deve pagare una visita privata perché spende uguale e attende meno.
    Forse c’è qualcosa che non va: è giusto che la Sanità sia gratuita per tutti ma,direi, anche per coloro che l’hanno pagata per loro e per gli altri.

  3. Purtroppo, giorni fa, mi sono dovuto recare al pronto soccorso di un ospedale.
    Visitato dopo 15 ore.
    Quello che ho visto nel frattempo non è né da terzo mondo, né da quarto; più, direi, da ospedale da campo; una emergenza normale, una normale emergenza ben organizzata, come quelle che, durando ormai da anni, non sono più emergenze ma normale assurdità emergenziale organizzata.
    C’è da fare una fila prima di quella cosa chiamata triage, poi al cosiddetto triage ti assegnano un codice che dovrebbe decidere quanto “pronto” debba essere il tuo “soccorso”.
    Solo che questo lo decide non un medico ma un infermiere.
    La sala d’aspetto è un luogo ove chi attende vomita nei cestini o sanguina per terra.
    Alcune barelle vengono pulite sommariamente gettandovi sopra disinfettanti liquidi e una veloce botta di straccio fa il resto.
    Ho visto un paziente attendere su una barella sporca ai lati di scolature di sangue.
    Dovevi guardare dove camminare; al bagno macchie di sangue nel water.
    Persone che attendevano un’ora prima di poter avere il pappagallo che non riuscivano che a chiedere agli altri pazienti in attesa.
    Però, in tutto questo troneggiavano armi in quantità: tre poliziotti in divisa e è tutto normale, è il posto di Polizia del pronto soccorso.
    Oltre loro, però, c’erano quattro guardie giurate armate che non ho capito bene che ruolo avessero: smistavano le persone, facevano uscire i parenti dalla sala d’attesa, “calmavano” pazienti non in grado di connettere e un po’ recalcitranti mettendosi loro intorno.
    Guardie giurate quattro; più tre poliziotti, pagati dai contribuenti.
    Domanda: se invece di quattro guardie giurate, coi soldi dei contribuenti, quelli che per quaranta anni ti tolgono ogni mese dallo stipendio perla sanità, si pagassero quattro medici in più, forse non sarebbe meglio?
    E, forse, non ci sarebbe bisogno di guardie giurate armate.
    Altro dirti non vo’, che potrei rischiare; ma una bella cimice che registri i comportamenti e anche le voci e i commenti forse potrebbe essere utile.

Rispondi a Pino Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *