Di seguito il mio intervento all’Assemblea nazionale di Sel di ieri, che ha deciso all’unanimità di investire tutte le proprie risorse politiche e organizzative nella costruzione del nuovo partito della sinistra italiana. Sel quest’anno non avvierà la campagna di tesseramento: la nostra nuova casa è quella che costruiremo insieme. Mi permetto di rivendicare fino in fondo – a un anno di distanza da Human Factor – la correttezza della nostra intuizione. Sel era il fulcro del nuovo campo, Sel avrebbe fatto sul serio, portando fino in fondo la sua generosa disponibilità a superarsi. Qualcuno non ci credeva, ha imboccato altre strade o non ne ha imboccata alcuna e oggi, spero, si ricrederà. Il nuovo partito sarà di tutte e tutti.

 

Ventitré morti ieri sera, nell’ultimo attentato terroristico in Burkina Faso. Dopo Istanbul e Parigi. Fanno meno notizia, ma sono uomini e donne ammazzati.

E poi la guerra che sta cominciando tra Iran e Arabia Saudita. Lo scontro tra Russia e Turchia. Il conflitto macabro per l’egemonia nel jihadismo tra Isis e Al Qaeda. La resistenza delle combattenti curde, a Kobane e non solo.

La reazione dell’Occidente, scomposta, pericolosa. Con l’Europa che implode e la Francia socialista che sta organizzando l’apertura di un campo di prigionia sul modello di Guantanamo. Quella Guantanamo che è stata per tutti simbolo dell’abominio della tortura e della sospensione dello stato di diritto.

E poi la crisi. Dopo otto anni, a otto anni dallo scoppio della bolla dei subprime siamo alla vigilia di una seconda abnorme deflagrazione legata ai derivati.

Qui siamo, qui collochiamo la nostra iniziativa politica. Mentre commentiamo le dichiarazioni di questo o di quel commentatore della politica: la guerra, la crisi, il disordine e il nuovo ordine neo-liberale.

Allora facciamo un patto tra noi, anche in questa discussione. Il patto ha tre punti. Il primo è assumere fino in fondo la dimensione della complessità, contro ogni banalizzazione e semplificazione, che di questi tempi occupano invece appieno il perimetro della politica.

Il secondo è concepirci fino in fondo come strumento della politica contro un populismo che si sta affermando come grammatica unica del sistema istituzionale italiano. La politica nella sua profondità, non soltanto nelle sue manifestazioni contingenti. Qui – mi permetto di insistere – ha senso l’avvio di un dialogo vero con l’enciclica Laudato si’ sull’umano e il suo destino, sulla cura della nostra casa comune.

Infine, il patto prevede di concepirci come soggetto della democrazia contro il disegno eversivo e autoritario di controriforma costituzionale del governo Renzi. Facendo però una battaglia all’offensiva e non di retroguardia, trovando gli argomenti giusti per proporre in avanti la nostra idea di democrazia, riconnettendo politica e vita, proponendo di riconsegnare potere, anzi: di consegnare un potere nuovo, ai cittadini nelle loro vite quotidiane: sul posto di lavoro, nei luoghi di studio, nelle città, nei quartieri.

Per essere all’altezza di questa complessità serve un partito e serve dare gambe a un’organizzazione radicata, capillare, presente in ogni territorio, non soltanto in rete. Perché dobbiamo dare forza e organizzazione a un punto di vista sul mondo che analizza, elabora, vuole trasformare. E di conseguenza mette in campo un programma, un’idea di Paese, un orizzonte.

A noi e all’Italia non serve un partito per occupare uno spazio, per unire i cocci o i gruppi dirigenti di associazioni o micro-associazioni oggi divise. Non serve un partito per affermare un posizionamento elettorale nelle prossime amministrative.

Vorrei su questo punto essere molto chiaro: noi non fondiamo il nuovo soggetto della sinistra nelle elezioni amministrative perché la politica non può essere ridotta al suo momento istituzionale. La politica non può essere schiava della tattica elettorale. Attenzione: non commettiamo l’errore di sempre. Noi non ci possiamo definire per i metri di distanza che ci separano dal Pd o dal Movimento Cinque Stelle ma ci vogliamo definire per l’autonomia della nostra cultura politica, delle nostre iniziative e delle nostre pratiche sociali.

Se questo è vero, non possiamo utilizzare le amministrative per stabilire chi è dentro e chi è fuori, ma dobbiamo preservare e rafforzare la tenuta e l’unità di questa comunità politica, di questo partito, coinvolgendo, incontrando e convincendo tutte e tutti.

La sfida che abbiamo di fronte è troppo importante per poterci permettere di sbagliare, di essere superficiali, di lasciare indietro qualcuno.

Il vento in Europa sta cambiando, dalla Grecia al Portogallo alla Spagna, ci auguriamo. Noi abbiamo l’obbligo di metterci alla pari. Alla pari con una storia di cui possiamo tornare a essere protagonisti.

Concludo. In queste settimane sto girando l’Italia da nord a sud e dico che sto imparando moltissimo dalle compagne e dai compagni che incontro. Imparo molte cose, ricavo molti insegnamenti. Innanzitutto che servono in ogni impresa politica due qualità. La prima è l’umiltà. L’umiltà di ascoltare tutti, di trovare sempre nel ragionamento dell’altro una verità interna, qualcosa da imparare e conservare. E poi il coraggio: il coraggio di decidere dopo avere discusso, il coraggio di cambiare, di voltare pagina. È quello che auguro a tutti noi: di confrontarci, di discutere e poi di avere la forza di un nuovo inizio, perché la strada che abbiamo intrapreso è irreversibile. Percorriamola tutte e tutti insieme, con umiltà e coraggio.