Proviamo a dire qualcosa a caldo.
Il primo dato è l’astensione, ancora una volta. Siamo a livelli che ormai vengono considerati fisiologici, ma che sono abnormi. Per chi vuole guardarli dicono tutto e in primo luogo la cosa più importante: che esiste uno scollamento clamoroso tra politica e società reale. Se questo ci interessa ancora è un dato che parla da solo, e dice tutto.
Il secondo dato che emerge riguarda il Partito democratico: il Pd del 40% non esiste più, torna quasi ovunque ai dati di Bersani. Anzi, in rapporto alle regionali del 2010, addirittura perde quattro punti percentuali. Perde in Liguria, viene doppiato da Zaia nel Veneto, vince con estrema fatica in Umbria. È una sconfitta secca di Renzi, un segnale chiarissimo al governo: quando il Pd fa politiche di destra semplicemente perde.
E chi vince?
Vincono i candidati del Movimento Cinque Stelle e la destra: resuscita, ancora una volta, Forza Italia, e vince – con risultati talvolta straordinari, anche al Centro-Sud – la Lega Nord.
Sono risultati che rimettono in campo, pure con tante contraddizioni, l’ipotesi di una coalizione di centro-destra, però a guida leghista, grazie a una leadership che Matteo Salvini si sta conquistando giorno dopo giorno con toni e argomenti che spaventano e che andrebbero contrastati finalmente con strumenti nuovi e adeguati e non con la semplice contestazione di piazza.
E noi?
Il voto a sinistra del Pd dice cose molto diverse tra loro.
La prima e più importante: Luca Pastorino conquista un risultato eccellente, il 9,4%, per noi inedito, che va ben oltre i confini della sinistra radicale che abbiamo conosciuto in questi anni. È un punto di partenza importante, che deve essere apripista nazionale, laboratorio di una sinistra che ha colto – con quella candidatura – il profilo giusto. Sinistra di governo, propositiva e decisa nel suo programma, non ossessionata dal Pd ma proiettata in avanti, di grande cambiamento e rinnovamento, capace di aprire un cuneo nel centrosinistra e di recuperare di esso la parte migliore.
La seconda: Sì Toscana a Sinistra e Noi a Sinistra in Puglia ottengono risultati ottimi, rispettivamente il 6,3% e il 6,4%. Sono i frutti dell’unità e ancora una volta della serietà della proposta di governo, la prima lista fuori dalla coalizione di centrosinistra e la seconda dentro una coalizione di centrosinistra. Soprattutto il dato pugliese, maturato in condizioni estremamente difficili, va considerato con grande attenzione perché è il lascito non scontato di dieci anni di buona politica della giunta Vendola.
La terza: le altre liste raggiungono risultati meno importanti, che andrebbero valutati uno per uno. Indicano tendenzialmente una tenuta e sono quindi positivi quando contengono anche Sel, falliscono clamorosamente (e definitivamente) quando si isolano in una posizione settaria e autoreferenziale (sia in Liguria, sia in Veneto, sia in Puglia queste liste non raggiungono la soglia dell’1%).
Anche su questo ci sarà molto da riflettere, soprattutto per chi ha sbandierato quelle liste come tester di una prospettiva nazionale.
Infine due note quasi personali, che coincidono però con soddisfazioni che vorrei condividere. A Villanovafranca (Medio Campidano) e a Cinquefrondi (Reggio Calabria), piccoli comuni del nostro Mezzogiorno, sono eletti sindaci Matteo Castangia e Michele Conia, due compagni giovani e straordinari, che dimostrano che il lavoro sul territorio, quando è sincero, generoso, concreto e anche visionario, paga.
Infine, nella circoscrizione di Pistoia, Mattia Nesti, amico e giovanissimo nostro compagno, prende 1414 voti di preferenza. Una marea, anche in confronto agli altri collegi toscani. In un contesto molto difficile, con il sostegno di un mondo di giovani, lavoratori e studenti, refrattario alle logiche burocratiche e alle invidie. Questo, anche questo, è il nostro futuro.