Proviamo a dire alcune cose di buon senso, dentro settimane, giorni e ore che potrebbero essere importanti per il futuro della sinistra italiana.

La prima: chi ha a cuore la coalizione sociale lanciata da Maurizio Landini non può continuare ad equivocare, a strumentalizzare, a confondere le acque. Il segretario generale della Fiom-Cgil lo ha detto in tutte le lingue ed è scritto nero su bianco nel documento di lancio dell’assemblea di settimana scorsa: la coalizione sociale non è un partito né un embrione di partito e non è alternativo né concorrente rispetto ai processi politici oggi in campo. È invece il tentativo, che tutti noi dobbiamo facilitare e sostenere, di rafforzare legami sociali e reti di resistenza, mutualismo e conflitto necessarie dentro la crisi e utili nello scontro con il governo e le sue politiche di austerity. È tantissimo, ed è questo. È tantissimo, ma è questo, non altro.

La seconda: abbiamo passato gli ultimi due anni a chiedere a Pippo Civati di uscire dal Pd ed è ciò che finalmente è successo. Con lui, sono usciti altre compagne e altri compagni e, nei prossimi giorni, ne usciranno ancora altri, che rappresentano pezzi decisivi della costruzione del nuovo soggetto. Sarebbe inspiegabile non esserne felici e, anzi, individuarli come un ostacolo o un concorrente. Come abbiamo detto negli ultimi mesi, quel fatto avrebbe liberato energie, determinato – anche simbolicamente – l’avvio di una nuova fase, la conferma che l’intuizione di Human Factor, che noi abbiamo raccolto e da cui partiamo, era giusta. Oggi quella nuova fase – quella in cui può prendere avvio un nuovo soggetto – è possibile, finalmente alla nostra portata: dobbiamo soltanto inaugurarla.

La terza: la necessità di non entrare in collisione ma, anzi, di convergere vale anche per Possibile, che a mio avviso deve evitare la tentazione dell’autosufficienza, di consolidare per l’oggi e per il domani l’ennesima casa e di percepire Sel come un problema. Nell’atto di rottura con il Pd, in quella coerenza che è stata ossigeno puro dentro una politica asfissiante e contaminata, c’è una forza e una cultura che non si accontentano di piccoli recinti. Nei prossimi mesi bisogna dispiegare quella forza e mettere in campo quella cultura, con grande pazienza e generosità, oltre Sel e oltre Possibile.

La quarta: la disponibilità a guardare oltre, sia da parte di Sel sia da parte di Possibile, non è l’unica condizione perché il processo funzioni, ma è la prima ed è indispensabile. Ce ne sono poi almeno altre due: che il processo nasca nel vivo di una stagione di mobilitazione e non nel chiuso di discussioni politiciste (in questo senso dobbiamo preparare l’autunno e una possibile stagione di raccolta firme per i referendum, a partire dalla battaglia sulla scuola); e che il punto di caduta del processo coincida con un momento costituente radicalmente democratico. Dovranno essere i singoli, dovrà essere la nostra gente, a decidere tutto: nome, simbolo, gruppi dirigenti. Una testa un voto, nessuna federazione, nessun intergruppo, nessuna confederazione, ma un nuovo soggetto unitario, alla cui forma già il documento di autoriforma approvato da Sel e la struttura immaginata per Possibile alludono in maniera chiara. Del resto, le esperienze di questi ultimi anni, tutte nate all’insegna degli accordi di vertice e della spartizione di quote tra gruppi dirigenti, ci insegnano chiaramente qual è la strada che non dobbiamo seguire. Alla base del nuovo soggetto un perimetro, un profilo e un orizzonte che vanno chiariti con nettezza in partenza, senza ambiguità. Perché se lo scopo non è aggregare in negativo “tutto quello che sta alla sinistra del Pd”, l’idea che ci deve muovere è quella di dare vita a una forza di alternativa in grado di incidere e di vincere, di contendere egemonicamente il campo della politica e del governo ai partiti oggi maggioritari.

La quinta: solo così, in queste condizioni, può vivere la partecipazione e il protagonismo di nuove energie, di nuove generazioni, di nuove idee libere di dare un contributo rompendo la cappa della conservazione. Senza smanie rottamatrici ma con una volontà di innovazione e cambiamento che ha un bisogno vitale di esprimersi e di realizzarsi. Non sprechiamo – lo dico a tutti noi – l’occasione storica che abbiamo per le mani.