EUROPE-PEOPLES-RISE-UP1Caro Amato,

la tua risposta – che utilizza legittimamente lo strumento del sito internet del partito, al pari della nota co-firmata con Bruno Steri e dei tanti comunicati stampa prodotti ogni giorno dal Segretario del partito, compreso quello in risposta al quale abbiamo scritto – necessita di alcune precisazioni.

La prima è che sei tu stesso ad affermare, relativamente alle proposte elettorali al vaglio della Commissione per gli Affari costituzionali del Parlamento europeo, che la loro approvazione «ad oggi non è affatto scontata». Stiamo parlando dunque di una ipotesi e non di una certezza. Confermi tu stesso dunque che non c’era alcuna ragione oggettiva che imponeva al nostro Segretario di avanzare – «a nome di Rifondazione comunista» – il nome di un Presidente che non è «affatto scontato» neppure che debba essere indicato.

Qualora la Sinistra Europea ci avesse, tramite te o il Segretario, informato invece della sua volontà di anticipare e forzare i tempi della discussione (discutendo e decidendo in via provvisoria di un nome), sarebbe stata buona regola convocare il dipartimento Esteri che tu presiedi, oppure la Direzione del partito, o anche soltanto la Segreteria nazionale, in maniera tale che collegialmente fosse data al partito la possibilità di esprimersi circa la scelta o la proposta che saremmo stati chiamati ad assumere o ad avanzare. Ma ciò, evidentemente e con ogni logica, non è stato. Si è trattato invece – come qualcuno ha già rilevato – di una decisione dettata dalla fretta di inaugurare una discussione, che come sappiamo entrambi non è mai piana, neppure dentro la Sinistra Europea. E la fretta è sempre cattiva consigliera, soprattutto quando ti spinge a bypassare il confronto e la discussione con i tuoi compagni di partito.

La seconda precisazione è che bisogna pesare le parole, perché il rischio che si ingeneri l’equivoco che chi ha “sparato” il nome di Tzipras sia a favore della Sinistra Europea e chi scrive non lo sia è alto, e temo che sia un rischio voluto. Scrivi infatti che la proposta avanzata da Ferrero è «coerente con la nostra appartenenza alla Sinistra Europea e alla sua linea». Vero. Ma ciò non vuol dire che non lo siano anche altre. In altre sedi è stata, per esempio, ipotizzata la candidatura di Jean-Luc Mélenchon. Non mi sorprenderebbe se emergessero altre candidature. Le dovremmo considerare «incoerenti con la nostra appartenenza alla Sinistra Europea e alla sua linea»?

Il punto di dissenso è però un altro – e si sarebbe dovuto verificare e discutere prima, magari in una riunione del Dipartimento o della Direzione o della Segreteria, da convocarsi prima di comunicare all’esterno come decisioni i personali intendimenti del Segretario – e riguarda precisamente la tua affermazione secondo la quale «il partito della Sinistra Europea è, pur con tutti i suoi limiti, l’unica soggettività politica che a livello continentale rappresenta un’alternativa all’Europa liberista e dell’austerità». Non soltanto non è l’unica ma neppure la più grande, essendo il Gue-Ngl il luogo più ampio e rappresentativo, includendo anche quei partiti che – legittimamente (non è questa la sede per riproporre discussioni antiche sulla responsabilità delle scelte, delle inclusioni e delle esclusioni) – non fanno parte della Sinistra Europea.

Non da oggi, chi ti scrive auspica la costruzione e il rafforzamento di un fronte europeo più ampio e inclusivo di tutte le forze comuniste e della sinistra a livello continentale, che costruisca un punto di riferimento unitario e di massa. Nel nostro piccolo, come sai, abbiamo promosso in questi anni attraverso l’organizzazione giovanile del partito tanto l’internità all’Endyl (European Network of Democratic Young Left), nel cui International Board sono entrato in rappresentanza dei Giovani Comunisti nel 2012, dopo avervi fatto aderire l’organizzazione (cosa che in passato non era mai stata fatta), quanto al World Federation of Democratic Youth e alla sua sezione macroregionale Cena (Europa, Usa e Canada), dopo avere riallacciato con essa rapporti congelati ed interrotti negli ultimi cinque anni prima della scissione del 2008 (con altri Segretari nazionali ma un Dipartimento Esteri simile nella sua composizione). Allo stesso tempo, in particolare di concerto con i compagni delle giovanili di Syriza, Izquierda Unida e della Linke, stiamo tentando di ricostruire un livello di coordinamento tra le giovanili dei partiti della Sinistra Europea.

Per questa logica – unitaria, inclusiva e legittimata da una pratica politica quotidiana in quella direzione – abbiamo osato dissentire dalla dichiarazione del Segretario e compiuto il crimine di lesa maestà rispetto al tuo lavoro, caro Fabio, stando a quello che scrivi in chiusura.

A ciò si aggiunge un tema che è evidentemente sullo sfondo ma che prima o poi andrà affrontato e che concerne soltanto noi italiani: il tema dell’unità delle forze a sinistra del Partito democratico. Fatta salva l’ipotesi dell’impossibilità oggettiva di determinare un esito unitario (approvazione delle proposte di riforma; scelta di altri soggetti, in primo luogo di Sel, di dare vita ad una lista interna al Partito del Socialismo europeo), sarebbe a nostro avviso sbagliato (e in contraddizione con la linea politica sin qui affermata dal Partito) non avanzare una proposta di convergenza con l’intero arco delle forze a sinistra del Partito democratico. Ma anche su questo punto è legittimo avere opinioni diverse e sostenere, per esempio, che l’unità della sinistra italiana non è più un nostro obiettivo primario: l’importante è decidere qual è la sede in cui le linee politiche si determinano e, in questo caso, si modificano.

Colgo l’occasione, infine, per ricordare a tutti qual è attualmente la posizione politica del partito rispetto all’Unione Europea (e ti prego, se mi sto sbagliando, di correggermi). Il partito è a favore della modifica radicale dei Trattati (Maastricht e Lisbona in primo luogo), anche attraverso lo statuto del referendum. Non è a favore dell’uscita unilaterale dalla moneta unica e quindi neppure attraverso lo statuto del referendum (sulla cui legittimità, le cui forme e i cui limiti rimando alla discussione avviata, tra gli altri, da Franco Russo pochi giorni fa). Questa posizione, che io condivido integralmente e che è patrimonio comune di Rifondazione Comunista da sempre, è la posizione del partito e potrà essere cambiata, a proposito di processi democratici e di discussioni collegiali, soltanto all’interno di un Congresso. Anche su questo terreno, quindi, suggerirei maggiore cautela e minore ansia da dichiarazione.

Qui trovate la dichiarazione di Paolo Ferrero: https://www.facebook.com/pages/Paolo-Ferrero/88466229193

Qui la dichiarazione co-firmata con Bruno Steri: http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=4684

Qui la risposta di Fabio Amato: http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=4720