La nostra cultura politica: battere il minoritarismo, lavorare sulle contraddizioni

intervento all’Assemblea nazionale di Essere Comunisti – 16 settembre 2012

In queste settimane ci arrovelliamo molto tra noi intorno alla tattica, al tema delle alleanze e quindi discutiamo con grande animosità sugli appelli, i documenti, le dichiarazioni senza cogliere fino in fondo, forse, che questa discussione nasconde o allude ad una questione profondissima, che va affrontata con molta laicità ma anche con molta nettezza. Questa questione è il nodo delle culture politiche. La realtà è che stanno affiorando culture differenti.

Qual è la nostra?

È quella che fa perno su di un’idea della politica come ambizione maggioritaria, come strumento teorico e pratico dell’egemonia, come luogo della dialettica, del dialogo, come studio aperto e problematico dei dettagli, come spazio fisico nel quale agiscono soggetti di massa, ciascuno dei quali rappresenta interessi sociali precisi e interloquisce con i corpi intermedi. È l’idea, per noi, del partito come moderno Principe che si fa strada dentro l’Occidente (per utilizzare categorie gramsciane) e la sua complessità, le sue innumerevoli articolazioni.

Naturalmente, lo stile di questa cultura politica è lo stile del convincimento, della persuasione, della sobrietà.

Non è e non può essere lo stile dell’insulto, dell’invettiva, delle frasi scarlatte che non sono nient’altro che la messa in scena di una cultura minoritaria, che concepisce il partito come strumento della protesta sterile e disperata, della testimonianza residuale di un’idea statica sconnessa dalle masse e dalla vita quotidiana.

Parto da qui, dalla nostra cultura politica e dal nostro stile, perché penso che dobbiamo innanzitutto ritrovare l’orgoglio della nostra identità. E sulla base di questa dobbiamo pensare strategicamente al nostro destino, al nostro orizzonte, che è l’orizzonte di chi vuole preservare dentro la temperie del nuovo millennio la cultura politica e la forza organizzata dei comunisti. E che al contempo decide di fare vivere questa sfida non nel cantuccio dell’autoreferenzialità ma nella carne viva del Paese, della sua classe lavoratrice, nelle sue sofferenze e nei luoghi del riscatto e cioè dentro un processo di trasformazione e di costruzione di un più ampio e plurale soggetto politico della sinistra italiana.

Con un cuore preciso: il lavoro, giacché la sua solitudine, il silenzio e l’agonia della classe operaia negli ultimi trent’anni è la ferita aperta del Paese che noi dobbiamo rimarginare.

Comunisti, quindi, ma innovatori, senza paura di cambiare, di rinnovare e di navigare in mare aperto.

Quella è Itaca, quella è la meta. Ma il mare, il viaggio dove ci conducono? Fuor di metafora, cosa dobbiamo fare, qui ed ora, mentre lavoriamo per raggiungere l’obiettivo?

Ci deve aiutare l’analisi concreta della realtà concreta.

Innanzitutto del governo Monti: un governo di destra che fa politiche di destra, spingendosi laddove neppure Berlusconi aveva osato: le pensioni, il fiscal compact, il pareggio di bilancio in Costituzione, la manomissione dell’articolo 18.

Questo governo vive non con il sostegno di poteri intangibili ma grazie ai reiterati voti di fiducia dei partiti della maggioranza parlamentare, tra i quali c’è anche il Partito democratico. Questo sostegno – va detto con estrema chiarezza – rende politicamente non percorribile la strada di un accordo programmatico di governo con il Partito democratico.

A questo si aggiunge la Carta d’Intenti recentemente varata, che contiene spunti condivisibili ma anche tre elementi che mettono una ipoteca pesantissima sul segno prevalente dei prossimi cinque anni di governo: le decisioni verranno assunte a maggioranza dei gruppi parlamentari in seduta congiunta; gli impegni internazionali già pattuiti andranno confermati, a partire da quelli economici con l’Unione Europea e quelli militari con gli Stati Uniti; la prossima legislatura vedrà un patto di governo tra le forze progressiste e quelle moderate, cioè essenzialmente con l’Udc di Casini.

Allo stesso tempo, l’analisi oggettiva del quadro politico indica che esiste una convergenza reale sul piano dei contenuti tra Fds, Sel e Idv. La Sicilia e i referendum insieme dicono quindi che bene abbiamo fatto ad indicare al partito la linea della lista unitaria della sinistra alle prossime elezioni politiche e che su questa direttrice dobbiamo continuare, insistere, spingere per fare emergere tutte le contraddizioni che esistono. Appunto: lavorare sulle contraddizioni, non insultare. Credere fino in fondo all’unità, non bombardare i ponti tra noi.

Questa è con chiarezza la nostra linea politica, senza fughe in avanti.

Con una nota a margine e un impegno.

La nota a margine è questa: Essere comunisti non è culturalmente, politicamente compatibile con una opzione minoritaria e farà sentire forte la sua voce, a maggior ragione se oltre al danno del minoritarismo dovessimo assistere alla beffa di un veto sul simbolo della falce e martello posto da qualche compagno di strada. L’Arcobaleno è fallito tragicamente una volta, siamo e saremo contrari alla farsa di un Arcobaleno bonsai.

L’impegno, invece, era già contenuto nella relazione di Claudio Grassi: appena le variabili oggi in campo si definiranno, riconvocheremo una riunione e decideremo con grande senso di responsabilità cosa fare. Con grande senso di responsabilità, come sempre abbiamo fatto in questi anni e questi ultimi mesi.

 

24 risposte a “La nostra cultura politica: battere il minoritarismo, lavorare sulle contraddizioni”

  1. PERCHE’ LA SINISTRA D’ALTERNATIVA RITORNI NEL PARLAMENTO ITALIANO

    Lanciamo un appello rivolto ad un obiettivo politico chiaro: la sinistra italiana d’alternativa deve tornare in Parlamento.

    La situazione si presenta oggi in maniera completamente diversa da quella che produsse la disastrosa esperienza della lista arcobaleno nel 2008: allora si usciva da una negativa esperienza di governo e l’accordo per arrivare alla lista fu semplicemente il frutto di un patto di potere tra gruppi “dirigenti” che realizzò il clamoroso risultato dell’esclusione dal Parlamento.

    La prospettiva più credibile, in questa fase, appare essere quella di una tornata elettorale basata su di una legge proporzionale con sbarramento e premio di maggioranza chiamando necessariamente ciascheduna soggettività politica ad esprimersi attraverso una propria autonoma identità sul piano ideale e programmatico.

    Si tratta di un passaggio difficile ma necessario, che dovrà anche essere considerato come propedeutico – in queste condizioni generali così complesse – alla possibilità successiva di ricostituzione di una soggettività politica unitaria, adeguata ad affrontare le contraddizioni, sia sul piano interno, sia sul piano internazionale.

    Quando parliamo di “sinistra d’alternativa” delimitiamo già con grande chiarezza il campo: alternativa all’insieme dell’area politica che ha gestito, attraverso il governo dei cosiddetti “tecnici”, il disastro economico–sociale registratosi in questa fase; una gestione che ha riguardato sia quanti hanno sostenuto, in passato, il governo populista di estrema destra che è rimasto in carica tra il 2008 e il 2011; sia coloro che, dopo aver avversato quel governo, hanno sostenuto l’attuale soluzione autoritaria-liberista-antipopolare. In questa direzione non possono essere possibili malintesi propositi unitari.

    Una campagna elettorale che dovrà essere sostenuta con grande forza attorno all’idea della denuncia di un “esito-truffa” volto, comunque, a perpetuare surrettiziamente la situazione di limitazione della democrazia che stiamo vivendo, ormai, da molto tempo.

    Il ritorno in Parlamento della sinistra italiana d’alternativa deve poggiarsi su alcuni presupposti molto precisi:

    1) L’autonomia politica e programmatica;

    2) Una collocazione di opposizione all’attuale quadro politico, intesa come punto di partenza per lo sviluppo di un’alternativa di egemonia, con l’obiettivo dell’apertura di una fase di transizione;

    3) Esistono, a nostro giudizio, in quest’area diversi soggetti politici: a ciascuno – senza alcuna rinuncia al proprio patrimonio politico- deve essere chiesta una presentazione unitaria, sotto un simbolo comune, evidenziando un’idea di sforzo collettivo per raggiungere un risultato assolutamente fondamentale;

    4) Egualmente dovrà essere condotta una campagna elettorale in totale controtendenza all’idea prevalente del personalismo politico;

    5) Dovranno essere reperiti alcuni punti sia sul piano dell’analisi, sia sul terreno del programma, da considerarsi comuni e prioritari, lasciando il resto al dibattito post-elettorale;

    • I punti fondamentali di analisi appaiono essere quelli della crisi (nel senso classico di krisis) dello stato-nazione, la qualità nuova del quadro economico e dei suoi specifici risvolti europei, il mutamento di paradigma nella concezione dell’agire politico -con uno spostamento secco e pericoloso verso la cosiddetta “democrazia di competenza” e l’ideologia della “politica tecnica”, con l’Italia considerata laboratorio di questo esperimento a livello internazionale. E’ evidente lo spostamento e l’allargamento della condizione di “classe” all’insieme dei soggetti colpiti dall’intreccio delle contraddizioni che agiscono in questa società segmentata e, artificiosamente, “separata” attraverso l’uso dei mezzi di comunicazione di massa.

    • Dovrà essere impostato un programma di annullamento dei provvedimenti assunti nel corso di questi anni, sul terreno, in nome di una deleteria politica neo-liberista, avanzando contestualmente una proposta di quadro politico-legislativo capace di produrre una trasformazione radicale degli equilibri politici, sociali, economici e culturali.
    1) Infine dovrà essere tenuta in considerazione una questione di metodo a nostro giudizio assolutamente decisiva. L’obiettivo del superamento della soglia di sbarramento potrebbe essere possibile attraverso una presentazione unitaria di un solo simbolo se si parte dalla considerazione che è assai maggiore la quantità di voti potenzialmente acquisibili al di fuori dal recinto dei partiti organizzati, in questo momento presenti nel panorama di una possibile sinistra d’alternativa;

    2) E’ necessario partire da un’autoconvocazione dal basso, aperta a tutti coloro i quali intendono partecipare. Il web potrà essere usato come strumento di diffusione e di allargamento della conoscenza di questo appello e di queste tematiche, ma per l’attuazione del progetto sarà necessario procedere secondo gli usati canoni della partecipazione diretta e diffusa sul territorio.

    Questo testo è rivolto a tutti coloro che, al di là della loro attuale collocazione, condividono questo obiettivo chiedendo una adesione, con l’obiettivo di realizzare – per l’appunto –l’obiettivo di una assemblea nazionale autoconvocata, che si misuri con un unico punto all’ordine del giorno: quello di costruire le condizioni politiche e organizzative perché una rappresentanza della sinistra d’alternativa rientri in Parlamento, nella prossima legislatura, attraverso una iniziativa che ne segnali – prima di tutto – la più completa autonomia sul piano politica, quale espressione di una identità plurale legata strettamente ad una storia che non deve assolutamente essere cancellata.

    Cerchiamo allora di compiere un passo avanti tutti assieme sul terreno della critica serrata ai fallimenti di questi anni ma – soprattutto – nella capacità di prospettare una seria e credibile prospettiva unitaria per il futuro.

    Savona, li 24 Settembre 2012 Patrizia Turchi [email protected]

    Franco Astengo [email protected]

  2. Carissimi Carlo, yuri, leonardo…sento davvero la gravita’ estrema ed inaudita della situazione del nostro partito. Siamo – secondo me, per carita’ – in una situazione analoga a quando, nel 2008, stavano per convincere Grassi ad abbandonare la mozione acerbo ed a far scivolare la sua area verso vendola…Anche oggi le pressioni – sempre secondo me, per carita’ – che Grassi sta ricevendo da valentini-nocera, salvi, patta, diliberto e forse altri…lo stanno facendo barcollare…siamo di nuovo li’…come quattro anni fa…La difficolta’, che comprendo sul serio, lo dico sinceramente, di Grassi e della sua area a dire esplicitamente che loro vorrebbero procedere in base al lodo valentini-nocera…quindi trattare col piddi, cercando di strappare a tale impresentabile partito qualche puntino programmatico x fare un accordicchio tecnico-elettorale…e’ una difficolta’ che si taglia a fette…A questo punto, CHIEDO formalmente a tutti quelli che ne hanno la potesta’, di indire prima di subito per il prc quello che fino ad oggi pensavo fosse necessario solo per la fds…ovvero una democratica consultazione tra i nostri attuali iscritti per stabilire, purtroppo aggiungo io, la linea da portare all’attenzione degli altri tre soggetti della fds. Questo perche’ appare conclamato, anche se Grassi non lo dice apertamente, che paolo e lui non condividono appieno in quale direzione muoversi…quindi la parola definitiva deve passare al nostro esausto popolo….
    Io lottero’ fino all’ultimo respiro utile affinche’ il nostro partito mantenga la sua dignitosa e sostanziale esistenza…essendo pienamente convinto dell’assoluta ASSURDITA’ di interloquire con chi ha massacrato, sta tuttora massacrando e continuera’ imperterrito a massacrare gli italiani, cioe’ la maggioranza-che
    -decide nel piddi ed i suoi tirapiedi di rincalzo…NON MI CHIEDETE, NON CI CHIEDETE DI ALZARE BANDIERA BIANCA SENZA NEMMENO COMBATTERE…PROPRIO QUESTO NON CE LO MERITIAMO…Io non ha la caratura politica, neanche lontanamente, ne’ di Grassi, ne’ di Burgio, ne’ di Oggionni…pero’ vi chiedo, in ginocchio, di adoperare le vostre capacita’ finche’ volete, in tutte le circostanze…senza pero’ mai mancare di profondo rispetto alla nostra comunita’ politica…questo non ve lo potremmo mai, sul serio mai, perdonare…ERGO, “ORIENTATECI” PURE IN BASE ALLE VOSTRE ESPLICITE, PERO’ ESPLICITE DAVVERO, CONVINZIONI…MA FATECI ALMENO “CONTARE”…
    Quanto sopra senza nessuna ironia (non ho proprio piu’ nessun desiderio di scherzare, perche’ patisco questa situazione fisicamente e psicologicamente) senza voler offendere nessuno (se qualcuno si e’ sentito offeso non era mia intenzione e comunque me ne scuso lo stesso) ed a TOTALE FLUSSO DI COSCIENZA E SINCERITA’…con il cuore e l’anima in mano. Con affetto a tutte ed a tutti, Fausto

    1. Da quello che ho letto, sei sicuramente più interessante di Grassi, Burgio e Oggionni. Il referendum serve solo a ricordare a certi “generali” che sono senza esercito.

      Il nostro riferimento è il CPN, i suoi documenti e il voto al congresso nazionale.

  3. Leonardo Masella, insigne storico, pontifica su facebook:
    Il nazifascismo è stato la dittatura del grande capitale finanziario con il consenso di masse plaudenti.

  4. Povero juri,e’ convinto che nel Prc non esistano le aree politiche,che il CPN non sia composto in base alle percentuali che le aree hanno ottenuto.
    In fondo deve suscitare tenerezza perche’ si vede che e’ in buonafede.
    E deve sucscitare ancora piu’ tenerezza leggendo il modo con cui si rivolge a Grassi e Oggionni.
    Sta’ capendo che sono contrari alla linea di Ferrero e quindi per lui e’ lesa maesta e giu’ a manganellare.

    Ma provate ad andarvi a leggere i commenti di juri di maggio o comunque mesi fa’.Quando l’area Essere Comunisti era ancora in “pax interna” con Ferrero.Li rimpievi di complimenti!
    Andate sul sito “redlab” e leggete i commenti ante e post manifestazioni del 12 maggio

    Scriveva cose del tipo

    “Simone ti ho ascoltato … sei stato un grande!Bravo!”

    Roba da non credere.

    Rispondi

  5. Ho letto l’intervento di Burgio(aspetto di leggere quello di Ferrero)e devo dire che il suo e’ un ragionamento davvero importante.

    Dice sostanzialemente.

    Ferrero sostiene che Sel oramai ha scelto il Pd e che Idv alla fine in un modo o l’altro rientrera’ nel centrosinistra e comunque non guarda a noi.
    Se Ferrero davvero ha sostenuto questo devo dire che dopo molto tempo sono d’accordo con lui.Pero’ cosa ha aggiunto dopo?

    Che proprio per questo motivo dobbiamo puntare su una lista di sinistra da fare, evidentemente come sosteneva Oggionni,con Sinistra Critica e il movimento No Debito.

    E fin qui’ nulla di nuovo sostanzialmente.
    Cosa c’e’ di nuovo invece?
    Che Burgio(i dietrologi potrebbero dire che e’ l’ideologo di Essere Comunisti)fa’ una invocazione bella pensante e cioe’
    la “solennita’ della linea che e’ uscita dal congresso e che dice

    “Parliamo tra noi con franchezza.O siamo convinti che quanto abbiamo detto al Congresso di Napoli è ancora vero (come io credo), ma allora abbiamo l’obbligo di essere conseguenti con quelle decisioni: lì abbiamo detto e scritto che la linea del partito consiste nell’iniziativa unitaria anche verso il centrosinistra, e abbiamo detto e scritto che le contraddizioni interne al Pd ci riguardano da vicino e sono per noi importanti, in quanto in quel partito militano forze di sinistra, sensibili alle nostre stessi istanze. Oppure pensiamo che siamo in una fase diversa e che quella linea non serve più. Ma in questo caso bisogna essere chiari, espliciti, perché i Congressi in un partito serio sono cose serie e non li si fa per scherzo. Quanto viene scritto nei documenti riflette l’articolazione reale delle posizioni interne al partito e non ci se ne può disfare come se alcune di quelle posizioni non esistessero e non pesassero più.”

    Mi sa’ che per Ferrero le cose iniziano a mettersi male,se si inizia a invocare i congressi …. perdonatemi questa chiusura un po’ militante.

    Comunque in una settimana con il documento dei 33,il seminario di Essere Comunisti e gli interventi di molti al CPN si e’ iniziati a dare una svolta con l’estinzione di PRC.Bene!

  6. Documento approvato dalla Direzione Nazionale del PRC del 20/9/2012
    La recessione provocata dalle politiche di austerità del governo Monti sta continuando ad aggravarsi e con essa la crisi sociale del paese. La perdita di posti di lavoro in Italia è molto al di sopra della media dei paesi europei ed è direttamente legata alle politiche di austerità.
    Il governo Monti espressione dei poteri forti con una fortissima connotazione antipopolare e antioperaia, si conferma sempre più come governo costituente di un nuovo regime. Questa caratteristica costituente la si misura sulla portata strategica dei provvedimenti presi: dalla manomissione dell’articolo 18 alla “riforma” delle pensioni al pareggio di bilancio in Costituzione fino all’approvazione del Fiscal Compact. Questi provvedimenti vanno oltre la situazione contingente e predeterminano – se non aboliti – il quadro in cui agiranno i governi dei prossimi anni. Queste misure infatti si sommano a quanto già fatto da Berlusconi – pensiamo solo all’articolo 8 – e determinano un quadro strutturale di recessione economica, precarietà e disoccupazione, privatizzazioni, uniti ad un attacco frontale al welfare, al diritto allo studio e ai diritti dei lavoratori e del sindacalismo di classe. Il governo Monti ha quindi tracciato una strada di destra destinata a perdurare negli anni. Il tratto costituente del governo non è quindi affidato alla permanenza di Monti alla Presidenze del governo anche dopo le elezioni – ipotesi che i potentati finanziari, economici e dell’informazione, propongono esplicitamente – ma ai provvedimenti già assunti e votati da PD, PDL e UDC.
    In questo contesto occorre approfondire le ragioni della tenuta del consenso del Presidente del Consiglio. Accanto alla forza data dall’essere un governo di unità nazionale che ha l’appoggio di tutti i media influenti, vogliamo sottolineare che l’egemonia che Monti ha sul paese è data dall’utilizzo del discorso economico come vero e proprio principio ordinatore del discorso pubblico, come ideologia dominante: dall’economia vengono i pericoli e infatti questo governo spaventa il popolo e genera volutamente la paura del disastro. Parallelamente le ricette per affrontare questo disastro incombente vengono presentate come oggettive, una medicina amara ma obbligatoria per evitare la catastrofe: There is no alternative, come diceva la signora Thatcher. L’intreccio tra questi due elementi – la paura e il carattere necessitato delle ricette – taglia ogni discussione e impedisce un confronto nel merito dei provvedimenti: la riforma delle pensioni è necessaria per scongiurare il disastro e così non si discute nemmeno il fatto che le casse dell’INPS sono in attivo.
    Questa ideologia dominante utilizza dei modelli retorici assai presenti nel tessuto culturale del paese: “abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi, adesso si tratta di fare penitenza, di fare i sacrifici”. Ovviamente il corollario di questo luogo comune è che se i figli sono disoccupati è colpa dei padri e che i padri hanno indebitato i figli, “scaricando sulle spalle delle prossime generazioni l’onere del risanamento”. Oppure ancora, “se c’è la crisi bisognerà fare i sacrifici per uscirne”.
    Parallelamente, anche utilizzando la distruzione di ogni credibilità della politica, Monti si presenta come tecnico che si comporta come il buon padre di famiglia che è costretto a riportare il popolo italiano sulla retta via dopo che i partiti hanno fatto – per di ottenere facili consensi – una cattiva politica basata sugli sprechi e sulla spesa facile.
    Questo ruolo viene rafforzato dal fatto che le istituzioni dell’UE si muovono nella stessa direzione e quindi forniscono una legittimazione esterna all’azione del governo. Addirittura le sciagurate politiche europee vengono presentate come una mediazione tra i tedeschi – presentati come i cattivi – e Monti che viene dipinto come il paladino serio dei popoli latini.
    Il tutto produce una miscela assai potente, una specie di bonapartismo a legittimazione economica, che giustifica tutto a partire dalla gravità della situazione. In questo schema ogni ulteriore peggioramento – anche se prodotto dall’azione del governo – diventa il pretesto per un ulteriore aggravamento delle politiche recessive e di austerità. Questo bonapartismo economico, oltre a produrre recessione e distruzione dei diritti sociali e del welfare, corrode in profondità la democrazia.
    Sulla base di queste considerazioni è del tutto evidente che la sconfitta del montismo non può avvenire per puro accumulo di contraddizioni sulle singole misure assunte dal governo. E’ sempre più facile trovare persone in totale dissenso sui singoli provvedimenti del governo che ritengono però complessivamente necessaria l’azione del governo. Non riuscendo a darsi una spiegazione alternativa di cosa sta succedendo e non avendo a disposizione una proposta complessivamente alternativa, il dissenso verso il governo è particulare ma non generale. Così come la sconfitta del montismo non può essere affidato alla vittoria del centro sinistra, che è indisponibile a mettere in discussione le scelte sin qui operate, a partire dall’articolo 18, dal pareggio di bilancio e dall’applicazione del Fiscal Compact.
    La sconfitta del montismo – che per le ragioni che abbiamo sopra delineato è un compito che va ben oltre le prossime elezioni – richiede quindi una azione che si collochi al suo livello: occorre decostruire e demistificare l’analisi della crisi e il carattere necessitato delle risposte. Occorre fornire obiettivi percepiti non solo come giusti ma anche praticabili, come un alternativa possibile. Occorre avanzare una proposta compiuta di uscita dalla crisi basata non sul rigore ma sulla redistribuzione: della ricchezza, del lavoro, del potere. La crisi non è infatti frutto di scarsità ma di una cattiva distribuzione di ricchezze, lavoro e potere. Occorre attraversare le lotte a partire da questa chiara prospettiva alternativa e su questa base operare per la loro unificazione non solo sociale ma politica e culturale. Occorre quindi proporre una prospettiva politica di uscita dalla crisi che è oggi economia, sociale, culturale e morale nella consapevolezza che questo significa riportare il paese nella democrazia, cioè rimettendo al centro del dibattito politico la possibilità di scegliere, superando lo stato di eccezione con cui oggi il governo giustifica le sue scelte presentate come obbligate.
    In questo contesto deve essere valutato l’accordo raggiunto a livello europeo sull’intervento della BCE. Questo intervento era ritenuto necessario perché la speculazione, lasciata libera, rischiava di portare alla deflagrazione dell’euro e di produrre quindi una nuova pesantissima crisi finanziaria ed economica su scala mondiale. Per questo nemmeno la Merkel ha seguito la proposta estremista del presidente della Bundesbank.
    La strada scelta non consiste però in un intervento illimitato della BCE nell’acquisto di titoli di stato, intervento che avrebbe permesso l’azzeramento strutturale della speculazione finanziaria. Questo strada non è stata scelta unicamente perché l’intervento della BCE avrebbe azzerato la speculazione e quindi tolto dalle mani dei governi e dell’Europa la principale minaccia con cui vengono giustificate le politiche di austerità e la demolizione del welfare. Per questo la BCE ha messo a punto un complicato sistema in cui se uno stato è sottoposto ad un attacco speculativo , prima di ottenere l’intervento della BCE deve chiedere l’intervento e firmare un memorandum – come la Grecia – in cui assume ulteriori impegni e sostanzialmente abdica ad ogni sovranità nazionale sulla politica economica. Solo dopo la firma del memorandum è previsto l’intervento illimitato della BCE. Il meccanismo messo in essere permette quindi di mettere l’euro al riparo dal rischio di esplosione e di continuare parallelamente ad utilizzare la speculazione come un vincolo esterno per obbligare i paesi maggiormente indebitati a politiche di austerità. Si tratta di una politica di destra, meno rozza di quella proposta dalla Bundesbank, ma organicamente rivolta contro le conquiste del movimento operaio europeo.
    Com’è evidente questo meccanismo funziona nella misura in cui i governi nazionali accettano –alla fine – di piegarsi ai dictat europei. Se uno stato non accettasse la firma del memorandum non sarebbe solo a rischio il suo bilancio ma complessivamente la moneta unica e quindi la BCE sarebbe obbligata ad intervenire ugualmente oppure a mettere a rischio l’euro. Questo è il punto vulnerabile delle politiche europee di stabilità che apre uno spazio all’azione del movimento dei lavoratori e alle sinistre del continente.
    Per questo la Direzione Nazionale:
    Impegna il partito nella campagna referendaria, che rappresenta la nostra principale azione politica e organizzativa nei prossimi mesi, da ottobre a gennaio. Si tratta di una campagna referendaria importante, che coinvolge il complesso delle forze che si sono opposte da sinistra alle politiche del governo Monti, sia sul piano politico che sociale e che quindi ha un grande valore politico. Inoltre i referendum si svolgeranno nel 2014 e quindi rappresentano un modo concreto per interagire pesantemente con l’azione del prossimo governo. La campagna referendaria si compone di una raccolta di firme unitaria sui diritti dei lavoratori – ripristino dell’articolo 18 ed abolizione dell’articolo 8 – e di una raccolta di firme con un perimetro più stretto di promotori che vede la responsabilità della raccolta di firme ricadere soprattutto sulle nostre spalle. Si tratta dei quesiti per cancellare la riforma delle pensioni, per impedire la svendita del patrimonio pubblico, verificando la possibilità di proporre un ulteriore quesito sul tema della precarietà. La raccolta delle firme per i referendum, che va intrecciata con la campagna per il reddito minimo garantito, rappresenta quindi il punto fondamentale del nostro impegno politico per i prossimi mesi.
    Valuta molto positivamente il percorso fatto in Sicilia, che vede la presentazione alle prossime elezioni del 28 ottobre di una coalizione di alternativa e all’interno di questa di una lista unitaria di sinistra che vede coinvolti la Federazione della Sinistra, Sel, i Verdi e varie personalità espressione dei movimenti, dei Comitati e dell’associazionismo siciliano. La candidatura di Claudio Fava a Presidente della regione Sicilia e l’aggregazione di uno schieramento che comprende la sinistra e l’IdV, oltre a rappresentare un positivo segnale di prosecuzione di un percorso cominciato a Napoli e a Palermo, indica la strada anche per quanto riguarda le elezioni politiche nazionali. La Direzione Nazionale esprime quindi il pieno sostegno ai compagni e alle compagne siciliane per l’affermazione della lista di sinistra e di Claudio Fava presidente.
    Propone la costruzione di uno schieramento politico che possa diventare uno schieramento elettorale di tutte le forze politiche, sociali e associative che si oppongono da sinistra al governo Monti e impegna quindi tutte le istanze del partito a lavorare per trasformare lo schieramento referendario e lo schieramento elettorale siciliano in un vero e proprio schieramento politico nazionale in vista delle prossime elezioni politiche. La nostra proposta politica che si rivolge in primo luogo a Sel, all’IdV, ad Alba e al complesso delle forze associazionistiche, sociali e culturali disponibili, è finalizzata a costruire un ampio schieramento di alternativa che si ponga l’obiettivo di governare il paese su un programma antitetico a quello imposto da Monti e dalle politiche europee. Si tratta di rovesciare le politiche di austerità e questa prospettiva di radicale cambiamento delle politiche economiche e sociali non è presente nella posizione del PD. E’ quindi necessario costruire per la prossima tornata elettorale, uno schieramento politico ed elettorale alternativo, che avanzi una proposta di governo finalizzata ad uscire dalla politiche neoliberiste a partire dalla non accettazione del Fiscal Compact e delle fondamenta neoliberiste e monetariste dei trattati di Maastricht e Lisbona. Al di la delle modifiche della legge elettorale – che contribuiranno a determinare le forme concrete della nostra presentazione elettorale – avanziamo quindi la proposta di dar vita ad uno schieramento di alternativa per il governo del paese e l’uscita dalle politiche di austerità.
    All’interno dello schieramento di alternativa ritiene necessario unire la sinistra. Il nostro obiettivo è la costruzione di un effettivo spazio pubblico della sinistra, che faccia i conti fino in fondo con la critica della politica e sia portatore di una forte critica dell’economia politica. Occorre uscire da ogni politicismo per avviare, all’interno del fronte di opposizione, un processo costituente di una sinistra di alternativa e di una nuova stagione politica basata sulla democrazia partecipata. Questo è l’obiettivo centrale che ci poniamo, che poniamo ai compagni e alle compagne con cui abbiamo costruito la Federazione della Sinistra, che poniamo al complesso delle forze e degli uomini e delle donne che vogliono costruire una sinistra antiliberista nel nostro paese, anche in vista della prossima scadenza elettorale. La costruzione di un processo inclusivo e partecipato, che allarghi il terreno della partecipazione politica unitaria a sinistra, la realizzazione in Italia del progetto della Sinistra Europea, la costruzione in Italia del corrispettivo di Syriza, del Front de Gauche, di Izquierda Unida, della Linke, è l’obiettivo fondante il nostro progetto politico, a cui subordinare ogni tattica politica e su cui lavorare nei prossimi mesi.
    Nella consapevolezza delle diverse posizioni che vi sono nell’ambito della Federazione della Sinistra, riteniamo necessario che vengano convocati gli organismi dirigenti nazionali al fine di ricercare una comune posizione politica. Se gli organismi dirigenti non fossero in grado di definire una posizione politica chiara da avanzare unitariamente, proponiamo che si dia luogo ad una consultazione di tutti i compagni e le compagne iscritte alla Federazione in modo da definire in modo unitario, democratico e partecipato il nostro comune orientamento politico.
    La Direzione impegna inoltre il partito a:
    Produrre una azione di spiegazione e demistificazione delle spiegazioni dominanti della crisi e delle ricette che vengono proposte come oggettive. Occorre fare una azione di massa di critica dell’economia politica, occorre decolonizzare le menti dal pensiero unico dominante.
    Impegnarsi nella costruzione del conflitto sociale e nella costruzione di pratiche mutualistiche utili a resistere all’attacco al lavoro e ai diritti sociali. Noi dobbiamo costruire una nuova politica di sinistra basata sull’autorganizzazione dei soggetti sociali su tutti i terreni – sociale, culturale e politico – e su una matura critica delle politiche neoliberiste. A tal fine è decisivo collocare il partito all’interno dei conflitti sociali operando per la loro estensione e per il loro coordinamento.
    Continuare nell’impegno per la pace e contro la guerra, per il ritiro delle nostre truppe dall’Afganistan e contro qualsiasi partecipazione dell’Italia in nuovi scenari bellici in medio oriente.
    Aprire la discussione nel partito sul testo programmatico discusso in Direzione nazionale.
    Aderire e partecipare alle mobilitazioni che contrastano la mercificazione del sapere e la precarizzazione del lavoro nella scuola e nell’università, indette per il 21, 22 e 28 settembre, il 5 e 12 ottobre.
    Aderire e partecipare allo sciopero generale del Pubblico Impiego convocato per il 28 settembre con manifestazione nazionale a Roma.
    Aderire e partecipare alla manifestazione nazionale convocata per il 27 ottobre contro il governo Monti.
    Aderire e partecipare al forum sociale di Firenze dal 9 all’11 novembre.
    Organizzare iniziative territoriali nell’ambito della Settimana del Reddito promossa dal Comitato promotore della Legge di iniziativa popolare per il reddito minimo garantito.

  7. Condivido le osservazioni di anonimo sulle aperture di Oggionni. E’ necessario, però, approfondire l’apertura: la tanto agognata unità a sinistra non può essere considerata un valore fine a sè stesso nel senso che raggiunta l’unità si sono risolti tutti i problemi di rappresentanza del “nostro” popolo. Niente affatto! L’unità a sinistra deve essere interpretato come valore strumentale, cioè capace a sua volta di modificare il sistema sociale, economico e politico a vantaggio del nostro popolo. In altri termini, forti dell’unità a sinistra andare, da una posizione rafforzata, ad un confronto programmatico e politico con chi,nello stesso campo, vuole contendere il cambiamento in Italia. Insomma, non aver paura di difendere a viso aperto le ragioni e le proposte del nostro popolo con quanti oggi nel centrosinistra italiano, pur tra mille contraddizioni, mostrano spinte per il cambiamento.

    1. Concordo, specialmente sul “prima forti noi” e poi “ci si confronta”. Per questo chi cerca di fare accordi “personali” rischia solo di indebolirci.

  8. Il documento dei 33 ha certamente un merito,quello di avere dato una smossa.

    Proviamo un po’ a vedere cosa bolle nella pentola del PRC.

    Le minoranze del doc. 2 e 3 che valgono il 15% del PRC sono per la costruzione di un polo di sinistra da fare con soggetti come Sinistra Critica,il movimento di Cremaschi e sindacati di base.
    Non guardano di buon occhio a soggetti come ALBA(cosa reciproca immagino)e sono in antitesi al populismo di Di Pietro(cosi’ i loro documenti)

    Area ex-bertinottiani(vale il 10/15% del Prc?)
    (quella che faceva capo a Rinaldi e Rocchi per capirci)
    Francamente credo che in quell’area di ragioni in modo liberi,dirigenti ed eletti locali probabilmente sono favorevoli ad un dialogo con il centrosinistra ma credo che il loro equilibrio interno sia molto fragile.Insomma chi fa’ la prima mossa mette dietro di conseguenza l’altro.Non so se mi sono spiegato,sia nel caso di una scelta sia nel caso di un altra scelta

    Area Pegolo( arriva al 5%?)
    Credo non esista piu’ o comunque totalmente non influente

    Area Essere Comunisti
    Rimane la piu’ organizzata e numerosa(vale il almeno il 35%? del PRC?)
    Mi pare di capire dal modo in cui e’stato accolto il doc. dei 33 e dai primi interventi del seminario e dal posti di Grassi che l’area sia in dissenso da quella di Ferrero,la pax interna sancita per far svolgere il congresso del 2011 in “santa pace” pare essersi conclusa.C’e’ la disponibilita’ di un confronto con un partito di centrosinistra come il PD.Vedremo cosa succedera’ nelle prossime settimane,mi pare di potere intuire,dal realismo delle premesse di Grassi,Oggionni e altri che se andremo verso una legge elettorale che conferme le coalizione(cosa probabile secondo me)la posizione ufficiale dell’area sia “senza se e senza ma,si al dialogo”

    Area Ferrero(quanto vale?Credo meno di E.C.,quindi sul 30%)
    Nessun accordo con il PD,nepuure tecnico.
    Ferrero punta ad un alleanza con SEL e IDV,le possibilita’ mi paiono scarse.
    Razionalmente rimangono due ipotesi,o lista unica con IDV,nel caso non rientrasse nel centrosinistra,e quindi naturale rinuncia al simbolo e accettare per evidenti ragioni di rapporti di forza,la leadership di Di Pietro.
    Oppure,come evovato dal coord. giovani di E.C.,una alleanza con Sinistra Critica e Cremaschi,magari con Cremaschi candidato premier.

    queste mi paiono le posizioni nel PRC.
    E nella Federazione?
    Pdci e Socialismo 2000 gia’ dialogano con il PD e probabilmente
    ci sono gia’ contatti con il SEL per la questione primarie.

  9. Voglio esprimere tutta la mia gratitudine a Oggionni.
    Dire che il PD non e’ affatto di destra e che SEL tutto e’ tranne che un partito di rinnegati e’ un sano uscire dal minoritarismo e populismo che sta’ affliggendo il PRC.

    juri sei incapace di fare un commento che non sia di rottura e non di analisi con cui interagire.

    Tu e Tenti ve la suonate e ve la cantate a suon di slogan e di insulti a partiti a noi vicini.
    Settarismo e populismo e’ difficile da metterlo insieme ma voi ci riuscite benissimo.

  10. Ottimo intervento Simone, ti ho ascoltato a Livorno: sei veramente bravo, e sei un argine insieme ai tanti giovani che stanno con te rispetto allo schematismo dogmatismo di Ferrero e dp vari.

  11. Giovani Comunisti è l’esempio di uno che non legge l’articolo ma ha bisogno di sfogarsi.

    Tornando all’articolo cito:

    “Appunto: lavorare sulle contraddizioni, non insultare. Credere fino in fondo all’unità, non bombardare i ponti tra noi.”

    Questo lo puoi fare solo se chiudi col passato, con i rancori e le divisioni. C’è gente ferma ancora al 1998, cioè 14 anni fa, si può?

    1. Scusa Yuri, non ti pare invece proprio il commento sguaiato di Francesco Piobbichi riportato da Sandra (che non mi sembra neppure, a memoria, il primo) il segno di un bisogno di sfogare una frustrazione senza andare a fondo delle questioni politiche?

      1. Ma perché non rispondi alla domanda? A me di Piobbichi, Sandra etc etc non importa nulla, e visto che dobbiamo “lavorare sulle contraddizioni, non insultare. Credere fino in fondo all’unità, non bombardare i ponti tra noi” fai lo stesso pure tu 🙂

        Ripeto quindi la riflessione:

        ““Appunto: lavorare sulle contraddizioni, non insultare. Credere fino in fondo all’unità, non bombardare i ponti tra noi.”

        Questo lo puoi fare solo se chiudi col passato, con i rancori e le divisioni. C’è gente ferma ancora al 1998, cioè 14 anni fa, si può?”

        Nota: Vedo che i vari Anonimo e compagnia che infestano il blog di grassi copiano e incollano i loro interventi qui, che tristezza 😀

        1. Forse perché la domanda non era per niente chiara?
          Vuoi che ripeta quello che penso dei rancori e delle divisioni che dividono la sinistra? Mi pare di essere stato chiarissimo: bisogna superare tutte le divisioni, da quelle più vecchie (la scissione del 1998 non ha più alcun senso) a quelle più recenti (la separazione da Sel è stata una sciagura per tutta la sinistra, e in primo luogo per Rifondazione Comunista).

  12. Finalmente qualche dirigente che ha il coraggio di dire parole così lineari. Dobbiamo ringraziare Essere Comunisti per questa nettezza, forse nel partito c’è ancora una speranza.

  13. Francesco Piobbichi:

    Dobbiamo usare una strategia comunicativa maggioritaria, dobbiamo lavorare sul campo dell’egemonia, della perseveranza, usare un linguaggio che ci porta ad avere un rapporto di massa con il nostro popolo.
    Monti Boia!

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