Rilanciamo il processo unitario

In questi giorni inizia, in Salento, il campeggio unitario dei Giovani Comunisti e della Fgci.

Si tratta di un appuntamento importante, con un programma impegnativo (lo trovi qui) e al quale anche quest’anno parteciperanno centinaia di compagne e compagni da tutta Italia.

Giunto alla quarta edizione, vede quest’anno la luce non senza qualche difficoltà.

Ne voglio parlare in maniera del tutto esplicita, perché penso che soltanto affrontando i problemi per quelli che sono (senza occultarli o trasformarli) sia possibile trovare una soluzione.

La mia impressione è che fino ad oggi siamo riusciti a raggiungere un obiettivo decisivo, come il mantenere intatti luoghi e tempi d’azione e iniziativa comune tra noi (di cui il campeggio è parte integrante), ma allo stesso tempo ne abbiamo falliti diversi altri. Il primo, il più importante, è il non essere stati in grado di costruire un livello di autonomia di elaborazione e di pratica politica rispetto al dibattito interno alla Federazione della Sinistra.

Questi frangenti lo dimostrano. La discussione dentro la Federazione della Sinistra è bloccata e sembra fotografare passivamente l’esistenza al suo interno di linee politiche differenti. Il dibattito tra i giovani ne risente immediatamente, quasi in maniera meccanica.

La Federazione della Sinistra non ingrana e non decolla nei territori, e a livello centrale si accontenta di registrare la compresenza di spinte e pulsioni anche molto diverse tra loro. Nei giovani accade quasi esattamente la stessa cosa, replicando in un rituale stanco dinamiche simili e contrapposizioni simili, senza cercare più una sintesi avanzata, un punto di contatto tra esperienze diverse.

Non è questo lo spirito con cui abbiamo dato vita ad Alternativa Ribelle e abbiamo inteso in questi anni l’unione delle due giovanili comuniste all’interno della Federazione della Sinistra.

Non è neppure questo lo spirito con cui è possibile – lo dico in tutta onestà – guardare più in alto e immaginare di potere costruire un’aggregazione giovanile unitaria della sinistra come da tempo diciamo di volere.

Non può essere questo, infine, lo spirito con cui ci proponiamo di dare un contributo positivo anche ai nostri partiti, un contributo di militanza, di passione, di stimolo per un rinnovamento generale.

Ma se scrivo queste note è perché ho una grandissima fiducia in quello che siamo in grado di fare, nelle potenzialità delle nostre organizzazioni, nel grande patrimonio che corrisponde a tutti i nostri circoli, le nostre federazioni, i nostri collettivi, le centinaia di esperienze di lotta e di conflitto che rappresentano una speranza per il futuro dei comunisti e di un pezzo importante di sinistra nel nostro Paese.

Penso alle tante mobilitazioni di questi mesi, al 12 maggio romano, ai giovanissimi compagni che in tante scuole vincono le elezioni di Istituto e allo stesso tempo limitano i fascisti, alle Università occupate e alle vittorie elettorali, penso ai tantissimi impegnati e riconosciuti nei movimenti, da quello per l’acqua bene comune alle tante vertenze territoriali. Penso ai nostri giovani consiglieri eletti, ai delegati di fabbrica, ai precari apprezzati e riconosciuti come punti di riferimento nei propri luoghi di lavoro e di non lavoro.

Pensando in primo luogo a loro, ma anche alle nostre precise responsabilità, non possiamo arenarci né limitarci a fare la fotografia del fatto che qualcuno di noi vorrebbe un accordo di governo con il Partito democratico e qualcun altro vorrebbe una coalizione anti-capitalista di piccole dimensioni e piccole ambizioni.

Anche perché i nostri compiti sono soprattutto altri: organizzare le lotte, radicare l’organizzazione, coltivare legami di movimento solidi e duraturi, lavorare sulla formazione ideologica e pratica dei nostri compagni, costruire un linguaggio, un immaginario, una socialità diversa che consentano alle nuove generazioni di avvicinarsi al nostro progetto e al nostro impegno.

Serve uno scatto. Il campeggio è una grande occasione che non va sprecata, dal quale vogliamo lanciare le nostre campagne d’autunno sul lavoro e sul reddito.

C’è bisogno dei giovani comunisti, uniti, e c’è bisogno di costruire dentro l’opposizione quotidiana al governo Monti relazioni sempre più strette con le energie migliori della sinistra a livello giovanile.

21 risposte a “Rilanciamo il processo unitario”

  1. Tempi supplementari

    di Fabio Nobile – fabionobile.wordpress.com

    Un copione già visto, peccato che il film sia completamente diverso. La carta d’intenti di Bersani, nella sua generica e suggestiva volontà di indicare una prospettiva di nuovo corso per il Paese, è divenuta la cornice dentro cui rischia di prevalere, a sinistra, il politicismo sulla politica.

    La questione Monti non può essere derubricata a parentesi crociana, dopo la quale tutto sarà come prima. Ciò significherebbe non cogliere il quadro generale, la crisi e la sua gestione.

    E’ chiaro che la dialettica aperta dalla crisi a livello globale ed europeo punta a ridefinire le gerarchie di poteri tra i diversi Paesi, insieme al peggioramento complessivo delle condizioni economiche, politiche, sociali dei lavoratori e delle masse popolari.

    Se questo è vero, ed è difficile affermare il contrario, anche in Italia c’è bisogno di costruire un punto di riferimento politico chiaro che indichi una strada alternativa di politiche e di prospettiva.

    L’asse Bersani-Vendola aperto all’UDC è senza dubbio la riproposizione sbiadita del centrosinistra sempre più centro e che assorbe in sè la novità Monti. Il tutto con la sinistra ridotta a comprimaria di un’alternativa disegnata nel libro dei sogni, ma concretamente in continuità con quanto realizzato in questi terribili mesi. Su questo punto le acrobazie di Vendola sono patetiche. Vendola e soprattutto gli elettori di SeL lo devono sapere: prima o dopo le elezioni (ma cosa importa?) PD e UDC convergeranno nel Governo del Paese. O ci si sta a questo gioco o non ci si sta.

    Una situazione ben sintetizzata da Casini nel suo profilo facebook a proposito del dibattito nel centrosinistra:” Un anno fa Berlusconi sottoscrisse la lettera di impegni richiesta dalla BCE all’Italia. Recentemente abbiamo sottoscritto il fiscal compact e messo il pareggio di bilancio in costituzione. La strada della prossima legislatura è segnata, ed è quella nel rispetto dell’impegno con l’Europa. Il resto sono chiacchiere d’Agosto.”

    Le stesse dichiarazioni di Monti sulla possibilità che l’Italia usi il Fondo Salva Stati fanno aumentare le preoccupazioni. Nelle stanze della BCE si parla di nuovi memorandum, ovvero di provvedimenti antipopolari per chi accederà al Fondo.

    Per quanto riguarda la FdS, in assenza della certezza con quale legge elettorale si andrà a votare, quello su cui è possibile ragionare è la strategia. Un elemento che va consigliato a tutti. Ad esempio se passasse l’ipotesi di premio al primo Partito salterebbe la logica delle coalizioni e in questo caso sarebbero poco eleganti precipitosi passi indietro rispetto alle posizioni prese frettolosamente sulle alleanze. E poi avere in testa una strategia aiuta ad avere una tattica.

    La strategia è battere in questo Paese le politiche imposte dalla BCE, in connessione con il resto della sinistra comunista e antiliberista d’Europa, costruire una soggettività politica conseguente e aprire una prospettiva che vada nella direzione opposta. Un punto di vista altro da quello dominante e che oggi permea a diversi gradi tutte le forze politiche del centrodestra e del centrosinistra.

    Nella sostanza il compito strategico è riaprire anche in Italia la questione del socialismo. Costruendo una sua percezione concreta fatta di passaggi intermedi contenuti anche nella Costituzione nata dalla Resistenza. Nel rovescio delle cause della crisi sono presenti gli elementi di socialismo da rendere comprensibili: Programmazione e gestione pubblica in economia contro l’anarchia del mercato; redistribuzione della ricchezza dall’alto verso il basso che significa più salario diretto, indiretto e differito; più democrazia e partecipazione nelle istituzioni, nella società e nei luoghi di lavoro; politiche di cooperazione tra i popoli e no alla guerra. Battaglie da riversare in un’altra ipotesi d’Europa. Poche questioni traducibili in un programma concreto ed in parte presenti nei punti indicati dalla Fiom il 9 di giugno.

    Su questo terreno, a partire dall’opposizione a Monti, la sinistra dovrebbe trovare una convergenza e attivare da subito una mobilitazione. Il prossimo autunno non può essere il periodo del silenzi o della mera disputa elettorale, non sono certo le primarie a cambiare i rapporti di forza. In Italia pesa la scarsa autonomia del sindacato, in particolare della CGIL, dal PD. Non è un caso che di fronte al disastro di Monti si sono avute solo 3 ore di sciopero. Ma non per questo si può rimanere fermi; farlo significa condannare i lavoratori alla passività.

    Vendola, dal canto suo, ha deciso di confrontarsi prima con chi sostiene Monti e poi di scaricare chi è all’opposizione di questo, FdS e IDV. Dentro questa macroscopica contraddizione ci sarà lo spazio per agire o no? Queste forze, insieme a tutti coloro che sui contenuti convergono contro il governo, devono convergere ed esprimersi in una grande mobilitazione per l’autunno. La manifestazione del 12 maggio dice che lo spazio c’è. E’ possibile che questa spinta consigli Vendola a rivedere i suoi piani? Difficile, vista la sua strategia di costruire una forza plurale e post ideologica dentro il PD, ma non si può essere subalterni anche a lui, alla sua strategia e non parlare alla sua base.

    In tale quadro i ritardi della Federazione della Sinistra sono inaccettabili. Il corteo del 12 maggio è stato lasciato un appuntamento sospeso senza conseguenze nè interne nè esterne: un’occasione buttata al vento. Non si può accusare la stampa malevola se non si producono fatti politici significativi. Ci si è persi nell’infinita ed improduttiva discussione interna sulla sola collocazione elettorale restando completamente paralizzati, mentre il mondo si continuava a muovere con una mutazione permanente delle forze politiche in campo, da Grillo, alla lista dei sindaci, dalle divisioni dell’IDV, a quelle in SeL, a tutta la composizione e scomposizione avviata nel centrodestra.

    Con quali rapporti di forza la FdS, mai citata da nessun interlocutore a destra e a sinistra, si presenta in questa situazione in movimento? Quali iniziative sono state intraprese per costruire il polo di sinistra di cui si parla ormai da anni? Quale valorizzazione a livello nazionale si è data, ad esempio, all’esperienza di Napoli? Quante contraddizioni sono state aperte ed utilizzate a questo fine con gli interlocutori principali? Quanto aiutano le dichiarazioni contrastanti di PdCI e Prc ad indebolire ogni capacità d’influire sul quadro generale? Quanto pesa l’incapacità di non aver costruito un processo di unificazione tra i due principali partiti comunisti del Paese?

    La condanna della FdS alla marginalità, o ancor peggio alla subalternità da “cappello in mano”, sono frutto di questa paralisi e non è responsabilità del destino cinico e baro. Lo stesso Di Pietro è arrivato prima addirittura sui referendum per il ripristino dell’art.18. Anche questo si può definire un record.

    A coloro che a sinistra e nella FdS già hanno deciso, in qualunque caso, con qualunque programma, con qualunque memorandum, in caso di qualunque guerra, di fare un accordo di governo con il PD va consigliata cautela. Primo per la legge elettorale che potrebbe non prevedere alleanze. Secondo, non per importanza, perché un programma di governo condiviso tra FdS e PD era già ritenuto da tutti impossibile (compreso dal PD) ai tempi di Berlusconi. Non si capisce come possa esserlo dopo Monti. I vincoli posti nella carta d’intenti, le uniche vere indicazioni chiare di Bersani, sono tali da rendere ininfluente la presenza della sinistra: vincolo di approvare a maggioranza i provvedimenti su cui c’è divisione, vincolo sulle missioni internazionali, vincolo sulle politiche della BCE, solo per citarne alcuni.

    Si provi ancora, seppure in colpevole ritardo, a lavorare all’iniziativa politica. Alla luce di questa si apra sulla collocazione elettorale una discussione ed una consultazione tra tutti gli iscritti alle forze che compongono la FdS. Una scelta si dovrà fare, ma sia vincolante per tutti. Lo deve essere perché non si può, ancora una volta, rompere un pezzo di unità strategica su un passaggio tattico. Unità dei comunisti, unità della sinistra, sono obiettivi da praticare, nella chiarezza della prospettiva, ogni giorno e non sono da evocare ad intermittenza. E credo sia chiaro a tutti che la rottura della FdS rappresenterebbe il fallimento definitivo dei suoi gruppi dirigenti.

    Di fronte al baratro in cui siamo noi e il Paese in realtà il tempo è scaduto, ma c’è da sperare nei supplementari.

    fabionobile.wordpress.com

  2. Complimenti a Voi Giovani comunisti e Fgciotti, che avete il coraggio di unire i comunisti partendo dal basso.
    Ora questo esempio del campeggio va trasferito sul territorio, esautorando la nostra dirigenza sorda ad un appello che ci viene soprattutto dai nostri elettori.
    Tale sordita` e` dimostrata anche dal nostro congresso nazionale, ove si e` ignorato l’o.d.g. del congresso della Federazione Castelli, oltre il risultato del Congresso Nazionale dei Comunisti Italiani, il quale ha sancito la loro disponibilita` a lavorare da subito per un unico Partito Comunista.
    Con questa Federazione di non so cosa non si va da nessuna parte e continuiamo a perdere consensi importanti oltre che militanza.
    Noi di San Cesareo, Colonna, Zagarolo ci siamo dati tempo fino a Dicembre, dopo decideremo se sia opportuno che ognuno di noi si ritenga libero di agire.
    Insomma dopo dieci anni di Bertinottismo, non vogliamo riviverne un altro camuffato.
    Saluti comunisti da Antonio Pisa San Cesareo (Roma)

  3. O.D.G. presentato al Congresso della Federazione Castelli del P.R.C. il 26 e 27
    Novembre 2011 a Zagarolo, con il seguente risultato:
    Favorevoli 23, contrari 16, astenuti 7 su 55 delegati, in neretto quanto
    richiesto di estrapolare da parte della Commissione politica.
    Il documento Congressuale, esaminato partendo dalla sua premessa, può essere considerato uno strumento risalente agli inizi del 900 per il ripetersi stantio del riferimento a Stalin, come ebbe a scrivere F. Bertinotti quando di questo argomento ne fece il suo cavallo di battaglia per giustificare la sua gestione dittatoriale, oligarchica e verticistica del partito e dopo averne sciolto il dipartimento Organizzazione.
    Difatti tale riferimento non ha nulla a che vedere con l’attuale situazione e le problematiche che in questo contesto si pongono, esse vanno dal governo della moneta sugli Stati, alle guerre scatenate in ogni angolo del mondo, e alla grave crisi del lavoro come una profonda piaga sociale.
    Le manifestazioni di gioia per il mettersi da parte del governo Berlusconi dopo il diktat della B.C.E., ci dicono, che l’opinione pubblica e anche gran parte dei lavoratori, purtroppo, non hanno percepito la gravità del momento post-governo di Centro Destra.
    Ci troviamo infatti di fronte ad una scelta, il governo tecnico, che di tecnico non ha nulla ed ancora più pericoloso del precedente, che procurerà danni gravissimi a chi vive di lavoro, a chi non lo ha e a tutte le piccole attività commerciali e artigianali del nostro paese.
    Questa decisione del presidente della Repubblica di estromettere dalle consultazioni le forze politiche ha sancito il fallimento delle stesse, e di una classe dirigente che ha letteralmente abdicato ad una logica ragionieristica che storicamente ha prodotto sempre misure antipopolari e contro gli ultimi.
    I provvedimenti repressivi (vedi I.C.I per la prima casa, pensioni di anzianità ecc.) che si stanno preparando con il consenso del maggiore partito di opposizione, il P.D., spianeranno la strada al ritorno del Centro-Destra al governo del paese.
    La cosa che deve preoccuparci, è l’atteggiamento di una parte di cittadini, di lavoratori e di forze politiche che si richiamano alla sinistra che continuano a sperare in questo nuovo corso, e che non si rendono conto che si è passati dalla padella alla brace.
    Le forze sindacali, quasi univocamente, ad eccezione della Fiom Metalmeccanici, hanno deciso di restare in attesa, e disponibili a concertare con il nuovo governo le nuove misure, sapendo fin da ora cosa ci aspetta.
    Gli ultimi accordi del 28 giugno, i licenziamenti facili, quindi la cancellazione definitiva dell’art. 18, costituiranno un trampolino di lancio per una offensiva senza precedenti da parte del padronato senza capacità imprenditoriale.
    Ciò viene confermato dall’attuale scelta della Fiat di cancellare tutti gli accordi collettivi del Gruppo, con il beneplacito del Governo Monti e fin da un anno fa con una sua dichiarazione sul Corriere della Sera, e prima di essere nominato Presidente del Consiglio.
    A fronte di tutto questo, si resta sconcertati per i continui inviti del segretario nazionale del P.R.C. a Vendola per unire la sinistra di alternativa, il quale, avendo fatto una scelta precisa, quella della confluenza nel P.D., o meglio fare la costola sinistra di questo partito, snobba con fastidio tanta continua richiesta a Sua Maestà 34° partito.
    Contemporaneamente si glissa totalmente quanto scaturito dal Congresso del P.d.C.I. e come se lo stesso non ci fosse stato, ignorando totalmente il loro appello, la loro autoanalisi e l’essersi messi a disposizione per la costruzione di un unico Partito Comunista.
    E’ nostro dovere rispondere alla domanda che ci viene posta, mettendo da parte molti atteggiamenti di sufficienza spesso presenti al nostro interno.
    Alla luce di questi fatti e della forte richiesta del nostro elettorato, il Congresso individua nel futuro del P.R.C. un percorso da cui non si può prescindere, ed è quello della Costituente di un unico Partito Comunista.
    Ciò dovrà basarsi non da una fusione a freddo tra P.R.C. e P.d.C.I., ma, considerata l’eventuale disponibilità di entrambi, porre da subito le basi per una Costituente dei Comunisti uniti, che, partendo anche dalla importante storia che gli stessi hanno avuto in Italia, si possa ripartire per dare risposte concrete alle aspettative di un popolo, che a causa della vittoria del capitalismo rampante e la logica di sopraffazione dell’uomo sull’uomo sta impoverendo e umiliando la dignità di ognuno.
    In questa direzione, per andare verso il superamento di una cultura minoritaria, quasi si voglia, volontariamente restare piccoli, con l’assenza di un vero progetto alternativo per le politiche culturali, industriali, commerciali e artigianali, riducendoci nei Congressi alla sola conta delle percentuali di voti riportati tra le mozioni per avere la rappresentanza negli organismi dirigenti.
    Inoltre, tale percorso potrebbe essere l’inizio per volgere al termine di un atteggiamento di retroguardia, che ci costringe ad aspettare l’iniziativa di un qualsiasi movimento, per accodarsi a sostegno e molto spesso non graditi solo per il grave…fatto di volersi presentare con le proprie bandiere ove sono raffigurati i simboli del lavoro.
    Insomma, è partendo da questi elementi che il Congresso fa proprio l’appello del 30.10.2011, sul Manifesto, a firma di autorevoli personalità della cultura, dello spettacolo, della politica e operai delle fabbriche.
    I firmatari come Margherita Hack, operai Irisbus, Franca Rame, Giorgio Nebbia, Modena City Ramblers, Statuto, Sergio Ricaldone, Mimmo Locasciulli, Vauro, Mario Geymonat, Oliviero Diliberto e tanti altri, invitano a non ritardare il percorso affinché si costituisca da subito un unico Partito Comunista, per volgere successivamente verso l’unità della Sinistra più ampia e rappresentativa.
    Ce lo chiedono i Giovani Comunisti e della F.G.C.I. che tale percorso l’hanno già intrapreso, i nostri elettori, i nostri iscritti.
    E’ per questo che non possiamo aspettare, altrimenti si perderebbe una grande occasione, ed è quella di rimettere al centro dell’attenzione politica del paese la questione comunista, il futuro di tutti noi, dei giovani, dei disoccupati degli emarginati.

    Zagarolo li 26 novembre 2011
    Antonio Pisa – Circolo San Cesareo-Colonna – Zagarolo

    Caro Pino,

    Ti ringrazio per il servizio sul nostro congresso di Federazione,
    con l’occasione ti allego l’o.d.g. approvato dal Congresso, che francamente non pensavo venisse approvato, ciò in quanto questa è una posizione che vado sostenendo da quando è arrivato nel nostro Partito il Sig. Bertinotti, il quale è stato la causa della nostra catastrofe politica.
    Allo stato attuale e dopo tale voto, sembra esserci ancora un barlume di possibilità per continuare la battaglia, ma vale ancora la pena? Visto e considerata la velocità dei tempi, e che mentre si parla tanto di unità della sinistra, nei fatti si esclude l’unita` dei comunisti e l’invito a fare un unico partito comunista da parte del P.d.C.I., il quale percorso potrebbe ridare una speranza al popolo che nella storia ci ha sempre dato la fiducia.
    Inoltre continuo a non capire l’estenuante elemosinare a Vendola al congresso nazionale del mio partito per una unità senza prospettiva e costrutto, il quale ha snobbato chiaramente l’invito , dichiarato di non essere più comunista e di voler fare la costola sinistra del P.D., essendo stato, da quanto ha fatto il suo 34esimo partito sempre la ruota di scorta della delegazione P.D., mostrandosi continuamente in televisione e costruendosi sondaggi che al momento del voto non hanno mai corrisposto alla realtà.
    Scusami, forse tutto ciò non c’entra niente con il lavoro giornalistico che tu devi fare, ma, preso dalla coda della discussione al congresso federale, ancora non mi scrollo di dosso le argomentazioni affrontate.
    Tronco dicendoti: anche se gli elettori lo chiedono con chiarezza, come vedi il trasformismo per pura convenienza di parte non ha mai fine, e speriamo che questo governo cada prima di subito, altrimenti saranno guai per chi deve vivere di lavoro, di pensione ecc…, perche` i provvedimenti bipartisan saranno drammatici.
    E chi ha effettivamente fatto la crisi mai paghera`.
    Li 02.12.2011 Ciao Antonio Pisa

  4. cari compagni,
    Riteniamo inutile piangere sul mancato dibattito all’interno della Federazione, essa e` e resta una scatola vuota simile o addirittura peggio dell’Arcobaleno, ove solo strumentalmente si utilizza il simbolo comunista per cercare di mantenere qualche voto.
    I nostri elettori di questi giochetti sono stanchi e difatti se ne guardano bene dal continuare e darci il consenso.
    Noi del Circolo PRC di San Cesareo-Colonna Zagarolo di questo ne siamo convinti, anzi lo eravamo da quando e` arrivato il Sig. F Bertinotti.
    Insomma, o si fa questo e ridiamo chiarezza al nostro popolo, altrimenti facciamo tutti fagotto e andiamocene a prendere aria in Valtellina o altrove per rinfrescarci la testa, dato che al nostro Congresso Nazionale tale documento e` stato ignorato totalmente.
    Noi a Dicembre dicembre c.a. se non ci sono novita` forse questo passo lo faremo.
    Cosa forte e autorevole se questo percorso del lancio di una costituente dei comunisti del 2000 la faceste voi dal basso, vista la sordita` di burocrati annidatosi nei due partiti comunisti, PDCI e PRC..
    Saluti Antonio Pisa San Cesareo (Rm)

  5. Oggionni ha ragione al mille x mille se intende dire una coalizione dai grandi numeri. Gli amanti dei partitini “di nicchia” da 2% sappiano che da soli non combineranno mai nulla. O scendono dal piedistallo dove fanno solo le belle statuine, e vengono a dare una mano, a sporcarsi col lavoro quotidiano, oppure continuino pure a cercare la terra perduta, la luna nel pozzo, e intanto la destra vince, anche grazie a voi.
    Piu’ volte berlusca ha detto in privato ai suoi amici: finche’ la sinistra sara’ divisa nessuno ci fermera’. Anche in grecia avete fatto lo stesso. Sapete fare solo danni perche’ non fate gioco di squadra?

  6. Bravo La Congiura Degli Eguali
    “……..ma nel dna era uno scissionista ed anticomunista, come i fatti stanno a dimostrare.” Come lo sono stati anche Napolitano, D’Alema e tutti quelli, ai tempi del compagno Berlinguer Segretario, che non vedevano l’ora di affossare il comunismo per nuove alleanze e poltrone.

  7. oggionni stai scimmiottando le affabulazioni di vendola, sei troppo fastidiosamnete retorico, come fai a dire che qualcun altro vorrebbe una coalizione anti capitalista di piccole dimensioni e piccole ambizioni?; tu invece desideri ardentemente una coalizione socialdemocratica da poter contrattare il sostegno al pd; coloro che aspiriamo alla coalizione anticapitalista vogliamo che sia di grande dimensioni e di grandi ambizioni, perchè siamo comunisti e non ci vergognamo di esserlo; io non sono giovane, ma i giovani come te non mi piacciono affatto perchè dall’alto della vostra presunzione retorica tendete a prendere per i fondelli i giovani proletari; vendola è un esempio di giovane retore ed affabulatore, ma nel dna era uno scissionista ed anticomunista, come i fatti stanno a dimostrare.

  8. Caro compagno segretario dei GC cosa e chi intendi quando affermi “…..e qualcun altro vorrebbe una coalizione anti-capitalista di piccole dimensioni e piccole ambizioni…”?. Saluti comunisti. G.S.

  9. Dal blog di Stefano G. Azzarà
    http://materialismostorico.blogspot.it/2012/07/in-memoria-dellarea-dellernesto.html

    In memoria dell’area dell’Ernesto

    Il sen. Fosco Giannini è notoriamente uno dei massimi campioni nazionali della frase scarlatta. Ed è anche uno dei più cinici, in quanto egli stesso non crede ormai ad una sola parola di ciò che dice, avendo sostenuto ripetutamente, nel corso della sua carriera politica, tutto e il contrario di tutto e avendolo fatto sempre con la stessa enfasi.

    Bene, quando il sen. Giannini esordisce dicendo di voler evitare ogni retorica, si salvi chi può: si può star certi che sta per spanderne a piene mani…

    E in effetti non difetta di retorica l’ultimo suo intervento diffuso in rete. Le rituali circonlocuzioni verbali, tipiche del codice minore del gergo piccista, e il consueto crescendo rossiniano sulle sofferenze del proletariato, per andare poi al sodo della questione politica. E da qualche anno a questa parte il sodo è sempre quello: “è evidente” – come ama dire lui stesso – che il sen. Giannini ha tanta voglia di rientrare in Parlamento alleandosi con il PD per poi votare nuove missioni militari e nuovi tagli al Welfare, come già fece (ma “con la morte nel cuore”, sia chiaro…) negli anni ruggenti 2006-08. Non si spiega diversamente una supercazzola così gigantesca come questo discorso, ad un tempo prolisso e demenziale, nel quale si implora il PD affinché si ponga alla testa della rivoluzione antiliberista. O quantomeno affinché guidi un’alternativa… a se stesso.

    Che il sen. Giannini, come detto, non creda affatto alle sue stesse parole, è certo. Che egli pensi in tal modo di “fare egemonia” e che qualcuno possa convincersi a votare il suo partito grazie ai formidabili “cunei” da lui inseriti nelle “contraddizioni” del PD, dimostra che un’esperienza è giunta al capolinea.

    Se ne valesse la pena, bisognerebbe raccogliere le migliori frasi del sen. Giannini 1, quando era all’opposizione contro Bertinotti all’interno del PRC e cercava di occupare l’ala sinistra di questo partito guidando l’area dell’Ernesto su posizioni antigoverniste e antimoderate. E bisognerebbe metterle a confronto con le migliori frasi del sen. Giannini 2, il quale, entrato nel PdCI, riesce a farsi scavalcare a sinistra persino da Nichi Vendola, da Di Pietro e forse anche da qualche nipote dell’on. Cariglia. Putroppo non ne vale la pena.

    L’unica considerazione che viene da fare è questa: venti anni ci sono voluti per costruire un’area politico-culturale con un minimo di serietà; pochi mesi sono bastati per distruggere quest’area e dare una mano a chiudere la questione comunista in Italia. Non c’è che dire: dopo aver allegramente scherzato con decine di compagni, promettendo loro che avrebbero rifondato il PCI e imbarcandoli in un’inutile scissione, il sen. Giannini è riuscito nel vero capolavoro politico della sua vita: da quando sono entrati quelli dell’Ernesto, il PdCI si è spostato ancora più a destra di quanto già non fosse. E non era un obiettivo facile da raggiungere [SGA].

    “… unirci, unire la sinistra, chiedendo al PD di non farsi irretire nella trappola del montismo, ma di assumere la responsabilità che gli compete nel delineare e costruire un progetto alternativo al liberismo dell’Ue e alle politiche antioperaie del governo Monti… unire – partendo dalle piazze e dalle lotte, – la FIOM, l’intera CGIL, SEL, l’IDV, i movimenti di lotta, impegnandoci allo spasimo, lottando, affinché il PD non venga sussunto nella nefasta mitologia della Grossa Coalizione, non venga fatto prigioniero da Passera o da Casini, dal montismo o dal berlusconismo “unitario” di ritorno; ma, ricordandogli da dove proviene, quali attese ancora suscita nei suoi iscritti e nel suo elettorato, dia il suo contributo essenziale per voltare pagina… chiamiamo a discutere i dirigenti stessi della FIOM e della CGIL, gli operai, i lavoratori, gli esponenti nazionali, i quadri territoriali e i militanti di SEL, dell’IDV, del PD, dei movimenti di lotta, delle associazioni. Costruendo così, sul campo, dalla base territoriale, quell’unità e quella partecipazione di sinistra e democratica che oggi serve come il pane…”.

  10. Oggionni, tu parli bene ma il Pdci è un pozzo di miserie. Hai visto ieri sera? Non ce n’era uno di loro al dibattito con Bertinotti al campeggio vostro. Fossi in te chiuderei tutto, questi ci vogliono portare in bocca al partito democratico, con il solito opportunismo che fu di Cossutta e amici vari. Toglietevi dall’abbraccio mortale.

  11. Ormai non si può più aspettare, i compagni di entrambe le giovanili sono stanchi, unione di GC e FGCI subito!! E si uniscano anche i partiti tra loro, basta con queste confederazioni!

  12. Siamo un gruppo di persone simpatizzanti, militanti, iscritti di SEL, preoccupati e disorientati dal percorso politico in atto, caratterizzato da tatticismi e cautele incomprensibili.
    La situazione nazionale è complicata, viviamo una fase di emergenza democratica e sociale. Mentre non conosciamo ancora tutte le conseguenze che la crisi ci riserverà nel prossimo futuro, sempre più lavoratori, studenti, pensionati, comuni cittadini stanno sperimentando sulla loro pelle gli effetti dell’austerità e della recessione.
    La politica (quella dei partiti) è stata annullata, sepolta dall’indifferenza delle persone, molte delle quali ora “giocano” l’ultima carta puntando sul nuovo pifferaio grillino, altri rifiutando di “giocare” ricorreranno all’astensionismo. Ma la politica si è auto-sepolta, in larga parte a causa dell’autoreferenzialità presente in ogni partito.
    Dunque la prospettiva non è buona. I Partiti politici allo sbando e i poteri forti che ne approfittano per conquistare altre quote di potere aumentando la forbice sempre più ampia tra i pochi che detengono la maggioranza delle risorse economiche e i tanti che soccombono impoverendosi in maniera esponenziale.
    In questa fase SEL dimostra di non essere affatto quel “PARTITO NUOVO” che aveva promesso di diventare al congresso. I propositi di evitare i tatticismi e di abbandonare la vecchia politica, non sono stati portati avanti.
    Non dobbiamo aver paura, dicevamo. Invece se non la paura, è l’eccessiva “cautela” che ci sta facendo perdere quella credibilità che nel giro di un anno avevamo faticosamente conquistato.
    Mentre il Paese naviga a vista in balìa delle tempeste finanziarie, destinato a sopportare un lungo periodo di austerità e sacrifici, il dibattito politico ora è arenato sull’alleanza del centro sinistra, bloccato sulle difficoltà del PD il quale sembra aver preso la strada della composizione tra moderati; di fatto la riformulazione della mai estinta Democrazia Cristiana. Un dibattito surreale se confrontato con le reali esigenze del Paese dal punto di vista di chi crede che al liberismo sia giusto rispondere con un’alternativa. Pensiamo che l’idea alternativa al governo delle destre, sia totalmente incompatibile con un qualsiasi Partito che garantisce continuità e fedeltà al Governo Monti.
    Nei giorni scorsi il coordinatore della segreteria nazionale di SEL Claudio Fava, candidato alla presidenza della Regione Sicilia, ha affermato che il centro sinistra in Sicilia è svuotato di contenuti e che non intende stare seduto nelle segreterie di partito per “costruire patti politici che non possano dare un’alternativa ai siciliani”.
    Condividiamo quella scelta, la Regione Sicilia ha bisogno di un cambio di passo, ma quell’analisi calza a pennello anche con tante altre realtà territoriali e soprattutto con l’attuale situazione politica nazionale.
    L’ipotesi di centrosinistra in campo ora, non è in grado di dare un’alternativa al Paese. Crediamo che sia ormai tempo di considerare il PD un partito di centro, moderato e vicino alle politiche liberiste. Pensiamo che nel PD ci siano militanti, dirigenti, elettori che mal sopportano questa condizione; possiamo aiutarli ad uscire da questa contraddizione solo mettendo in campo una credibile alternativa di Governo. Dobbiamo farlo nel pieno della nostra autonomia e coerenza in continuità alle nostre enunciazioni congressuali, aprendo alla sinistra diffusa, quella dei movimenti, condividendo l’esperienza di ALBA, accogliendo le istanze della Fiom, del forum dell’acqua, cercando il dialogo con l’IDV e con la FdS, ovviamente in un confronto che preveda il massimo rispetto reciproco, indispensabile premessa per una condivisione corretta di un eventuale progetto comune.
    Dimenticare la foto di Vasto, e ripartire dalle foto dei volti delle persone che in questo periodo patiscono le conseguenze austere e ciniche del Governo della grande coalizione italiana. Crediamo che si debba mettere in campo una grande assemblea, gli stati generali della sinistra subito per affrontare e condividere imprescindibili punti programmatici: riforma della finanza; annullamento della riforma del lavoro; no al pareggio di bilancio; tassa patrimoniale e adeguamento scaglioni su redditi elevati; lotta all’evasione fiscale; riforma scolastica e universitaria; reddito minimo garantito; diminuzione spese militari; riforma elettorale; rispetto dell’esito del referendum sull’acqua; modello economico ambientalmente sostenibile…
    Primi firmatari: Claudio Paolinelli, assemb. regionale SEL Marche – Attilio Casagrande assemb. federale SEL Ancona- Francesco Mancini, Coordinatore circolo SEL Senigallia – Patrizio Giuliante, circolo SEL Falconara – Angela Ciaccafava, assemb. federale SEL Ancona – Emanuele Rossi, Cons. comunale SEL Fabriano Bene Comune – Riccardo Brunelli – Tiziano Polidori, coordinatore circolo SEL Fabriano – Antonio Crocetti, coordinatore circolo SEL Falconara – Marcello Pesarini ass. Antigone, Forum SEL diritti e immigrazione – Manuela Bartolucci, assemb. regionale SEL Marche – Paola Stacchietti, circolo SEL Falconara – Francesco Rubini, gruppo SEL giovani Ancona – Diego Quattrini, circolo SEL Ancona – Isidoro Bacchiocchi, circolo SEL Senigallia – Erio Nobili, circolo SEL Falconara – Barbara Bravi, circolo SEL Falconara – Matteo Cognini, tesoriere federale SEL Ancona – Aurelio Notarstefano, Circolo SEL Loreto Osimo – Giancarlo Centanni forum diritti e immigrazione SEL circolo Laboratorio Sociale Ancona, Scuola di Pace Ancona

  13. ntervista di Ingroia, a Otranto con il , su Repubblica
    Ingroia a tutto campo “Io, l’Onu e la trattativa”

    L’INTERVISTA
    Parla il magistrato al centro delle polemiche sulle intercettazioni. Dalla mafia alla politica. Con una constatazione amara: “All’estero si è più apprezzati…” di MATTEO PUCCIARELLIOTRANTO – Il ricordo di Falcone e Borsellino. Il nuovo incarico all’Onu. Il governo tecnico e la lotta alla criminalità. Ieri Antonio Ingroia, in questi giorni al centro delle polemiche sulle intercettazioni nell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, ha incontrato i ragazzi di Pdci e Prc che a Otranto hanno organizzato la loro festa-campeggio. Per parlare di lotta alla mafia, naturalmente. E anche di politica. Insieme a Orazio Licandro, ex deputato siciliano del Pdci e componente della commissione Antimafia.

    Ingroia ha ricordato il proprio passato nel centro Peppino Impastato, da giovane studente “impegnato” e poi gli esordi da magistrato con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Mentre Licandro ha raccontato le peripezie dell’ultimo incontro col magistrato: “Qualche settimana fa ci incontrammo mezz’ora a Roma davanti a Montecitorio. La piazza era blindata, si approvava la riforma Fornero. Appena rientrai nella camera d’albergo proprio lì davanti scoprii che mi avevano rubato il pc e le chiavette, che strano…”.

    Procuratore, la scelta di accettare l’offerta Onu per un anno di lavoro in Guatemala è una scelta legata alle polemiche sulla trattativa Stato-mafia? Perché solo poco tempo fa aveva negato la notizia di un suo eventuale e momentaneo abbandono della procura di Palermo.
    “Da diversi mesi curo rapporti di lavoro con il centro America. La proposta mi era stata fatta qualche mese fa, ma avevo chiesto tempo per concludere le indagini sulla trattiva tra Stato e mafia. L’antimafia si può e si deve sviluppare sempre più a livello globale e un incarico del genere può aiutarmi a sviluppare maggiori competenze e a coordinare meglio le indagini tra diversi paesi. Non nego ci sia una componente personale in questa scelta, nel senso che cambiare ogni tanto fa bene ed è stimolante. E sono cosciente che forse lasciare l’Italia per un po’ possa allentare la pressione su Palermo, vista la campagna di stampa che ci ha investito soprattutto negli ultimi tempi e che rischia di mettere in cattiva luce le indagini finora svolte dal mio ufficio. Poi devo fare una constatazione amara: all’estero si è più apprezzati”.

    Due giorni fa Pierferdinando Casini ha detto che non si farebbe giudicare da lei. Si sente delegittimato da queste valutazioni?
    “Mi sono sentito offeso, questo sì. Anche se sono abituato ormai. Casini ripete a pappagallo le frasi dei Cicchitto e dei Gasparri e in passato ha detto anche di peggio sulle nostre indagini. Tra l’altro non sa di cosa parla, perché sono un pm e non un giudice. Siamo a un livello di imbarbarimento altissimo: in altre democrazie i politici non si permettono di esprimere giudizi di questo genere su chi fa solo il proprio lavoro cercando la verità su vicende oscure della nostra storia”.

    Gian Carlo Caselli ha parlato di una guerra in atto contro la procura di Palermo. Ha spiegato che attaccano lei per puntare al lavoro di tutto il pool. L’iniziativa del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con il ricorso alla Consulta sulle intercettazioni indirette che lo riguardano e che voi avete fatto, rientra in questa guerra?
    “No, Napolitano ha agito secondo le prerogative che gli spettano. Allo stesso tempo sono convinto di aver agito secondo le norme. Qualche commentatore ha spiegato che c’erano delle ragione di opportunità che dovevamo considerare, ma nel nostro lavoro non può esistere un criterio discrezionale su ciò che è opportuno o meno, così facendo entreremmo in un campo pericoloso: il principio di uguaglianza davanti alla legge comporta il fatto che un magistrato agisca secondo la legge, senza fare altre valutazioni e senza favorire nessuno. Sono rammaricato per lo scontro istituzionale. Però le parole di Napolitano sulla trattativa Stato-mafia e sulla necessità di scoprire la verità mi hanno fatto molto piacere e le sottoscrivo in pieno”.

    Ma c’è qualche possibilità che queste intercettazioni diventino mai di dominio pubblico? Cioè che finiscano sui giornali?
    “Mi dispiace deluderla (sorride) ma no, sono irrilevanti e verranno distrutte”.

    Berlusconi ha annunciato la sua candidatura a presidente del Consiglio, per la sesta volta. L’ex premier ripete spesso che il lavoro svolto dal suo governo contro la mafia non ha eguali. È così?
    “Per prima cosa dobbiamo ricordare che la mafia non è in ginocchio come si vorrebbe far credere. Anzi. L’epicentro della criminalità organizzata adesso è la Lombardia e gli intrecci col mondo economico sono quanto mai forti e intricati. Rilevo comunque che durante gli anni del centrodestra la legislazione antimafia è stata smantellata passo dopo passo. Ci sono stati dei risultati dal punto di vista repressivo, ma il merito è stato delle forze dell’ordine: non si capisce perché l’arresto di un latitante debba essere un trofeo da esporre per un governo. Vorrei aggiungere: doppio merito per le forze dell’ordine, perché in questi anni le risorse sono state tagliate a più riprese. Certe uscite sono assai propagandistiche”.

    Da quando si è instaurato il governo tecnico si sono fatti dei passi avanti nella lotta alla mafia?
    “Sì. Si è rasserenato il clima, si è rinunciato alle controriforme più ostili verso la magistratura. E anche la riforma delle circoscrizioni giuridiche mi pare un ottimo provvedimento. Poi non mi aspetto certamente grandi rivoluzioni, questo governo è pur sempre sostenuto da chi c’era prima. Per il futuro, il grande lavoro da fare è accorciare i tempi del processo e allungare la prescrizione, visto che finora per non essere giudicati si punta sempre a far saltare i procedimenti”.

    E per quanto riguarda le intercettazioni?
    “Se ne può certamente parlare, soprattutto per quanto riguarda la privacy, cioè l’uscita sui giornali di trascrizioni che c’entrano poco con le indagini. A patto che il dialogo sia costruttivo e che non si cavalchino strumentalmente casi come quello legato al presidente della Repubblica”.

    Giovedì si commemorava la strage di via D’Amelio. La sorella di Maria Falcone ha pronunciato queste parole: “Ingroia non sa cosa si prova ad essere Falcone. Ingroia deve capire che ha alle spalle tutta una società che lo appoggia. Mio fratello non l’aveva”. Cosa ne pensa di queste parole?
    “È vero che Falcone subì un isolamento peggiore, in generale. Però le difficoltà che incontriamo nei rapporti con le istituzioni politiche sono simili a quelle che trovò Falcone. Ed è vero che l’antimafia oggi sia molto più forte di allora, ma non bisogna scordare la presenza forte e diffuso dell’altra Italia, quella delle convivenze, connivenze e contiguità con il mondo criminale”.

    Prima il congresso, poi qui con i giovani. Quando Fantozzi fece questa domanda al capo supremo della ditta tremò la terra: ma non sarà mica che lei è comunista?
    “La formula “mi avvalgo della facoltà di non rispondere” si può utilizzare? Sento di avere il diritto e il dovere di intervenire anche pubblicamente in difesa della Costituzione. Chi lo fa in Italia viene automaticamente bollato come “comunista”. Io mi reputo semplicemente consapevole. Se poi pensare con la propria testa significa dirsi comunista, allora sì, in questo senso sono comunista”. (Licandro è lì, alla domanda sul come vedrebbe un futuro in politica del magistrato scherza: “Ma qui o in Guatemala?”. Poi risponde seriamente: “Di sicuro una persona come Ingroia la voterei volentieri, ma è una scelta che eventualmente farà lui. Se poi in futuro facesse questo passo e magari nel partito che dico io ne sarei molto felice”).

  14. Complimenti a Voi Giovani comunisti e Fgciotti, che avete il coraggio di unire i comunisti partendo dal basso.
    Ora questo esempio del campeggio va trasferito sul territorio, esautorando la nostra dirigenza sorda ad un appello che ci viene soprattutto dai nostri elettori.
    Tale sordita` e` dimostrata anche dal nostro congresso nazionale, ove si e` ignorato l’o.d.g. del congresso della Federazione Castelli che vi allego, oltre il risultato del Congresso Nazionale dei Comunisti Italiani, il quale ha sancito la loro disponibilita` a lavorare da subito per un unico Partito Comunista.
    Con questa Federazione di non so cosa non si va da nessuna parte e continuiamo a perdere consensi importanti oltre che militanza.
    Noi di San Cesareo, Colonna, Zagarolo ci siamo dati tempo fino a Dicembre, dopo decideremo se sia opportuno che ognuno di noi si ritenga libero di agire.
    Insomma dopo dieci anni di Bertinottismo, non vogliamo riviverne un altro camuffato.
    Saluti comunisti da Antonio Pisa San Cesareo (Roma)

    1. Se sapessi quelli della Fgci di Diliberto quanti casini stanno facendo e come si stanno comportando per fare saltare tutto… se tu solo potessi vedere…

  15. ma quanta bella gente boccheggia dietro al piddì… “le contraddizioni”, seeeeee, come no….. forza, su, evviva le alleanze! piace la poltroncina facile, no?

  16. Bravo Simone, ma penso che il problema più grosso ce l’abbiamo in casa noi… Ferrero e il suo estremismo stupido! Non capisce che senza alleanze non si va da nessuna parte… perché continuate a sostenerlo?

    1. estremista Ferrero? ma se sostiene la presenza del PRC in Giunte Regionali come la Toscana.. alleato assieme a uno dei PD più a destra d’Italia…

  17. Avete un segretario nazionale tempestivo! Chiude al Pd quando in quel partito cominciano ad aprirsi contraddizioni. Naturalmente questi vogliono interloquire con Sel e Idv, non con chi considera il Pd la nuova destra.

    Pippo Civati: via dal Pd se va al Governo con Udc

    “Il Pd è il nostro partito e siamo qui per lavorare per il Pd, certo però fino a che rimane quel progetto, perchè se si prendono altre strade e si sceglie l’alleanza con Casini, allora non è più colpa mia”. Parole dure quelle di Pippo Civati, consigliere della Regione Lombardia e leader dei rottamatori del partito che si incontrano questo weekend ad Albinea, vicino a Reggio Emilia, nella due giorni chiamata Prossima Italia.

    Più che rottamatori, si definiscono “i preclusi”, quelli che all’Assemblea del Partito Democratico domenica scorsa hanno portato proposte concrete su matrimoni gay e primarie e non hanno potuto votarle. E se gli animi sembrano meno amareggiati del previsto, su un punto il consigliere Civati è irremovibile: “Non si va al governo nazionale con chi ha governato con Berlusconi premier. È una questione di civiltà politica, se no la gente non capisce più niente. Credo che se il Pd sceglie di allearsi con Casini, lasciando a casa tutta l’altra sinistra, il problema diventa grave per tutti. Le alleanze si costruiscono sulle cose da fare. Però cominciamo a parlarne”. Dure parole che seguono le dichiarazioni di ieri di Casini che ha definito i matrimoni omosessuali “contro natura” e che Pippo Civati insieme a Ivan Scalfarotto, vice presidente del Pd ha condannato come non degne di un paese civile.

    A “Prossima Italia”, si discute di sinistra e cambiamento: “10 cose buone per l’Italia la sinistra deve fare subito” è il libro presentato per l’occasione e che lancia alcune sfide ad uno schieramento che deve intervenire, dicono, prima che sia troppo tardi. “Se votassimo oggi,- dice Civati, – il Partito Democratico rischierebbe di perdere. Domenica ho visto un partito arroccatissimo, preoccupato del futuro, titubante, molto di vertice. Dobbiamo dare l’immagine che governiamo nel 2013 e non nel 1994. Se a destra rischiano di avere Berlusconi per la sesta volta, noi dobbiamo avere il coraggio di proporre soluzioni nuove”.

    Il Partito Democratico ha bisogno di un aggiornamento, per restare al centro della scena politica italiana, e per farlo i rottamatori di Civati lanciano una sfida su dieci punti, a partire da legalità e trasparenza. Ma l’appuntamento è troppo vicino all’Assemblea di domenica scorsa per tralasciare osservazioni sulla condizione del partito. E uno dei punti più critici secondo il consigliere sono le primarie: “Io dico solo che c’è il rischio di farle slittare troppo. Però francamente dovrebbero essere i candidati ad avere a cuore la questione: io non voglio candidarmi, a meno che in futuro non ci siano condizioni peggiori di oggi. E no, non sostengo Renzi, in questo momento non sostengo nessuno. Io sono solo preoccupato che non si riesca a vincere, o peggio che si vinca con la formula del “quasi vincere”, con la formula delle grandi intese ”.

    La domanda che si pongono i rottamatori di Albinea è se queste energie giovani potranno davvero trovare spazio nel Partito Democratico. “C’è molta amarezza, ma troveremo il modo di farci sentire – dice Giulia Morini, consigliere Pd di Modena diventata famosa per il suo grido in sala domenica scorsa “basta con questi tecnicismi”, in riferimento al mancato voto sull’Ordine del Giorno legato ai matrimoni omosessuali. Sono quelle che Bersani ha definito “beghe interne”, con un’espressione che non è piaciuta per niente a Civati: “è sbagliato quello che ha detto il segretario. Solo perché c’è la crisi, non vuol dire che il riconoscimento dei diritti, in un paese che soffre per le vicende economiche non sia importante per molte persone. Io avrei voluto votare quell’ordine del giorno”. E il consigliere regionale avverte: chi si schiera contro i matrimoni gay è contro anche altre formule come i Dico, quindi è difficile se non impossibile trovare una mediazione,.

    Tra il pubblico di Prossima Italia, anche alcuni volti conosciuti, come lo scrittore Paolo Nori o il consulente per la comunicazione politica e blogger Dino Amenduni, che dice “ ad Albinea si cerca sempre di venire. È una boccata d’ossigeno. Le proposte che si sentono qui potrebbero entrare nell’agenda politica del centro sinistra per le prossime elezioni”. Nella due giorni targata Civati, in programma gli interventi di giovani militanti e amministratori per parlare di alcuni punti caldi: evasione fiscale, spending review, patrimoniale, ma anche cultura e consumo del territorio. Ad aprire i lavori in esclusiva, la video inchiesta sulle guardie svizzere e capitali trafugati all’estero, sponsorizzata da “Prossima Italia” e realizzata dalla giovane regista Elly Schlein.

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