I comunisti ci sono, ora costruiamo la sinistra

Chi era a Roma sabato, dentro quel mare meraviglioso di bandiere rosse, sa di essere stato partecipe di un piccolo grande evento della nostra storia recente. Una “storia” minuscola, beninteso, perché è soltanto la nostra storia, quella dei comunisti, e di una parte – la più combattiva, forse – della sinistra d’alternativa italiana. E tuttavia sempre una storia, che dobbiamo provare a raccontare fino a farla incontrare con la Storia vera, quella del nostro Paese, della nostra generazione, delle persone in carne ed ossa che faticano e lottano ogni giorno contro la disperazione e l’ingiustizia sociale.

Ma a dire che possiamo trasformare la nostra storia in qualcosa di più grande non sono soltanto i sentimenti e le emozioni di decine di migliaia di compagni, l’enorme soddisfazione e anche un po’ la commozione di esserci ancora e al fondo di essere più forti della censura e dei poteri forti che nel nostro Paese hanno deciso da diversi anni di volerci eliminare.

A dire che possiamo farcela è l’analisi lucida di quello che sabato abbiamo messo in campo, e che nessuna altra forza politica ha avuto il coraggio di fare in questi mesi: abbiamo preso l’iniziativa, abbiamo gettato il cuore oltre l’ostacolo e abbiamo portato in piazza cinquantamila persone contro la crisi e le politiche di destra del governo Monti. La crisi uccide e spinge al suicidio, licenzia, mette in cassaintegrazione e in mobilità centinaia di migliaia di persone. Il governo vara politiche che rimuovono i diritti, esasperano la precarietà e avvantaggiano la speculazione e i grandi patrimoni. Come si poteva rimanere fermi e con le mani in mano?

La novità con cui oggi tutti si devono confrontare è che la Federazione della Sinistra – quando smette di concepirsi come un cartello elettorale o come un patto tra gruppi dirigenti e lavora come un unico corpo collettivo, come un soggetto politico forte e coeso – può essere il vero motore dell’opposizione e dell’alternativa.

Il motore, non tutta la macchina. Perché è del tutto evidente – e questo è l’insegnamento che ci proviene in queste settimane dalla Francia, dalla Spagna e dalla Grecia, e di contro dai risultati modesti delle singole liste, divise, della sinistra alle elezioni amministrative – che da soli non ce la facciamo e che la nostra ambizione, da costruire qui e ora, deve essere la nascita di una nuova soggettività che aggreghi tutte le forze politiche e sociali che si collocano a sinistra del Partito democratico.

Ma attenzione: non può essere soltanto la sommatoria dei partiti, che pure è essenziale e determinante. Deve essere un processo che coinvolge tutto il nostro popolo, le strutture associative, i comitati, le reti, i movimenti di lotta, le soggettività sociali (precari, disoccupati, studenti) che hanno riempito di lotte e vertenze le cronache degli ultimi mesi.

O noi oggi ci poniamo all’altezza di questo compito oppure saremo spazzati via e la manifestazione di sabato rimarrà nei nostri ricordi come la più ingannevole delle illusioni.

Da sabato, però, quest’ambizione sembra davvero, finalmente, alla nostra portata.

Abbiamo ritrovato nel modo più bello l’orgoglio della nostra identità, con buona pace di chi ha fatto dell’anticomunismo programma di azione e di governo in questi anni e anche di chi si è riempito la bocca di “innovazione” e si ritrova, a distanza di qualche tempo, soltanto più fragile e smentito dai fatti.

Abbiamo ritrovato il calore della nostra gente, la solidarietà della nostra comunità politica.

Guai a noi, ora, se ci richiudessimo nel recinto delle nostre sezioni.

Dobbiamo osare e fare dieci passi in avanti. Ci vuole nettezza nei programmi, umiltà nell’ascoltare la nostra gente e ascoltarci tra noi (Grillo ha vinto anche per colpa nostra, a causa dei nostri errori e della nostra incapacità di interpretare i bisogni), coerenza e coraggio anche nel rinnovamento.

In piazza c’erano decine di migliaia di compagne e compagni. Ma c’era anche, innanzitutto, una marea di giovani che deve essere la chiave di volta del cambiamento. Cambiamento della società e anche della politica, anche della nostra politica.

Il 26 maggio, tra dieci giorni, ritorneremo in piazza a Roma, insieme alle tante reti di studenti e lavoratori (http://lamegliogioventu.org/) che condividono con noi l’urgenza dell’unità e dell’alternativa. Un passo alla volta, sempre più deciso. La direzione è quella giusta.

30 risposte a “I comunisti ci sono, ora costruiamo la sinistra”

  1. Non è più il tempo di tracciare una nuova forza politica, ma di modernizzare le forze politiche attualmente esistenti. Il movimento 5 stelle non va deriso, ma va preso d’esempio per capire che la forma originaria dei partiti è antiquata, superata dagli eventi, dalla storia e dalla tecnologia. Ora la FDS avrebbe bisogno di liberarsi di due cose: il gruppo dirigente, vecchio, obsoleto, statico per cedere il passo ai giovani; l’ossessiva idea che si può cambiare entrando nelle stanze dei bottoni (e delle poltrone). No, non è così e Grillo lo insegna. Sconosciuti conquistano i municipi e, domani, conquisteranno seggi in Parlamento. La FDS vuol mandare a sedere a Monte Citorio e palazzo Madama ancora Ferrero, Grassi, Bertinotti e Diliberto? No, è la Belligerio, Oggionni e altri combattenti, quella base fatta di semplicità e passione, intelletto e coraggio, amore e solidarietà che dovrà affrontare le prossime sfide, altrimenti la FDS rimarrà sotto la soglia del 4%, senza poter condividere al meglio le proprie aspirazioni. Aspettiamo un altro suicidio della Sinistra? Giovani, datevi da fare sul web, utilizzate il passaparola e convincete il gruppo dirigente, ormai mummificato, che si vince con facce e idee nuove. Un partito dei giovani per i giovani (e non solo), con uno spirito giovane.

  2. Ti prego Oggionni non metterti anche tu a festeggiare quel mentecatto di Marletta che vince in un paesino di poche anime. Purtroppo la vittoria di Marletta ci dice soltanto quanto sia arretrata culturalmente la provincia siciliana: ieri ha votato in blocco la Dc e la mafia, il Pdl e Cuffaro per decenni e ora vota Marletta perché evidentemente ha imparato come si fa a fare politica in Sicilia. E poi, diciamoci la verità dio santo una volta per tutte, ma sarà indicativo di qualcosa il voto in un comune così piccolo? Rinnovo l’invito a non accodarsi al delirio da nerds di facebook pro Malletta.
    Comunista Savio

  3. Diffondiamo!!!

    APPELLO PER UN’ASSEMBLEA PUBBLICA
    Submitted by SirJoe on 05/18/2012
    APPELLO PER UN’ASSEMBLEA PUBBLICA
    PER ADESIONI: [email protected]
    LUNEDI’ 4 GIUGNO ORE 17.30 DAVANTI AL LICEO TASSO IN VIA SICILIA
    Roma sta subendo ormai un assedio di rigurgiti neofascisti e neonazisti cresciuti a dismisura “in coincidenza” con l’ascesa al Campidoglio di Gianni Alemanno.
    Nelle ex Municipalizzate e nelle Spa del Comune di Roma, ora Roma Capitale, pullulano le assunzioni di personaggi collegati al neofascismo squadrista e armato di 20-25 anni fa.
    Nel “Cerchio Magico” delle persone più vicine al Sindaco abbiamo avuto così il piacere di annoverare: Vattani, militante duro di vecchia data dell’estrema destra e negli ultimi anni cantore nazi rock dei concerti di Casapound; Giannotta di Accalarenzia, capo del decoro urbano, con un passato di rapine; Facchinetti, ex ordinovista e leader di Europa Civiltà (nel 1966 si trovava nella gazzarra all’Università di Roma dove fu assassinato lo studente socialista Paolo Rossi), capo delle “Relazioni con il Mediterraneo” per il Sindaco; Lucarelli, capo della segreteria del Sindaco, già nel 2000 portavoce di Forza Nuova, fondata nel 1997 dai latitanti Roberto Fiore e Massimo Morsello, protagonista pure di posizioni e di sceneggiate strenuamente omofobiche.
    Casapound vede stanziati nel Bilancio comunale proposto da Alemanno 11,8 milioni di euro per l’acquisto della sede di via Napoleone III.
    Franco Freda a momenti viene invitato al Campidoglio per una pseudo presentazione letteraria e solo lo sdegno democratico ha impedito tale scempio. Viceversa, dovrebbe essere premiato a fine maggio in Campidoglio il mansueto speaker radiofonico ultrà Mario Corsi.
    Intanto numerose sono state a Roma le minacce gravi e le aggressioni a militanti, studenti o simpatizzanti di sinistra, ma anche a gay e lesbiche, da parte dei neofascisti; non poche aggressioni non sono state neanche denunciate per paura di ritorsioni.
    Tra gli ultimi episodi l’aggressione dei militanti del PD e del loro capogruppo al Quarto Municipio a Prati Fiscali, l’assalto ai compagni di Casalbertone e l’accanimento selvaggio e rituale ai vicini Licei Tasso e Righi. Qui prima provocazioni, scritte antisemite e hitleriane, poi l’aggressione con ferimenti seri agli studenti del Righi che si stavano organizzando per andare alla manifestazione della FIOM a Roma, infine, scritte di minacce sui muri del Liceo ad uno studente antifascista del Tasso, che compaiono ogni settimana, in puro stile mafioso.
    Roma non ne può più di queste infami azioni squadristiche e di queste pagliacciate. Cogliamo l’occasione offerta dalla preparazione della due giorni di mobilitazione cittadina di sabato 29 e domenica 30 settembre per Walter Rossi, per saldare l’antifascismo degli anni scorsi con quello attuale.
    Il neofascismo deve oggi essere bandito da Roma nelle sue istituzioni, nelle sue strade, nelle sue scuole. Liberiamo Roma, città Medaglia d’oro della Resistenza, da Alemanno, dalla sua corte dei miracoli di uomini col Fez in testa, per tornare a far riconoscere a tutti l’ identità democratica, di tolleranza e di antifascismo di Roma.
    Costruiamo con questo APPELLO, con l’Assemblea davanti al liceo Tasso di lunedì 4 giugno e con tutte le prossime iniziative, una grande mobilitazione democratica ed antifascista per il 28 e il 29 settembre 2012 per Liberare Roma ricordando Walter Rossi.
    PROMUOVONO I COLLETTIVI DEI LICEI TASSO E RIGHI
    PER ADESIONI: [email protected]
    Roma bene comune

  4. Caro seg. Landini,

    non so se sia appropriato scrivere a te come categoria, ma per tanti di noi sei comunque ormai diventato un punto di riferimento in questi anni. Sappiamo di trovare qualcuno almeno pronto all’ascolto e sensibile al deserto dei diritti e delle esistenze, che stanno facendo allegramente avanzare. Ricordi Italialavoro? Qualche collega riuscì a farne parlare tempo fa…essa è l’agenzia tecnica del Ministero del Lavoro, nei fatti il suo braccio operativo. Questo braccio, seppur del Ministero del Lavoro, si regge quasi esclusivamente sui “collaboratori”. Sui precari, insomma. Quelli che a parole si dice di voler disincentivare e, uno dei tanti paradossi di questa azienda, quelli per i quali Italialavoro attua uno dei suoi progetti più grossi e importanti, Welfare to Work, e finalizzato proprio alla stabilizzazione dei lavoratori. Ecco, io vengo proprio da quel progetto. Lavoravo per cercare di stabilizzare lavoratori, mentre altri pensavano a come lasciarmi a terra. Si, perché a dicembre, grazie a Sacconi & Berlusconi, in centinaia se non di più l’azienda ci ha abbandonato. Fino a quel momento, di contratto in contratto, si riusciva a lavorare. Scusa, “collaborare”. Da dicembre non più, e collaboratori anche storici sono rimasti fuori, senza alcuna prospettiva. Gente della tua età, che magari nella sua follia aveva anche fatto un figlio, o comunque si era sposata. Ecco, il Ministero, ovverosia Italialavoro, ha invece messo in pericolo la nostra stessa sopravvivenza. In piena recessione, ci ha completamente abbandonato. Prima, almeno, esisteva un “bacino di prelazione” dal quale attingere per i nuovi progetti. Ora non più. Prima quei progetti vedevano tre figure impegnarsi: gli addetti, i professional, gli esperti. Da dicembre, di colpo, gli addetti sono praticamente scomparsi, eliminati ovunque tranne che a Roma. Lo so, non è bello rompere questa ritrovata “armonia” con gli altri due sindacati confederali. Però, è comunque un fatto che tutto questo è avvenuto con il loro consenso e, non a caso, dirigenti storici di uno dei due, la Cisl, ottengano puntualmente contratti su contratti e, cosa per noi inaudita, pur già godendo di una buona pensione. Si dice di lavorare per i giovani, ma in realtà…Vorrei segnalarti inoltre, che per fare il nostro lavoro, come sede ci veniva assegnato a ognuno un Centro per l’Impiego. In questi anni tanti lavoratori di quei Centri sono andati in pensione e tantissimi ne andranno nei prossimi anni. Quelli che vedevamo noi, si stanno sguarnendo sempre più di personale e fra pochi anni non ci sarà quasi più nessuno a svolgere quel tipo di servizio. Nel frattempo, però, nessuno si sta preparando all’evenienza e, come sempre, parlare di un nostro ricollocamento, visto che conosciamo già l’ambiente e la materia, o comunque di riaprire in generale le assunzioni, sembra un’eresia.

    Caro Landini, non so cosa potrai o non potrai fare per noi. Tu e il tuo sindacato, la nostra cara Cgil. Intanto, fa in modo che nessuno si dimentichi di noi.

    Delle nostre vite, delle nostre esistenze in sopravvivenza.

    Nell’attesa, noi continueremo ancora a controllare il sito della società, se si decidano ad aprire nuovi posti o, come li chiamano loro, nuove “vacancy”.

    Quì, nell’angoscia del presente, altro che domani.

    A presto. Con stima,

    licenziato/abbandonato Italialavoro

  5. E’ ormai il “caos” a Palermo.
    Caos “democratico” (per il Partito Democratico, s’intende…).

    Chiusasi fragorosamente la stagione del berlusconismo (anche nelle sue diramazioni -“metastasi”, per alcuni- locali: dalla Moratti a Milano, a Cammarata a Palermo…), tutti i segnali convergevano in un’unica direzione: l’irripetibile opportunità per il Pd, principale forza d’opposizione in questi anni, di capitalizzare elettoralmente da un lato la “frustrazione pidiellina” (per quel promesso “miracolo economico” trasformatosi in incubo!), dall’altro la “rabbia leghista” (di chi è passato dall’orgoglio di gridare “padroni a casa nostra!” alla vergogna di scovare “ladroni in casa propria”!).

    Test politico di primordine era rappresentato dalle amministrative di Palermo (quinta città d’Italia), dove dieci anni di mala amministrazione Cammarata (macchiata da svariati scandali e da una “gestione privata” della Cosa pubblica) avevano fatto lievitare le ambizioni del centrosinistra di governo cittadino.
    Per il Pd, dopo essere entrati a Palazzo dei Normanni “furtivamente” dalla finestra, la prospettiva di entrare a Palazzo delle Aquile dall’ingresso principale appariva alquanto “allettante”… (in molti già pregustavano di dare il “benservito” al Pdl).

    Nello stesso Popolo della Libertà tutti davano per persa la “fortezza palermitana” (previsione quanto mai azzeccata).
    Avendo “perso la faccia”, del resto, il Pdl non si era fatto scrupoli a “chiederla in prestito” al giovane Massimo Costa, il candidato col volto da tronista prescelto come agnello sacrificale dai “berluscones” (tanto corteggiato prima del voto… quanto scaricato immediatamente dopo!).

    Tutto sembrava già scritto…
    Nessuno, però, aveva fatto i conti con una legge che non ammette sconti, quella di Murphy, secondo la quale “se ci sono due o più modi di fare una cosa, e uno di questi può condurre alla catastrofe, allora qualcuno la farà in quel modo”.
    Ebbene, questo “qualcuno” si è concretizzato nel Partito Democratico!
    L’autolesionismo proverbiale del Pd si è spinto al punto di seminare “tanta polvere” da raccogliere “solo vento” da quello che si preannunciava come il più grande raccolto dopo il “bunga bunga”!

    Ecco spiegato come, in vista delle elezioni cittadine, i Democratici si sono cimentati in un “triplo salto mortale” mai riuscito prima:
    – in primis, PERDERE LE PRIMARIE (Bersani in persona si era speso a sostegno della candidatura di Rita Borsellino -altro errore strategico, trattandosi di una personalità degnissima ma praticamente scomparsa dalla scena politica locale, dopo l’elezione di ripiego all’Europarlamento-);
    – in secundis, PERDERE LE “SECONDARIE” (ossia le elezioni, quelle “vere”), pur avendo a malincuore appoggiato il candidato premiato da discusse primarie, Fabrizio Ferrandelli;
    – in tertiis, CADERE SOTTO I COLPI DEL “FUOCO AMICO”, ovvero perdere contro un ex alleato, Leoluca Orlando (di fatto una “costola” della sinistra palermitana e “candidato in pectore” di quella parte del Pd più “malpancista”).

    Mentre molti già pregustavano il “dolce sapore” della vittoria… alla fine ci si è dovuti accontentare del “gusto amaro” della sconfitta!
    Nemmeno appellarsi a Santa Rosalia è servito a molto di fronte al “masochismo democratico”.
    Nessuna “corona d’allori” per i dirigenti del Pd (già pronti a sfilare sul carro del vincitore): in compenso, tante “corone di spine”!
    Uno spot pubblicitario recentemente andato in onda recitava: “ti piace vincere facile?”.
    Prendendo spunto da questa réclame, proporrei al Partito di Bersani di adottare il seguente slogan alle prossime elezioni: “ti piace perdere facile???”

    Il Partito Democratico siciliano (“diviso” per costituzione, “perdente” per vocazione!) esce dalla prova delle urne “bocciato senza appello”.
    Ridottosi ad una “banda post-democristiana” alla ricerca di una qualche sistemazione personale, il Pd (meno “L”) è apparso:
    – in primo luogo, del tutto carente di un’idea alternativa di politica e di società (come si può, ad esempio, far da stampella ad un Presidente di Regione fino a poco tempo fa definito “degno erede del cuffarismo”?);
    – in secondo luogo, scevro di un minimo di spessore politico e culturale (l’unica idea dominante nella sua classe dirigente non sembra “cambiamo il Sistema”, bensì “facciamoci strada nel Sistema”!).

    I Democratici dell’Isola hanno mostrato così poco riguardo nei confronti dei propri elettori da impedire con ogni pretesto lo svolgimento del referendum consultivo chiesto a gran voce dalla base per avallare o meno la scelta verticistica dell’“appoggio esterno” ad un Governatore indagato per “concorso esterno” in associazione mafiosa.
    Ma come dargli torto, in effetti?
    Che necessità vi è di svolgere un referendum per certificare ciò che è “alla luce del sole” (ovvero l’insofferenza del suo elettorato)???

    Tornando al clamoroso responso delle amministrative, Fabrizio Ferrandelli, presentatosi in un primo momento col volto da bravo ragazzo impegnato in politica e nel sociale, probabilmente vittima delle sue ambizioni, si è abbandonato all’“abbraccio mortale” dei Cracolici & Company non valutandone le conseguenze.
    Quella che doveva essere la candidatura civica di una giovane promessa della politica è divenuta ben presto diretta emanazione della fronda più “inciucista e lombardista” del Partito.
    Ferrandelli, così, ha finito col perdere -dico bene, ritenendo ormai segnato l’esito del ballottaggio- non solo in virtù della grande popolarità di Orlando ma anche perché apparso una “pedina” nelle mani di “vecchi marpioni” della politica, pronti a sponsorizzare la sua candidatura ad uso e consumo proprio!

    “Sguaiate”, baldanzose, supponenti, poi, sono apparse le sue prime reazioni post voto:

    1- Che senso ha accusare Orlando di aver sottratto voti al centrodestra, macinando consensi al di fuori del proprio bacino elettorale di riferimento?
    Ciò, più che un’“infamia” di cui render conto, appare il principale merito dell’ex Sindaco!
    Quale altro sarebbe l’obiettivo di un candidato se non conquistare la fiducia anche di coloro che, fino a ieri, non lo avrebbero votato?

    2- Come può, inoltre, l’aspirante sindaco di una Città così problematica definire “cialtrone” un uomo che, nel bene e nel male, ha già amministrato il Capoluogo siculo per ben tre consiliature?
    Se persino la senatrice Finocchiaro (candidata del Pd alle ultime regionali) è arrivata ad ipotizzare un suo appoggio ad Orlando, c’è da credere che Ferrandelli, più che muovere all’attacco, dovrebbe lavorare molto sulla “difensiva”…

    3- Come si può, infine, illudere gli elettori prospettando il ballottaggio come il secondo tempo di una partita che riprenderà da uno “0 a 0” e palla al centro?
    Onestà intellettuale suggerirebbe, piuttosto, l’immagine calcistica dello “0 a 3” e palla al centro (considerando lo striminzito 17% di consensi di Ferrandelli al primo turno -a fronte del 47% di Orlando- e gli “oltre 60 mila” voti di scarto registrati tra i due candidati!).

    Sgombrando il campo da equivoci, lungi da me vendere “fumo per arrosto”!
    Leoluca Orlando:
    – in primo luogo, non rappresenta la “panacea di tutti i mali” (meglio diffidare, piuttosto, da chi vanta “poteri salvifici” o si presenta come l’“unto del Signore”!);
    – in secondo luogo, se ha scelto di scendere in campo lo ha fatto più con un occhio a Roma che a Palermo (in buona sostanza, per non farsi troppo oscurare all’interno dell’Idv -partito eminentemente “leaderistico”- da personaggi quali l’evergreen Di Pietro e l’emergente De Magistris).

    L’ex Sindaco non è certo “il nuovo che avanza”… semmai “l’usato sicuro” (per citare l’infelice battuta di Bersani).
    Ma, se in così tanti palermitani lo hanno preferito al primo turno -e, son sicuro, faranno altrettanto al secondo-, evidentemente i volti nuovi che la politica palermitana ha espresso (o, meglio, gli “apparati” reggenti le loro spalle) sono apparsi un’alternativa ben poco credibile…

    Auguriamoci solo che il probabile nuovo, vecchio Sindaco si confermi all’altezza delle aspettative di una Città “assetata di futuro” e “affamata di legalità”…

    Gaspare Serra
    (Blog “Panta Rei”)

  6. poi qualcuno mi spiegherà perchè alle stesse parole che usate oggi, avete risposto a Nichi e agli altri urlandogli in faccia bandiera rossa e alleandosi con Falce e Martello poco tempo fa…
    Fuori tempo massimo, oppure in tempo per uscire da quel sarcofago….

    Luca Gibillini
    Consigliere comunale Milano

    1. Hai ragione, al congresso di Cianciano sbagliammo, come sbagliò Nichi a proporre lo scioglimento del partito e a non volere ascoltare le ragioni di chi proponeva una mediazione e un dialogo. Dopo il 2008, il partito poteva rilanciarsi alla grande, con il contributo di tutti, aveva tutto un altro senso.
      Detto questo, se ciascuno di noi ritrovasse il rispetto dell’altro (e non si continuasse a definire Rifondazione Comunista un sarcofago, per esempio), penso che tutta la sinistra italiana farebbe un grande passo avanti.

      Simone Oggionni

      1. Vedi Simone, per me il sarcofago è l’identitarismo. Non Rifondazione comunista, tu interpreti il mio termine sarcofago come la definizione di un RC qualsiasi.
        A Chianciano, penso tu sappia, nessuno propose lo scioglimento di alcunchè…. ma la storia si rilegge, lo so.
        Buona fortuna.

        1. Certo, intendevo questa Rifondazione comunista, l’unica che esiste da Chianciano in poi.
          Quanto a quel congresso, mi dispiace correggerti ma ricordo perfettamente sia il dibattito in direzione e nei circoli sia la discussione nella commissione politica ristretta, nella quale ero. La proposta era il superamento di Rifondazione e la costruzione di un nuovo soggetto politico. Non nelle condizioni in cui siamo ora (con soggetti deboli e divisi) ma con un partito che, pur provato dalla batosta elettorale (a causa di responsabilità precise, tra l’altro), poteva risollevarsi.
          Mi sbaglio?
          Buona fortuna a te, ma soprattutto a noi tutti: tutti insieme.
          Simone

  7. Caro compagno Oggionni ti ringraziamo per le parole dense di significato, eppure misurate e “leggere” così come è lo stato attuale della nostra Organizzazione Comunista. Avremo modo di crescere e di irrobustirci ancora.
    Eravamo anche noi presenti, io e mia moglie, a quella splendida manifestazione di popolo e di giovani che ci ha restituito un pò di fiducia dopo tante batoste. Ma il cammimo è più arduo di quello che si possa immaginare. Duro per la crisi economica globale e per i rischi per la democrazia rappresentativa, in Europa e nel Mondo. Difficile per la assente Unità sella Sinistra politica e sociale. Incomprensibile perchè non si ha coraggio nel fare avanzare un progetto “socialista e popolare” ripartendo come sempre e nel segno di Gramsci e della Luxemburg, dalla necessaria e non più rinviabile unità di tutte le Comuniste ed i Comunisti in un unico PARTITO COMUNISTA DI CLASSE E DI MASSA. Comunque e con spirito di lotta e di collaborazione fraterna ti giriamo le foto che abbiamo fatto sabato 12 maggio durante il corteo e che, rivedendole ci riempiono di gioia, di speranza e c’invitano a lottare ancora di più per Rifonda, per l’Unità della Sinistra di Classe, e per il Comunismo possibile nel 21^ Secolo. Hasta la victoria siempre!
    p.s.- ci siamo commossi vedendo tante ragazze e ragazzi in prima fila urlare che comunque noi ci siamo e ci saremo sempre come antifascisrti e come comunisti!

    1. Carissimo,
      sono io che ringrazio te e tua moglie per la venuta alla manifestazione e per il vostro contributo, così importante come quello di ciascuno di noi che ancora lotta e milita per un mondo diverso.
      Ti abbraccio fraternamente. Sono sicuro che ce la faremo!
      Simone

  8. Caro Simone, grazie per le riflessioni sulla manifestazione di sabato scorso e sul suo significato.
    Voglio ricordare a te, e spero che ne sarai portavoce nel partito a livello nazionale, che oggi è la giornata mondiale contro l’omofobia.
    Se la sinistra , se i comunisti, non sapranno coniugare i diritti sociali a quelli civili sono destinati ad essere sempre più lontani dalla realtà.
    Se dovremmo essere egemoni, allora c’è ancora molta strada da fare.!!
    Colgo l’occasione per inviarti l’intervento che ho fatto ieri, in Consiglio Comunale a Milano in qualità di capogruppo della Federazione della Sinistra.
    Buon lavoro! Anita Sonego

    Anita Sonego
    Capogruppo Sinistra per Pisapia – Federazione della Sinistra
    Presidente Commissione Pari Opportunità
    Vice Presidente Commissione Cultura
    tel. 0288450275 – 3665654332

    Signor Presidente, Consigliere e Consiglieri, ringrazio i consiglieri che hanno collegato l’occupazione della Torre Galfa al bisogno di spazi in questa città e ricordo che le donne milanesi attendono da sempre una Casa delle Donne.
    Ma ora voglio ricordare che domani è la giornata mondiale contro l’omofobia.
    Questa data è stata scelta perché proprio il 17 maggio 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità eliminò l’omossessualità dalla lista delle malattie mentali.
    Per omofobia si intende non tanto una paura irrazionale degli, delle omosessuali come avviene per ogni “fobia” ma quell’insieme di credenze e stereotipi che considera giustificabili le discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale, che inducono comportamenti che vanno dal mobbing sul lavoro, il bullismo a scuola, fino a veri e propri episodi di violenza.
    La giornata del 17 maggio ha proprio l’obiettivo di sensibilizzare su queste tematiche, di promuovere una cultura più aperta e inclusiva, contrastando una visione che considera “naturale” solo l’eterosessualità e che si manifesta sia a livello individuale sia a livello culturale, influenzando i costumi e le istituzioni sociali.
    Voglio qui ricordare alcune dichiarazioni fatte proprio ieri da due ministri del nostro governo.
    La ministra Fornero, intervenuta ad un convegno avente come titolo “E’ possibile un’alleanza italiana per la famiglia?” ha detto tra l’altro: “Si deve riflettere sul tema delle persone dello stesso sesso che chiedono di essere famiglia. Indipendentemente dalle convinzioni personali”. “La famiglia è in crisi. Una crisi innanzitutto di identità: la famiglia tradizionale rischia di diventare un’eccezione, non è più la regola. Oggi le famiglie si fanno e si disfano,le coppie di fatto chiedono di essere considerate famiglie, ci sono coabitazioni di persone dello stesso sesso che chiedono la stessa cosa. Io sono ministro delle Pari opportunità, queste cose le so e non lo posso dimenticare”.
    E il suo collega a capo del dicastero della pubblica Istruzione ha inviato una circolare sollecitando i direttori scolastici a “celebrare attivamente in aula, con gli studenti, la giornata internazionale contro l’omofobia che si celebra domani”. Un’ iniziativa preceduta pochi giorni fa dal sostegno che il responsabile del Miur e il ministro dell’Ambiente Corrado Clini hanno dato alla campagna promossa da Legambiente e dall’associazione “Famiglie arcobaleno” rivolta soprattutto ai giovani, e a un opuscolo che sarà distribuito domenica prossima nei parchi di nove città italiane per favorire l’”incontro e il dialogo” e per “festeggiare la festa di tutte le famiglie: omo e eterosessuali, monoparentali, sposate e conviventi, in nome dei valori della conoscenza, pluralità, rispetto e responsabilità”.
    Non è un’improvvisa conversione delle nostre autorità ma piuttosto delle nostre autorità ma piuttosto la valutazione del pensiero della maggioranza degli italiani e delle italiane poiché, infatti, il 53,4% dei nostri connazionali è favorevole ai matrimoni tra coppie omosessuali, a fronte di un 44,2% che si dice contrario.
    Domani, 17 maggio, si concluderà l’iniziativa “9 Consigli di Zona contro l’omofobia” con la proiezione del film “2 volte genitori” in zona 3..
    Colgo l’occasione per ringraziare i consigli di zona per il loro impegno a favore di una Milano più inclusiva e democratica.

    1. Grazie mille cara Anita. Come ho scritto ieri su facebook, e ripeto orgogliosamente qui: SIAMO TUTTI GAY, LESBICHE, BISESSUALI, TRANSESSUALI, QUEER…. e ognuno aggiunga quello che vuole e che si sente! un abbraccio

    1. Caro, facendo un’alleanza tra diversi. I passeri con i passeri, i merli con i merli. E poi uniti per essere più forti. Per me Sel non è un avversario, ma un potenziale alleato, partendo ciascuno dalla propria identità e dal proprio ruolo.
      Un abbraccio
      Simone

  9. Sabato è stata una bella giornata, i comunisti e le comunste ci sono ancora ed è emerso chiaramente che questo popolo e quel tanto che non c’era, che non va a votare, che vota Grillo o Di Pietro, ha bisogno di capire questa crisi e di risposte chiare che segnino almeno una bozza di cambiamento rispetto all’ esistente.
    Giusto l’appello alle altre forze, insieme, se abbiamo idee alternative alla cultura neoliberista, possiamo veramente posare i primi mattoni del nuovo. Grillo ha successo, in particolare fra le giovani generazioni perchè dice cose chiare, fuori dai giochetti con la cricca (centrodestra) e la cricchetta (centrosinistra) ed è percepito come una forza di cambiamento in positivo e non dobbiamo sottovalutare o banalizzare il fenomeno, a Parma è giusto appogiarlo anche senza apparentamenti facciamo sapere alla gente da che parte stiamo ( coi poteri forti comunque immischiati nel malaffare, nelle clientele, in una continuità apparentemente più onesta) o con la parete più sana che vuole un profondo cambiamento.
    Il nostro futuro non dipende dalle formulette, unità dei comunisti, federazione, alleanza etc.. o dai cartelli elettorali, ma dai contenuti e dalle elborazioni che riusciamo mettere in campo- centralità del lavoro-dalla resistenza della Valle NO TAV parte il cambiamento in Italia e in Europa; libertà e democrazia; ambiente, felicità ; deve essere chiaro che c’è bisogno di rivoltare il paese non esistono percorsi riformisti è finita l’epoca già una trentina di anni fa ora avanti, chi si perde ancora su alleanze si alleanze no è inutile, ALBA sembra già un tramonto, la FDS: c’è il popolo il contenitore è inesistente, Diliberto e molti compagni del PdCI rappresentano il comunismo incartapecorito veteroPCI, inutile a capire il presente ed ancor più inutile a costruire il futuro, Rifondazione e tante altre anime della sinistra comunisti, compresi anche i comunisti italiani, e non attraverso un grande bagno di umiltà possiamo veramente far parte del futuro.

    1. Condivido molto l’appello all’umiltà: ne abbiamo infinito bisogno per non sbagliare ancora!
      un abbraccio e spero di vederti presto a Reggio, Simone

  10. è stata una manifestazione meravigliosa! grazie, soltanto grazie bisogna dire PER UNA VOLTA ai nostri dirigenti che hanno reso possibile questo inizio di riscossa!

  11. “Dieci passi avanti”. Daccordo! Ma subito necessita decidere quali. Necessita subito individuare un percorso, “proposte”, per indicare un cammino che dia la speranza di una uscita dalla palude delle necessita insoddisfatte e dalla disperazione di non riuscire ad intravedere il proprio domani. Certamente è incondivisibile l’inseguimento, forse al solo fine di catturare qualche posto in Parlamento, del PD da parte di Sel, partiti che quasi non convergono su niente. Il movimento 5* ha avuto un grande successo, influenzando e indirizzando gli elettori via etere, elettori che, senza organismi rappresentativi e di mediazione(i partiti), rimarrebbero soli davanti a un computer e impegnati a proporre ciascuno la norma che più gli farebbe comodo, ma, il tutto, anche senza reali e democratiche verifiche del formarsi di maggioranze. Ma che ne pensa della problematica principe del lavoro, dell’art. 18, degli extracomunitari, della coesione sociale? Non è dato sapere. Rifiuta un democratico confronto, alla Berlusconi maniera, perché sanno di essere in difficoltà, atteso che ipotizzano, ritengo, solo un contrasto di interessi tra padroni piccoli e grandi. Chi c’è dietro questo movimento e, in estrema sintesi, gli interessi di chi fa? Probabilmente gli interessi di coloro che dovrebbero gestire la corsa alla formulazione di proposte immesse in rete. Sabato scorso ero a Roma per manifestare non solo la mia voglia di uscire dalla palude, ma anche la mia intima necessità, ritengo comune a tutti, di protagonismo, che non può concretizzarsi solo nella partecipazione a quella manifestazione. Le parole d’ordine, la individuazione dei nodi da sciogliere e le testimonianze dei leader non bastano, per portare fiducia e consensi,”voti”, al nostro partito. La gente vuole essere protagonista nel senso di avere la certezza che il programma elettorale sfoci in esecutive concrete, reali e coerenti deliberazioni Parlamentari. Almeno parzialmente, i parlamentari non possono più operare senza obbligo di mandato. Il programma elettorale, deliberato, scaturito da democratica partecipazione, dovrà essere realizzato, almeno su pochi punti, improrogabilmente. Questo, in estrema sintesi, è il protagonismo agognato e necessario per coagulare la società ed i conseguenti consensi. Proponiamo questa riforma costituzionale e vediamo chi ci sta! Forse faccio voli pindarici, ma, forse, questa proposta potrebbe favorire l’unità della sinistra, dove, da Sel alle altre sensibilità a sinistra di RC, sono in troppi a credere come sia meglio essere i primi in un condominio di tre e non uno dei tanti in quel grande edificio chiamato sinistra.

  12. o in ospedale, ricoverata per esami e ho perso questo straordinario
    evento: ti ringrazio di trasmettermi queste parole. Sono del tutto d’accordo , ti prego solo di non dimenticare che le donne sono ormai stabilmente la maggioranza della popolazione mondiale e anche nel nostro paese sono un po’
    più di 2 milioni più degli uomini (ultimo censimento) ; siamo dunque la maggioranza e per lo più in condizioni discriminate o sfavorite o non
    considerate: fino a che le donne nel mondo non hanno coscienza di ciò possono essere il più pericoloso e manovrabile sottoproletariato del mondo; man mano che prendono coscienza di sé diventano il nuovo proletariato
    mondiale:: vogliamo che restino marginali e diventino il sostegno dei vari Le Pen padri o figlie; oppure che in parte si emancipino e diventino la nuova borghesia a rimpinguare il neoliberismo o la religione? oppure vogliamo correre l’avventura di provare a chiederci che cosa significa -per una prospettiva comunista -il nuovo proletariato? per ora non se ne vuole accorgere nessuno ciao lidia

    1. Cara Lidia,
      io mi accorgo quando mi scrivi di avere tantissimi limiti e di non riuscire mai a rappresentare e valorizzare adeguatamente il conflitto di genere, che pure dentro di me – anche grazie ad esperienze di vita per me incredibilmente ricche – svolge un ruolo e assume un significato determinante. Grazie per questo tuo stimolo costante. Spero di vederti presto e rimettiti in salute il prima possibile, mi raccomando.

      Simone

  13. Comunicato del comitato nazionale NO DEBITO sulla protesta napoletana contro
    Equitalia

    Nei giorni scorsi la protesta organizzata a Napoli contro Equitalia e il
    complesso dei dispositivi di usura antisociale che stanno perseguitando
    lavoratori, precari, pensionati e piccoli proprietari ha saputo
    sintonizzarsi con l’umore e le reali condizioni di disagio di ampie fette di
    popolazione. Un diffuso e variegato malessere che, spesso, sfocia nella
    tragica disperazione individuale

    Non è un caso che a questa manifestazione sia stata riservata una
    repressione violenta a cui sta seguendo una vergognosa campagna di
    criminalizzazione che tende ad accostare tale tipologia di protesta ad
    episodi oscuri e marginali che poco o nulla hanno a che fare con la nostra
    dimensione politica di movimento che resta pubblica, di massa ed alla luce
    del giorno. Si cerca inoltre di strumentalizzare e impaurire i lavoratori
    della Agenzia delle Entrate tentando vanamente di dividere un movimento di
    lotta che ha l’unico interesse di non pagare un debito contratto da altri.

    La mobilitazione contro Equitalia, la necessità di ostacolare la rapina
    fiscale contro salari, stipendi e pensioni, l’urgenza di far pagare – per
    davvero- chi non ha mai pagato, il rifiuto di farsi schiacciare dai
    meccanismi strangolatori del debito sono punti programmatici di una
    battaglia democratica e di civiltà che sosteniamo e che vogliamo articolare
    e generalizzare nei posti di lavoro, nei territori e nell’intera società.

    Il Comitato No/Debito non intende lasciare soli gli attivisti e le reti
    sociali di movimento che a Napoli, ma anche in altre parti d’Italia, si sono
    mobilitate attorno a questa vicenda la quale è, particolarmente,
    esemplificativa dello stato di degrado in cui versano le condizioni di vita
    e di lavoro di larghi settori sociali triturati dalle conseguenze
    dell’incidere della crisi economica.

    Il Comitato No/Debito in connessione con quanti, forze politiche, culturali
    e sociali, vorranno portare il loro contributo analitico e di azione si
    rende disponibile alla costruzione di una giornata di mobilitazione
    nazionale contro Equitalia anche attraverso la convocazione di una
    manifestazione per le prossime settimane.

    Un rilancio, quindi, della mobilitazione la quale dovrà, comunque,
    intrecciarsi e dialogare con l’insieme delle proteste contro Monti, la sua
    politica economica e sociale e i diktat dei poteri forti dell’Unione
    Europea.

    Roma, 14 Maggio 2012

  14. Ma avete cambiato linea di nuovo? Non eravate per “per ricostruire un partito comunista dentro una sinistra più forte” (cit. https://reblab.it/2011/02/ricostruire-il-partito-comunista-con-passione/) ???
    E’ difficile starvi dietro se cambiate linea a questo ritmo: siete per la riunificazione dei due partiti comunisti o no? Dall’articolo si evince che volete allargare la FdS e renderlo una sorta di confederazione di soggetti: quello che diliberto ha blaterato dal 2000 al 2006.
    Fate chiarezza.

    1. caro Luca,
      nessuno ha cambiato linea: semplicemente perseguiamo due obiettivi, ognuno dei quali senza l’altro non ha alcun senso. Uniamo i comunisti e costruiamo una sinistra più grande. Non mi pare esista contraddizione tra i due elementi.
      Simone Oggionni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *