di Roberto Musacchio

Hollande e’ primo, al primo turno delle Presidenziali, e questa e’ una buona notizia. E la sinistra di Melenchon , il Front de Gauche, arriva all’11% ed e’ un’altra buona notizia. Ma poi le cose si fanno più difficili. Sarkozy, arrivato al voto in una situazione di crisi del Paese e di scontento nei suoi confronti, resta ad una incollatura e dunque in corsa. Alla sua destra la Le Pen sfonda il record che fu di suo padre e sfiora il 18%. Soprattutto questo e’ un dato inquietante. Hollande e’ probabilmente favorito per il secondo turno e l’effetto psicologico di essere arrivato primo e’ sicuramente importante. Ma Sarkozy e’ tutt’altro che morto e nonostante le defezioni dal suo stesso campo si mostra combattivo, rinvigorito dal mancato crollo. Il ballottaggio sara’ dunque molto duro. E poi ci saranno subito le elezioni politiche per completare il quadro. E’ dunque e’ bene guardare un poco più dentro al voto per tranne indicazioni utili. L’affluenza e’ stata alta. Quasi come nelle scorse presidenziali quando si era reagito al trauma della consultazione ancora precedente dove nel disinteresse al voto Le Pen padre aveva conquistato il ballottaggio. Il voto a destra conferma e consolida un dato che ha cambiato la politica francese abituata per lungo tempo alla competizione nel campo moderato tra gollisti e centristi. Ora la corsa e’ tra due destre, una delle quali, quella della Le Pen portata ad ripensamento di se stessa che la rende assai meno l’erede di Vichy di quanto sia invece interprete delle pulsioni reazionarie evocate dalla globalizzazione e dall’Europa tecnocratica. Di questa Europa si e’ fatto invece interprete Sarkozy disattendendo buona parte delle velleità ‘ populiste con cui era stato eletto. Ma le due destre hanno punti di contatto significativi. Si vedrà quale sarà il riporto effettivo di voti, che solitamente non va oltre il 60%. Per altro la Le Pen sembra guardare molto al dopo, candidandosi ad una leadership anti sinistra una volta che Sarkozy perdesse. Resta il fattore tradizionale di un voto di Parigi che ancora confina la destra lepeniana, che non va oltre il 6,20%. In compenso la sua destra va fortissima a Marsiglia, 21,22%; a Lione, il 28,95%; a Lille, il 21,12%; a Nimes, 20,61%; Nizza, 23,03%.  Storia antica, quella delle due Francie, Parigi e tutto il resto, ma che si riattualizzano in questo tornante di crisi epocale. Da questo punto di vista colpisce invece il voto a Melenchon, che ha una forte tenuta nazionale. A Parigi sta all’11,09%, cioè nella media nazionale nonostante che  sia Hollande, 34,83%, sia Sarkozy, 32,19%, siano sopra le loro percentuali nazionali e la stessa verde Jolie sia al 4,18%, cioè quasi il doppio del dato generale. Melenchon fa poi il 13,83% a Marsiglia, dove Sarkozy, col 29,13% supera Hollande, 28,05%. E a Lione dove Hollande crolla al 15,79% a fronte del 31,58% di Sarkozy,  ottiene un significativo 13,16%. E a Toulouse, luogo divenuto tragicamente simbolico, Melenchon fa il 15,91% e Hollande il 34,44%, dando alle sinistre una netta affermazione quanto mai significativa. Bene anch’essa Strasburgo, sede di quel Parlamento Europeo che così poco conta in questa Europa: Hollande e’ primo con il 32,14% e Melenchon ottiene l’11,37%. Se si guarda poi al voto parigino, le banlieu e i quartieri popolari vano bene per Melanchon, anche se la stessa Le Pen va oltre la media complessiva. Questa volta il voto dei cosiddetti Bobo, cioè la borghesia intellettuale non gonfia il simbolo verde ma va, in parte, direttamente ai socialisti. Ma poi il voto cosiddetto centrista e’ complessivamente assai più ridotto. Bayrou, il leader di centro che aveva ottenuto il 19% con il suo Modem, affascinando tanti esegeti dell’Ulivismo anche italiano, dimezza i voti. Nella stessa Parigi e’ ampiamente superato dal Front de Gauche. Dunque non e’ certo il centro il protagonista di questa fase. Anche perché le politiche portate avanti, anzi imposte, dall’attuale gruppo di comando europeo tutto sono meno che moderate e di centro. Se il loro obiettivo e’ il superamento del modello sociale europeo verso una sorta di americanizzazione, la società e la politica sono destinate sempre più ad essere scosse da veri e propri movimenti tellurici. La dinamica principale rischia di continuare ad essere quella tra tecnocrazie e populismi. Una dinamica che vive ancor prima nella società che nei palazzi di governi sempre più spinti a praticare le stesse politiche. Per questo la campagna elettorale di Melenchon e’ stata un fatto importante: perché ha provato a contrastare le destre in campo aperto e in nome di una alternativa reale. Qui anche il senso della sfida ad arrivare prima della Le Pen che non e’ riuscita ma che indicava una necessita’. Che poi l’11,1%, praticamente 4 milioni di voti, siano, come scrive qualche giornale cattivo ispiratore, una sconfitta, e’ nel novero delle cose italiche. Partito col 5% dei voti accreditatigli, dalle macerie dell’ ultima presentazione del Pcf, 1,9%, Melenchon supera l’11%. Rimette insieme voti che se e’ vero che non erano mai del tutto scomparsi nel panorama francese, ora ritrovano un momento di coesione e di prospettiva. Soprattutto mobilita forze che hanno riempito piazze e mostrato combattivita’. Il che sarà indispensabile se si vuole veramente vincere al secondo turno. E soprattutto se si vorrà provare a cambiare qualcosa. Ma questo richiederebbe un altro articolo.