Può iniziare l’autunno caldo: continuiamo a lottare, da giovani e da comunisti

Questo 6 settembre di sciopero generale è stata una giornata importante, che può segnare davvero un cambio di passo nella politica italiana. Per diversi motivi.

Innanzitutto perché i numeri di adesione nelle fabbriche e, in generale, nei luoghi di lavoro, non sono stati ordinari: una media nazionale intorno al 60%. Scorrendo le cifre, settore per settore, regione per regione, si ha la percezione di un quadro omogeneo, con moltissime fabbriche chiuse e un’adesione straordinaria soprattutto nei territori dove peggiore è la crisi e più alto è stato in tutti questi mesi il ricorso alla cassa integrazione.

A questo dato si sono accompagnati cortei e manifestazioni in tutte le principali città italiane. Manifestazioni affollatissime e – questo è il dato che più deve fare riflettere – traboccanti di giovani. Non soltanto i classici lavoratori sindacalizzati, i pensionati della Cgil, ma anche decine di migliaia di nuovi proletari, studenti, lavoratori precari, disoccupati, giovani migranti: donne e uomini che stanno scoprendo che il conflitto e la politica sono le uniche armi di cui possono disporre per cambiare la propria condizione materiale e che sempre più stanno costruendo una coscienza collettiva che può cambiare il corso degli eventi.

Rifondazione comunista, la Federazione della Sinistra e, in particolare, i Giovani comunisti sono in campo. Lo si vede nelle bandiere, negli spezzoni, nel frenetico lavoro di queste ore che si legge in rete così come nelle decine di migliaia di volantini e fogli di lotta stampati e distribuiti.

Sento che siamo parte di una consapevolezza di popolo straordinariamente maggiore anche rispetto a solo uno o due anni fa. C’è la consapevolezza che questo governo è indecente, violentemente padronale e che nella crisi del capitalismo europeo sta giocando al massacro con i lavoratori e i più deboli, tagliando diritti, contratti, stipendi e risparmi e difendendo come al solito, con le unghie e con i denti, i più ricchi e gli evasori. C’è la consapevolezza che, sulla testa di tutti noi, è in scena una tragedia che ha il suo centro nelle scelte della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale, e che fino a che non si scardina quel modello e quel sistema – che è lo stesso, è bene ricordarlo, che produce guerre a ripetizione – nessun Paese, da solo, può salvarsi.

E c’è soprattutto la consapevolezza che, di fronte a tutto questo, è possibile tornare in piazza e costruire un’alternativa. Come in Spagna, come in Grecia, come in Cile.

Qui in Italia sono ore importanti. Molto probabilmente il governo riuscirà a portare al Senato il testo definitivo della manovra, renderlo inemendabile e porre su di esso la fiducia. E molto probabilmente il testo, nella sua versione definitiva, conterrà ancora anche quell’odioso articolo 8 che determina la possibilità delle deroghe alle leggi e ai contratti nazionali e quindi anche la libertà per le imprese di licenziare senza giusta causa.

A questo, anche a questo, si può rispondere in modi diversi.

Si può rispondere balbettando, come fa un Partito democratico diviso tra chi è sceso in piazza e chi rivendica orgogliosamente di essere rimasto a casa.

O si può rispondere investendo tutto, strategicamente, sulla crescita e sulla lievitazione del conflitto.

Per farlo è urgente ridiscutere le pratiche di lotta, moltiplicando le iniziative, occupando in maniera permanente le strade, le piazze, i luoghi del potere, i luoghi di un’informazione mai così di regime come in queste settimane. È urgente, in altre parole, che questo 6 settembre diventi l’alba di un giorno lunghissimo che decideremo di concludere soltanto quando avremo portato a casa delle vittorie.

Se scegliamo questa strada dobbiamo essere consapevoli che l’indignazione morale va trasformata in impegno diretto, quotidiano, in una mobilitazione permanente, perché ci stiamo giocando tutto e chi è dall’altra parte non è disposto a cedere nessuno dei privilegi e delle posizioni di rendita di cui si è impossessato.

Se scegliamo questa strada serve una cosa, che fino a qui è mancata: che tutti coloro i quali ci credono lavorino insieme in questa direzione. Molto dipenderà dalla Cgil, è evidente. Il più grande soggetto di massa nel nostro Paese è di fronte al nostro stesso bivio. Nel suo caso si tratta di scegliere se riprendere la strada del 28 giugno e del patto sociale con il governo e Confindustria, oppure se proseguire quella che ha intrapreso in queste ultime settimane con la convocazione (tempestiva e determinante) dello sciopero generale.

Ma molto dipenderà anche da noi. Alcune date di mobilitazione sono già state definite: la mobilitazione studentesca del 7 ottobre, la giornata internazionale del 15 ottobre, rilanciata in Italia da diverse sigle e da numerosi appelli. Si tratta di fare vivere il conflitto anche in tutti gli altri giorni, moltiplicando e territorializzando i momenti di lotta e di vertenza. Facendo in modo che tutti siano intrecciati tra loro, abbiano un senso complessivo, che vivano dentro un’unica grande stagione di riscatto del nostro Paese e quindi dentro il processo di costruzione di un’unica grande alternativa di sinistra.

L’anomalia di questa Italia è che manca una sinistra politica forte e unita che dia sponda alle tante soggettività insorgenti. E che manca, tra queste stesse soggettività di movimento, la volontà di riconoscersi come parte di un tutto – unito – che guarda a quello che accade fuori dai nostri confini in un unico progetto globale di trasformazione.

Ma l’unità, come ci insegnano le esperienze di questi mesi, o si costruisce nelle lotte e sui contenuti reali oppure è una finzione inutile.

Un motivo in più per continuare, da giovani e da comunisti, a lottare.

18 risposte a “Può iniziare l’autunno caldo: continuiamo a lottare, da giovani e da comunisti”

  1. L’articolo 8 della manovra va abolito – Aderisci all’Appello

    11/09/2011 14:45 | LAVORO – ITALIA

    L’inseguirsi quotidiano di proposte inique ed estemporanee che caratterizza il cammino tormentato della manovra finanziaria rischia di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla sorte dell’art. 8 del Decreto, ossia dalla norma che rappresenta l’attentato più grave – e quasi incredibile – che si sia avuto, fin dalla nascita della Repubblica, ai danni dei diritti dei lavoratori.
    Infatti, non è in gioco questa o quella legge protettiva, ma lo sono tutte, ovvero l’intero diritto del lavoro, perché l’art. 8 consente ai contratti aziendali (o territoriali) di derogare non solo ai contratti collettivi nazionali, ma – e questo è davvero enorme – anche ai disposti di legge.
    Si tratta di un vero tentativo di eversione dell’ordinamento, ed in specifico del principio fondante di gerarchia delle fonti del diritto, che da sempre prevede la prevalenza della legge sul contratto individuale e collettivo, e, in materia di lavoro, che le leggi siano inderogabili, perché i lavoratori siano protetti anche contro sé stessi, contro la loro debolezza e ricattabilità. Proprio questo, invece, vogliono il Ministro Sacconi e la Confindustria: che ogni datore di lavoro possa eliminare una, più di una o tutte le tutele legislative dei suoi dipendenti (a cominciare, ovviamente, da quella contro i licenziamenti ingiustificati) solo concordandolo con un sindacalista locale, ricattabile o corruttibile o comunque “comprensivo”.
    In questo modo si seminano caos e ingiustizia perché il mondo del lavoro diverrebbe “la pelle di leopardo” a seconda che il rappresentante sindacale aziendale sia “rigido” o “cedevole” e si sparge altresì il seme della discordia civile, perché le reazioni degli interessati contro la svendita “al minuto” a livello aziendale dei loro diritti potrebbero divenire incontrollabili.
    È, invece, principio irrinunciabile che su eventuali sacrifici che vengano loro richiesti – ma che mai possono comunque riguardare diritti legislativamente stabiliti – i lavoratori interessati si pronunzino direttamente, con referendum, in modo vincolante.
    L’art. 8 del Decreto è, anche tecnicamente, una norma insostenibile, e per più versi incostituzionale e come tale, se dovesse il Decreto esser convertito in legge, sarà fermamente combattuta da tutti gli operatori giuridici democratici nelle sedi di competenza, ma occorre adesso privilegiare il profilo politico, e cioè scongiurare la vergogna che una norma del genere possa, anche per poco tempo, divenire legge della nostra Repubblica.

    *** Umberto Romagnoli, Luciano Gallino, Mario Tronti, Piergiovanni Alleva, Associazione per i diritti sociali e di cittadinanza, Flavia Bruschi, Antonio Di Stasi, Filippo Distasio, Giuseppe Giacomino, Carlo Guglielmi, Silvana Lamacchia, Andrea Lassandari, Vincenzo Martino, Sergio Mattone, Nyranne Moshi, Giovanni Naccari, Pierluigi Panici, Alberto Piccinini, Nino Raffone…

  2. Una mattina di vacanza, comprando UN giornale…

    Oggi, sabato per una volta non lavorativo, passeggiata rionale con la bimba al seguito:
    pane, latte, lievito per il dolce, tabacco e… beh, prendiamo anche UN giornale. Ma quale? Il
    Fatto no, il Piccolo me lo leggo se voglio al bar. Il Manifesto – che Marx li fulmini, ma c’è
    Dinucci – oggi è in formato panino, e 2.5 euro non li vale. Bah, prendo per una volta
    Liberazione, senza nemmeno vedere la prima altrimenti rimaneva lì. Ma son compagni,
    papà mi ha insegnato a fidami…
    A casa butto là il giornale, e la mia compagna se lo sfoglia.
    Dopo poco viene là e mi fa: “Ma non dovrebbe essere un giornale di sinistra?!??”.
    La rimiro di sbieco, vale di sicuro più una sua valutazione che un discorso di Ferrero, lo so
    già. Faccio il tonto per aver buttato via un euro abbondante, ma poi le chiedo “Perchè?
    Cosa c’hai trovato di idiota?”.
    “Bè, cominciamo dalla prima: che ci fa Obama? Il Bello? Mica lo criticano, leggi dentro, qua
    dicono che è bravo!… Ma se è un pezzo di m…!”.
    “E poi?”.
    “E poi tutto il resto, e tutto quello che non c’è! Editoriale sul liberismo? Mi spieghi tu come
    dico alla gente – e a nostra figlia – che il problema è il capitalismo che ci succhia la vita,
    perchè è così che funziona, parlando di liberismo? E che c… è il liberismo? Un marziano? E
    gli Indignados cosa sono? E i viola? Dove cavolo stanno i Comunisti in ‘sto cavolo di
    giornale ‘comunista’?”.
    “Nient’altro?”.
    “Come no, vai alla pagina sulla Libia: ‘CACCIARE GHEDDAFI E’ SOLO UN PRIMO
    PASSO’! Ma da che parte stanno questi? Poi inc…..ta ho chiuso il giornale, e ‘forse’ ho
    capito: in ultima c’è a tutta pagina la pubblicità dell’ENI!”.

    Certo, mettiamo in circolo l’energia dice l’ENI, dagli USA alla Libia passando sul nostro
    pane quotidiano. Nessuna contraddizione, ‘compagni’?

    G. Ellero

  3. Civiltà cattolica, cambiando il precedente giudizio sul marxismo, ha riconosciuto che “la questione del plusvalore non ha perduto nulla della sua attualità. Se il denaro come tale non si moltiplica da se stesso, da dove deriva allora la rendita e come si spiega l’accumulo dei beni nelle mani di pochi? Non risulta contraddetta la tesi marxiana che alla fine è sempre il lavoro reale degli uni quello che crea la richezza eccessiva degli altri” (La civiltà cattolica, n. 3824)

    Viceversa, di tutto questo non hanno nozione alcuna quelli che “io il debito non lo pago”, una inquietante galassia movimentista, tanto variegata quanto priva di teoria critica della storia, di critica dell’economia e critica del diritto dello Stato.
    Nella spirale di crisi e di crolli originati non semplicemente dal “governo delle banche” (come si scrive in certi documenti “sindacali” e pensa il movimentismo di pseudo-sinistra), ma dal capitalismo finanziario (cioè industriale e bancario) protagonista principale dell’imperialismo e delle guerre interimperialiste economiche e militari di “Il secolo lungo del 900” (dagli anni 80 dell’800 ad oggi)

    Scuotete la polvere dai vostri cervelli (e bando al movimentismo specie se fine a se stesso). La crisi nasce da quella del sistema di accumulazione, dalla impossibilità di accrescere all’infinito il saggio di profitto e l’estorsione del plusvalore ai lavoratori che nei Paesi di capitalismo maturo sono in numero sempre mionore e devono sempre piu da soli mantenere l’intera società.

    Per cui il comando del Capitale ha spinto ad una finanziarizzazione dell’economia, usando il plusvalore estorto per la speculazione finanziaria, dove buona parte del plusvalore estorto, non solo rientra nel processo produttivo e come investimenti, ma finisce nel gioco borsistico, nel calderone della finanza. dove viene spesso bruciato. Come, per altro, analizzzato dalla critica comunista e marxista all’economia capitalistica.

    Quando deperisce la teoria della prassi e il cervello sociale democratico di massa di “sinistra”, rimangono solo la teoria dell’azione e il cervello sociale reazionario di massa della estrema destra. O no?

    Senza teoria e storia, non si perde solo la memoria.

    Domanda delle cento pistole,a proposito di “io il debito non lo pago”.

    Siamo dunque alla vigilia e in grado di fare come la Russia con la Rivoluzione d’Ottobre? O come la Francia con la Rrivoluzione dell’89?
    O piuttosto di fare come la Germania dopo la prima guerra mondiale, che nel 1923 non pagò una rata del dibito e fu dissaguanta e in parte occupata, fino a partorire il modello nazional-socialista a cui forse pensano, oggi, alcuni dei soggetti componenti di tale galassia movimentista, che propongono di non pagare il debito?

    Basta porsi tali domande per capire che c’è qualche cosa di molto inquietante in tale movimentisto troppo spesso fine a se stesso e che privo di ogni teoria critica e di teoria organizzativa, finisce con assomigliare piu che altro ad un biancorosa Blake, a dei biancorosa Blake Bloc.
    Passi per la borghesia e i borghesi del c.d. “popolo viola”, ma è ancor piu preoccupante vedere che vi fanno parte punte avanzate c.d. del movimentismo, anche di quello sindacale, del trotzkismo ferrandiano, del cossutismo masciano, fino ai no-Tav e ai referendari “indignados”.
    Tra ex comunisti diventati ambientalisti (quindi contrari all’unità del scienze propria del marxismo e quindi anti-marxisti) o Reggioemiliani gia luxemburghiani ed amici di Occhetto dai tempi della FGCI e tutti gli altri sembra che ci sia dimenticati cose semplici semplici.
    Intanto dimenticano che l’Equador, che prendono a riferimento ha “contrattato il debito” e non già “non pagato il debito”.
    Ma questo è una quisquiglia rispetto al resto che dimenticano tutti costoro che sono spesso antimperialisti a senso unico, cioè antimperialismo USA, ma ben proni e disponibili verso l’imperialismo Europeo della UE dei liberisti e dei riformisti (inseparabili tra loro) che l’hanno accettata, legittimata e contribuito quindi ad edificarla già nel momento in cui hanno accettato la c.d. “Carta dei diritti” europea, che subordina tutto, e quindi anche tutti i diritti individuali e pseudo sociali, al potere dell’impresa privata e al primato del mercato capitalista.
    Donde che non rivendicano piu un potere sociale, ma chiachierano verbosamente di diritti cartacei e individuali, riconoscendo che è potere solo quello dell’impresa e non può essercene un altro, un potere sociale che darebbe effettività sostanziale anche ai diritti: insomma, insomma “non avrai altro Dio che il potere d’impresa”.
    Insomma Dio ha creato l’Uomo e l’Uomo ha creato la persona giuridica, cioè l’impresa, che ha edificato il suo “paradiso” UE di sovranità BCE.
    Ingorano la teoria dell’imperialismo e quindi della guerra economica interimperialista che è in corso assieme alla guerra “umanitaria” interimperialista che permette alle potenze imperialiste di guerreggiare tra di loro ma lontani dal territorio del blocco atlantico del capitale finanziario UE-USA.
    Per cui, se fossero gli USA a scegliere il default, non si scatenerebbero gli appetiti e la guerra per spartirsi il bottino da parte di una borghesia capitalista europea che già vediamo guerreggiare umanitaristicamente per spartirsi la Libia e l’Africa Sud e Nord Sahariana?
    Del resto in tutti i loro documenti sui problemi nazionali, non solo non partono ma neanche fanno una analisi internazionale.
    Abbiamo accennato, a proposito degli accordi sindacali, che si sta seguendo la via della nazionalizzazione della clase operaia. La stessa già in atto in Germania e che ripercorre quella dei dei tempi della Prussia che nazionalizzava la classe operaia ai fini della guerra militare mentre oggi (già in Germania) la si nazionalizza per fini economici, fini di guerra economica.
    Con un default, si porterebbe ancor piu avanti questo processo, con il il medesimo nazionalismo, con cui oggi le classi dominanti spacciano la politica dei sacrifici (c.d. della “solidarietà”!), dicendo che siamo tutti nella stessa barca: padroni e operai, affaristi e lavoratori a reddito fisso, faccendieri e disoccupati. Anzi, in caso di default, i proletari verrebbero assemblati nel fascio di un blocco nazionale militarizzato, da opporre al “nemico esterno”, nemico economico, la finanza internazionale, la “bancocrazia” – hanno scritto nel documento sindacale non firmato ma scritto in ambienti Fiom – in attesa che evochino gli spettri giudaicomassonici.
    Mio Dio come siamo – sono – caduti in basso da quando si accetta la tesi – su cui nascono documenti che parlano di “governo delle banche” e l’ipotesi di non pagamento del debito – secondo cui la crisi e il debito sono originati da cause e problemi finanziari; mentre si sa da tempo ( e molto meglio con Marx) che le crisi finanziarie sono un epifenomeno, che esplodono e rendono eclatante quella che è ed era la crisi in atto nel processo di accumulazione del capitale, nel rapporto salario profitto e nella sovraproduzione. Nascono nella crisi del processo di accumulazione, perchè l’estorsione del plusvalore non riesce piu a produrre una quota di profitti, un incremento del saggio di profitto per dirla in termini marxiani, in grado di aumentare il processo di accumulazione, Per cui i capitali si sono rivolti alla finanza cercando di alimentarsi con la speculazione con le conseguenze che abbiamo visto in questi anni.
    Perchè il plusvalore estorto non solo non rientra nel processo produttivo ma viene usato nel gioco speculativo del calderone finaziario. Dove si brucia.
    Tutte le stangate ordinate da UE, BCE, FMI e B.M., seguono il comando del Capitale (che la pseudo sinistra non sa piu come funzione, oggi) e servono per alimentare il capitale secondo la teoria propinata dalla borghesia (di destra e sinistra) della c.d. insufficenza del Capitale, che è diventata una teologia per la politica di tutti i governi di destra e di sinistra d’Europa, sul terreno che porta ad una redistribuzione della richezza dai salari al capitale e alle rendite. In una spirale di crisi in cui le avvisaglie di recessione
    dimostrano come e quanto sia evidente che la creazione di ricchezza fittizia della finanza non può sostituirsi all’economia reale, alla produzione di ricchezza effettiva che si realizza in fabbrica e nel rapporto tra capitale e lavoro. Come è evidente del resto nei Paesi c.d emergenti. (A.R.)

  4. INDIGNATI E VIOLA – OGGI ANCHE SPAGNOLI E GRECI ALLA MOBILITAZIONE

    E’ tutto pronto per la mobilitazione di due giorni che Indignati
    italiani e Popolo Viola hanno organizzato per questo fine settimana.
    Oggi alle 15 si muoverà da p.zza della Repubblica a Roma il corteo che
    sarà una “Camminata verso l’assemblea”. Alle 16.30 in p.zza San
    Giovanni prenderà il via la grande Assemblea Popolare (senza nessun
    palco centrale) alla quale parteciperanno anche quattro “Indignados”
    spagnoli che spiegheranno le modalità e le ragioni della protesta che
    in tutta la Spagna è già partita da molti mesi.
    Poi è previsto anche il collegamento con Atene, dove gli indignati
    Greci hanno organizzato una mobilitazione dei cittadini ellenici
    contro la pesante crisi che sta attanagliando quel Paese e che è tutta
    sulle spalle dei cittadini.
    “E’ importante che durante la nostra iniziativa che abbiamo chiamato
    “Piazza Pulita” – spiega il Viola Franz Mannino – si lasci libertà di
    decisione ed espressione ai cittadini che parteciperanno. Ma i temi
    dell’appello (lanciato tra gli altri da Oliviero Beha, Dario Fo e
    Franca Rame, Daniele Silvestri, Antonio Tabucchi, Andrea Camilleri,
    Ascanio Celestini) sono chiari: facciamo pagare questa crisi alla
    casta dei politici, ai corruttori e gli evasori fiscali”.
    “Certo – aggiunge Chiara degli Indignati – ma è importante
    sottolineare anche la necessità di allargare il fronte. Non a caso lo
    striscione di apertura del corteo sarà “Non siamo merci di politici e
    banchieri”. Il riferimento al continente europeo è chiaro”.
    “Stanno arrivando da tutta Italia – conclude il blogger Gianfranco –
    alla fine di corteo e manifestazione la cosa importante non sarà
    quante persone ci saranno, ma quanti cittadini si saranno attivati
    verso la Democrazia Reale”.

    La mobilitazione sarà ripresa in diretta streaming su
    http://www.letteraviola.it e italianrevolution-roma.blogspot.com.

  5. Tutto condivisibile ma ….
    Siamo un Prc senza linea!
    il 29 giugno crocifiggiamo la Cgil e l’accusiamo di suicidarsi e uccidere la Fiom.
    Il 7 settembre “Viva la Cgil!”

    Passiamo da “Voteremo Vendola alle primarie(Grassi dixit)” a “Non parteciperemo alle primarie”

    Dall’essere favorevoli al “Fronte Democratico con il Pd” ad i peggiori insulti al Pd!

    Insomma che pensiamo noi di tutto quello che gira attorno? …
    Siamo ondivaghi!

    E siamo ondivaghi per debolezza!
    Non siamo autonomi(tradotto il 4% lo sogniamo)e per questo alla fine tiriamo e tireremo la sottona al Pd.
    Vendola? … inutile girarci attorno,se ci sono le primarie i nostri elettori lo votano in massa!Potremo anche dire “No non lo votate” e avremo l’unica conseguenza che poi non ci voteranno nemmeno alle elezioni politiche.

    il congresso?
    Altro esempio di debolezza!
    Grassi e Ferrero non condividono nulla(e tu caro Oggionni lo disistimo molto)ma sono costretti ad allersi altrimenti il Prc si spacca.
    E si alleano anche perche’ in fondo nessuno sa’ cosa vogliono i nostri “semplici” tesserati(la base insommma non i dirigenti) e figurarsi se si puo’ capire cosa vogliono gli elettori del Prc.
    Gia’ c’e’ qualcuno che puo’ osare dire cosa vogliono i nostri elettori?
    1)Un partito nuovo con Vendola(non l’entrata in Sel)
    2)Un partito nuovo con il Pdci?
    3)Non sciogliere il Prc e da soli?
    semplicemte boh!!??
    Onestamente si deve ammettere che ci sono tanti a cui non dispiacerebbe affatto un partito con Nichi(quanti?il 10,20 o 30% boh?),quanti un nuovo Pci!?(forse di piu’,forse di meno,boh!?) … quanti continuerebbero con questo Prc(beh dai decisamente meno … e come dargli torto!)
    e allora forse sarebbe il caso che si convocassero 5/6 grandi assemblee.

    E che venisse fuori il coraggio dei dirigenti.
    Si chieda ai tesserati e si invitino gli elettori a dire la loro sulle ipotesi oggettivamente possibili e se ne traggano le conclusioni.

    La situazione e’ gravissima … Grassi dopo le elezioni di maggio,dove e’ giusto sempre ricordare che abbiamo preso una media alle comunali del 2,55%(meno del 2,76% delle regionali 2010,siamo spariti dalla meta’ dei comuni capoluogo con risultati umilianti come a Torino,Bologna,Salerno,Caserta,Cosenza e ahime’ altre e Napoli e’ un caso che comunque non risolleva ne’ la media ne’ le prospettive),dicevo Grassi dopo le elezioni disse una cosa importantissima,che forse sarebbe un bene che ricordassero tutti.

    “Dobbiamo proporre una alleanza Sel-Idv-FdS!se invece va in porto una alleanza Pd-Idv-Sel e noi siamo fuori prendiamo l’1% e spariamo!”

    Cosa e’ definitivamente non andata in porto?(ma in realta’ non ha mai avuto nemmeno un embrione di possibilita’ di andare in porto!)

    Conclusioni? … non sara’ l’1% ma l’1,5% o anche fosse il 2% …. allegria!

    1. Caro Ferdinando,
      le preoccupazioni che esprimi sulla linea di Rifondazione sono fondate. A questo aggiungo un secondo problema: che spesso noi non pratichiamo (con la politica quotidiana) le decisioni che prendiamo negli organismi dirigenti.
      Fronte democratico per battere le destre, unità della sinistra (a partire da SeL), rafforzamento della Federazione della Sinistra come soggetto politico (comunista e anticapitalista, stringendo con il Pdci) e non come cartello elettorale. Questi titoli, su cui formalmente tutti concordiamo, rimangono spesso sulla carta o contraddetti da atteggiamenti quotidiani, come tu scrivi, di tutt’altro segno.
      Se questo precisamente sia il frutto della nostra debolezza, francamente non so dirti. Quel che è certo è che la nostra debolezza è un dato di fatto, e se non lo assumiamo come elemento centrale (insieme alla nostra non autosufficienza, e all’urgenza di cominciare sul serio percorsi unitari) non abbiamo prospettive.
      Non vorrei che sembri presunzione, ma io penso di capire cosa vogliono i nostri compagni e i nostri elettori, perché solitamente vogliono cose razionali e di buon senso. Un partito comunista più forte di quello che abbiamo oggi che non viva sulla Luna e nell’autoesclusione ideologica e settaria ma che viva dentro una grande sinistra, legata al mondo del lavoro e a tutto ciò che si muove e si mobilita nella società italiana.
      Rispetto alle forme con cui ciò dovrebbe avvenire, non siamo solo noi a determinarle. E, se posso dirti, non mi paiono nemmeno la cosa più determinante. L’importante è avere le idee chiare sulla prospettiva strategica, e io penso che quella sia la strada più giusta.
      Senza quella, la previsione di Claudio Grassi temo si realizzerà.
      un caro saluto,
      Simone Oggionni

  6. SCIOPERO GENERALE DEL 6 SETTEMBRE

    – Una breve nota –

    La manifestazione del sindacalismo di base e conflittuale di martedì è stata
    importante e incoraggia tutti a proseguire con entusiasmo
    nell’organizzazione delle prossime iniziative di lotta.

    Non era facile, sia per i tempi stretti di preparazione, sia per la
    concomitanza della mobilitazione della CGIL, riuscire ad organizzare una
    scadenza indipendente su contenuti e modalità: per questo la nostra
    soddisfazione è ancora più motivata.

    Rimane e la sottolineiamo che la gravità del momento e dell’attacco ai
    diritti dei lavoratori e dei settori popolari impone un livello di
    iniziativa che sia continuo e sempre più incisivo, sappiamo bene che in
    queste condizioni economiche e politiche uno sciopero generale non basta,
    come sappiamo che neppure questa manovra finanziaria, modificata e
    rimodificata, sarà l’ultima.

    Migliaia di lavoratrici e lavoratori, precari, tantissimi i giovani, hanno
    partecipato e animato il corteo partito da Piazza XX Settembre, con parole
    d’ordine e contenuti forti e concreti: dalla cancellazione del debito
    pubblico, al rifiuto dei diktat dell’Unione Europea, al contrasto al
    padronato, tutti punti che, in quanto fondamentali, erano ben assenti nei
    discorsi e nella piattaforma della CGIL.

    Tutto è stato tranne una passeggiata, tutto è stato tranne qualcosa di
    simile al solito corteo, come quello che aveva in testa Errani, Sindaco e
    giunta, e il gotha del centro sinistra, gli stessi che dopodomani attueranno
    diligentemente i tagli che oggi contesterebbero.

    Così come mentre da una parte si invocava il patto con gli imprenditori,
    dall’altra si contestava duramente la Confindustria e il padronato, come
    dovrebbe fare un sindacato di lavoratori come dovrebbero fare l’insieme
    delle realtà di lotta e di movimento.

    Così come si è contestata la Banca D’Italia per sottolineare
    l’insostenibilità e l’impossibilità di ogni politica di rientro del debito
    pubblico che ricada nuovamente e pesantemente sui lavoratori, e non una
    contromanovra vagamente più equa.

    Ed è proprio per la “pericolosità” e la radicale concretezza di queste
    rivendicazioni che si spiega la notevole censura degli organi di
    informazione, che tra l’altro ha portato ad organizzare domenica scorsa un
    bliz alla Rai regionale; una disinformazione che meriterebbe la consegna di
    un pallottoliere a diversi giornalisti rispetto ai numeri riportati dalla
    stampa sul corteo.

    Fanno eccezione le immagini Rai del Tg Regionale che raccontano della
    grandissima partecipazione al nostro corteo.

    Momento importante è stato anche il passaggio ai lati di piazza del Nettuno,
    dove un servizio d’ordine della CGIL,formato da funzionari sindacali
    compresi quelli Fiom (sic) aveva creato un doppio cordone “sanitario” con
    la piazza: era evidente la preoccupazione che si creasse una certa
    contaminazione con i propri settori.

    Ma qualcosa è successo lo stesso: le ragioni e le rivendicazioni urlate dal
    camion, che attraversava il blocco, anche quelle più dure, sulle
    responsabilità della CGIL (sull’accordo del 28 giugno e sul conseguente art.
    8 della manovra, il patto di intenti con il padronato e le banche), hanno
    ricevuto l’applauso e il consenso di tanti, e in tanti si sono uniti al
    corteo diretto in Confindustria.

    Anche quest’ultima immagine ci conferma l’ idea che stiano profondamente
    sbagliando quelle realtà di movimento, che anche questa volta hanno portato
    acqua al mulino della concertazione e del tentativo di un nuovo patto
    sociale: certo è che non sono neppure riusciti a far emergere il senso di
    questa scelta (sbagliata).

    Crediamo che mai come in questo momento ci sia la necessità di una sincera,
    unitaria e vasta attitudine al conflitto che non può che esprimersi da un
    piano di autonomia rispetto alle forze politiche / sociali concertative.

    Oggi è importante proseguire preparando le prossime scadenze: la più vicina
    è quella dell’assemblea nazionale di Roma di sabato 10 settembre, assemblea
    promossa dalla rete “Roma Bene Comune” che ha già coinvolto tantissime
    realtà di lotta sociali e di movimento, l’altra da preparare da subito è la
    giornata del 15 ottobre, giornata europea di mobilitazione e di lotta, una
    giornata lanciata dal movimento degli indignados, una iniziativa che mette
    ben al centro i punti nodali della crisi e la necessità di una risposta non
    solo nazionale all’attacco in corso ad opera dei vertici dell’Unione
    Europea, della BCE e FMI.

    Su questo noi ci sentiamo impegnati e chiediamo a tutte le realtà che hanno
    dato vita al percorso iniziato il 6 settembre di condividere, come discusso
    nell’incontro pubblico del 1 settembre scorso, la necessità di riconvocarci
    dopo l’assemblea nazionale del 10 per proseguire la mobilitazione.

    USB Bologna

    Bologna 7 settembre 2011

  7. ottimo articolo, come al solito! soltanto una cosa: più combattivo sullo scontro interno, togliamoci dalle scatole quella finta di segretario che fa le cavolate al posto di andare allo sciopero generale!!

  8. trovo assurdo utilizzare blog di altri per riproporre lunghissimi testi illeggibili che trovano visibilità solo attraverso lo spazio mediatico proposto da compagni seri e pratici come Simone.

    Detto questo condivido il percorso politico di Simone aggiungendo:

    1) lo sciopero tra l’altro subisce la non partecipazione di molti lavoratori (anche sindacalizzati FIOM) massacrati da anni di Cassa Integrazione, costretti quindi a lavorare per non perdere anche quei 30 euro da stipendio da fame che percepiscono;

    2) oltre alla giornata internazionale del 15 Ottobre penso sia necessario un coordinamento europeo che non si limiti alla Sinistra Europea ma che si allarghi il più possibile dalle posizione del PCP e KKE al movimento altermondialista, al coinvolgimento nel progetto dei partiti comunisti e di sinistra dell’est europeo (in particolare il PCFR) dove su punti semplici ma tremendamente unificanti ci si riconosca tutti in un progetto comune.

    Saluti comunisti
    Andrea Bracciali

    1. Caro Andrea,
      condivido tutto, sia l’insensatezza dello spam, sia il punto sullo sciopero, sia l’ultimo accenno alla necessità di un coordinamento europeo di tutte le forze comuniste e d’alternativa. Come giovani stiamo lavorando proprio in quella direzione, anche per abbattere un po’ di muri mentali (il veto nei confronti dei comunisti più ortodossi, per esempio) che sono diffusi all’interno della sinistra europea.
      un caro saluto e a presto,
      Simone

  9. di Adriano Lotito (*)

    In questi mesi di proteste, rivolte e rivoluzioni, dai riots inglesi alla Primavera araba, è passata in un quasi totale silenzio la grandiosa lotta portata avanti dagli studenti universitari in Cile, tra violenze e repressioni di ogni genere. Una lotta la cui analisi può risultare di fondamentale importanza anche in vista di una corretta impostazione dell’autunno caldo che si prospetta quest’anno nel nostro Paese. La protesta studentesca che si vuole qui analizzare, assieme ai movimenti di “indignati” in Europa e alle masse arabe in rivolta, può infatti contribuire ad arricchire la nostra esperienza per portare a buon fine le lotte che sono nate e stanno nascendo in risposta alla “manovra” del governo Berlusconi e soprattutto, per difendersi da sindacati e socialdemocrazia che cercheranno in ogni modo di correre ai ripari e gettare acqua sul fuoco.

    Università e scuola pubbliche: privatizzazioni e discriminazioni classiste
    Le masse studentesche che si sono sollevate tra giugno e luglio protestavano e protestano contro un sistema universitario, quello cileno, estremamente elitario e classista. I finanziamenti pubblici non superano lo 0,3 del Prodotto Interno Lordo, le tasse universitarie aumentano in modo spropositato a fronte di uno stipendio medio di qualche centinaia di euro e così moltissimi studenti sono costretti a indebitarsi con lo Stato per poter permettersi di continuare gli studi (in una maniera non dissimile da come sarà in Italia con l’introduzione del Prestito d’Onore da parte del ministro Gelmini). A questa situazione devastante si aggiungono le numerose privatizzazioni e le molte concessioni da parte del governo cileno alle istituzioni universitarie private altrimenti chiamate Fondazioni (le stesse introdotte nel 2007 in Italia ad opera di Bersani). Insomma, un sistema universitario rimasto praticamente immutato dalla dittatura del generale fascista Pinochet (mentre noi in Italia siamo costretti a sottostare ugualmente ai retaggi della Riforma del fascista Gentile).

    Sciopero generale e repressione poliziesca
    In risposta a tutto questo nei mesi scorsi gli studenti cileni hanno cominciato a muoversi. In poco tempo è stata organizzata una mobilitazione generale che ha paralizzato l’intero Paese. Decine di cortei, manifestazioni, scioperi, occupazioni che hanno visto scendere nella lotta accanto agli studenti numerosi docenti, presidi, ricercatori e lavoratori della classe media e che hanno raggiunto il picco della partecipazione nei giorni del 30 giugno e del 15 luglio quando più di duecento mila persone hanno bloccato le strade di Santiago, la capitale. Ma le proteste si sono estese in tutte le città, da Valparaiso fino ai più piccoli paesi andini.
    Il “maremoto” studentesco ha destato attenzione soprattutto per la creatività e l’irriverenza della gioventù cilena, e per la determinazione nel proseguire la lotta fino al raggiungimento degli obiettivi. Obiettivi che non si fermano al solo miglioramento di scuola e università ma che pongono l’esigenza di un radicale superamento dell’assetto sociale ed economico costituito. Tra le parole d’ordine sulla bocca degli studenti ci sono l’indizione di un’Assemblea Costituente con pieni poteri esecutivi. Naturalmente la repressione da parte del governo conservatore di Pinera non si è fatta attendere: in molti casi le manifestazioni pacifiche sono diventate teatro di battaglia contro le forze dell’ordine che hanno attaccato i cortei studenteschi con manganellate e lanci di lacrimogeni. Ma questo non ha fermato gli studenti che hanno continuato a protestare, sino ai due giorni di sciopero generale a fine agosto duranti i quali ha perso la vita il quattordicenne Manuel Gutiérrez, brutalmente assassinato da un colpo di arma da fuoco al torace esploso da un agente della polizia cilena (i carabineros). La polizia è arrivata addirittura a compiere veri e propri rastrellamenti per strada (cosa che abbiamo visto compiere anche dalla polizia inglese durante le rivolte di qualche settimana fa).

    PC e sindacato: due agenti della borghesia all’interno delle masse studentesche
    Come si comportano in questo contesto le forze che dovrebbero rappresentare il confitto sociale e le istanze delle masse studentesche? In realtà è stato proprio il Partito Comunista cileno, di matrice stalinista, a chiamare gli studenti alla lotta, lo scorso marzo, per un puro fine elettoralistico e di visibilità mediatica. Ma quando il movimento inconsapevolmente scatenato è sfuggito loro di mano si sono subito affrettati a trovare un rimedio consensuale. La prima cosa che ha cercato di fare la direzione stalinista, insieme alla burocrazia del sindacato studentesco, la Confech, è stata quella di trovare un compromesso con il governo, provando ad ottenere dei contentini pronti poi a essere ritirati una volta spentasi l’onda della protesta. Ma il tentativo di smobilitare il movimento studentesco e di trovare accordi parziali con il governo è fallito miserabilmente producendo come unica conseguenza una grande disillusione da parte degli studenti nei confronti del Pc e dello stesso sindacato. Gli studenti sono quanto mai motivati ad ottenere un cambiamento radicale e questo rende loro molto scettici davanti alle proposte del governo e ai tentativi di mediazione sindacale.
    La determinazione con la quale sta procedendo la lotta rende molto interessanti le prospettive del movimento: sempre se si rimane nell’ottica dell’indipendenza di classe dal capitale e dalle sue variegate espressioni politiche e sindacali. Staremo a vedere, certo è che gli studenti e le studentesse che in questi giorni stanno arroventando le strade del Cile non saranno disposti così facilmente a svendere le proprie lotte.

    Vogliamo tutto! Allora serve un partito rivoluzionario alla testa degli studenti
    L’unica strada vittoriosa che potranno percorrere le masse studentesche cilene dovrà essere solamente quella di una prospettiva rivoluzionaria, di un reale superamento del sistema attuale. Ma per imboccare questo lungo e impervio percorso, che passa per l’unità tra il movimento degli studenti e quello dei lavoratori, serve un punto di riferimento, una guida, un’organizzazione sinceramente rivoluzionaria e indisposta a qualsiasi compromesso di natura riformista: un partito di stampo bolscevico, cioè l’esatto opposto delle attuali direzioni del movimento operaio cileno.
    I militanti cileni della Lega Internazionale dei Lavoratori – Quarta Internazionale (l’organizzazione di cui il Pdac è sezione italiana) affiancano in questo momento gli studenti per le strade di Santiago con queste stesse parole d’ordine. Così anche i Giovani di Alternativa Comunista qui in Italia garantiscono la massima solidarietà alle lotte studentesche, pronti ad imboccare anche loro il sentiero dell’autunno che quest’anno si preannuncia davvero rovente, dalle fabbriche alle università.

    (*) resp. Giovani di Alternativa Comunista

    1. Lo sa, il Militante rivoluzionario, che Camila e gli altri leader del movimento sono organici al partito comunista che qui viene definito stalinista? E che senza il contributo del PC non ci sarebbe gran parte della lotta che giustamente viene incensata sui giornali e sui network alternativi?

  10. “Ci presenteremo alternativi al PD e al PDL che a Parma che sono sempre andati d’accordo”
    Intervista a Pietro Previtera (PRC): “Il Sistema di potere di Parma è trasversale agli schieramenti. Noi di Falce & Martello siamo pronti al Congresso. Se alcuni compagni occupassero la sede di Rifondazione sarei contento, a patto che non inceppino mai il ciclostile. Mi trovavo a Londra durante gli scontri…”.

    07/09/2011

    Intervista a Pietro Previtera, membro del Comitato Politico Federale di Rifondazione Comunista di Parma ed esponente della componente Falce & Martello.

    Ti sei trovato casualmente a Londra in vacanza durante gli scontri che sono finiti su tutti i giornali del mondo. Che aria si respirava? Che opinione hai della protesta?
    Ti confesso una cosa: dato che come hai detto mi trovavo a Londra per turismo, e quindi ben lontano dalle periferie, ho potuto assistere solo a qualche strascico degli scontri; ma non dirlo a nessuno, perché in futuro vorrei creare la leggenda di essere stato uno dei leader della protesta.
    Comunque una sera dalle parti della sede del Chelsea (dove si trovava il mio albergo) ho visto una trentina di ragazzi neri fronteggiarsi per qualche minuto con una quindicina di poliziotti, ed è stato decisamente impressionante. In effetti in quei giorni l’atmosfera in città era davvero elettrica.
    Al di là della brutale operazione di polizia che ha generato la scintilla iniziale, penso che i tumulti di Londra abbiano cause sociali ben precise: la disoccupazione giovanile, che è molto alta sopratutto tra la popolazione di colore, i tagli allo stato sociale portati avanti dal governo Cameron, e naturalmente il contesto generale di crisi del capitalismo.
    Ovviamente distruggere vetrine e saccheggiare supermercati non serve a nulla sul piano politico, è solo un modo con il quale questi ragazzi delle periferie hanno sfogato la propria frustrazione e la propria rabbia, procurandosi contemporaneamente un po’ di cose (TV al plasma, scarpe di marca, ecc…) che normalmente non sono alla portata delle loro tasche.
    La guerriglia urbana non ha mai risolto i problemi delle classi sociali subalterne. Quello che serve è che le proteste delle fasce sociali più povere si saldino con le rivendicazioni più generali del mondo del lavoro e degli studenti, in un movimento che si ponga come primo obiettivo di riconquistare tutto quello che è stato tolto alla working class britannica dagli anni della Thatcher a oggi.

    Come mai in Italia non si verificano manifestazioni di rabbia e protesta così forti come in altri Paesi (vedi Spagna, Inghilterra, Francia…)? Da noi si sta meglio e la gente non ne sente l’esigenza, o c’è qualcosa di diverso?
    In Italia negli ultimi anni abbiamo visto lotte molto radicali ma settoriali: precari della scuola, operai di alcune fabbriche, No Tav, No inceneritore, l’Onda degli studenti, le lotte dei migranti, ecc… è mancato certamente un movimento di massa in grado davvero di cambiare i rapporti di forza nel nostro Paese. Penso che la situazione sia destinata a cambiare, alla luce della pesante manovra che il governo si prepara a varare. Per quanto i contenuti dei vari provvedimenti cambino ogni 5 minuti è evidente l’intenzione di far pagare la crisi ai lavoratori, agli studenti e ai pensionati, lasciando intaccati i privilegi dei ricchi.
    Stiamo parlando dell’abolizione di fatto del contratto nazionale e dello statuto dei lavoratori, dell’aumento dell’età pensionabile (limitando ulteriormente ai giovani la possibilità di trovare lavoro), dell’aggravarsi delle tasse e del costo dei servizi a causa dei tagli agli enti locali. E tutto questo per pagare gli interessi sul debito a banchieri, capitalisti e speculatori vari, cioè in sintesi a persone che non producono nulla ma vivono come parassiti sul lavoro degli altri. Di fronte a un attacco ai nostri diritti come questo sarà necessaria una risposta altrettanto radicale. Mi aspetto che il 15 ottobre, in occasione della giornata dell’indignazione europea, la manifestazione a Roma abbia una partecipazione di massa. Speriamo che quest’autunno le interviste che farai siano incentrate sul capire perché i lavoratori italiani si mobilitano molto di più delle pur infuocatissime piazze greche, spagnole, ecc…

    Perchè Rifondazione comunista ha così tanta paura di partecipare alle primarie del centrosinistra che si terranno a fine novembre a Parma… Se siete sicuri del vostro consenso ma soprattutto della bontà delle vostre idee perchè sottrarsi al confronto?
    Il consenso e la bontà delle proprie idee si misurano in tanti modi, tra i quali le elezioni, ma che io sappia le primarie servono a decidere il candidato per una certa carica, all’interno di un partito o (come si usa solo in Italia credo) di una coalizione di partiti.
    Il nostro comitato politico provinciale ha invece deciso che Rifondazione si impegnerà a costruire in vista delle prossime elezioni comunali un polo di sinistra alternativo a PD e PDL.
    Se ci pensi partecipare alle primarie del centrosinistra dopo aver preso questa decisione sarebbe un atto di schizofrenia, più che di coraggio.

    I cosiddetti “movimenti”, più o meno antagonisti, i centri sociali, che prendono corpo durante i presidi sotto i Portici del Grano chi e soprattutto quanta parte della città rappresentano?
    Rappresentano certamente quella gran parte di popolazione parmigiana che è stanca di vedere la propria città saccheggiata da un vergognoso sistema di potere. E non sto parlando solo di corruzioni e ruberie varie, che pure hanno raggiunto un livello intollerabile perfino per gli standard italiani, ma di politiche abitative che penalizzano i redditi bassi, privatizzazioni dei servizi, speculazioni edilizie, il tutto condito con demagogia “securitaria”.
    Declinato in modi differenti questo sistema di potere è trasversale agli schieramenti, basti pensare come Provincia e Comune siano sempre andati d’amore e d’accordo su un affaraccio come l’inceneritore.
    E del resto il caso Penati non è l’ennesima riprova che l’intreccio perverso tra affari e politica non sia un patrimonio esclusivo del centro-destra?

    A proposito di centri sociali, Rifondazione non manca mai di appoggiare ogni occupazione. Ma se vi venissero ad occupare la vostra sede in via Solari sareste contenti?
    Scherzi? Saremmo contentissimi! Non c’è nulla di più bello di una sezione di partito piena di compagni. Basta che ci aiutino a tenere la sede pulita e in ordine, e naturalmente non inceppino mai il ciclostile (questo sì che potrebbe creare qualche tensione).

    In autunno si terrà il congresso provinciale di Rifondazione comunista di Parma. Temi ciò possa portare ad un ridimensionamento della tua componente di Falce & Martello che oggi, al di là dei suoi rappresentanti nel Comitato Politico Federale, pare dettare la linea al partito?
    Beh, a me non pare proprio che Falcemartello detti la linea del partito.
    Ma sei stai facendo riferimento alla decisione presa dal comitato politico sull’atteggiamento da tenere in vista delle comunali certamente abbiamo sostenuto questa decisione con entusiasmo. Non ho paura del congresso, anzi Rifondazione ha urgente bisogno di aprire una discussione politica franca e aperta su come, con quali alleanze e su quali basi programmatiche affrontare la prossima fase politica. Certe parole d’ordine come “l’alleanza democratica contro Berlusconi”, che il segretario Ferrero continua a ripetere, mi sembrano sempre di più il ritornello di un disco rotto, alla luce di una situazione di crisi mondiale che ci pone compiti che non sono più rimandabili.
    O in Italia sapremo costruire un partito dei lavoratori e dei diritti sociali, alternativo agli attuali due o tre poli, oppure il nostro ruolo sarà sempre più di pura testimonianza.

    Andrea Marsiletti

  11. COMUNICATO STAMPA

    SCIOPERO NAPOLI: USB, ALLA PROTESTA DI OLTRE 5.000 PERSONE
    SI RISPONDE CON CARICHE E ARRESTI

    La Confederazione USB condanna l’azione repressiva attuata dalle forze di polizia nei confronti della folta manifestazione indetta per lo sciopero generale del sindacalismo di base questa mattina a Napoli, dove un corteo di oltre 5.000 persone ha attraversato la città, contro la manovra del governo e i diktat dell’Unione Europea.

    I manifestanti hanno dato vita ad un’azione dimostrativa presso la sede napoletana della Banca d’Italia, affiggendo striscioni e urlando slogan, a cui è seguita una inaspettata e dura carica da parte degli agenti. Un manifestante, un giovane precario incensurato, è stato portato in Questura ed arrestato con l’accusa di lesioni e detenzione di materiale esplosivo.

    USB nazionale esprime solidarietà al giovane arrestato ed alla federazione provinciale di Napoli, e sottolinea che non sarà la repressione a fermare la forte protesta sociale che oggi si sta esprimendo nelle tante piazze del sindacalismo di base.

    Roma, 6 settembre 2011

  12. Comunicato CC 32/11 – 7 settembre 2011
    [Scaricate il testo del comunicato in Open Office / Word / PDF]

    Lo sciopero generale del 6 settembre deve essere l’inizio di
    una campagna di proteste!

    Il 6 settembre 2011 non è stato solo il giorno dello sciopero generale. È anche il giorno dell’inizio di una lotta di piazza, della mobilitazione permanente benché articolata delle masse popolari nelle strade e nelle piazze in azioni di protesta. È l’inizio di una mobilitazione che sarà fatta di iniziative quotidiane, giorno dopo giorno. Una campagna che non avrà fine finché, ha solennemente proclamato ieri Susanna Camusso dal palco della manifestazione di Roma, “la manovra finanziaria del governo non sarà equa, non prenderà i soldi dove ci sono, con imposte sui grandi patrimoni e in particolare sui grandi proprietari immobiliari e non scompariranno dalla manovra: le misure che ledono i diritti dei lavoratori e la democrazia (lo Statuto dei Lavoratori, l’articolo 18, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, la Costituzione); le misure che legalizzano la violazione della legge tramite l’accordo azienda per azienda e zona per zona tra i padroni e qualche crumiro costituito in sindacato aziendale o locale (addirittura con valore retroattivo: perfino i dirigenti della Thyssen-Krupp e altri simili criminali ne usciranno sbiancati!); le misure che in qualsiasi modo riducono i salari o aumentano le tasse ai lavoratori; le misure che colpiscono le pensioni e aumentano l’età pensionabile; le misure che direttamente o riducendo i trasferimenti ai Comuni e agli altri Enti Locali riducono i servizio fanno aumentare imposte locali, tariffe, biglietti e ticket”. Questo ha proclamato perfino la Susanna Camusso, esponente di spicco della destra sindacale ma anche Segretaria Generale della CGIL.

    Ebbene, bisogna prendere in parola Susanna Camusso
    e inchiodarla alle sue dichiarazioni!

    L’obiettivo proclamato dalla Susanna Camusso è irraggiungibile con questo governo: se non altro per la semplice ragione che il più grande proprietario immobiliare del nostro paese è, di gran lunga, il Vaticano con la sua Chiesa Cattolica Romana, i suoi enti e le sue congregazioni. Alla Chiesa seguono le Società di Assicurazione, le Fondazioni Bancarie, Caltagirone (la famiglia acquisita da Casini in seconde nozze), Cabassi e alcune altre famiglie di grandi speculatori immobiliari, più o meno strettamente combinati con le Organizzazioni Criminali di cui Berlusconi è il referente politico indiscusso. Tutte cose che Susanna Camusso ben conosce. Ma si è ben guardata dal dirle, perché il suo proclama era destinato a restare parole gettate al vento per fare bella figura sul palco e tenere in pugno l’iniziativa e la direzione del movimento. Ma per fare questo Susanna Camusso ha solennemente e pubblicamente assunto un impegno a nome della CGIL. Bisogna costringerla a mantenerlo.
    Si tratta quindi di costringere Susanna Camusso e la Segreteria Generale della CGIL a trasformare l’impegno della Segretaria Generale in fatti quotidiani. Cosa hanno predisposto la Segreteria Generale e gli altri organi dirigenti della CGIL per attuare il lodevole programma proclamato da Susanna Camusso?
    Susanna Camusso e gli altri dirigenti della CGIL, quelli di destra più di quelli di sinistra perché la borghesia controlla da presso il loro lavoro, sono persone pratiche. Sanno bene, per esperienza di anni di attività sindacale, che per fare giorno dopo giorno quotidiane iniziative di protesta, bisogna tempestivamente e su grande scala mobilitare le strutture sindacali a tutti i livelli, dare parole d’ordine generali e direttive particolari. Certamente la Segreteria Generale della CGIL non ha ancora fatto nulla del genere. Lo deve fare. Deve mobilitare le strutture sindacali di categoria e territoriali perché mobilitino i lavoratori in produzione, organizzino i cassaintegrati, i lavoratori in mobilità, i disoccupati, i precari, gli studenti, i giovani che né studiano né cercano più un lavoro (sono più di 2 milioni), le casalinghe e i pensionati per attuare un fitto piano di iniziative di protesta. Non solo scioperi, perché come ben dice Raffaele Bonanni, esperto sindacalista complice del Ministro Sacconi, “i lavoratori che ancora lavorano non possono diminuire il già magro salario con scioperi quotidiani”: e lui di impedire scioperi quotidiani si occupa, non della magrezza dei salari. Ma proteste di ogni genere, sostenute in modo adeguato e conveniente anche dai lavoratori in produzione. Le strutture sindacali hanno i mezzi, le relazioni e l’esperienza per farlo. Hanno l’autorevolezza e godono del seguito, del prestigio e della fiducia necessari per farlo. Devono solo avere la volontà di farlo, essere realmente decise a farlo.
    Siccome nulla ancora le strutture sindacali di categoria e territoriali hanno fatto, ecco la prova che la Segreteria Generale e gli altri organi dirigenti della CGIL non hanno dato le direttive necessarie. Poco male! Meglio tardi che mai!

    Lo faranno se gli organismi della sinistra sindacale prenderanno essi stessi in mano
    l’iniziativa e si metteranno loro a farlo.

    Non lo faranno se i Rinaldini e Landini si metteranno, come hanno fatto da febbraio a luglio, a invocare in dichiarazioni e nelle riunioni confederali, con bei discorsi e ottimi argomenti, la destra sindacale e la sua capa, Susanna Camusso, perché prenda l’iniziativa. Ma lo faranno certamente se gli organismi della sinistra sindacale CGIL e i sindacati alternativi e di base (l’USB e gli altri) si metteranno a proclamarlo e a farlo essi stessi. Quando la sinistra sindacale prende l’iniziativa, la destra sindacale per non perdere seguito e prestigio tra i lavoratori è costretta a rincorrerla sul terreno che la sinistra ha imboccato. In questo periodo è una regola!
    Così è successo anche per lo sciopero generale di ieri. I giornalisti complici del governo o della destra sindacale, i ministri e i loro sindacalisti complici lo hanno chiamato “Sciopero Generale della CGIL”. Ma in realtà è più corrispondente al vero chiamarlo “Sciopero Generale della FIOM-CGIL e dell’USB”. Infatti è vero che lo sciopero generale lo hanno proclamato la Segreteria Generale della CGIL da una parte (dopo la riunione del 23 agosto dei segretari delle categorie e dei grandi enti territoriali) e la riunione (24 agosto) di sette “sindacati alternativi o di base” (USB, SLAI Cobas, ORSA, Cib-Unicobas, Snater, SICobas, USI) dall’altra. Ma esso in realtà è nato per iniziativa della FIOM (con l’invito ad associazioni e movimenti a una riunione generale da tenersi il 31 agosto, firmato Maurizio Landini in data 1° agosto) e dell’Esecutivo Nazionale USB (con l’invito del 9 agosto a nove altre organizzazioni della sinistra sindacale – delle organizzazioni invitate non hanno partecipato alla riunione del 24 agosto solo la FIOM (impegnata a mobilitare il resto della CGIL), la CUB e la Confederazione Cobas).
    Chi si ferma alla superfine delle cose, può condividere la tesi di ministri, sindacalisti e giornalisti complici che quello del 6 settembre era lo sciopero generale della CGIL da una parte e dei “sindacati alternativi e di base” dall’altra. Ma chi vuole costruire la rivoluzione socialista e quindi deve comprendere la dinamica, la concatenazione degli avvenimenti e dei fatti, il ruolo delle persone e degli organismi, deve capire dall’iniziativa di chi è venuto lo sciopero di ieri. Deve distinguere chi ha determinato il processo che ha portato allo sciopero di ieri, da chi vi ha aderito o addirittura lo ha subito, anche se si è issato al ruolo di mosca cocchiera e cerca di cavalcare il processo e smorzarlo (Susanna Camusso e il resto della destra sindacale, i nipotini di Craxi annidati nella direzione della CGIL come il cuculo nel nido che altri hanno costruito).
    Ecco quindi il compito della sinistra sindacale dopo lo sciopero generale del 6 settembre ed ecco la direzione che i comunisti, i lavoratori avanzati e gli esponenti avanzati delle altre classi delle masse popolari devono imprimere alla sinistra sindacale. Ecco la direzione che le Organizzazioni Operaie (OO) e le Organizzazioni Popolari (OP), i sinceri democratici della società civile e gli esponenti della sinistra borghese non completamente accecati dal loro anticomunismo, devono sostenere con tutti i mezzi di cui dispongono.

    Quale sarà il risultato reale della campagna di proteste promossa dalla CGIL in nome dell’obiettivo irraggiungibile di far fare all’attuale governo una manovra finanziaria equa ed efficace?
    Se riusciremo a indirizzare bene la campagna, il risultato effettivo sarà la costituzione di
    un governo di emergenza delle OO e OP, il Governo di Blocco Popolare!

    L’obiettivo di far fare all’attuale governo una manovra equa, proclamato ieri in piazza dalla Segretaria Generale della CGIL, non è solo irraggiungibile. Una simile manovra sarebbe comunque inefficace ad arrestare i sintomi della crisi generale del capitalismo e dannosa per le masse popolari (ma non “per tutti”, come invece sentenzia il non saggio Bersani affetto da interclassismo acuto: “se piove, piove per tutti”). Qualunque manovra volta ad assecondare le direttive della Banca Centrale Europea e quindi a rispondere alle richieste del mercato finanziario conferendo più soldi alle sue istituzioni e ai suoi speculatori, “risanando i conti pubblici” per usare il loro linguaggio, ha solo il risultato effettivo di aumentare la forza degli speculatori e delle istituzioni del mercato finanziario e di allargare il campo delle loro losche manovre con le privatizzazioni e gli appalti dei servizipubblici e con la finanziarizzazione (apertura al capitale privato, entrata in Borsa, ecc.) delle aziende pubbliche. Contemporaneamente soffoca ulteriormente l’economia reale, quella che produce beni e servizi: quindi accresce la disoccupazione, l’emarginazione, il ricorso alle mille attività anche antipopolari con cui chi non ha un reddito deve arrangiarsi, il disordine, l’insicurezza e la precarietà generali. Contemporaneamente allarga e aggrava il saccheggio e la devastazione dell’ambiente naturale. Simili manovre sono inefficaci perché vorrebbero essere cure conformi al “buon senso comune” per alcuni sintomi della crisi generale del capitalismo (il crollo del corso dei titoli finanziari, l’instabilità delle banche, ecc.), ma non irrobustiscono l’organismo malato né trattano la sua malattia: come arrestare un’emorragia o ridurre la febbre con pastiglie, senza curare la malattia che le provoca e sanare l’organismo malato.
    Le Sei Misure Generali
    Il programma del Governo di Blocco Popolare
    1. Assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa).
    2. Distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi.
    3. Assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato).
    4. Eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti.
    5. Avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione.
    6. Stabilire relazioni di solidarietà, collaborazione o scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi.

    Dato che l’obiettivo proclamato non sarà quindi mi raggiunto, la campagna di proteste si sposterà verso l’attuazione di misure efficaci. Esse in sintesi sono la costituzione del Governo di Blocco Popolare che attuerà il suo programma (le Sei Misure Generali), abolirà il Debito Pubblico (salvaguardando i risparmi delle masse popolari), nazionalizzerà le banche riducendole a svolgere solo le attività necessarie all’economia reale, prenderà le misure necessarie a far fronte a ritorsioni, ricatti e sabotaggi che certamente contro la sua opera saranno messi in atto dalle istituzioni del mercato finanziario e dalla sua quinta colonna che opera all’interno del paese.
    La campagna di proteste che deve partire dallo sciopero generale del 6 settembre porta infatti a compimento anche la creazione delle condizioni necessarie perché le OO e le OP costituiscano un loro governo d’emergenza e contemporaneamente seleziona i futuri componenti (i ministri) del GBP. Con questa campagna il paese viene reso ingovernabile da ogni governo emanazione dei vertici della Repubblica Pontificia: nessuno di essi è infatti in grado di soddisfare l’obiettivo della campagna. Crea quindi le condizioni perché i vertici della Repubblica Pontificia ingoino il rospo della costituzione del GBP, ovviamente ripromettendosi (sulla scorta dell’esperienza compiuta per sterilizzare e addomesticare la Resistenza dopo il 1945) di creare, sabotando e boicottando l’attività del GBP e sviluppando altre losche trame di cui sono esperti, le condizioni favorevoli a che essi riprendano il controllo della situazione: un disegno che le OO e OP dovranno e potranno rendere vano (ma questa sarà il compito di un prossimo domani).
    Per costituire il GBP non occorrono nuove elezioni. Il pallino del nuovo governo, delle nuove elezioni e della nuova legge elettorale è il gatto che si morde la coda. È il gioco di chi non vuole cambiare e l’assillo dei personaggi affetti da cretinismo parlamentare. L’attuale Parlamento voterà il GBP come ha votato ripetutamente il Governo Berlusconi. Basta che i suoi membri siano messi in condizioni di farlo, analogamente a come Berlusconi li ha messi nelle condizioni di votare il suo governo, qualunque cosa faccia. Nella grande maggioranza gli attuali membri del Parlamento è gente che non lavora per convinzione e tanto meno è disposta a sacrificarsi per convinzioni che non ha.

    Questo Parlamento voterà persino la sfiducia a Berlusconi dopodomani:

    se la campagna di proteste raggiungerà

    rapidamente, tempestivamente e persuasivamente

    un numero sufficiente dei suoi membri!

    Anche la Corte Pontificia si rassegnerà provvisoriamente alla costituzione del GBP. Questo è un altro fattore importante, decisivo anzi, per modificare il nostro paese. È uscito in questi giorni (il 5 settembre) sul sito di Repubblica il sondaggio dell’Atlante Politico di Demos. Il rapporto di Ilvo Diamanti che lo presenta è intitolato Un Paese senza guida. Così pensa e dice chi per abitudine o partito preso rifiuta di riconoscere che l’effettivo governo di ultima istanza dell’Italia è la Corte Pontificia con la sua Chiesa Cattolica Romana: questa è “la guida che c’è” del nostro paese.
    Perché allora l’Italia nella tempesta dell’attuale crisi generale del capitalismo pare un paese senza guida peggio delle altre potenze imperialiste ed è messa peggio degli altri paesi di analoga dimensione, al punto da essere diventata ludibrio e imbarazzo delle altre potenze imperialiste della UE?
    Proprio perché il suo governo di ultima istanza è la Corte Pontificia con la sua Chiesa Cattolica Romana. Il governo ufficiale non può attuare una politica che leda gli interessi del governo reale, niente patrimoniale, niente nominatività dei titoli finanziari né trasparenza degli affari, quindi neanche una effettiva tassazione del patrimonio immobiliare: per la stessa ragione i governi ufficiali non hanno fatto neanche piani urbanistici decenti, benché il bisogno fosse ben compreso!
    Tra i governi borghesi e il governo costituito dalla Corte Pontificia con la sua Chiesa Cattolica Romana vi è una differenza di fondo: quella che fa dell’Italia un paese non normale (per dire le cose con il vocabolario del molto onorevole Massimo D’Alema che non vuole o non riesce a riconoscere la causa dell’anormalità che lo assilla), quella che è la principale caratteristica specifica del nostro paese. La borghesia è nella storia dell’evoluzione della specie umana la prima classe dominante che ha assunto l’organizzazione e direzione della produzione dei beni materiali come suo ruolo principale e a giustificazione dei suoi privilegi e poteri. A differenza delle classi dominanti che l’hanno preceduta, essa ha trasfuso in questo compito le ricchezze, le risorse del potere e il patrimonio di conoscenze che sono monopolio della classe dominante: da qui l’enorme aumento delle forze produttive che oramai la borghesia non riesce più a gestire positivamente e che si sono trasformate in un fattore di distruzione della società e dell’ambiente e minacciano l’esistenza stessa della specie umana. Bene o male i governi borghesi rispecchiano questo carattere specifico della borghesia. Questo non vale assolutamente per la Corte Pontificia. Essa è un residuato del passato medioevale dell’Europa cristiana, sopravvissuto alla rivoluzione borghese. La Repubblica Pontificia è la forma assunta nel secondo dopoguerra dalla “Questione Romana” che assillò la borghesia durante il Risorgimento. Coerentemente alla concezione feudale del mondo che essa incarna e perpetua nella società borghese, la Corte Pontificia con la sua Chiesa Cattolica Romana concepisce l’Italia principalmente come terreno e popolazione destinati a fornire mezzi e risorse terrene (ahi, quanto terrene!) alla Corte Pontificia e alla sua Chiesa perché queste possano adempiere al loro compito divino nel mondo intero. Tuttavia loro malgrado, data la natura borghese della società da cui vogliono succhiare risorse al modo dei feudatari e del clero di un tempo, nonostante la loro aspirazione e natura la Corte e la sua Chiesa sono costrette a occuparsi direttamente anche del fatto che terreno e popolazione non danno più abbastanza e a preoccuparsi del fatto che sono irrequieti. Questo li obbliga a distrarsi dal loro compito divino e occuparsi persino di cose terra terra. Ma se ne occupano a loro modo, con prediche e parole vuote, di malavoglia e senza attitudine tanto il compito è contrario alla loro natura: hanno perfino puntato su un criminale di genio come Berlusconi e scaricato un politicante abile come Prodi. Il risultato ovviamente è che l’Italia sta ritornando a essere quella “vergogna d’Europa” che nell’Ottocento, a detta degli uomini di Stato di Sua Maestà Britannica, era costituita dallo Stato Pontificio di allora! La costituzione del GBP affronta anche questo aspetto costitutivo della nostra società, lo fa in un certo senso esplodere e pone le basi per la sua soluzione.
    Nel nostro paese il GBP è un passo verso la rinascita del movimento comunista e l’instaurazione del socialismo, in collaborazione con i popoli degli altri paesi di tutto il mondo. Effettivamente, sotto l’incalzare della crisi più grave che i paesi capitalisti abbiano mai vissuto e dell’esperienza accumulata dal movimento comunista grazie ai successi e alle sconfitte della prima ondata della rivoluzione proletaria del secolo scorso, il mondo sta trasformandosi e noi con esso, facendo girare le cose nella direzione della rivoluzione socialista anche nei paesi imperialisti. Questo è il processo storico in cui si inquadrano i nostri compiti di questi giorni. Sta a noi comunisti assolverli con successo. Dipende da noi! Il (nuovo)Partito comunista fa del suo meglio per spingere in avanti l’opera.

    Basta con questo governo di criminali e di traditori delle masse popolari!
    Rendere ingovernabile il paese con una campagna di proteste!
    Avanti fino alla costituzione del Governo di Blocco Popolare!
    La costituzione del GBP è un passo verso l’instaurazione del socialismo!
    Possiamo vincere! Dobbiamo vincere! Dipende anche da ognuno di noi!
    Costituire Comitati di Partito clandestini in ogni azienda e in ogni località!

    1. Ma basta per pietà questi comunicati deliranti!! Commentate nel merito le cose sacrosante scritte nell’articolo, non spammate questo delirio!!

  13. Tra Signori della guerra, Signori dell’atomo, Signori della finanza e Signorie padronali di ogni genere, negli sviluppi di un conflitto che è ormai tutto interno solo al capitalismo e del conflitto intercapitalista in corso tra RENDITA e PROFITTO.

    Sotto: Due “Chi l’ha detto?”: 1) Chi ha detto che “Il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie”
    2) “Sono contro la pena di morte, ma per Blair farei una eccezione. E’ un dato di fatto che tutti i problemi economici dell’Europa si riconducono a Tony Blair e alla Thatcher. E anche l’assenza di qualunque opposizione: Quando Blair si è spostato a destra i laburisti sono crollati. Nel mondo è lo stesso: non c’è opposizione, perchè la sinistra si è spostata a destra”.

    In questi giorni abbiamo atteso invano che si palesasse sui mass media e nella “politica” quanto di grave sta avvenendo sul terreno economico, parallelamente al degrado politico e della convivenza. Addirittura, invece, ieri sera scorrendo tutti i principali titoli di tutti i telegiornali d’Italia, neanche uno riguardava l’aggravarsi della situazione economica di questi giorni e di ieri in particolare, provenienti da varie parti e Paesi, a seguito dei segnali di crak economici-finanziari.
    Nel mentre stesso che si stavano assolvendo le Banche del crak Paramalat perchè in quanto “esse stesse sarebbero state ingannate ed hanno creduto ai conti di Tanzi”, ovvero hanno creduto a se stesse, in quanto quelle Banche che appartengono alle Agenzie di Reting (da mettere fuori legge, come minimo), nella vestigia di tali Agenzie (CHE APPARTENGONO AL SISTEMA ANGLOSASSONE del GOVERNO PER AGENZIE giuridicamente irresponsabili verso chicchessia: popolo, legge, o istituzioni elettive!!!) esse stesse hanno certificato per anni e in barba alla incerdibilità dei dati forniti a lungo, la validità dei Bilanci Parmalat.
    Così sordi e ciechi si doveva essere anche e forse solo negli anni ’20 e ’30 del ‘900, quando non si seppe o non si vollero cogliere i rumori di fondo di una crisi non solo economica del capitalismo come è quella di oggi, che andava traducendosi e che forze oscure e palesi voleva che si traducesse, in una crisi della convivenza internazionale e interna ai vari Paesi.

    LA TEORIA DELL’AZIONE CHE è LA TEORIA FASCISTA, CRESCE ED AVANZA QUANDO VIENE MENO LA PRATICA DELLA TEORIA DELLA PRASSI MARXISTA. Storicamente, SE VENGONO MENO I COMUNISTI AVANZANO I FASCISTI

    In questi giorni vanno palesandosi i rischi del debito sovrano e gli spostamenti recenti e di questi giorni, a favore della ‘estrema destra reazionaria, fascista, para-fascista e para-leghista, confermano il marcio che avanza in Europa da ormai un po’ di tempo, di cui avevamo scritto in GRANDE GUERRA e GRANDE CRISI 2011-2012:

    TRA GRANDE CRISI E GRANDE GUERRA?
    In ogni caso, C’E’ QUALCOSA DI MARCIO IN OCCIDENTE.

    “La mano invisibile del mercato” di Smith, non è affatto invisibile: è la mano delle piramidi societarie di imprese e partecipazioni incrociate tra sistema finanziario e capitalistico e sistema istituzionale degli Stati e delle sovranazionalità, che i tellettual-in di ogni indirizzo culturale, hanno coperto per un ventennio con la retorica sulla “globalizzazione”, fuorviando l’analisi di tale instaurata simbiosi, con una operazione condotto, da destra e da sinistra, nel segno della cancellazione del “lavoro” e dello “stato nazionale”.

    Con l’intuito guidato dall’esperienza e dall’analisi – confortata dalla lucida denuncia papale dei capitali anonimi come minaccia dell’umanità e da quelle anche recenti di molti osservatori di ogni indirizzo culturale – sentiamo puzza di qualche cosa.
    Forse perché, come disse Bloch :”il capitalismo è morto ma non finisce mai di morire” ed ogni vento di guerra e della sua crisi ciclica continua,ci porta la puzza di una progressiva putrefazione.

    Sia come sia, IN DEMOCRAZIA TUTTO E’ PUBBLICO E POLITICO (anche il privato, per cui tutto quello che riusciamo lo rendiamo pubblico); e come diceva anche Pirola:
    “continua da fare e scrivere discorsi difficili e complessi che sanno collegare i diversi aspetti e fatti della realtà, perché finché c’è anche uno solo che li legge e capisce c’è speranza, e peggio per chi non li legge o non li capisce” (del resto anche fisiologicamente l’intelligenza non è data dal volume del cervello ma dalla quantità dei collegamenti che in esso si stabiliscono).
    E non è un caso che chi ha messo a soqquadro il diritto internazionale da ultimo in Irak, siano stati proprio gli USA e la Gran Bretagna, i due ordinamenti che tutelano solo la “privacy”, in modo quasi esclusivo. Punto.

    TRA LA NOTTE DEGLI OSCAR, LA GRANDE CRISI DEL 20011-2012 CHE TROVA SEMPRE PIU’ CONFERME E I VENTI DI GUERRA LA QUALE SEMBRA PROFILARSI COME UNICA VIA DI USCITA come del RESTO fu L’UNICA CHE RISOLSE ANCHE LA CRISI CAPITALISTICA DEL ’29 (il New Deal fallì: nel 37 c’erano piu disoccupati che nel 29-30): il New DeFU LA GUERRA – DALLA INCAPACITA’ DEL CAPITALISMO E DELL’OCCIDENTE DI RISPONDERE AD OGNI SUA CRISI SE NON AGGRAVANDOLA, COME STA ACCADENDO DAL 2008

    I VENTI DI UNA CRISI che siannuncia ancor più grave delle fasi precedenti. Col profilarsi della incapacità di finanziare i debito contratti da Banche e imprese e degli Stati che le hanno finanziate, vari osservatori di varia cultura e tendenza prevedono come una SECONDA e ANCORA PIU GRAVE FASE DI QUELLA DEL 2008, che a sua volta – come abbiamo sostenuto – ERA LA SECONDA FASE DI QUELLA DEGLI ANNI A CAVALLO DEI 60-70: iniziata come crisi di sovrapruduzione dell’economia reale degli anni 60 che portò allacrisi monetaria degli anni 70 culminata con la convertibilità del dollaro.
    Ora anche osservatori di tendenza diversa dalla nostra dicono pari pari che “dalla crisi si può uscire ma solo preparando una crisi ancora più grave, come sta accadendo”, PROPRIO COME AVEVAMO SCRITTO NOI, con Marx, riferendoci a ciò che CI INSEGNA IL MODO CON CUI SI è CERCATO E SI STA CERCANDO DI USCIRE DALLA CRISI DEL 2008: di cui già SI SBAGLIA NEL NON SAPER COGLIERE LA CONTINUITà CON QUELLA DELL’ECONOMIA REALE E DI SOVRAPRODUZIONE INIZIATA NEGLI ANNI ’60 E con le RISPOSTE TOTALMENTE SBAGLIATE DATE CON IL TATCHETERISMO E IL REGANISMO E SPERIMENTATO PER PRIMA NEL CILE DI PINOCHET, CHE HANNO PORTATO ALL’ESPLOSIONE CRITICA DEL 2008, A CUI sono state date RISPOSTE ALTRETTANTO SBAGLIATE che hanno predisposto e PREPARANO QUELLA CHE SI ANNUNCIA COME ANCORA PIU DISASTROSA: C’E’ ad es. PERSINO CHI SCRIVE LIBRI TITOLATI: “FINE DELLA FINANZA”.

    ORA L’INCAPACITA DI RISPONDERE ALLA CRISI SE NON AGGRAVANDOLA come da 300 anni ci ha insegnato la storia di oltre che analizzato e ricordatoci da Marx (PER CUI NEL 2012 DOVRANNO ESSERE RIMBORSATI AIUTI E DEBITI PRIVATI E PUBBLICI SOSTENUTI E FINANZIATI DALLO STATO), FANNO CRESCERE I VENTI DI GUERRA A CUI COMINCIANO A PUNTARE, A QUANTO SEMBRA, i GRUPPI DI POTERE CAPITALISTICI E PROFESSIONISTI DEL POTERE DI ALCUNI PAESI, MEMORI DEL FATTO CHE, COME BEN SAPPIAMO, ANCHE DALLA CRISI DEL 29 (ad eccezione dei Paesi che scelsero una economia socialista pianificata come l’URSS, all’opposto del Piano economico di tipo corporativo, quale era – in forma diverse – sia il New Deal che quello fascista, della pubblicizzazione del privato: che è la stessa cosa dell’attuale privatizzazione del pubblico) NON SI E’ USCITI TRAMITE LE POLITICHE ECONOMICHE – CHE ANZI TRA IL 35 E IL 37 IN USA RISULTARONO AVER AGGRAVATO LA CRISI ECONOMICA E COMUNQUE, IN GENRALE, AVER LASCIATO AGLI STESSI LIVELLI DEL 1929 TUTTI I FATTORI DI CRISI E LA DISOCCUPAZIONE RIMASTA AI LIVELLI DEL 29.

    A pensare male si fa peccato ma….. c’è qualche cosa di marcio in Occidente dietro a quanto sta avvenendo nel Nord AFRICA E NON SOLO: COME SE SI STESSE CERCANDO O COSTRUENDO ADDIRITTURA – COME SEMPRE è STATO NECESSARIO FARE PER OGNI GRANDE GUERRA – L’ALIBI E LA MOTIVAZIONE PER FARLA DIVAMPARE.

    Il tutto avviene negli sviluppi del conflitto intercapitalista in corso tra RENDITA e PROFITTO a vantaggio della prima e a danno dell’economia reale e della produzione CHE TENDENZIALMENTE FINISCE COL RENDERE SEMPRE PIU’ ALTI I PREZZI DELLE MERCI COME QUELLI DELLE MATERIE PRIME con PROBLEMI RELATIVI IN PARTICOLARE E come si sa, ALLA SICUREZZA ALIMENTARE (come anche quella dell’acqua) CHE DIVENTERA’ PRIMARIA SEMPRE PIU (DI CUI LE RIVOLTE AFRICANE SONO UN ANTICIPO).
    CONFLITTO INTERCAPITALISTICO TRA RENDITA E PROFITTO dietro cui ci sono delle autentiche teologie, come quella BIPARTIZAN che dice: ” DATEMI DEL CAPITALE E CAMBIER0 IL MONDO” che in precedente mail abbiamo definito la TEOLOGIA DELL’INSUFFICIENZA DELL’ACCUMULAZIONE e di CAPITALE. TEORIA FALSA perchè in realtà il fatto è che nelle Borse si bruciano miliardi di dollari di capitale ogni giorno, il che è parte di una legge del capitalismo, ed anzi é proprio uno dei DUE PUNTI DI CRISI CICLICA CONTINUA dell’economia capitalistica,identificati dalla critica comunista e marxiana che analizza e specifica:

    1) il capitale subisce una distruzione continua, con velocità che accresciuta nel tempo;

    2) a società capitalistica realizza il suo consenso, sempre di più, distribuendo rendite.

    In tal quadro:

    A) si può comprendere meglio la lucida e previdente denuncia di Papa Ratzingher “contro i capitali anonimi” un “pericolo per l’umanità” che il Papa ritiene tale non meno ma forse anche più del “terrorismo” che il Papa ha messo dopo il “pericolo per l’umanità rappresentato dai capitalismi anonimi”;

    B) la pericolosità – ma anche la verosimiglianza con la realtà dei pericoli di GUERRA E CRISI di cui sopra che emerge dai fatti e anche dalla parole (“solo le parole contano” il resto sono chiacchiere, diceva Jonesco) di una “politica” che senza cultura e senza storia e quindi senza memoria si prepara a ripetere “Il Secolo lungo” del 900 nei suoi momenti più infausti, reazionari e di guerra, con cui si PALESA:
    sia il RILANCIO e la CRESCITA in GRANDE DELLA DESTRA REAZIONARIA E FASCISTA IN TUTTA EUROPA;
    sia un rilancio in grande del vero e principale volano del sistema di accumulazione capitalistico, ovvero gli armamenti, l’industria militare e la guerra – già diffusa e generalizzata in modo permanente in molte aree del mondo ma che evidentemente ancora non basta -, ovvero di puntare ancora una volta sull’apparato militare-industriale per uscire da una crisi che le politiche economiche della borghesia capitalista non sanno risolvere se non creando altre e anche più gravi crisi come dimostra la Storia – specie la storia del 900 che l’infausta e cialtronesca “sinistra” protesa ad una cosiddetta “terza via” capitalista (il fascismo si definiva “terza via” ma la sinistra federata o vendoliana priva di teoria, storia e memoria non se lo ricorda) ha scelto di obliare, di dimenticare e cancellare dalla memoria- , non solo ma anche per far fronte alle prossime ravvicinate scadenze di TITOLI di stato e bancari DA RIFINANZIARE e fronteggiare la prossima GRANDE CRISI, di fronte alla quale le PIRAMIDI SOCIETARIE CHE SI SONO IMPADRONITE DEL MONDO ( e dell’Italia) con PARTECIPAZIONI INCROCIATE TRA STATI, SOVRANAZIONALITA’ E IMPRESE, che come unica soluzione per una uscita – quale che sia ma che non metta in discussione il loro dominio e i loro malvagi e criminogeni interessi – DALLA CRISI pensano di trovarla nel BASTONE DELLA VIOLENZA AGGRESSIVA E GUERRAFONDAIA sul piano internazionale; E NEL BASTONE delle FORZE REAZIONARIE, NAZIONAL-FASCISTE E NAZIONAL-LEGHISTE.

    P.S. 22-4.2011. Per altro come da tempo ci è parso di aver dimostrato leghismo e nazionalismo dal 900 ad oggi, dal XX al XXI secolo e senza soluzione di continuità, sono funzioni del diciannovismo, ed hanno la stessa funzione e la stessa valenza utile per nascondere sotto traccia il conflitto sociale e tra le classi con lotte (diciannoviste, fasciste, leghiste) e con guerre tra le varie “padanie “nazionali” d’Europa, etnie, popoli, dove nazionalismi e leghismi reazionari, fascisti e nazionalisti sono mutati mutandis la stessa cosa (del resto avevamo avvertito già nel nostro Leghe e leghismo del 1997 che il nazionalismo padano, come ogni leghismo e/o lepenismo in ogni Paese, aveva ed ha la stessa funzione che ebbe il nazionalismo italico del fascismo. Sul leghismo e per capire meglio radici, nascita, crescita e prospettiva del leghismo che nasce dalla crisi della democrazia italiana ed europea innescata dall’abbandono del Partito democratico-sociale di massa e dalla teoria-prassi comunista.

    SENZA I COMUNISTI AVANZANO I FASCISTI (quante volte da lustri lo diciamo?). LA TEORIA DELL’AZIONE CHE è LA TEORIA FASCISTA, CRESCE ED AVANZA QUANDO VIENE MENO LA PRATICA DELLA TEORIA DELLA PRASSI MARXISTA. (a.r.)

  14. Il testo dell’emendamento approvato dalla commissione bilancio del Senato ed inserito nell’articolo 8 della manovra bis ha scatenato reazioni opposte tra Cgil e Cisl (entrambe firmatarie – con anche la UIL) dell’ Accordo interconfederale del 28 giugno 2011 con Confindustria.
    La CISL, il sindacato “zerbino” che giudica “demenziale” uno sciopero generale in questo momento, sostiene che l’articolo 8 semplicemente recepisce i contenuti dell’accordo di giugno. Una lettura diciamo “arrendevole” – come le si addice da ormai lungo tempo – del “pacco” che Governo e padroni stanno confezionando per far pagare la crisi ai soliti noti.
    Ma anche la Cgil che grida al golpe per quanto riguarda il contenuto del famigerato art. 8 non dice tutta la verità, anzi. Certo può dire di aver concesso solo una mano e non tutto il braccio con la sottoscrizione dell’accordo interconfederale del giugno scorso ma …… Ad una lettura attenta dell’accordo sottoscritto anche dalla CGIL (vedi testi in allegato ) non può infatti sfuggire che la deroga ai contratti nazionali tramite accordo aziendale (perfino sottoscritto dalle sole RSU e non obbligatoriamente anche approvato dai lavoratori dell’azienda) era già chiaramente contenuta nel testo sottoscritto anche da Camusso. E le deroghe non riguardava questioni secondarie ma istituti che disciplinano “la prestazione lavorativa, gli orari e l’organizzazione del lavoro”.

    Quell’intesa scambiava inoltre il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a dire l’ultima parola su qualsiasi accordo firmato in loro nome con regole costruite ad hoc per mantenere in capo alla casta sindacale di CGIL-CISL e UIL l’esclusività della rappresentanza sindacale. Anche la CGIL, con quella firma contro la democrazia nei luoghi di lavoro e il protagonismo di chi li “vive” ogni giorno, ha la responsabilità di aver aperto la strada all’ulteriore affondo del Governo.

    USB Unione Sindacale di Base

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