Dichiarazione della Lega dei Giovani Comunisti israeliani (agosto 2011)

 

L’enorme onda di manifestazioni che ha spazzato Israele nell’ultimo mese e mezzo, inclusa una manifestazione di 300,000 dimostranti a Tel-Aviv il 6 agosto, presentando un significato molto chiaro: la classe lavoratrice israeliana in generale, e i giovani in particolare, si ribellano contro l’impennata dei prezzi delle abitazioni e dei beni di base, e non vuole conformarsi oltre in silenzio a un sistema sociale che lavora contro l’interesse dei più per l’interesse di pochi.

Questo movimento di protesta sociale, caratterizzato dall’organizzazione di migliaia di tende di protesta in tutto il Paese, è guidato da giovani e solleva questioni che riguardano i bisogni della popolazione in generale, ma anche in modo specifico i bisogni di giovani e studenti.

L’onda di rivoluzioni nei Paesi arabi, che ha visto lo scatenarsi di energie creative, contro l’oppressione e la povertà, e per la democrazia e la giustizia sociale, ha colpito l’Europa, dove i giovani sono scesi nelle strade in Spagna, Grecia e altrove. Adesso, stiamo assistendo ad una simile lotta in Israele: giovani, molti dei quali sono stati dormienti e passivi, stanno interessandosi alla politica, si stanno mobilitando in modo massiccio nelle strade, e sono coinvolti nella discussione democratica su strategie e tattiche di questo movimento.

La Lega dei Giovani Comunisti israeliani (YCLI) ha sostenuto questo movimento di protesta sin dal suo inizio, dal momento che esprime gli interessi della grande maggioranza dei giovani israeliani, ugualmente ebrei e arabi. Il nostro impegno verso il cambiamento sociale, e la nostra vasta esperienza nell’organizzazione sia dei quadri che delle masse, significa che i nostri compagni sono alla guida di numerosi accampamenti di protesta locali, e sono altresì presenti all’interno della leadership nazionale del movimento.

Abbiamo una responsabilità nell’ampliamento degli obiettivi del movimento di protesta, portandolo alla periferia del Paese, alle zone povere delle grandi città, e alle piccole città, lontane dalle aree metropolitane. Questo è particolarmente evidente nelle città e villaggi arabi, dove siamo i protagonisti di questa recente onda di lotte, guidando le iniziative della costruzione degli accampamenti di protesta e organizzando manifestazioni.

Come parte integrante di questo giovane, vibrante, dinamico e crescente movimento sociale, noi solleviamo richieste immediate, che includono:

 

–       Giovani coppie sposate non si possono permettere di acquistare un appartamento. La YCLI chiede massiccia costruzione di case popolari, anche in città e villaggi arabi, e sovvenzioni ai mutui (come è stato fino agli anni ’80, quando vennero adottati i piani di austerità neo-liberali).

–       Studenti medi e universitari non possono pagare alte rette. La YCLI chiede alle municipalità di adottare regolamentazioni atte a fissare un tetto limite per le rette, per arrestarne l’innalzamento. In più, il governo deve creare più dormitori nelle università e nelle scuole superiori, per permettere a più studenti di vivere vicino alla sede dei loro studi.

–       Il costo della vita è in crescita, ma i salari mensili restano costanti. Di conseguenza, sempre più lavoratori, soprattutto i giovani precari non riescono ad arrivare alla fine del mese. La YCLI chiede che il governo di intervenire per fissare i prezzi dei beni alimentari di prima necessità, gas, trasporti pubblici, elettricità e acqua e pagare un’indennità mensile a ogni lavoratore.

–       Le città e i villaggi arabi stanno affrontando un’acuta crisi abitativa, manifestata dalla carenza di permessi di edificazione e confische della terra. La YCLI chiede di bloccare immediatamente le confische della terra, e restituire le terre confiscate in passato. I piani locali e regionali per città e villaggi arabi devono assegnare aree per lo sviluppo di abitazioni e i permessi all’edificazione devono essere concessi sulle stesse basi. La brutale politica di demolizione delle case, che il governo sta attuando non solo contro i territori palestinesi occupati, ma anche contro i cittadini palestinesi di Israele, deve essere abolita, includendo i cosiddetti “villaggi non riconosciuti” delle tribù beduine nel sud di Israele.

 

Oltre a queste ed altre richieste immediate, la YCLI contribuisce alla lotta a livello politico e ideologico.

 

Dal punto di vista ideologico, affermiamo, sulla base della nostra prospettiva marxista-leninista, che questa lotta sociale, in essenza, si svolge tra due classi e due punti di vista: da una parte, c’è la percezione del mondo capitalista del Primo Ministro Netanyahu, che è manifestato da benefici per gli ultra-ricchi, e dagli attacchi ai diritti dei lavoratori e degli studenti, sotto gli slogan della privatizzazione e dell’“economia del libero mercato”; dall’altro, c’è la nostra visione socialista del mondo, che sostiene una società egualitaria, pacifica e socialmente giusta, che rispetti i diritti sociali, civili e nazionali.

 

Dal punto di vista politico, il nostro contributo al movimento sociale è doppio.

 

Primo, insistiamo sul legame tra l’occupazione in atto del popolo palestinese, e l’enorme costo sociale, economico e morale che la società israeliana deve pagare per mantenerla. La nostra posizione secondo la quale la lotta per la giustizia sociale è intrecciata con la lotta per la pace sta diventando sempre più accettata quando le persone realizzano che le centinaia di milioni di Shekel che sono ora spesi per costruire insediamenti e aumentare la spesa militare, si sarebbero potuti spendere nella costruzione di asili, scuole, ospedali e biblioteche.

 

Secondo, sottolineiamo che il successo di questo movimento può essere raggiunto solo attraverso l’adozione di un carattere unitario ebreo-arabo. Il movimento ha bisogno di affrontare apertamente i problemi unici dei cittadini arabi in Israele (che comprende più del 20% della sua popolazione), e deve creare una stretta cooperazione, su vasta scala, tra la gioventù ebrea e araba. Questo tipo di cooperazione può aiutare a consolidare un ampio pubblico dietro la nostra richiesta di un’uguaglianza nazionale e civile completa per la minoranza arabo-palestinese all’interno di Israele.

 

Il movimento di protesta ha portato all’attivismo un grosso strato di giovani, ebrei e arabi, contribuito alla loro politicizzazione, e li ha avvicinati ad una prospettiva di profondo cambiamento sociale. Così, è uno sviluppo ancora più importante che noi, come Giovani Comunisti, dobbiamo studiare ed analizzare, ma anche uno sviluppo in cui dobbiamo immergerci, coinvolgere i nostri quadri e simpatizzanti, e aiutare a consolidare una chiara prospettiva su come portare avanti la lotta. Fare questo contribuirà alla causa della Pace e del Socialismo, che crediamo prevarrà.