Obiettivo numero uno: sconfiggere il fascismo in tutta Europa

La letteratura racconta la realtà, la verità raggiunge la fantasia. Il giallista Stieg Larsson qualche anno fa aveva previsto tutto: la violenza dell’estrema destra scandinava, il sangue e la strage come rottura dell’illusione di un nord Europa paradigma della tolleranza e della convivenza civile.

Nel cuore del nord Europa in questi anni il racconto macabro si è trasformato in realtà e il martirio di novantadue ragazzi a Oslo e Utoya è il prezzo che dobbiamo pagare per aprire collettivamente gli occhi sul fatto che l’estrema destra e il neonazismo sono tutt’altro che un residuo del passato.

La strage compiuta da Anders Breivik è la manifestazione di un fenomeno che denunciamo da tempo.

In tutto il nord Europa la destra estrema – dopo il ciclo lungo della socialdemocrazia e della pace sociale – è sdoganata, è parte integrante e a pieno titolo delle diverse scene politiche nazionali. Parte integrante e con consensi crescenti: in Norvegia il Partito del progresso di Siv Jensen (di cui Breivik ha fatto parte dal 1997 al 2007) viaggia intorno al 22% dei voti, in Svezia i “Democratici” di Jimmie Akesson hanno ottenuto per la prima volta nel 2010 l’ingresso nel Parlamento (con 20 seggi), in Danimarca il Partito del Popolo di Pia Kjiaersgaard ottiene circa il 14% dei voti e in Finlandia il partito nazionalista dei veri finlandesi è al 19%.

Per non parlare di quello che accade nel resto d’Europa, dal risultato del Pvv di Geert Wilders in Olanda (terza forza del Paese) a quello del Fpö in Austria (27% di voti alle municipali di Vienna nel 2010) e, ancora, ai risultati degli omologhi partiti dell’estrema destra dichiaratamente xenofobi e anti-islamici di Svizzera, Bulgaria e Ungheria.

E che il clima nel resto dell’Europa non sia diverso, lo dimostra anche la vergognosa ma per nulla incoerente condivisione espressa dal parlamentare europeo della Lega Nord (forza di governo in Italia) Mario Borghezio rispetto al messaggio di Breivik. Borghezio parla di parole “profondamente sane”, di un condivisibile “rifiuto della società multirazziale”, di una condivisibile “critica dura alla viltà di un’Europa rassegnata all’invasione islamica”.

Borghezio e Breivik (che ha dichiarato esplicitamente che il suo obiettivo era, con le stragi, quello di “fermare l’alleanza marxista-islamica e salvare la Norvegia e l’Europa occidentale”): pensieri intercambiabili, pensieri che dovrebbero essere semplicemente banditi dalla dialettica democratica ma che, al contrario, sono parte del discorso pubblico dominante.

Allora nessuno parli di “follia”, di un gesto isolato. Anche sul piano materiale, come Breivik stesso ha confermato dopo l’arresto, è molto probabile che egli non abbia compiuto da solo i delitti, ma che due ulteriori cellule lo abbiano aiutato quantomeno nella pianificazione.

E nessuno inventi fantasiose teorie complottiste per non guardare in faccia la realtà, dura e semplice.

Semmai, un’ombra va dissipata, e riguarda la condotta delle forze militari norvegesi che sono intervenute, a quanto sappiamo, con grave ritardo (quarantadue minuti) e che hanno sorvolato l’area per circa novanta minuti senza intervenire, senza sparare, lasciando che Breivik continuasse ad uccidere inseguendo i ragazzi uno per uno, fino in mare. E questo, davvero, è tanto inspiegabile quanto agghiacciante.

La verità è che esiste nel nostro Continente un fondamentalismo cattolico e neonazista molto radicato, a tutti i livelli, che è tanto più pericoloso quanto più si innesta nella crisi economica, nella povertà e nei conflitti che essa genera.

Esistono un odio e un razzismo che sono frutti mortiferi ma legittimi della cosiddetta civiltà e cultura europea e, sul piano politico, del compromesso socialdemocratico sopravvissuto nei Paesi scandinavi.

Le stragi di Oslo e Utoya ci impongono il massimo rigore e il massimo impegno nel tracciare una linea di demarcazione netta tra il mondo (quello che abitiamo e proviamo a riempire ogni giorno di dialogo e di conflitto) e l’estrema destra, il neonazismo e il neofascismo. Non soltanto perché questo è l’unico modo non ipocrita per esprimere solidarietà ai giovani sopravvissuti del Partito Laburista e a tutto il popolo norvegese, ma anche perché, viceversa, rischiamo di perdere di vista le necessità, le urgenze e le priorità della lotta politica.

Oggi come ieri il nemico principale – anche su scala globale – è il fascismo, la sua cultura e il virus che da esso promana. Non dimentichiamocelo mai.

20 risposte a “Obiettivo numero uno: sconfiggere il fascismo in tutta Europa”

  1. Sulla spiaggia di Utoya, la sfida dell’utopia
    Democrazia e sobrietà, nonviolenza e solidarietà

    In questo agosto 2011, la tempesta azionaria che sta spazzando le borse, i mercati e, apparentemente, la vita del mondo occidentale, finisce per nascondere altri accadimenti che hanno generato e stanno generando ansia e preoccupazione, dolore e terrore per l’umanità.

    La primavera delle popolazioni arabe non è affatto fiorita. In Tunisia come in Egitto il carico di aspettative e speranze non ha ancora avviato democrazia e stabilità. Altrove la resistenza di regimi dittatoriali al cambiamento hanno generato vere e proprie guerre (Libia), repressioni sanguinose e massacri di civili (Siria, Yemen del Sud). Incomprensibile l’atteggiamento delle potenze occidentali: ultrainterventiste nei confronti di Gheddafi, latitanti e ignave nei confronti di Assad e altri. Intanto all’eliminazione fisica di Osama Bin Laden, nemico numero 1 dell’Occidente, non è seguita alcuna soluzione della guerra in Afghanistan, perdura l’instabilità in Iraq, aumentano le tensioni e gli attentati in Pakistan.

    Gli “indignados”. Dalla Spagna alla Grecia, ora persino in Israele nasce questo movimento prevalentemente giovanile, ma con un vasto e crescente consenso in tutta la popolazione di questi paesi, che ha come caratteristica – lo dice il nome stesso – l’indignazione nei confronti della classe politica ed economica per l’assenza di prospettive e di futuro, per la mancanza di reddito.

    La carestia e la siccità nel corno d’Africa. 11 milioni di persone in fuga dalla siccità e dalla fame. Dalla Somalia il fenomeno si allarga e estende a Etiopia, Eritrea, Sudan, Kenya fino alla Tanzania. 11 milioni di persone stremate anche dalle guerre fra bande e da quelle economiche mondiali per il controllo dei prodotti alimentari. Una situazione aggravata anche dall’assenza totale della cooperazione internazionale, con le ong sempre più sole e senza fondi, a partire da quelle italiane.

    La strage di Oslo. Un pazzo, imbevuto della summa più becera dei luoghi e delle parole d’ordine comuni alle destre xenofobe, fasciste e razziste di tutta Europa, con logica e preparazione militare, ha prima devastato con una bomba il centro della città e poi è andato a uccidere settanta ragazzi e ragazze che avevano una unica colpa: quella di ritrovarsi per tentare di costruire un mondo migliore.

    I No Tav in Val di Susa. In Piemonte un movimento di uomini, donne, bambini, sindaci tenta di difendere la propria terra, la valle. Cocciuti, ostinati, preparati. Prendendo le distanze dai violenti, ma ribadendo l’assoluta contrarietà a un’opera che porterà distruzione del paesaggio, inquinamento e nessuno sviluppo. Tutto per qualche miliardo di euro di contributi: gli stessi che vediamo ora bruciarsi a dozzine nelle borse ogni giorno.

    La rivolta dei giovani delle periferie inglesi. L’indignazione dei giovani londinesi non c’è neanche stata: è diventata subito rivolta e saccheggio. Decine di anni di tagli al welfare hanno ucciso la capacità di indignarsi. E’ bastata una scintilla e l’incendio dai quartieri periferici di Londra si è esteso a tutte le grandi città inglesi.

    Pure in Italia. Il risveglio sociale e culturale evidenziatosi prima con le elezioni amministrative e poi diventato maggioranza assoluta con i referendum contro la privatizzazione dell’acqua, il nucleare e le leggi ad personam, rischia di essere spazzato via in qualche giorno dalla classe politica che ci governa, totalmente incapace di governare eppure abbarbicata alle proprie poltrone, ai propri affari. Totalmente in balia delle speculazioni finanziarie.

    Questo è il quadro che abbiamo davanti. Questo è il contesto in cui si muovono gli speculatori che giocano in borsa; che uccidono economie e democrazie.
    Forse a ben vedere questi giochi di borsa non sono del tutto estranei a questa situazione: forse non solo speculano sopra le crisi, ma le creano. Una sorta di estrema destra razzista fondamentalista, xenofoba e razzista che si prende il potere, anche economico.

    Si continua a parlare di Crescita, di Sviluppo, di Prodotto Interno Lordo…
    Le ricette che si propongono sono sempre le stesse: tagli ai servizi sociali, al welfare, all’istruzione, all’educazione, alla cultura.
    Eppure le banche sono piene di liquidità: negli Stati Uniti ormai si applicano tassi negativi sui depositi bancari.
    Non mancano segnali “inquietanti” come la diminuzione dell’attitudine al consumo, generato da alcuni fattori: alla semplice mancanza di reddito, si è aggiunta la paura e l’insicurezza per il futuro che porta all’accumulo e al disinvestimento, e ora anche la ricerca di valori alternativi e antagonisti al consumo come modus vivendi.
    Il cocktail è esplosivo. Supermercati vuoti di gente e quindi pieni di merci; conti correnti vuoti e indebitati e altri pieni di soldi non utilizzati; città piene di case vuote, strade vuote per la paura eppure piene di gente disperata: prima o poi i vuoti saranno riempiti.

    Quand’è che si comincerà a ragionare sul fatto che… c’è qualcosa che non va?
    Che la crescita, lo sviluppo, il consumo… non sono leggi naturali e neppure divine?
    Che sono “solo” frutto dello sfruttamento perpetrato dall’uomo sulla natura e sull’uomo stesso oramai giunte al limite? Che qualche centinaio di anni di modello ideologico-economico e qualche dozzina di anni di turbo capitalismo finanziario non hanno trasformato la Terra in un Paradiso ma in un Inferno terrestre?

    La strada è evidentissima: sarà durissima, ma inevitabile e giusta.
    Occorre studiare, prepararci ed educarci al de-sviluppo e alla de-crescita.
    Occorrerà farlo non con meno, ma con più diritti e legalità
    Con consapevolezza e con sobrietà e sempre più con nonviolenza, rispetto e dignità.
    Questa è la lezione che ci arriva dai ragazzi e dalle ragazze delle piazze arabe e europee, dagli “indignados” e dai tanti che hanno perso la capacità di indignarsi, dalla gente della Val di Susa.
    Questa è la lezione di civiltà e d’amore che ci arriva dai ragazzi e dalle ragazze di Utoya.
    La città di Oslo, il popolo norvegese, la classe politica che vi governa all’unisono e come un sol uomo hanno accolto questa sfida.
    Occorre reagire con più democrazia e più solidarietà.
    Sulla spiaggia di Utoya, la sfida dell’utopia.

    Michele Papagna
    presidente AceA onlus, consumi etici e stili di vita solidali
    direttore responsabile agenziastampa http://www.consumietici.it

  2. INQUIETANTE!!!

    [Esplora il significato del termine: LO RIFERISCE L’AVVOCATO DEL KILLER DI OSLO AL QUOTIDIANO AFTENPOSTEN Breivik ha chiamato 10 volte la polizia Voleva arrendersi. Ha ricevuto solo due risposte. In attesa di essere richiamato ha sospeso la sparatoria NOTIZIE CORRELATE MULTIMEDIA – Le immagini, i filmati, gli audio sulla tragedia norvegese I ragazzi norvegesi: ecco i volti Breivik sarà processato solo nel 2012 Anders Behring Breivik Anders Behring Breivik MILANO – Ha chiamato almeno dieci volte la polizia per arrendersi e, in attesa di risposta, avrebbe sospeso momentaneamente la sparatoria. Lo ha dichiarato giovedì l’avvocato di Anders Behring Breivik, l’uomo che ha confessato la sua colpevolezza per la bomba a Oslo e la strage a Utoya. L’affermazione, che ancora deve essere confermata, apre nuovi interrogativi sull’operato della polizia norvegese. SI È IDENTIFICATO COME «IL COMANDANTE» – Molti si chiedono infatti se un intervento più rapido ed efficiente non avrebbe potuto salvare le vite di alcuni dei 69 ragazzi uccisi al raduno laburista di Utoya. Il legale Geir Lippestad ha raccontato al quotidiano Aftenposten che Breivik ha cercato di telefonare alla polizia almeno una decina di volte, ma è riuscito ad entrare in contatto con gli agenti solo due. Breivik, che ha chiamato con il cellulare di una delle sue prime vittime, si è identificato come «comandante e ha usato il suo nome completo», ha detto l’avvocato Lippestad, spiegando che il suo assistito voleva consegnarsi e ha detto di volersi «arrendere», chiedendo alla polizia se avrebbe accettato. «Ha detto di aver ricevuto delle risposte che non capiva e di aver chiesto di essere richiamato, per accertarsi che la polizia avesse ben compreso la sua volontà di arrendersi», spiega Lippestad. SOSPESA LA SPARATORIA A UTOYA – In attesa di essere richiamato dalla polizia, Breivik avrebbe sospeso la sparatoria. A questo punto, racconta l’avvocato, l’uomo si è chiesto «se suicidarsi o continuare quella che chiamava la sua operazione e ha deciso di proseguire fino all’arrivo della polizia». Il quotidiano riferisce che alcune testimonianze hanno parlato di una pausa negli spari. La polizia ha ammesso che vi è una registrazione che potrebbe essere di Breivik, ma non ha potuto confermare se vi siano state altre telefonate. COMMISSIONE D’INCHIESTA – Oggi il governo norvegese si riunisce per il suo consiglio settimanale e i media anticipano il possibile annuncio della composizione di una commissione d’inchiesta indipendente sulla risposta delle autorità e della polizia agli attacchi del 22 luglio, in cui sono morte 77 persone.] LO RIFERISCE L’AVVOCATO DEL KILLER DI OSLO AL QUOTIDIANO AFTENPOSTEN
    Breivik ha chiamato 10 volte la polizia
    Voleva arrendersi. Ha ricevuto solo due risposte.
    In attesa di essere richiamato ha sospeso la sparatoria

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    I ragazzi norvegesi: ecco i volti
    Breivik sarà processato solo nel 2012

    Anders Behring Breivik
    Anders Behring Breivik
    MILANO – Ha chiamato almeno dieci volte la polizia per arrendersi e, in attesa di risposta, avrebbe sospeso momentaneamente la sparatoria. Lo ha dichiarato giovedì l’avvocato di Anders Behring Breivik, l’uomo che ha confessato la sua colpevolezza per la bomba a Oslo e la strage a Utoya. L’affermazione, che ancora deve essere confermata, apre nuovi interrogativi sull’operato della polizia norvegese.

    SI È IDENTIFICATO COME «IL COMANDANTE» – Molti si chiedono infatti se un intervento più rapido ed efficiente non avrebbe potuto salvare le vite di alcuni dei 69 ragazzi uccisi al raduno laburista di Utoya. Il legale Geir Lippestad ha raccontato al quotidiano Aftenposten che Breivik ha cercato di telefonare alla polizia almeno una decina di volte, ma è riuscito ad entrare in contatto con gli agenti solo due. Breivik, che ha chiamato con il cellulare di una delle sue prime vittime, si è identificato come «comandante e ha usato il suo nome completo», ha detto l’avvocato Lippestad, spiegando che il suo assistito voleva consegnarsi e ha detto di volersi «arrendere», chiedendo alla polizia se avrebbe accettato. «Ha detto di aver ricevuto delle risposte che non capiva e di aver chiesto di essere richiamato, per accertarsi che la polizia avesse ben compreso la sua volontà di arrendersi», spiega Lippestad.

    SOSPESA LA SPARATORIA A UTOYA – In attesa di essere richiamato dalla polizia, Breivik avrebbe sospeso la sparatoria. A questo punto, racconta l’avvocato, l’uomo si è chiesto «se suicidarsi o continuare quella che chiamava la sua operazione e ha deciso di proseguire fino all’arrivo della polizia». Il quotidiano riferisce che alcune testimonianze hanno parlato di una pausa negli spari. La polizia ha ammesso che vi è una registrazione che potrebbe essere di Breivik, ma non ha potuto confermare se vi siano state altre telefonate.

    COMMISSIONE D’INCHIESTA – Oggi il governo norvegese si riunisce per il suo consiglio settimanale e i media anticipano il possibile annuncio della composizione di una commissione d’inchiesta indipendente sulla risposta delle autorità e della polizia agli attacchi del 22 luglio, in cui sono morte 77 persone.

  3. DOBBIAMO FERMARLI !

    (31 Luglio 2011)

    ( Per adesioni: [email protected] ).

    5 proposte per un fronte comune contro il governo unico delle banche.
    Ci incontriamo il 1° ottobre a Roma.

    E’ da più di un anno che in Italia cresce un movimento di lotta diffuso. Dagli operai di Pomigliano e Mirafiori agli studenti, ai precari della conoscenza, a coloro che lottano per la casa, alla mobilitazione delle donne, al popolo dell’acqua bene comune, ai movimenti civili e democratici contro la corruzione e il berlusconismo, una vasta e convinta mobilitazione ha cominciato a cambiare le cose. (…)

    E’ andato in crisi totalmente il blocco sociale e politico e l’egemonia culturale che ha sostenuto i governi di destra e di Berlusconi. La schiacciante vittoria del sì ai referendum è stata la sanzione di questo processo e ha mostrato che la domanda di cambiamento sociale, democrazia e di un nuovo modello di sviluppo economico, ha raggiunto la maggioranza del Paese.
    A questo punto la risposta del palazzo è stata di chiusura totale. Mentre si aggrava e si attorciglia su se stessa la crisi della destra e del suo governo, il centrosinistra non propone reali alternative e così le risposte date ai movimenti sono tutte di segno negativo e restauratore. In Val Susa un’occupazione militare senza precedenti, sostenuta da gran parte del centrodestra come del centrosinistra, ha risposto alle legittime rivendicazioni democratiche delle popolazioni. Le principali confederazioni sindacali e la Confindustria hanno sottoscritto un accordo che riduce drasticamente i diritti e le libertà dei lavoratori, colpisce il contratto nazionale, rappresenta un’esplicita sconfessione delle lotte di questi mesi e in particolare di quelle della Fiom e dei sindacati di base. Infine le cosiddette “parti sociali” chiedono un patto per la crescita, che riproponga la stangata del 1992. Si riducono sempre di più gli spazi democratici e così la devastante manovra economica decisa dal governo sull’onda della speculazione internazionale, è stata imposta e votata come uno stato di necessità.
    Siamo quindi di fronte a un passaggio drammatico della vita sociale e politica del nostro Paese. Le grandi domande e le grandi speranze delle lotte e dei movimenti di questi ultimi tempi rischiano di infrangersi non solo per il permanere del governo della destra, ma anche di fronte al muro del potere economico e finanziario che, magari cambiando cavallo e affidando al centrosinistra la difesa dei suoi interessi, intende far pagare a noi tutti i costi della crisi.
    Nell’Unione europea la costruzione dell’euro e i patti di stabilità ad esso collegati, hanno prodotto una dittatura di banche e finanza che sta distruggendo ogni diritto sociale e civile. La democrazia viene cancellata da questa dittatura perché tutti i governi, quale che sia la loro collocazione politica, devono obbedire ai suoi dettati. La punizione dei popoli e dei lavoratori europei si è scatenata in Grecia e poi sta dilagando ovunque. La più importante conquista del continente, frutto della sconfitta del fascismo e della dura lotta per la democrazia e i diritti sociali del lavoro, lo stato sociale, oggi viene venduta all’incanto per pagare gli interessi del debito pubblico che, a loro volta, servono a pagare i profitti delle banche. Di quelle banche che hanno ricevuto aiuti e finanziamenti pubblici dieci volte superiori a quelli che oggi si discutono per la Grecia.
    Questo massacro viene condotto in nome di una crescita e di una ripresa che non ci sono e non ci saranno. Intanto si proclamano come vangelo assurdità mostruose: si impone la pensione a 70 anni, quando a 50 si viene cacciati dalle aziende, mentre i giovani diventano sempre più precari. Chi lavora deve lavorare per due e chi non ha il lavoro deve sottomettersi alle più offensive e umilianti aggressioni alla propria dignità. Le donne pagano un prezzo doppio alla crisi, sommando il persistere delle discriminazioni patriarcali con le aggressioni delle ristrutturazioni e del mercato. Tutto il mondo del lavoro, pubblico e privato, è sottoposto a una brutale aggressione che mette in discussione contratti a partire da quello nazionale, diritti e libertà, mentre ovunque si diffondono autoritarismo padronale e manageriale. L’ambiente, la natura, la salute sono sacrificate sull’altare della competitività e della produttività, ogni paese si pone l’obiettivo di importare di meno ed esportare di più, in un gioco stupido che alla fine sta lasciando come vittime intere popolazioni, interi stati. L’Europa reagisce alla crisi anche costruendo un apartheid per i migranti e alimentando razzismo e xenofobia tra i poveri, avendo dimenticato la vergogna di essere stato il continente in cui si è affermato il nazifascismo, che oggi si ripresenta nella forma terribile della strage norvegese.
    Il ceto politico, quello italiano in particolare coperto di piccoli e grandi privilegi di casta, pensa di proteggere se stesso facendosi legittimare dai poteri del mercato. Per questo parla di rigore e sacrifici mentre pensa solo a salvare se stesso. Centrodestra e centrosinistra appaiono in radicale conflitto fra loro, ma condividono le scelte di fondo, dalla guerra, alla politica economica liberista, alla flessibilità del lavoro, alle grandi opere.
    La coesione nazionale voluta dal Presidente della Repubblica è per noi inaccettabile, non siamo nella stessa barca, c’è chi guadagna ancora oggi dalla crisi e chi viene condannato a una drammatica povertà ed emarginazione sociale.
    Per questo è decisivo un autunno di lotte e mobilitazioni. Per il mondo del lavoro questo significa in primo luogo mettere in discussione la politica di patto sociale, nelle sue versioni del 28 giugno e del patto per la crescita. Vanno sostenute tutte le piattaforme e le vertenze incompatibili con quella politica, a partire da quelle per contratti nazionali degni di questo nome e inderogabili, nel privato come nel pubblico.
    Tutte e tutti coloro che in questi mesi hanno lottato per un cambiamento sociale, civile e democratico, per difendere l’ambiente e la salute devono trovare la forza di unirsi per costruire un’alternativa fondata sull’indipendenza politica e su un programma chiaramente alternativo a quanto sostenuto oggi sia dal centrodestra, sia dal centrosinistra. Le giornate del decennale del G8 a Genova, hanno di nuovo mostrato che esistono domande e disponibilità per un movimento di lotta unificato.
    Per questo vogliamo unirci a tutte e a tutti coloro che oggi, in Italia e in Europa, dicono no al governo unico delle banche e della finanza, alle sue scelte politiche, al massacro sociale e alla devastazione ambientale.
    Per questo proponiamo 5 punti prioritari, partendo dai quali costruire l’alternativa e le lotte necessarie a sostenerla:
    1. Non pagare il debito. Bisogna colpire a fondo la speculazione finanziaria e il potere bancario. Occorre fermare la voragine degli interessi sul debito con una vera e propria moratoria. Vanno nazionalizzate le principali banche, senza costi per i cittadini, vanno imposte tassazioni sui grandi patrimoni e sulle transazioni finanziarie. La società va liberata dalla dittatura del mercato finanziario e delle sue leggi, per questo il patto di stabilità e l’accordo di Maastricht vanno messi in discussione ora. Bisogna lottare a fondo contro l’evasione fiscale, colpendo ogni tabù, a partire dall’eliminazione dei paradisi fiscali, da Montecarlo a San Marino. Rigorosi vincoli pubblici devono essere posti alle scelte e alle strategie delle multinazionali.
    2. Drastico taglio alle spese militari e cessazione di ogni missione di guerra. Dalla Libia all’Afghanistan. Tutta la spesa pubblica risparmiata nelle spese militari va rivolta a finanziare l’istruzione pubblica ai vari livelli. Politica di pace e di accoglienza, apertura a tutti i paesi del Mediterraneo, sostegno politico ed economico alle rivoluzioni del Nord Africa e alla lotta del popolo palestinese per l’indipendenza, contro l’occupazione. Una nuova politica estera che favorisca democrazia e sviluppo civile e sociale.
    3. Giustizia e diritti per tutto il mondo del lavoro. Abolizione di tutte le leggi sul precariato, riaffermazione al contratto a tempo indeterminato e della tutela universale garantita da un contratto nazionale inderogabile. Parità di diritti completa per il lavoro migrante, che dovrà ottenere il diritto di voto e alla cittadinanza. Blocco delle delocalizzazioni e dei licenziamenti, intervento pubblico nelle aziende in crisi, anche per favorire esperienze di autogestione dei lavoratori. Eguaglianza retributiva, diamo un drastico taglio ai superstipendi e ai bonus milionari dei manager, alle pensioni d’oro. I compensi dei manager non potranno essere più di dieci volte la retribuzione minima. Indicizzazione dei salari. Riduzione generalizzata dell’orario di lavoro, istituzione di un reddito sociale finanziato con una quota della tassa patrimoniale e con la lotta all’evasione fiscale. Ricostruzione di un sistema pensionistico pubblico che copra tutto il mondo del lavoro con pensioni adeguate.
    4. I beni comuni per un nuovo modello di sviluppo. Occorre partire dai beni comuni per costruire un diverso modello di sviluppo, ecologicamente compatibile. Occorre un piano per il lavoro basato su migliaia di piccole opere, in alternativa alle grandi opere, che dovranno essere, dalla Val di Susa al ponte sullo Stretto, cancellate. Le principali infrastrutture e i principali beni dovranno essere sottratti al mercato e tornare in mano pubblica. Non solo l’acqua, dunque, ma anche l’energia, la rete, i servizi e i beni essenziali. Piano straordinario di finanziamenti per lo stato sociale, per garantire a tutti i cittadini la casa, la sanità, la pensione, l’istruzione.
    5. Una rivoluzione per la democrazia. Bisogna partire dalla lotta a fondo alla corruzione e a tutti i privilegi di casta, per riconquistare il diritto a decidere e a partecipare affermando ed estendendo i diritti garantiti dalla Costituzione. Tutti i beni provenienti dalla corruzione e dalla malavita dovranno essere incamerati dallo Stato e gestiti socialmente. Dovranno essere abbattuti drasticamente i costi del sistema politico: dal finanziamento ai partiti, al funzionariato diffuso, agli stipendi dei parlamentari e degli alti burocrati. Tutti i soldi risparmiati dovranno essere devoluti al finanziamento della pubblica istruzione e della ricerca. Si dovrà tornare a un sistema democratico proporzionale per l’elezione delle rappresentanze con la riduzione del numero dei parlamentari. E’ indispensabile una legge sulla democrazia sindacale, in alternativa al modello prefigurato dall’accordo del 28 giugno, che garantisca ai lavoratori il diritto a una libera rappresentanza nei luoghi di lavoro e al voto sui contratti e sugli accordi. Sviluppo dell’autorganizzazione democratica e popolare in ogni ambito della vita pubblica.
    Questi 5 punti non sono per noi conclusivi od esclusivi, ma sono discriminanti. Altri se ne possono aggiungere, ma riteniamo che questi debbano costituire la base per una piattaforma alternativa ai governi liberali e liberisti, di destra e di sinistra, che finora si sono succeduti in Italia e in Europa variando di pochissimo le scelte di fondo.
    Vogliamo trasformare la nostra indignazione, la nostra rabbia, la nostra mobilitazione, in un progetto sociale e politico che colpisca il potere, gli faccia paura, modifichi i rapporti di forza per strappare risultati e conquiste e costruire una reale alternativa.
    Aderiamo sin d’ora, su queste concrete basi programmatiche, alla mobilitazione europea lanciata per il 15 ottobre dal movimento degli “indignados” in Spagna. La solidarietà con quel movimento si esercita lottando qui e ora, da noi, contro il comune avversario.
    Per queste ragioni proponiamo a tutte e a tutti coloro che vogliono lottare per cambiare davvero, di incontrarci. Non intendiamo mettere in discussione appartenenze di movimento, di organizzazione, di militanza sociale, civile o politica. Riteniamo però che occorra a tutti noi fare uno sforzo per mettere assieme le nostre forze e per costruire un fronte comune, sociale e politico che sia alternativo al governo unico delle banche.
    Per questo proponiamo di incontrarci il 1° ottobre, a Roma, per un primo appuntamento che dia il via alla discussione, al confronto e alla mobilitazione, per rendere permanente e organizzato questo nostro punto di vista.

    Vincenzo Achille (studente AteneinRivolta Bari)
    Claudio Amato (segr. Gen. Fiom Roma Nord)
    Adriano Alessandria (rsu Fiom Lear Grugliasco)
    Fausto Angelini (lavoratore Comune di Torino)
    Davide Banti (Cobas lavoro privato settore igiene urbana)
    Imma Barbarossa (femminista, docente di liceo in pensione)
    Giovanni Barozzino (rsu Fiom licenziato Fiat Sata di Melfi)
    Giovanna Bastione (disoccupata)
    Alessandro Bernardi (comitato acqua, Bologna)
    Sergio Bellavita (segr. naz. Fiom)
    Sandro Bianchi (ex dirigente Fiom)
    Ugo Bolognesi (Fiom Torino)
    Salvatore Bonavoglia (Rsu Cobas scuola normale superiore Pisa)
    Laura Bottai (impiegata, Filt-Cgil Arezzo)
    Massimo Braschi (rsu Filctem TERNA)
    Paolo Brini (Comitato Centrale Fiom)
    Stefano Brunelli (rsu IRIDE Servizi)
    Fabrizio Burattini (direttivo naz. Cgil)
    Sergio Cararo (direttore rivista Contropiano)
    Carlo Carelli (Rsu Filctem Lodi, CD Cgil Lombardia)
    Massimo Cappellini (Rsu Fiom Piaggio)
    Francesco Carbonara (Rsu Fiom Om Bari)
    Paola Cassino (Intesa Sanpaolo, segr. naz. Cub Sallca)
    Stefano Castigliego (Rsu Fiom Fincantieri Marghera – Venezia)
    Francesco Chiuchiolo (rsa ARES)
    Eliana Como (Fiom Bergamo)
    Danilo Corradi (dottorando Università “Sapienza” – Roma)
    Gigliola Corradi (Fisac Verona)
    Giuseppe Corrado (Direttivo Fiom Toscana)
    Giorgio Cremaschi (pres. Comitato centrale Fiom)
    Dante De Angelis (ferroviere Orsa)
    Riccardo De Angelis (rsu Telecom Italia coord. lav. autoconvocati Roma)
    Paolo De Luca (FP Cgil Comune di Torino)
    Daniele Debetto (Pirelli Settimo Torinese)
    Emanuele De Nicola (segr. Gen. Fiom Basilicata)
    Paolo Di Vetta (Blocchi Precari Metropolitani)
    Francesco Doro (Rsu OM Carraro Padova, CC Fiom)
    Nicoletta Dosio (NO TAV Val Susa)
    Valerio Evangelisti (scrittore)
    Marco Filippetti (Comitato Romano Acqua Pubblica)
    Andrea Fioretti (rsa Flmu Cub Sirti coord. lav. autoconvocati Roma)
    Roberto Firenze (rsu Usb Comune di Milano)
    Delia Fratucelli (direttivo naz. Slc Cgil)
    Ezio Gallori (macchinista in pensione, fondatore del Comu)
    Evrin Galesso (studente AteneinRivolta Padova)
    Giuliano Garavini (ricercatore universitario)
    Michele Giacché (Fincantieri, Comitato Centrale Fiom)
    Walter Giordano (rsu Filctem AEM distribuzione Torino)
    Federico Giusti (Rsu Cobas comune di Pisa)
    Paolo Grassi (Nidil)
    Simone Grisa (segr. Fiom Bergamo)
    Franco Grisolia (CdGN Cgil),
    Mario Iavazzi (direttivo nazionale Funzione Pubblica Cgil)
    Tony Inserra (Rsu Iveco, Comitato Centrale Fiom)
    Antonio La Morte (rsu Fiom licenziato Fiat Sata di Melfi)
    Massimo Lettieri (segr. Flmu Cub Milano)
    Francesco Locantore (direttivo Flc Cgil Roma e Lazio)
    Domenico Loffredo (delegato Fiom Pomigliano)
    Pasquale Loiacono (rsu Fiom Fiat Mirafiori)
    Francesco Lovascio (sindacalista Usb Livorno)
    Mario Maddaloni (rsu Napoletanagas, direttivo naz. Filctem Cgil)
    Eva Mamini (direttivo naz. Cgil)
    Anton Giulio Mannoni (segr. Camera del lavoro di Genova)
    Maurizio Marcelli (Fiom nazionale)
    Gianfranco Mascia (giornalista)

    Adriana Miniati (insegnante in pensione Firenza)
    Armando Morgia (Roma Bene Comune)
    Antonio Moscato (storico)
    Massimiliano Murgo (Flmu Cub Marcegaglia Buildtech, coord. lav. uniti contro la crisi Milano)
    Alessandro Mustillo (studente universitario, Roma)
    Stefano Napoletano (rsu Fiom Powertrain Torino)
    Andrea Paderno (rsu Fiom Same Bergamo)
    Alfonsina Palumbo (dir. Fisac Campania)
    Alberto Pantaloni (rsu Slc Cgil Comdata, assemblea lav. autoconvocati Torino)
    Marcello Pantani (Cobas lavoro privato Pisa)
    Massimo Paparella (segreteria Fiom Bari)
    Emidia Papi (esecutivo naz. Usb)
    Pietro Passarino (segr. Cgil Piemonte)
    Matteo Parlati (Rsu Fiom Cgil Ferrari)
    Angelo Pedrini (sindacalista Usb Milano)
    Licia Pera (sindacalista Usb Sanità)
    Alessandro Perrone (Fiom-Cgil, coord. cassintegrati Eaton Monfalcone)
    Marco Pignatelli (lavoratore Fiom licenziato Fiat Sata Melfi)
    Antonio Piro (rsu Cobas Provincia di Pisa)
    Ciro Pisacane (ambientalista)
    Rossella Porticati (Rsu Fiom Piaggio)
    Pierpaolo Pullini (Rsu Fiom Fincantieri Ancona)
    Mariano Pusceddu (rsu Alenia Caselle-Torino, direttivo Fiom Piemonte)
    Stefano Quitadamo (Flmu Cub Coordinamento cassintegrati Maflow di Trezzano S/N – Milano)
    Margherita Recaldini (rsu Usb Comune di Brescia)
    Giuliana Righi (segr. Fiom Emilia Romagna)
    Bruno Rossi (portuale, in pensione, Spi-Cgil)
    Franco Russo (forum “diritti e lavoro”)
    Michele Salvi (rsu Usb Regione Lombardia)
    Antonio Saulle (segreteria Camera del Lavoro Trieste)
    Marco Santopadre (Radio Città Aperta)
    Antonio Santorelli (Fiom Napoli)
    Luca Scacchi (ricercatore università, segreteria FLC Valle d’Aosta, direttivo reg. Cgil VdA)
    Massimo Schincaglia (Intesa Sanpaolo, segr. naz. Cub Sallca)
    Yari Selvatella (giornalista)
    Giorgio Sestili (studente AteneinRivolta Roma)
    Giuseppe Severgnini (Fiom Bergamo)
    Nando Simeone (coord. lav. autoconvocati, direttivo Filcams Cgil Lazio)
    Luigi Sorge (Usb Fiat Cassino)
    Francesco Staccioli (cassintegrato Alitalia, esecutivo Usb Lazio)
    Enrico Stagni (direttivo Cgil Friuli Venezia Giulia)
    Antonio Stefanini (direttivo FP Cgil Livorno)
    Alessia Stelitano (studente AteneinRivolta Reggio Calabria)
    Alioscia Stramazzo (rsa Azienda Gruppo Generali)
    Antonello Tiddia (minatore Sulcis Filctem-Cgil)
    Fabrizio Tomaselli (esecutivo naz. Usb)
    Luca Tomassini (ricercatore precario Cpu Roma)
    Laura Tonoli (segreteria Filctem-Cgil Brescia)
    Cleofe Tolotta (Rsa Usb Alitalia)
    Franca Treccarichi (direttivo FP Cgil Piemonte)
    Arianna Ussi (coordinamento precari scuola Napoli)
    Luciano Vasapollo (docente università La Sapienza)
    Paolo Ventrice (rsu IRIDE Servizi)
    Antonella Visintin (ambientalista)
    Emiliano Viti (attivista Coord. No Inceneritore Albano – RM)
    Antonella Clare Vitiello (studente Ateneinrivolta Roma)
    Nico Vox (Rsu Fp-Cgil Don Gnocchi, Milano)
    Pasquale Voza (docente Università di Bari)
    Anna Maria Zavaglia (insegnante, direttivo nazionale Cgil)
    Riccardo Zolia (Rsu Fiom Fincantieri Trieste)

  4. “Non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di noi!”
    Arriva, dunque, sull’onda del successo dell’anno scorso, la II edizione del Premio di satira Gelmini sarta subito! + si taglia + si raglia.
    Siamo un gruppo di insegnanti che, anche grazie ad un piccolo premio di satira, cercano di dare voce ad una scuola agonizzante ma ancora capace di stupire. Le saremmo estremamente grati se potesse dare visibilità alla nostra iniziativa, aderendo al gruppo“Premio Gelmini sarta subito! II Edizione”, estendendo l’invito a tutti i suoi contatti, pubblicando il link. Un saluto cordialissimo 🙂
    Guglielmo La Cognata, Marinella Spina, Giovanni Lo Castro
    https://www.facebook.com/pages/PREMIO-GELMINI-SARTA-SUBITO-II-EDIZIONE/230691160287603

    PREMIO DI SATIRA GELMINI SARTA SUBITO!
    PIU’ SI TAGLIA PIU’ SI RAGLIA
    II EDIZIONE

    Art. 1) Fateci ridere, liberateci dalle ragnatele mentali, stupiteci. Ogni cosa ha sempre un’altra faccia, come la luna. E’ questo il lato delle cose che genera meraviglia.

    Art. 2) La partecipazione al concorso è assolutamente gratuita e aperta a tutti coloro i quali non hanno Ketchup nelle vene.

    Art. 3) L’obiettivo di fondo di questa sfida all’ultimo neurone è quello di utilizzare la forza comunicativa della satira per coinvolgere il personale docente e non docente, le famiglie, gli studenti, tutti coloro i quali non hanno il quoziente intellettivo di una nespola, in una discussione critica sui rischi e le opportunità legate ai rilevanti cambiamenti che investiranno l’universo formativo, il luogo dove i sogni imparano a camminare. Pertanto, il contenuto dell’opera deve essere inscindibilmente connesso al tema scelto quest’anno: “Non più precari nella scuola pubblica ma scuola pubblica nella precarietà ”.

    Art. 4) Sono ammesse poesie, battute, filastrocche, slogan, video, barzellette, brevi epigrammi, vignette, canzoni, miniracconti, qualunque parto creativo, purché di lunghezza tassativamente non superiore a 30 righe da 60 battute (una cartella, spazi inclusi). Ogni partecipante può inviare più contributi
    (anche in lingua straniera, dialetto o “gotico vampirico”, purché accompagnato da traduzione italiana).

    Art. 5) Gli scritti vanno inviati esclusivamente via e-mail, in formato .doc, entro e non oltre il 25 Settembre 2011, al seguente indirizzo: [email protected]. Ogni candidato deve allegare all’elaborato un breve curriculum, i dati anagrafici e una dichiarazione firmata attestante che l’opera è di esclusiva produzione personale, inedita, mai premiata in altri concorsi.

    Art. 6) La valutazione delle opere è affidata al giudizio insindacabile e inappellabile della giuria, i cui nomi verranno resi noti il giorno della premiazione.

    Art. 7) I primi classificati riceveranno come premio oltre l’attestato, la coppa e la pubblicazione on line dell’opera, la visibilità garantita dalla partecipazione al concorso di idee e … una sorpresa indimenticabile! L’attribuzione dei premi è subordinata, pena la decadenza, alla presenza dei vincitori (o di loro delegati) alla cerimonia conclusiva.
    La premiazione si terrà in data e luogo da destinarsi, indicativamente a Catania intorno alla prima metà di ottobre. Luogo e giorno precisi verranno comunicati direttamente ai vincitori via e mail; gli altri concorrenti potranno verificarli su Facebook, digitando “Premio Gelmini sarta subito!”, oppure richiederli per posta elettronica all’indirizzo: [email protected] .

    Art. 8) Pur garantendo la massima attenzione, la Segreteria declina ogni responsabilità per l’eventuale smarrimento degli elaborati

    Art. 9) Ogni autore è responsabile del contenuto delle proprie opere. Non verranno presi in considerazione gli scritti pervenuti in ritardo, che violano le regole del bando, che si collocano al di là dei confini della decenza e del buon gusto.

    Art. 10) I diritti delle opere che partecipano al concorso restano di completa ed esclusiva proprietà degli autori, ad eccezione di quelli concernenti la pubblicazione a stampa e/o on line (a cura degli organizzatori del premio, senza alcun compenso per gli autori).

    Art. 11) Con l’invio degli elaborati partecipanti al premio, l’interessato acconsente, ai sensi della normativa vigente sulla privacy, al trattamento dei dati personali, limitatamente agli scopi del concorso in oggetto. I dati dei concorrenti non verranno comunicati né diffusi a terzi e in qualsiasi momento si potrà chiedere l’aggiornamento o la cancellazione, scrivendo alla nostra segreteria.

    Art. 12) L’organizzazione si riserva il diritto di apportare modifiche al presente regolamento, qualora dovessero verificarsi circostanze contingenti non previste. In tal caso, verrà data tempestiva comunicazione agli interessati.

    Art. 13) Con l’invio dell’elaborato l’autore attesta, sotto la propria responsabilità, che l’opera è in regola con le norme del bando di concorso, che ne ha preso visione e che ne accetta ogni sua parte. Per quanto non esplicitamente dichiarato è abilitata a decidere, in piena autonomia, la segreteria del Premio.

    Art. 14) Per eventuali informazioni potete rivolgervi all’indirizzo e-mail: [email protected] .

    Art. 15) BUON DIVERTIMENTO!

  5. mi permetto di segnalare un mio contributo su Libero Pensiero Strage di Oslo e spirito di crociata…. che Lega!

    pubblicato anche su MicroMega. net: MARIA MANTELLO – Strage di Oslo e spirito di crociata…. che Lega!
    thttp://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/07/27/maria-mantello-strage-di-oslo-e-spirito-di-crociata%e2%80%a6-che-lega/:

  6. « GIORGIO CREMASCHI – Patto per la crescita, tanto ridicolo quanto dannoso
    MATTEO PUCCIARELLI – La carica dei senza vergogna »
    ANNAMARIA RIVERA – Breivik, Borghezio e Bersani. Ovvero i tradimenti della “costola della sinistra”

    arivera1Esiste un Paese europeo nel quale il segretario del maggior partito di opposizione, metamorfosi del vecchio partito comunista, si fa intervistare dal quotidiano di un partito secessionista di estrema destra, che partecipa alla coalizione di governo, per proporgli un patto politico “per il federalismo”.

    Un patto, egli aggiunge, fra “le sole due vere forze popolari e autonomiste”, checché ne pensi chi sostiene che una delle due è eversiva e razzista. Questo Paese è l’Italia. L’intervistato è Pier Luigi Bersani. Il partito al governo è la Lega Nord, quello all’opposizione è il Partito Democratico. Naturalmente è sempre possibile nascondere la cenere sotto il tappeto. Cioè confinare parole come quelle di Bersani in un limbo eccentrico, attribuirle a una patologia marginale e tutto sommato fisiologica in ogni democrazia, quella (generica) dell’opportunismo.

    Solo che, per compiere questa de-classificazione, che è anche una rimozione, è necessario dimenticare che Bersani non fa parte di una frangia di rincitrulliti che farnetica sul web, roba che può interessare solo la gerontologia o la psichiatria. Bersani perpetua una tradizione di lungo corso, quella del geniale inventore della formula “costola della sinistra”, il quale ha governato con piena legittimità il nostro Paese.

    Oggi faremmo bene a rammentare le parole pronunciate da Bersani cinque mesi fa, poiché ci aiutano a inquadrare con un minimo di lucidità e coraggio una delle molte ragioni per cui un esponente della Lega Nord, l’eurodeputato Mario Borghezio, possa spingersi fino ad affermare pubblicamente che le posizioni di Breivik, l’autore della strage di Oslo, “sono sicuramente condivisibili, alcune ottime al netto della violenza”.

    Ora, se Borghezio osa accreditare le idee deliranti che hanno ispirato il massacro di 76 giovani norvegesi inermi, nessuno potrà levargli la patente del fanatico paranoide, ma nessuno potrà isolare le sue asserzioni (politiche nelle intenzioni e nelle conseguenze) dal contesto ideologico, culturale e sociale nel quale sono nate, hanno potuto nutrirsi, attecchire, infine spingersi fino alla rivendicazione della “sacrosanta crociata cristiana contro la deriva islamista”.

    Il contesto, la famosa “acqua in cui nuota” la violenza, è una questione che riguarda la società italiana intera, i suoi media, le parole messe in circolo, i suoi giornalisti e i suoi scrittori, i suoi politici, la responsabilità di chi prende la parola in pubblico, soprattutto se ricopre cariche elettive.
    Il contesto è quello in cui un rispettabile quotidiano, uno dei due maggiori, lancia, pubblicandolo come inserto, il delirante La Rabbia e l’Orgoglio di Oriana Fallaci, che Borghezio giustamente ricorda come propria ideologa. E’ come se in Francia, per fare una comparazione, Le Monde avesse pubblicato uno scritto omogeneo alle posizioni del Front national.

    Il contesto è quello di una straordinaria indulgenza o sottovalutazione del fenomeno Lega Nord fin dalla sua nascita e dopo, quando il Carroccio consolidava i rapporti con l’internazionale nera e andava palesandosi come “un movimento eversivo, razzista e tendenzialmente totalitario” (W. Peruzzi e G. Paciucci, Svastica verde, Editori Riuniti 2011, p. 11). Mentre il Carroccio moltiplicava e radicalizzava dichiarazioni e imprese razziste, omofobe e sessiste, v’era chi –perfino qualche studioso “antirazzista”- si adoperava nell’impresa di derubricare il leghismo a fenomeno goliardico, a folklore, a innocuo populismo, dipingendolo perlopiù come un partito “né di destra, né di sinistra”, “pragmatico e non ideologico”, “con forte radicamento territoriale e popolare”, “con una composizione sociale eterogenea”, ergo immune dai caratteri tipici delle destre estreme.

    Insomma, dalla “costola della sinistra” dalemiana in poi, vi è sempre stato un drappello di politici e commentatori anche di sinistra (o quasi) che hanno legittimato come sostanzialmente democratico il partito di Bossi e tentato più volte accordi politici (la proposta del patto per il federalismo di Bersani è figlia del dialogo sulle “riforme”). E non solo: nell’illusione di arginare l’espansione leghista e catturare consenso elettorale, alcuni partiti di centrosinistra hanno incluso nella propria agenda politica e nei programmi governativi temi e norme sicuritari e anti-immigrati, in parte mutuati dalla stessa Lega.

    Certo, questa volta il Carroccio si è reso conto d’averla fatta grossa. Ma a chi ha affidato il compito di prendere le distanze ufficialmente dal disinfettatore di vagoni ferroviari? A Calderoli, ministro della Semplificazione, cioè all’inventore del “Maiale day”, al sostenitore della castrazione chimica per gli stupratori, a colui che nel 2009 definì le assistenti familiari “badanti del sesso e della droga”, a uno dei mandanti morali della strage del 2006 di 11 cittadini libici, massacrati dalla polizia a Bengasi, davanti al Consolato italiano. Uccisi mentre protestavano per la vignetta anti-musulmana che l’allora ministro delle Riforme, in un clima di rovente polemica internazionale, aveva ostentato provocatoriamente durante un’intervista televisiva.

    Infine, su un punto Borghezio ha perfettamente ragione: quando afferma che le idee di Breivik, che sono anche le sue, “collimano al cento per cento con quelle espresse dai movimenti che ormai prendono il 20 per cento dei voti in Europa, cioè cento milioni di persone”. In Europa, negli anni più recenti, l’onda nera ultrarazzista, antisemita, antimusulmana, nazionalista, in alcuni casi secessionista, va allargandosi dall’Austria all’Olanda, dal Belgio all’Ungheria, dalla Francia alla Germania, dalla Gran Bretagna ai Paesi scandinavi. Né mancano, oltre all’italiano, casi di partiti di estrema destra che sostengono (o hanno sostenuto) i governi oppure che ne fanno (o ne hanno fatto) parte.

    Per concludere. Fino alle parole “cariche elettive” non ho fatto altro che riprendere e interpolare “La Lega e la sindrome norvegese”, l’articolo del 27 luglio di Michele Serra, che trovate qui.

    La parafrasi ironica del pezzo di Serra, che ringrazio per l’ispirazione, mi è utile a dire che oggi, dopo il massacro di Oslo, è relativamente facile prendersela con il coté più estremista, incontinente o stragista dell’Europa dell’intolleranza, del razzismo, della crociata antimusulmana. Ma qualche responsabilità non risiede anche nel versante perbenista e rispettabile, quello che ha contribuito, sia pur solo per ignavia o miopia, ad alimentare le acque in cui nuotano i pesci mostruosi della mai archiviabile vocazione europea al fascismo, al razzismo, alla soluzione finale?

    Annamaria Rivera

    1. Citando Da Ponte, questo articolo “pare un libro stampato”. La cosa tremenda e preoccupante è che la cultura media del militante/dirigenre PD è ormai rassegnata su questo pragmatismo che accetta lei regole del gioco decise da altri e, in quel gioco, siamo notoriamente perdenti.

      Vorrei ricordare che l’assunto fondante la sinistra è che i filosofi hanno solo diversamente interpretato il mondo, noi dobbiamo cambiarlo!

      1. Finalmente si fa una corretta valutazione di questi fenomeni e delle persone ad essi legate. Purtroppo è vero che i partiti della sinistra con le ideologie hanno buttato via anche gli ideali (Non capisco come i militanti di base continuino a dare ancora carta bianca al PD e anche ad altre formazioni confidando sulla tradizione di provenienza, come se fosse una condizione di infallibilità). Se si fosse mantenuta salda una coerenza morale e di principi democratici forse un essere come borghezio non avrebbe avuto chances di rappresentarci al parlamento europeo.

        1. Cari amici del Web,
          nessuno si indigna più, nessuno si offende più, ma quello che mi preoccupa è che nessuno si stupisce più…., ma che cosa devono fare a questo popolo più di quello che stanno facendo?
          Prima avevano bisogno del processo breve, perchè quelli che si stavano svolgendo erano troppo lunghi; ora hanno bisogno del processo lungo perchè quelli che stanno analizzando sono troppo brevi….
          Non so VOI, ma io sono stufa di essere presa in giro, da quei quattro soggetti, che NOI abbiamo messo lì, con il nostro “prezioso” voto, in questa nostra “preziosa” DEMOCRAZIA!
          Ragazzi, abbiamo bisogno del vostro aiuto, solo voi con la vostra forza, la vostra intelligenza, la vostra limpidezza potete salvare questo paese dalla catastrofe. Non permettete a NESSUNO di farvi trattare come hanno trattato la mia generazione per un tutto questo tempo.
          Abbiamo dimenticato come si viveva nel passato, quando la gentilezza e l’educazione erano le regine delle nostre giornate e l’arroganza e la prepotenza venivano bandite dai gesti quotidiani, quando ancora ci stupivamo se un accenno di parolaccia si sussurrava in televisione, o se sentivamo parlare male di questo nostro incredibile Paese.
          Non permettete più a questa gentaccia di rubarvi il vostro futuro, la vostra vita.

  7. Caso Breivik-Borghezio. È tempo di difendere la democrazia

    SAN CRISTÓBAL DE LAS CASAS (CHIAPAS, MESSICO) Tutto quello che ci è stato promesso dal “pensiero unico” dal 1989 in avanti è risultato essere sistematicamente falso. E ancora una volta nella Storia è l’ultradestra e non la sinistra a beneficiare del crollo di un modello economico e in prospettiva di un sistema stesso di società, quella democratica, costruita come destino progressivo dell’umanità nell’ultimo quarto di millennio.

    di Gennaro Carotenuto

    Mi torna in mente la brillante definizione di Ignacio Ramonet mentre cavalco tra villaggi tzotziles in quello che non troppi anni fa fu territorio zapatista. Non posso levarmi dalla testa quello che è successo ad Utoya e l’addentellato italiano della solidarietà espressa dall’europarlamentare Mario Borghezio alle idee del terrorista. Scrivo questi appunti a penna su un quadernino in una breve pausa. Il cavallo che pascola placido a pochi metri da me, la natura rigogliosa della selva di questo frammento della Nostra America, non mi permettono di dimenticare i fatti norvegesi e le conseguenze per l’Europa e per l’Italia di un’estrema destra antisistema la pericolosità della quale è stata troppe volte e troppo a lungo sottovalutata.

    Era una fandonia quella fine della storia alla caduta del muro di Berlino che ha reso milionario Francis Fukuyama. Erano evidentemente falsi i miti del neoliberismo che hanno già distrutto la vita a più persone di quanto non abbia fatto la seconda guerra mondiale. In un pianeta finito era criminale il sostenere l’infinitezza delle risorse naturali e addirittura la brevettabilità di queste (qui a San Cristóbal ho ricevuto un’illuminante lezione sulla biopirateria) e negare le conseguenze dello sviluppo industriale sulla vita, come è stato fatto a lungo da scienziati pagati, per esempio, per negare il cambio climatico. Furono costruiti quei miti con frottole con le quali decine di economisti hanno vinto premi Nobel o guadagnato milioni facendo finta di credere che perdere il lavoro fosse un’opportunità per stimolare le persone a trovarne uno migliore, o che salute o educazione non fossero diritti ma merci esattamente come una bibita gassosa. Chiedete ai 14 milioni di contadini messicani espulsi dalle loro terre perché il loro paese decise di rinunciare all’agricoltura, cosa ha significato il Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti del 1994. Chiedetelo agli imprenditori e agli operai del tessile pratese raccontato in prima persona da Edoardo Nesi nel romanzo-pamphlet che ha vinto l’ultimo Strega quanta distruzione di ricchezza, di esperienza, di sicurezze e quanta disperazione ha provocato il dare ascolto alle menzogne interessate dei Giavazzi di turno.

    Era criminale il concetto di scontro di civiltà buono a giustificare le crociate del fondamentalismo protestante del XXI secolo additando un quinto della popolazione mondiale -quella di religione musulmana- come nemica dell’umanità. Non dimentichiamo i deliri del destino manifesto che nel XIX secolo giustificò l’appropriazione di mezzo Messico e nel XXI secolo era corollario a quel nuovo secolo americano tramontato prima di cominciare per l’inadeguatezza dell’onnipotenza militare e dei parafernali del sogno americano a mettere sotto controllo i demoni, la corruzione, le mafie, il narcotraffico da un lato, le migrazioni, l’abbattimento dei diritti, le catastrofi ambientali, da questi stessi apprendisti stregoni evocate o negate. Era una balla che solo opinionisti prezzolati potevano fingere di credere quella di George Bush dell’esportazione della democrazia manu militari. Era falso, ovviamente, il mondo delle televisioni commerciali che rendevano sexy la violenta promessa dell’individualismo thatcheriano e che in Italia ha preso le forme dell’estremismo berlusconiano e leghista ma ha anche sedotto spezzoni rilevanti del mondo moderato e progressista.

    Dalla caduta del socialismo reale in avanti il liberalismo trionfatore della guerra fredda non solo non ha mantenuto la promessa di ampliare gli spazi democratici ma, aumentando il disagio sociale e la paura del futuro anche nel cosiddetto primo mondo, ha lasciato spazio per una critica alla globalizzazione coincidente, per ora, con la terza posizioneneofascista degli anni ’70. Dalla Norvegia all’Italia, dalla Polonia al Belgio i fenomeni migratori hanno fornito al neofascismo (riproposto tatticamente sotto bandiere federaliste come lo stesso Mario Borghezio ha affermato) lo strumento della “paura del diverso” tra noi che rende il razzismo un virus dalla rapidissima velocità di propagazione. Razzismo che finisce per essere l’unica spiegazione comprensibile, in società dove la cultura conta sempre meno, per le promesse mancate di un modello economico che giurava agli occidentali il dominio sul pianeta e invece si è trasformato in un incubo di disoccupazione e insicurezza. È già successo, nel ‘19, nel ‘29.

    Al degrado di una democrazia non più uguale per tutti non hanno mai saputo rispondere le sinistre post-comuniste, post-socialiste, cristiane, liberal-progressiste. Per i post-comunisti (il caso italiano è emblematico) il proprio peccato originale obbligava ad un’abiura completa e a un’adesione incondizionale al modello economico e sociale che con miopia presumevano vincente ancora per molte generazioni e del quale si ostinavano a vedere solo i casi di successo e non le legioni di sconfitti. Ma se il nuovo secolo americano si è rivelato, nella migliore delle ipotesi, un wishful thinking propagandato a piene mani, sostituito da un’instabilità al momento cronica, una crisi economica strutturale ed un multipolarismo ineluttabile ma ancora in fieri, i frutti del farci credere di vivere nel migliore dei mondi possibili (anche dopo l’11 settembre) vendendoci invece la società della precarietà strutturale sono restati a perpetuare i loro danni.

    Per le sinistre a cavallo tra XX e XXI secolo l’ottimistica, illusoria utopia che la democrazia, la società aperta, un’idea di progresso nel frattempo stravolta e battuta dal neoconservatorismo (a sua volta sconfitto dal proprio delirio di onnipotenza), fossero stati conquistati per sempre e quindi più forti di qualunque nemico è stata in questi anni cattiva consigliera. Pensare che il prezzo da pagare per il peccato originale di cui sopra fosse rinunciare a molte ragioni di 150 anni di storia del movimento operaio, regalando così parte dell’elettorato che si rinunciava a rappresentare alle destre, e l’accettare senza controllare anche presunte bolognine di altro segno politico si è rivelata una follia che oggi mina la nostra stessa convivenza civile.

    Quale Bolognina, quale Fiuggi ha fatto in questi anni il neonazista mai redento Mario Borghezio che oggi plaude dal suo scranno di parlamentare europeo al terrorista norvegese Anders Behring Breivik? Non averlo fermato, non avergli impedito, con qualunque mezzo, di corrompere in questi anni spezzoni di società italiana, avergli permesso di incassare ricchissime prebende come membro di quella stessa casta la rappresentatività democratica della quale vuole distruggere, avergli permesso addirittura di passare come vittima (lui già picchiatore fascista) è stato un errore fatale.

    Chi ha considerato parte del gioco democratico che in una città importante come Treviso potesse candidarsi ed essere ripetutamente eletto un seminatore d’odio, condannato per razzismo, come Giancarlo Gentilini, è colpevole di unappeasement che ricorda da vicino quello di Chamberlain a Monaco nel 1938. La democrazia deve difendersi prima che Gentilini o Borghezio ne distruggano la consustanziale idea di uguaglianza facendola pagare agli insegnanti meridionali piuttosto che ai tornitori senegalesi. Eppure, in questi anni nella Lega Nord, per un mero calcolo politico di breve termine, è stata addirittura ravvisata –quando ne è invece la negazione totale- una costola della sinistra. Non è bastato: di fronte alla crisi finale della parabola politica di Silvio Berlusconi c’è chi è tornato a vedere nella Lega una possibile sponda per metter fine al caimano. È stato zittito, perfino criminalizzato chi indicava nel linguaggio sanguigno di Umberto Bossi, nelle battute omicide di Calderoli, o nelle recenti goliardate deliranti dell’allenatore del Verona calcio Mandorlini non delle folkloristiche anomalie, ma dei pericoli per la democrazia verso i quali era necessario agire con la massima decisione. È stato zittito da chi pensa che si debba dialogare con i ragazzi di Casa Pound come ieri sdoganò iragazzi di Salò in Italia come in Europa.

    La maggior parte degli italiani, compresa buona parte degli elettori di centro-sinistra, vive nell’illusione brechtiana che il problema non lo tocchi. Cosa vuoi che sia se Maroni, per compiacere il sadismo del proprio elettorato rinchiude per mesi un ragazzino tunisino colpevole di nulla in un CIE o se dei bravi ragazzi con la testa rasata e vuota escono per menarenegri o froci. In fondo, non sono né negro né frocio e i negri mi fanno paura e i froci mi danno fastidio. Finché non verranno a prendere me non mi interessa se prendono il migrante, il nero, l’arabo, l’ebreo, lo zingaro, l’omosessuale, il comunista.

    Quando Maroni con i suoi respingimenti affoga un migrante nel Canale di Sicilia, non mi tocca. Quando un datore di lavoro si fa scudo delle leggi approvate dal nostro Parlamento per ricattare un lavoratore immigrato sotto la minaccia dell’espulsione, non mi interessa. Quando ad un ragazzo nato in Italia, figlio di migranti, non viene concessa la cittadinanza e rischia di essere espulso dal paese dove ha sempre vissuto al compimento dei 18 anni, non mi riguarda.Forse pensavano cose simili anche alcuni dei genitori dei ragazzini di Utoya, prima che Breivik ne facesse strage.

    E’ necessario, urgente, indispensabile, cambiare di passo. E’ necessario che la società civile europea ed italiana, la sinistra politica se ancora ciò vuol dire qualcosa, passino -dopo anni di oggettiva insipienza- ad un’intransigenza assoluta verso ogni crimine d’odio. È falso che la libertà d’espressione sia il bene supremo. La libertà d’espressione termina quando collide con il bene supremo della convivenza civile e della pace, quando collide con il diritto del diverso e del discriminato a vivere e girare tranquillamente per strada. Non esiste la libertà d’espressione del razzismo. Non esiste la libertà d’espressione dell’omofobia. Non esiste la libertà d’espressione del sessismo.

    È necessario uno sforzo della società civile tutta per isolare nella scuola, nelle università, nei luoghi di lavoro, nelle piazze dove fanno propaganda, nei media (non invitando più razzisti in tivù, per esempio, caro Gad Lerner, questi non debbono più essere interlocutori ammissibili). Quelli che pensavano che la democrazia fosse un fatto acquisito e non dovesse essere più difesa da nemici in grado di abbatterla devono ricredersi. Tutti siamo chiamati a ricrederci e a difendere la democrazia.

    Così “Radio Padania” va chiusa perché da anni (si guardi l’ottimo lavoro di Daniele Sensi) commette quotidianamente il reato di istigazione all’odio razziale che è cosa ben più grave della presunta libertà d’espressione razzista che si conculcherebbe ai sedicenti padani. Con la scusa di non farne delle vittime ci siamo cullati nell’inazione lasciando per anni diffondere propaganda anti-democratica e anti-nazionale. Se non ci pensa la politica ci deve pensare la società civile con centinaia di denunce al giorno alla magistratura. Mario Borghezio, Giancarlo Gentilini e mille altri seminatori d’odio come loro vanno perseguiti, condannati e interdetti in perpetuo dai pubblici uffici perché non sono un avversario politico ma un nemico della democrazia. Non è possibile che la difesa di Breivik da parte di Borghezio non porti all’interdizione perpetua dai pubblici uffici di quest’ultimo. Se non ci sono ancora gli strumenti legali vanno creati esattamente come la civile Norvegia, di fronte ad un attacco così grave pensa di inasprire le pene. Come per altri grandi temi anche in questo caso o sarà la politica ad espellere i partiti e i politici razzisti o sarà la società civile a doversi organizzare per difenderci. Utoya segna un punto di non ritorno e non accorgersi del senso di quei fatti sarebbe non più stupido ma complice.

    Utoya è l’Oklahoma City europea e Breivik è il nostro Timothy McVeigh. Gli Stati Uniti hanno perso, e non poteva essere altrimenti, quell’occasione per fare piazza pulita e molte “ottime idee” di Timothy McVeigh vivono nel movimento dei Tea party che potrebbe esprimere il prossimo presidente di quel paese. Noi, in Italia come in tutta l’Unione Europea non possiamo perdere questa battaglia. Loro, i Borghezio, i Gentilini, i Roberto Castelli del “per ora non possiamo sparare agli immigrati” hanno dimostrato di essere disposti a tutto e che se fino ad ora le loro milizie non hanno ucciso se non in maniera sporadica (ma comunque in vent’anni hanno reso impossibile, calpestandone la dignità, la vita di milioni di persone) è perché credono che le istituzioni democratiche siano così fragili da potersene appropriare per distruggerle senza colpo ferire. Come un cavallo di Troia abbiamo permesso loro di diventare ministri della Repubblica. Ho la stessa paura di Igiaba Scego: e se il 1933, la presa del potere di Hitler potesse ripetersi? È tempo di rimettersi a cavallo, in Norvegia, in Italia. Baloccarsi con lo scongiuro che ciò non possa succedere ancora potrebbe essere un errore fatale.

    Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it

  8. LA STRAGE in Norvegia e le dichiarazioni di Mario Borghezio

    Le pubbliche dichiarazioni di Mario Borghezio – parlamentare europeo della Lega – a Radio 24 sull’orrido assassino norvegese che ha ammazzato 76 persone, per lo più giovani ragazzi e ragazze, suscitano enorme orrore e vivissimo sdegno umano e civile.

    Infatti, Borghezio , un ufficiale rappresentante dello Stato italiano, asserisce che le idee sostenute e scritte dal pluriomicida carnefice Breivick sono perfettamente condivisibili, e giuste.

    Le idee razziste, xenofobe, basate sull’odio e il disprezzo contro tutte le diversità del genere umano, promulgate dall’infame stragista che si è dilettato a praticare il “tiro a segno” contro inermi giovani, di per sé non possono avere, per oggettività di contenuti e conseguenti materializzazioni dei drammatici atti omicidi, nulla di “buono”.

    La persona dichiarante condivisione di “idee” deve essere espulsa dal civico consesso democratico italiano.

    Deve essere dimessa ed espulsa dal Parlamento europeo.

    Di fronte ad un atto di così efferata valenza le dichiarazioni di distinguo e contrarietà della Lega non contano proprio nulla.

    La Lega fa parte dell’attuale governo. Pertanto, deve essere il governo Berlusconi a richiedere formalmente le dimissioni, inviando altresì un’ immediata nota ufficiale di scuse al governo e al popolo norvegese. Se la Lega Nord se lo vuole mantenere all’interno del partito sono “affari suoi”.

    Si alzi forte l’indignazione. L’enorme macchia di sangue versata in Norvegia pretende assoluta certezza nella rappresentazione dei valori civili e democratici fondativi del nostro paese, basati sul ripudio del nazifascismo e sulla certezza del rispetto della dignità umana in tutte le forme materiali e dialettiche di espletazione.

    domenico stimolo

    1. ciao Domenico 🙂 e ciao a tutti …per una volta non sono d’accordo con te , spero che non mi fucilerai ,nè mi riterrai chi non sono perchè ovviamente non dirò le cose che seguono. a giustificazione o adesione delle borghezate…

      tieni presente che per me uno dei primi valori è essere veri, senza ipocrisia alcuna e senza raggiro dei propri lettori, o elettori, amici o conoscenti, parenti o non parenti …

      ho sempre mal sopportato le recite all’italiana di tutto l’arco costituzionale partitico o della attuale mitizzata societa civile….abbiamo avuto ampie occasioni di parlarne anche a proposito del tema guerra in questa comunità , e non solo su quesdto tema;

      ovviamente questo valore di essere uniti alle parole, immancabilmente offeso dagli ipocriti dei dx e sx del nostro paese ( ci mancava solo la sparata della class action di bersani) , non significa che, rimanendo adesivi alle proprie parole, nei fatti e nei comportamenti , quelli che lo sono come Borghezio siano da condividere , sai bene come la penso sull’umanesimo socialista a cui aderisco e i veri diritti umani, non le stronzate con cui si riempiono la bocca senza fare una mazza , lasciando nella cacca , letteralmente , tutti i nostri “uomini ” , dagli OPG a tutte le nostre bellissime istituzioni da horror della repubblica pseudoliberata e molto celebrata come democratica, quando di fatto non lo è mai stata , grazie anche all’autosufficienza di celebrazioni, a posteriori , di morti su morti , letterali o che hanno camminato come morti che camminano ( es tutte le storie come quella di lea garofalo a migliaia)

      dunque ritornando a Borghezio che non è diverso da tutte le Oriane Fallaci o i Giuliano Ferrara o Paolo Guzzanti e tutti i nomi italiani o norvegesi o del pianeta che possiamo farci , di un islamofobia da nazismo 2.0. , almeno lui , Borghezio, non è un ipocrita come tanti altri, ed ovviamente distinguendo i fenomeni , i media si tuffano a squalo per fare notizia perchè come tante altre notizie fanno comodo per coprire , soprattutto in questo momento di killers finanziari e mercato assassino , mostri, a loro modo da colletto bianco , come e piu dei mostri norvegesi .

      Dobbiamo ringraziare tutti Borghezi dei media e della cultura che hanno reso possibile schiere sterminate di fans da cui nascono poi i mostri , che pazzi non sono , nè isolati , come quello norvegese che vogliono far passare come tale e come sempre ..

      ovviamente a posteriori è facile condannare le carneficine, o le stragi , o le macellerie, che guarda caso coinvolgono sempre , ma proprio sempre , come le nostre della nostra repubblica degli orrori, i propri stessi fratelli , mai quelli verso cui i vari antiuomo fallaciani hanno teorizzato e praticato il proprio odio.

      Borghezio ha almeno posto le sue scuse, posticce fin che vogliamo, ma ha detto nè più nè meno ciò che ha sempre detto e fatto , non condivido quindi chi gli si avventa contro perchè per logica e coerenza , con la stessa rabbia e odio dovrebbe avventarsi contro il pd o il pdr napolitano e tutti quelli che votano missioni di guerra facendo marce per la pace o dicendo, orwelliamente, che quelle missioni sono per i diritti umanitari , magari poi pulendosi la coscienza, rimettendosi sotto un altro abito , dopo aver raso al suolo e ridotto a morte , vita tossica e fame ( es fra i tanti, vedi somalia )

      E’ molto molto facile facile avventarsi contro Borghezio , ci vuole molto poco coraggio e coerenza, non sto dicendo che tu sei un vigliacco, sia chiaro …sto facendo un discorso generale in cui le stesse energie con cui sento e percepisco questa comunità sarebbe più gramsciano, pasoliniano, brechtiano e chi piu ne ha ne metta, vederla indirizzate verso chi , come sempre , si nasconde molto bene e garantisce la continuità del sistema antiuomo,facendo fessi tutti gli altri che si accontentano di celebrare i propri eroi, i propri feriti e i propri morti.

      un caro saluto

      rosanna pappalepore

      1. Cara Rosanna,

        le tue argomentazioni spaziano, alquanto, però, mi “stimoli”.
        Fatta la Repubblica, nata dalla Resistenza e dal contributo forte degli Alleati, il nostro paese è rimasto avviluppato nelle sue grandi contraddizioni storiche. Che non sono tanto nominali, ma brutalmente materiali: il differenziale sempre crescente nella distribuzione della ricchezza ( sempre più a sfavore dei lavoratori dipendenti e dei pensionati) e nel numero enorme dei vecchi e nuovi poveri, le tantissime morti e mutilazioni nei luoghi di lavoro, lo stato sociale sempre più smantellato e le occupazioni sempre più precarie. Tant’è, inoltre, che l’Italia, diversamente dagli altri paesi europei, è ben piena di drammatici“enigmi”, dalle tante efferate stragi bombaiole – si partì già da Portella- con tentativi di colpi di stato ai misteri del Vaticano ( nostrana palla al piede), dall’imperante mafia nelle sue multiformi forme in enorme collusione con ampi pezzi della rappresentazione politica ed economica alle destre nostalgiche più o meno mascherate e sempre in auge.
        Il tutto, ciò che prima ho schematicamente evidenziato, è avvenuto pur con la presenza della più forte presenza della sinistra; monolitica dal 45, poi molto più articolata e largamente sbiadita, e con le organizzazioni sindacali che ancora mantengono il più alto tasso di adesione ( iscrizione) in europa. Poi, non pretendendo di ripercorre i 66 anni di percorso nostro, la nuova destra berlusconiana al governo assieme ai fascisti di ieri e con i separatisti razzisti di oggi. In questo contesto generale, di nuove ideologie praticate anche dalle più importanti parti della nominale sinistra, c’è stata la partecipazione attiva italiana, al rimorchio di un certo carro internazionale, con il motto di esportare la democrazia e della guerra giusta se “umanitaria”.
        Gran parte dei cittadini italiani si sono opposti al rumore delle armi, richiamando anche la Costituzione nata dagli orrori del grande macello della “2° guerra mondiale. Quante manifestazioni, grandi, nazionali e in tutte le città; prima per la Corea, poi per il Vietnam, la Iugoslavia, l’Iraq………poi il vigore popolare con le mille bandiere multicolori del grande Movimento per la Pace si è sempre più affievolito, e ciò vale per la Libia oggi e per le tantissime altre situazioni belliche che sono insorte in vari continenti con l’ appoggio e l’avallo esplicito dei detentori del potere politico, economico e finanziario mondiale. Adesso in Italia ( ma non solo) quasi tutto tace! Sarebbe giusto approfondire i perché, adesso, però non c’è tempo e modo. C’è certamente una responsabilità oggettiva e soggettiva, di tutti noi.
        Contemporaneamente, specie su scala internazionale, hanno lavorato bene, in particolare dopo la caduta dell’ “ equilibrio duale”, i gruppi ( fatti da persone e non da robot) economici che sono sempre alla ricerca di nuovi mercati, per vendere e produrre a più bassi costi, quelli che sono in grado di fare salire e scendere le borse mondiali a loro piacimento e posseggono gran parte dei debiti contratti dagli stati poveri e molti di quelli chiamati ancora ricchi; e, i poteri politici, specie statunitensi, ma non solo, che si sono sempre autovotati ( anche con la supremazia militare e tecnologica) a controllori supremi del mondo. A questi, nei fatti, non frega nulla, degli enormi squilibri in atto tra i ¾ cittadini del mondo poveri e l’1/4 “ ricco” ( in quest’ultimo contesto molti poi sopravvivono a malapena.
        Mentre da lungo tempo imperversano le guerre soprannominate umanitarie non si è mai vista una guerra contro la fame nel mondo. Tanto, in corpo non hanno petrolio o metalli pregiati da potere estrarre.
        Il dato è non si è mai riusciti a trasformare l’ONU, nato dopo gli orrori del 39-45, in una vera assise democratica mondiale. C’è, sovrastante, la cupola, Quelli con il potere di veto, che fanno e disfano a loro piacimento. E, comandano; ricattando molte volte il voto nell’assise plenaria.
        In più, in questa Italia disfatta ( anche se ancora agiscono grandi aree di anticorpi) nell’ultimo ventennio……”come in quell’altro”, sull’onta divulgata dai potenti mezzi televisivi, si è ampiamente consolidata la lobby del razzismo, con base la discriminazione umana, che ha come strategia propagandistica vulgata da quei tipi ancora in torre di comando, che, come sempre avvenuto nelle accorte politiche della destra, scaricano le tensioni interne sugli “esterni”.
        Non ricapitolo i fatti e misfatti, le nefandezze propagate, gli orrori gestiti sul campo, avvenute e gestire anche in termini legislativi, poiché ben note a tutti.
        La questione è europea, come in primis l’eccidio norvegese insegna. Poi, ci sono tanti altri eventi e casi, ma non entro nel merito, poiché noti a coloro che ancora mantengono alta luna coscienza democratica sul diritto all’informazione.
        Ebbene, su tutto questo, ripeto sul tutto qui scritto, ognuno, forza politica, sociale, associativa, e singolo si assume la propria diretta responsabilità civile e sociale.
        Chi tace o devia, alfine, acconsente! Per viltà, strafottenza o per propria comodità. Avvenne, già, durante la dittatura fascista. Quanti chiusero gli occhi o stettero silenti.
        Questo vale anche in questa lista, piccolo segmento della società italiana, e in ogni caso certamente rappresentativa, poiché si cerca di rappresentare i valori della Memoria e dell’attualizzazione coerente e continua dell’antifascismo, dei Valori dei martiri sacrificatosi, e della difesa dei valori fondanti di una vera democrazia. Poi, come in ogni consesso, c’è di tutto. L’aspetto fondamentale è che non cali la censura.
        Però, cara Rosana, non si può correre il rischio di fare confusione.
        Si core il danno inconsapevolmente o meno di “fare un fascio”.
        Un conto sono gli “ipocriti”, anche nel campo rappresentativo della sinistra variegata – ideale ed organizzata – come da te affermato nello scritto. Certo fanno grande guasto.
        Ben altro, però è l’azione dei seminatori dell’odio umano verso quelli considerati diversi, per professione, per diletto o per scelta di vita..
        Il caso di Borghezio, e in ogni caso è in buona compagnia, rientra in questa fattispecie.
        Chi loda le “idee”propagate da un lucido assassino che ha assassinato 76 ragazze e ragazzi necessariamente deve essere espulso dal consesso civile e democratico, almeno quello italiano, a maggior ragione se ha rappresentazione istituzionale.
        Non si può tranquillamente assistere, come sembra dal tuo scritto, e tirare “dritto per la propria strada”. Proprio perché c’è sempre lì la Costituzione, anche se bistratta, tirata all’uso e consumo, ( quella che……….come affermò Calamandrei). Per il rispetto di coloro, che diversamente da noi che tranquillamente dibattiamo a tavolino, i nostri eroi ( non tanto i “propri” come tu scrivi, feriti e morti. Su questo, i soggetti richiamati, non si può proprio scherzare o divagare. Non è permesso a nessuna genuina coscienza umana e democratica. Verso questi nostri martiri, morti ieri o nell’oggi ( …come Nunzio…..), il RISPETTO si impone, poiché, tra l’altro, costruirono con il loro sacrificio il ripudio della guerra.
        Poi, anche, contemporaneamente, c’è tutto il resto, scritto da te, e da me cercato di richiamare.

        Saluti, cordialità e riflessione.

  9. Obama rischia di non pagare gli stipendi ele pensione e di restituire i debiti e gli interessi dovuti agli investitori sui propri titoli di stato. E’ alle porte una crisi ancora più pesante di quella di questi anni… e in tutto questo l’estrema destra ci sguazza, mette in difficoltà Obama in America e torna a fare stragi in Europa.
    Perchè non ci interroghiamo profondamente sul capitalismo, su quello che produce? Siamo molto indietro dal mio punto di vista. Non sarebbe male leggere un articolo o un saggio di Oggionni o Grassi o Burgio o Steri su questa cosa.

  10. Caro Simone,
    approfitto di questo tuo post per esprimerti la massima vicinanza e la massima condivisione per il tuo viaggio. Quello che hai fatto dimostra che si può essere senza ambiguità a fianco del popolo palestinese e delle sue rivendicazioni sacrosante e allo stesso tempo non scadere nell’odio e nell’acciecamento. Bravo, continua così!
    Alice (Potenza)

  11. Dolore e sgomento

    Sel, un partito normale, fa comunicati di questo tipo, immediatamente…. non parla di complotti internazionali che non esistono….

    domenica 24 luglio 2011 | Nichi Vendola
    Di fronte alla strage degli innocenti che ha colpito la civilissima Norvegia, l’Europa democratica deve reagire con straordinaria determinazione. Tutti piangiamo le vittime di un terrorismo che cerca di sospingere la nostra società verso la deriva della chiusura intollerante, del fanatismo etnico-nazionalistia, della produzione di fantasmi.
    Il terrorismo in qualunque parte del mondo, con qualunque movente ideologico-religioso, è sempre una filiera produttiva di morte, di odio, di paurosa regressione ad epoche oscurantiste.

    Oggi è ancor più particolarmente triste e raccapricciante la volgarissima strumentalizzazione che la stampa berlusconiana e quella di centrodestra in genere, compie di questo massacro, con la fretta maldestra di chi vuole attribuirlo alla responsabilità generica dell’Islam.

    E’ proprio questa la logica che va sconfitta: il terrore non si puo’ combattere con il terrore, il pregiudizio non si puo’ combattere con il pregiudizio, l’odio non si puo’ sconfiggere con l’odio.

    Al governo di Oslo, ai compagni del partito laburista, al popolo di quella civilissima nazione giungano i nostri sentimenti di più fraterna vicinanza e solidarietà.

    Nichi Vendola

  12. CORRIERE DELLA SERA, 25 LUGLIO 2011
    Le armi che aiutano la follia

    di Beppe Severgnini
    Domanda: perché un uomo che invocava «l’uso del terrorismo come mezzo per risvegliare 1e masse» teneva in casa, legalmente, una mitraglietta Ruger Mini 14 semi?automatica?
    Perché lo psicopatico che sognava di diventare «il più grande mostro dopo la Seconda guerra mondiale» ? il suo diario pubblicato su Internet ? ha potuto usare l’arma per condurre il suo sconvolgente safari umano? In Norvegia ci sono 439.000 cacciatori ? uno ogni dieci abitanti ? ed esistono leggi severe sulle armi da fuoco: evidentemente, non bastano. Anders Behring Breivik ha confessato nel suo farneticante memoriale: «Invidio i nostri fratelli Americani perché le leggi sulle armi in Europa fanno schifo in confronto. Sulla domanda ho scritto: “…per la caccia al cervo”. Sarei stato tentato di dire la verità: “…per giustiziare marxisti culturali/traditori multiculturali categoria A e B. Giusto per vedere la reazione”».
    Simboli celtici e giallisti scandinavi, templari dilettanti e angoli bui nell’anima nordica: si discute di tutto, in queste ore, nel tentativo di spiegare l’inspiegabile. Di armi, però, si parla poco. Quasi fosse inevitabile che un cittadino si procuri una mitraglietta. Un prezzo da pagare alla modernità, uno dei tanti. E invece, se non ci fosse stata quell’arma, l’isoletta di Utoya ? latitudine incerta, nome vagamente platonico ? sarebbe rimasta un esotico indirizzo locale. I pazzi criminali ci sono sempre stati. Ma uno psicopatico con un coltello ammazza una persona, un fanatico con un fucile ne uccide due o tre. Un folle con una mitraglietta può sterminare dozzine di ragazzini, come se fossero leprotti in un recinto: ora lo sappiamo, purtroppo. Il mantra dei cittadini armati è noto: «Non sono le armi che uccidono, sono gli uomini». D’accordo: ma gli uomini, senza armi, uccidono meno. O non uccidono proprio. Non è semplicismo: è semplice buon senso per tempi cattivi, anzi pessimi. Qualcuno dirà: un criminale riesce comunque a procurarsi ciò che vuole. Forse è così. Ma la ricerca lascerà tracce, e le tracce destano sospetti. Il placido acquisto di una semi?automatica è una tragedia che aspetta di accadere. Molti americani, si sa, rifiutano questo discorso. Il diritto di portare armi è scritto nella Costituzione, viene da una. storia dura e da una geografia difficile. Resta un fatto: quasi tutte le stragi degli ultimi anni sono avvenute perché lo psicopatico di turno aveva a disposizione un’arma sulla quale non avrebbe dovuto mettere le mani: Virginia Tech USA (2007, 33 morti); Jokela e Kauhajold in Finlandia (2007 e 2008, 9 e 11 morti); Geneva County, Usa (2009, 10 morti); Bratislava, Slovacchia (2010, 8 morti); Cumbria, Uk (2010, 12 morti); Tucson e Grand Rapids, Usa (2011, 6 e 8 morti). Certo, potremmo osservare che ? salvo eccezioni ? queste tragedie sembrano accadere in Paesi disciplinati e socialmente coesi: come se la pressione, senza sbocchi quotidiani, esplodesse con più violenza ma rischieremmo di scivolare nella sociologia.
    Concentriamoci su un fatto, ed è un fatto fondamentale. Una società matura deve prevedere la follia: non potendola evitare completamente, provi a limitarne i danni. Le armi automatiche e semi?automatiche vanno tolte dalla circolazione; le armi sportive, concesse con grandissima cautela. In molti non sono d’accordo. La soluzione, secondo costoro, non è togliere di mezzo le armi: è armarsi tutti e di più. I sostenitori di questa tesi, nelle ultime ore, hanno invaso i social network e i blog ? soprattutto negli Usa ? ma non solo. La strage di Oslo ? sostengono ? dimostra che il «gun control» ha fallito; mentre la presenza di adulti armati sull’isola avrebbe impedito la tragedia. Rifiutano di ammettere che una mitraglietta è il mezzo con cui un omicidio diventa una strage, e una tragedia si trasforma in una catastrofe. Forse perché non avevano figli su quell’isola. Buon per loro.

  13. FIRENZE 26/7/2011

    Ai compagni e “amici” in indirizzo
    ( da : Alessandro Leoni )

    – In questi ultimi giorni sono accaduti diversi fatti di notevole significato e importanza … cerco di analizzarne quelli che a mio parere rivestano maggiore importanza .

    1° )- siamo giunti al “41°” morto ( e circa un “centinaio” di feriti … dei quali una parte, non irrilevante, ne porterà, per tutta la restante vita, l’indelebile segno ! ) in Afghanista … e salvo la Legha ( !!! ) nessuna altra forza politica è emersa in opposizione a questa sciocca, tragica avventura che il “servilismo” bipartisan nei confronti del “protettore” U$A ha determinato per il nostro paese ! Certo non mi sfugge che ora anche l’ “IdV” chiede il rientro del nostro contingente … ma lo fa con evidente meschino calcolo opportunistico … non è un caso infatti che proprio l’ “IdV” abbaia, a suo tampo, votato per il rifinanziamento della costosa e dannosa operazione !!!
    Insieme a ciò registro la “distrazione” dell’opinione pubblica e della stessa “sinistra d’alternativa” ( FdS … SEL … ecc… ) la quale certo è “fermamente contraria” … ma priva d’iniziativa specifica !!!

    2° )- … così come siamo di fronte alla continuazione della vergognosa aggressione alla LIBIA … certo la situazione di stallo ( non completa … a Hel Brega i quisling della NATO hanno subito una sconfitta non marginale ! … ) non premia la NATO … ( soprattutto Francia e Gr. Bretagna ) e l’amministrazione U$A ha palesato la propria volontà di “smarcarsi” concretamente … tuttavia i bombardamenti continuano nella quasi totale amorfa distrazione dell’opinione pubblica … anche tradizionalmente di sinistra ! Scarsa, per non dire quasi nulla, l’iniziativa della nostra Federazione della Sinistra !!!

    Pag. 2 )-

    3° )- OSLO … il terribile attentato “terroristico” ( … questo certamente … per tecnica ed obbiettivo ! ) che ha causato oltre “70” morti e dispersi ha sconvolto una città .. un paese normalmente considerato una specie di “limbo” politico ! In realtà la Norvegia è uno stato tutt’altro che marginale e secondario … membro della NATO ( l’unico che confini con l’ex URSS in estremo nord … Finmark ), presente in maniera massiccia nella così detta “cooperazione allo sviluppo” ( “paesi del -terzo mondo-“ ! )… paese, inoltre, che ha dato i natali ad un certo QUISLING passato alla storia come sinonimo di “governo fantoccio” al servizio dello straniero occupante !
    ( Quisling infatti fu a capo del “governo” norvegese durante l’occupazione tedesca … 1940 / 1945 ! … venne fucilato dagli stessi norvegesi dopo la liberazione del paese !!! )

    Al di là delle considerazioni più scontate … ritengo un errore, in questo specifico caso, ipotizzare “complessi e articolati -complotti- internazionali” che evidentemente non possiamo escludere in maniera totale/assoluta … ma che, a mio parere, in questo caso non mi sembra molto ipotizzabile ! Certo il “neonazista” che ha compiuto l’azione certamente non deve essere stato completamente isolato ! Ma da ciò al “complotto” c’è di mezzo qualche anno luce ! … POSSO, evidentemente, SBAGLIARMI !!!

    Ritengo invece che questo gravissimo attentato costituisca la punta estrema di un “iceberg” sul quale potrebbe affondare ciò che resta del così modello “europeo” occidentale ( … “articolata espressione istituzionale” … relativa ampia “libertà” … quanto meno -individuale- … diffuso benessere, più o meno relativa ampia “sicurezza/assistenza sociale” … ecc… !!! ) …

    Infatti, soprattutto a “sinistra”, si continua a sottovalutare l’effetto della sempre più massiccia presenza ( ormai, quasi, di massa ! ) degli immigrati … soprattutto in una, lunga, congiuntura economica di “ristagno/recessione” come quella che viviamo attualmente !

    Pag 3 )-

    Continuare ad approcciare l’argomento essenzialmente sul terreno della “solidarietà umana” ( … e non già di classe !!! … ) senza saperla tradurre in termini politici … può realmente comportare conseguenze disastrose e incontrollabili !!! Non rendersi conto di ciò … non è solo miopia ma follia allo stato puro ( … anche se non come quella del neonazi norvegese ! … )

    Affronterò la questione dei “Congressi” … del Pdci e del PRC nei prossimi giorni …. !!!

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