di Sitael

La storia la scrivono gli storici e i fenomeni sociali sono descritti e interpretati da storici, sociologi, psichiatri e studiosi dei comportamenti collettivi. Sinceramente solo in un paese profondamente malato ovvero orwellianamente piegato accade che di questo si occupino le sezioni cosiddette politiche della polizie.
Ebbene questo è accaduto a Roma in occasione della vile e bestiale aggressione di un ragazzo, che lotta ancora tra la vita e la morte, nel rione romano di Monti, centro storico, da parte della DIGOS romana.
Sul Corriere della Sera del 4 luglio Grignani scriveva virgolettando il testo come provenienza DIGOS: Saluti romani postati su Facebook, tatuaggi con i motti fascisti «Me ne frego!» e «Boia chi molla» sarebbero invece il contorno «di un ambiente permeato a parole di valori universali, riconosciuti da qualsiasi parte, come patria, onore, amicizia, cameratismo – sottolineano infine gli specialisti della polizia – che poi si riducono a slogan pronto-uso. In questo senso per questi personaggi il fatto di appartenere all’estrema destra è soltanto un modo di essere, di aggregarsi, non certo un fattore ideologico, che nella maggior parte dei casi viene completamente ignorato».
Stiamo in effetti parlando del fatto che in alcuni degli aggressori del ragazzo, Alberto Bonanni, sono stati riscontrati tatuaggi con motti nazifascisti ed esistono foto che li ritraggono in saluti romani. Segni inequivocabilmente a caratterizzazione nazifascista.
Ma la DIGOS si inerpica per strani percorsi ideologici: citando come valori universali “patria, onore, amicizia, cameratismo” riconosciuti da qualsiasi parte. A prescindere dalla parola amicizia, ma di quale idiozia si sta cianciando: il trittico, patria, onore, cameratismo, da 90 anni fa parte dell’armamentario prima dei fascisti e poi anche dei nazisti!
Non solo: a parte qualche deriva nazionalista, ma quando mai i socialisti, i comunisti, i cattolici, i liberali hanno inneggiato a patria, onore, cameratismo? Questa gente che ha costruito tra l’altro l’Italia con la Resistenza non esprimerebbe pertanto valori universali, che restano a quanto pare soltanto quelli della canaglia nazifascista. Non sembra di vivere un incubo del tipo della versione uncensored del video American life di Madonna di molti anni fa?
Ma i dirigenti della DIGOS romana hanno mai letto qualche libro, non dico scientifico, ma di corretta divulgazione per esempio sulla genesi e la crescita del nazismo? Evidentemente non sanno che il grosso della teppa nazionalsocialista, dal 1920 al 1930, che aggrediva e uccideva gente di sinistra ed israeliti proveniva dal lumpenproletariat: una teppa composta da ubriaconi rissaioli e balordi che amava menare le mani ed aveva una preparazione ideologica pressoché pari a zero. Oppure alla DIGOS di Roma hanno letto fonti che riportano i nazisti come una setta fanatica di fini intellettuali, ignorando che l’aspetto misterico di setta ha avuto un ruolo solo per alcuni uomini del vertice?
Al di là dell’ostentazione sia di ignoranza della storia nella DIGOS sia di del vessillo ideologico del valore universale dei motti di patria, onore, amicizia, cameratismo c’è comunque un aspetto politico assai grave: ed è la sostanziale complanarità della posizione della Polizia romana con la posizione del sindaco Alemanno. Alemanno, l’uomo della legittimazione del simbolo celtico (la parola croce è sbagliata in quanto il simbolo risale ai Norreni, che lo usavano prima del contatto con il cristianesimo), a proposito dell’aggressione ha sottolineato che “per la vicenda di Monti non si tratta di un problema di violenza politica, ma di violenza ultrà da stadio“. Quindi la matrice nazifascista non c’è!
Il tentativo di mistificazione è evidente ed è ributtante: è agli uomini si sinistra e ai democratici tentare di contrastare la deriva negazionista…se si è ancora in tempo.

FONTI

http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=39680&sez=HOME_ROMA&npl=&desc_sez=

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_luglio_3/analisi-ultra-stadio-violenza-1901008508413.shtml

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_giugno_30/interrogazione-parlamentare-silenzi-questura-190988390728.shtml