Fassino e Cota: i veri violenti siete voi (e anche se non lo sapete, non avete futuro)

Il vento del cambiamento si respira forte anche qui in val Susa. È stata una dimostrazione di forza imponente: decine di migliaia di donne e di uomini, di lavoratori e di studenti, di abitanti della valle e di comitive da tutta Italia e non solo. Un popolo che ha reclamato con nettezza il proprio diritto di vivere in un ambiente non deturpato dalla sete di profitto di pochi e il proprio diritto di decidere sul proprio presente e sul proprio futuro.

È stata una manifestazione indimenticabile per la forza, la combattività e l’entusiasmo di chi vi ha partecipato. Un entusiasmo contagioso, che dà senso al nostro impegno politico, testimonia che non chinare la testa serve a qualcosa, lottare ogni giorno ha un significato, può essere davvero utile e necessario per cambiare la società in cui viviamo.

A fare da contraltare a tutto questo, c’è stata la violenza e una gestione della manifestazione da parte delle forze dell’ordine semplicemente intollerabile. Il ministro Maroni si deve dimettere, perché è politicamente responsabile di ciò che è accaduto: dell’utilizzo da parte della polizia di armi con proiettili di gomma, del lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo e del ferimento di oltre 200 manifestanti. Tra questi alcuni sono gravi. C’è Jacopo, per esempio. Un ragazzo veneziano di 19 anni che è in ospedale con traumi molto gravi perché una granata lacrimogena lo ha colpito al torace. A lui e a tutti gli altri compagni va la nostra solidarietà incondizionata, il nostro abbraccio più fraterno.

Quello che è successo in val Susa ci deve però fare riflettere a fondo, perché sono passati dieci anni dall’omicidio di Carlo Giuliani, dalla mattanza della scuola Diaz e dalle torture di Bolzaneto e sembra che nulla sia cambiato. Aprire una riflessione seria sulle forze dell’ordine, sui loro compiti, sul loro addestramento, sul loro rapporto con la legge e la democrazia non è più rinviabile. Dobbiamo farlo nell’interesse di tutti, e in primo luogo delle stesse forze dell’ordine, che più agiscono in questa maniera e più accrescono nell’opinione diffusa la diffidenza e il distacco quando non il risentimento e il rancore. Sentimenti che, come si sa, non producono mai nulla di positivo.

Le violenze prodotte nella valle da parte di alcuni gruppi di manifestanti non sono condivisibili. Non producono alcun consenso (tutt’altro) e non servono a nulla.

Ma la retorica e l’ipocrisia della stragrande maggioranza della politica e dell’informazione italiana è vergognosa.

La Repubblica (un giornale che ambisce a rappresentare un elettorato democratico e progressista) a metà mattinata riprendeva sul suo sito internet i numeri della questura, parlando di 2mila manifestanti. Nel primo pomeriggio spiegava invece che circa 10mila manifestanti (black block, anarchici e gruppi provenienti dall’estero) si erano staccati dai cortei ufficiali per attaccare la polizia schierata. 10mila facinorosi che si staccano da un corteo di 2mila persone. A volte il servilismo e la malafede sono talmente sfacciati da produrre un effetto comico.

Fassino parla di «violenti e facinorosi» e firma un comunicato congiunto con il presidente leghista della Regione Piemonte in cui ribadisce «l’importanza strategica della Tav e la volontà di andare avanti senza farsi intimorire» (perché questa è l’unica cosa che a loro interessa veramente). Il Presidente della Repubblica parla di «violenza eversiva», diversi parlamentari del Pdl addirittura di «terrorismo».

Le parole sono importanti e ognuno dovrebbe imparare ad assumersi la responsabilità di quelle che usa.

E allora, con tutta franchezza, bisogna dire che oggi abbiamo visto all’opera due violenze, distinte ma complementari. La prima violenza è quella delle forze dell’ordine, che hanno ingaggiato uno scontro con i manifestanti (con tutti, non soltanto con quelli che si sono personalmente resi protagonisti di episodi del tutto estranei alle pratiche e al sentire comune del corteo) che soltanto per caso e per fortuna non si è concluso con la morte di qualcuno.

La seconda violenza è quella di una politica (e delle istituzioni che questa politica occupa e finisce per rappresentare) totalmente insensibile alla volontà dei cittadini. Che va avanti come se niente fosse, che impone con la forza l’interesse privato e il profitto di pochi.

Ma una classe politica che ha bisogno degli elicotteri, dei cordoni di polizia, delle spranghe e dei lacrimogeni per imporre i propri capricci non ha alcun futuro.

Il futuro invece lo hanno in mano quelle ragazze e quei ragazzi che, con il sorriso sul volto e nel cuore una voglia irrefrenabile di cambiare il mondo, si sono dati appuntamento in val Susa e tanti altri se ne daranno nelle prossime settimane. Noi siamo tra loro, sempre più convinti di stare dalla parte giusta.

 

26 risposte a “Fassino e Cota: i veri violenti siete voi (e anche se non lo sapete, non avete futuro)”

  1. Simone, ho letto le tue considerazioni inviate ad Antonio Bruno e, a mio
    parere, sono condivisibili.
    Ho letto che il sen. o dep. Passigli ha iniziato a raccogliere firme per un
    referendum su una legge elettorale proporzionale ma che tale raccolta è
    stata bloccata da Veltroni e Bersani.
    Penso che su questa legge elettorale proporzionale che darebbe
    rappresentatività parlamentare anche alla sinistra ed alle persone dei
    movimenti potrebbero trovarsi d’accordo sia le sinistre che i movimenti e
    che si potrebbe partecipare, tutti insieme, dal basso, alla raccolta delle
    firme necessarie, sostenendo la proposta di Passigli. Che ne pensi ? Per
    quanto mi riguarda, in quanto aderente al Pcl, ho scritto a questo proposito
    al portavoce del partito, Marco Ferrando. Ciao Ireo

  2. Fw: In Val di Susa è guerra! – da Claudio

    Scrivo a tutti coloro che mi hanno conosciuto, e che hanno conosciuto l’associazione Materya, e il suo impegno per l’ambiente.

    In Val di Susa c’è una guerra. E nessun telegiornale sta dicendo la verità.
    Una popolazione locale sta tentando di opporre resistenza alla costruzione di un’opera voluta da lobbies finanziarie, sostanzialmente inutile, destinata al trasporto delle merci (non è alta velocità.. per chi ancora non lo sapesse!), dal costo pari a tre volte il ponte di Messina.
    TRE VOLTE il costo del PONTE DI MESSINA.

    Cito inchieste del Politecnico di Torino e Milano, e dati estratti dalla trasmissione Report (Rai tre) e da una bellissima trasmissione andata in onda alcuni mesi fa su La 7.

    Non mi dilungo sull’impatto ambientale, la collina di amianto (una stima di una ASL di Torino parla di 20.000 morti nei prossimi anni per la nube di fibre..) il tunnel di 54 km dentro una montagna già scavata dall’Enel perché ricca di Uranio, ma vi informo di questo:

    I soldi destinati alla costruzione li metteranno le banche, ad un tasso del 6,2% ma la fidejussione a garanzia del prestito sapete chi l’ha messa? Voi! O se preferite lo Stato italiano! Entro 9 anni dovremo restituire 45 miliardi di debito alle banche che hanno finanziato l’opera.
    45 miliardi sono quello che dovremo sostenere come costo per ridurre un pochino il nostro debito con l’estero per stare in Europa e il povero Tremonti non sa dove reperirli.

    Siete pronti a pagare altri 45 miliardi per far viaggiare più veloce l’acqua minerale di Lecce verso la Norvegia, e far arrivare prima i biscotti inglesi sullo scaffale del vostro supermercato?

    A proposito?non passeranno dalla Val di Susa le merci?Un noto docente del Politecnico dice che il costo del transito per un camion da questo valico non sarà competitivo con i costi degli altri tunnel che già esistono. Questa sarà davvero una cattedrale nel deserto.

    Volevo solo informare tante persone che ancora non sanno…Grazie del vostro tempo.. e chi di voi volesse aiutarci a fermare questo disastro divulghi questa mail.

    Claudio Guerra

    Per saperne di più http://www.notav.eu

  3. Dopo Genova sono stati molti gli ingenui che pensavano di non vedere più certe cose. Io come loro mi sbagliavo.

    Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e tanti altri ragazzi, come anche Fabiano a Chiomonte, sono stati vittime delle violenze e elle torture da parte della polizia.

    In questo video possiamo sentire raccontate le stesse violenze che si ripetono. Il manganello democratico dello stato.

    watch?v=QuBRmOofXPo&feature=related

    Dobbiamo fermare e cambiare questo schifo. Iniziamo a far girare questi video e fare informazione visto che non li vedremo in televisione o sui giornali.

    Lascio ancora la versione poi censurata della “Canzone del maggio”

    watch?v=7ecOXYyGPcE

  4. Ieri in Val di Susa c’eravamo anche noi, studentesse e precarie, a portare
    la nostra solidarietà ad una popolazione che da più di vent’anni resiste
    alla devastazione della propria terra. Eravamo lì perché siamo convinte che
    la loro lotta sia anche la nostra, perché come loro anche noi paghiamo
    quotidianamente le scelte dei pochi che ci governano e che decidono delle
    nostre vite senza ascoltare la nostra voce.
    I manifestanti erano più di 60.000 divisi tra i due punti di raccolta
    principali: Exiles e Giaglione.
    Il nostro autobus ci ha lasciate vicino al forte di Exiles e da lì sarebbero
    partiti due cortei: il corteo diretto a Chiomonte, in cui sfilavano bandiere
    di partiti e sindacati insieme a sindaci e famiglie del luogo e un altro
    diretto verso Ramats e che aveva come obbiettivo quello di provare,
    simbolicamente, a riprendersi il presidio della Maddalena. Il corteo
    ufficiale, poco dopo la partenza, si è nuovamente diviso e una parte di
    questo, attraversando sentieri di montagna, si è diretto verso Ramats per
    raggiungere gli/le [email protected] manifestanti che avevano iniziato a ricevere le
    cariche e la pioggia di lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine,
    asserragliate all’interno del presidio, non appena hanno tentato di
    avvicinarsi alla recinzione che lo delimitava. La discesa verso il
    fondovalle sembrava una versione rivisitata della discesa verso gli inferi
    Dantesca; lungo i tornanti del bosco ci venivano incontro uomini e donne che
    tentavano di risalire per respirare un po’ di aria pulita, perché la puzza
    di lacrimogeni là sotto era fortissima. Continuavano a dirci che senza
    mascherina non avremmo resistito a lungo, che le nubi di gas CS erano troppo
    fitte e non sarebbe bastato il fazzoletto imbevuto d’acqua che avevamo al
    collo. Man mano che ci avvicinavamo al cantiere avvertivamo sempre più
    costante e fitto il rumore dei lacrimogeni di varie dimensioni sparati,
    arrivavano da ogni direzione: dall’alto, lanciati da un elicottero che
    sorvolava la zona, e dal dispiegamento di forze dell’ordine dietro la rete.
    Ne avranno fatti partire più di un migliaio, è difficile quantificarli, e
    hanno ferito un gran numero di persone. Abbiamo incontrato un ragazzo con le
    costole fracassate, ad un altro hanno spaccato il sopracciglio, ad un’altra
    ferito il braccio. Ci hanno raccontato di un ragazzo a cui è arrivato un
    lacrimogeno dritto in faccia, e che se non avesse avuto la maschera anti-gas
    probabilmente al posto di questa gli si sarebbe spaccata la bocca. Certo, la
    tensione era fortissima, ma era anche forte la solidarietà e il senso di
    unione che si respiravano. La volontà di darsi una mano si leggeva negli
    occhi di tutte e tutti i presenti: chi non era impegnato a resistere cercava
    in tutti i modi di rendersi utile, recuperando acqua e Malox oppure dando il
    cambio a chi era in prima linea. Noi alla rete non ci siamo mai arrivate, ma
    eravamo abbastanza vicine per vedere gli idranti che tentavano di disperdere
    la folla dei NoTav, la quale però continuava a resistere al grido di “Giù le
    mani dalla Val di Susa!”.
    Quella gente lì ha resistito a lungo, nonostante i/le feriti e gli
    arrestati, nonostante non fossero i “nuovi black block” militarmente
    addestrati, come titolava stamane Repubblica. Quelli e quelle che abbiamo
    visto noi, oltre a ragazzi e ragazze, donne e uomini di ogni età, erano dei
    vecchietti sdentati con il bastone, che non volevano saperne di rinunciare
    alla loro terra. Fa così tanta paura accettare che esistano delle persone
    comuni che si ribellano? Che sono stanche di subire sempre e non decidere
    mai?
    La favoletta dei “buoni e cattivi” la conosciamo bene, l’abbiamo già sentita
    raccontare a Genova dieci anni fa, e senza tornare troppo indietro nel tempo
    il 14 dicembre 2010 a Roma.
    Non si rendono conto che non suona più bene, che puzza di imbroglio? Le
    dichiarazioni dei leader politici sedicenti di sinistra e del Governo
    parlano chiaro: tutti si dissociano da ciò che è successo, il ministro
    Maroni parla di “reato di tentato omicidio”, il presidente della repubblica
    Giorgio Napolitano condanna la violenza, sostenendo che: “Quel che è
    accaduto in Val di Susa, per responsabilità di gruppi addestrati a pratiche
    di violenza eversiva, sollecita tutte le istituzioni e le componenti
    politiche democratiche a ribadire la più netta condanna, e le forze dello
    Stato a vigilare e intervenire ancora con la massima fermezza”. Anche il Pd
    non si risparmia e legittima l’operato delle forze dell’ordine; le parole
    del vicesegretario Letta non danno spazio a fraintendimenti: “Solidarietà
    piena ai rappresentanti delle forze dell’ordine impegnati in Val di Susa e
    oggetto di intollerabili gesti di violenza, dai quali ogni movimento
    politico è bene prenda le distanze, esprimendo una condanna senza se e senza
    ma”. Lo stesso Grillo ed il suo movimento schierato a favore delle proteste
    contro la costruzione della linea Torino-Lione sfrutta sapientemente la
    separazione tra chi protesta pacificamente e chi invece fa ricorso alla
    violenza e allo scontro.
    Queste parole risuonano nelle nostre teste, non si azzittiscono un instante.
    All’andata il nostro autobus era pieno, tutti i posti erano occupati; alla
    fine della giornata, quando siamo riusciti/e a ricompattare il gruppo
    mancava una persona all’appello, era stato arrestato, ma non era in
    questura. Fabiano era ricoverato a Torino per trauma cranico, naso
    frantumato e braccio sinistro rotto, oltre a riportare sul corpo e sul volto
    numerose escoriazioni. Certo definire legittimo e ineccepibile l’operato
    delle forze dell’ordine stona un po’ con quanto accaduto agli arrestati: la
    tortura è legittima? L’inveire e l’umiliare una persona inerme, che a stento
    è in grado di urlare “basta”, come può essere definito legittimo? Sono
    domande che sembrano non interessare nessun giornalista o uomo politico del
    nostro paese. Chi darà voce a questo silenzio?
    Noi manifestanti Notav, come chiunque qui in Italia cerchi di esprimere il
    proprio dissenso, dal movimento studentesco ai comitati per i beni comuni,
    dagli operai e dalle operaie della Fiat ai precari e precarie che il 30
    novembre dello scorso anno sono scesi in strada, sentiamo l’isolamento che
    la nostra classe politica costruisce sapientemente attraverso i mezzi di
    comunicazione mainstream. Eppure, ieri, in valle non eravamo soli/e: i
    valligiani, dopo averci ripetutamente ringraziato di esser andati lì a
    cercare di riprendere quella terra che spetta loro di diritto e che invece
    gli è stata tolta con la forza, ci hanno aiutati/e a fuggire. Le forze
    dell’ordine avevano bloccato tutte le vie di uscita da Ramats e rendevano
    impossibile il passaggio di chiunque volesse tornare ai punti di raccolta
    per ripartire. Caricavano ancora, questa volta però dall’alto; volevano
    tapparci nella valle! Eravamo un gruppo di un centinaio di persone che non
    avevano la minima idea di dove andare, ma fortunatamente un uomo della valle
    ci ha accompagnato lungo sentieri alternativi tra i boschi fino a
    raggiungere una strada statale che ci avrebbe ricondotti/e al forte di
    Exiles. Alcuni invece sono rimasti con altri valligiani ad aspettare
    l’arrivo della cinquantina di finanzieri che erano pronti a caricare chi
    ancora stava salendo da fondovalle. Gran persone sono i valligiani, la loro
    forza e la loro gratitudine hanno reso meno amara l’ennesima prova di forza
    a cui siamo quotidianamente sottoposti.
    Nonostante la stanchezza e le ore di cammino, nonostante oggi i lavori nel
    cantiere siano ripartiti, ieri per noi è stata una vittoria; è vero, la
    valle è ancora nelle loro mani, ma crediamo che nelle ore trascorse in mezzo
    a quei boschi una promessa è stata fatta: non finisce qui, sarà düra!

    *Ateneinrivolta.Bologna*

    1. Il Lab. Crash il 3 luglio ha raggiunto la Val Susa con due pullman carichi della dignità e della generosità di tanti e tante bolognesi convinti, come mezza Italia, di fare la cosa giusta: attraversare sentieri e strade per cingere d’assedio il campo di lavori della tav presidiato da centinaia e centinaia di poliziotti e militari inviati dal ministro leghista Maroni per garantire la devastazione di una valle alpina e piegare a suon di lacrimogeni e proiettili di plastica la volontà dei suoi abitanti. Anche altri pullman insieme a noi si sono mossi dalla nostra città e hanno raggiunto la valle costruendo una giornata di lotta straordinaria insieme agli abitanti dei paesi e delle frazioni di montagna che ci hanno salutato e accolto con il sorriso ospitale di chi sa di avere davanti un amico, un compagno fedele con lo stesso sogno e la stessa determinazione sintetizzata con una parola grande: NOTAV. E quel sogno lo stiamo realizzando, si sta facendo realtà nella resistenza del popolo valsusino e dell’Italia migliore che mai gli farà mancare la partecipazione e la solidarietà.Neanche le decine di feriti e di arresti sono riusciti ad intimidire il movimento NOTAV che già rilancia dando appuntamento ad altri campeggi e appuntamenti di lotta nazionali ed internazionali a cui la nostra Bologna, quella degna e solidale, parteciperà portando anche l’indignazione intransigente per quello ha dovuto subire Fabiano: tortura.Cos’è infatti un naso rotto da una spranga di ferro? Cos’è un bicchiere di urina rovesciato in petto? Le minacce di morte ripetute? Calci e pugni ovunque? E tre ore lasciato sotto il sole a far divenire il sangue delle croste?Arrabbiati ed indignati per la brutalità, le violenze e gli episodi gravi di tortura che il movimento notav ha dovuto subire durante tutte la giornata del 3 luglio esprimiamo solidarietà a tutti i feriti e arrestati, ma con il sorriso di chi sa che presto ci ritroveremo tra strade e sentieri a lottare dalla parte giusta: della libertà, dignità e giustizia sociale.

  5. Landini e Vendola nella foresta di Sherwood

    di Nicola Atalmi-segretario regionale Pdci-Veneto

    Serata densa quella di ieri sera allo Sherwood festival di Padova dove Vilma Mazza ha condotto un dibattito per nulla banale tra Landini, Vendola e Casarini su come costruire il cantiere dell’alternativa.

    Tre sono stati i nodi sui quali si sono confrontati: Val di Susa, la crisi e lo scontro sociale e infine quale forma della politica per uscire dal berlusconismo.

    Sui recenti fatti che hanno coinvolto il movimento no tav dopo una comune riflessione sulla assurdità del progetto e sulle modalità della sua realizzazione, la divergenza è venuta, ancora una volta, sulle pratiche della protesta con Landini e Vendola che rivendicavano la scelta nonviolenta resistendo ai tentativi (alcuni efficaci e divertenti) di Luca di smontarne l’estetica (?).

    Sui temi della crisi sociale e del lavoro mentre Vendola si è lanciato con passione ad attaccare l’ineluttabilità delle politiche europee che intendono far pagare i danni delle banche al sistema del welfare, Casarini e Landini hanno ufficializzato pubblicamente il loro accordo nell’ambito del movimento Uniti contro la Crisi che vede il movimento sostenere la battaglia della Fiom contro l’accordo interconfederale firmato dalla Camusso e la Fiom accettare invece di far propria il tema del reddito di cittadinanza.

    La cosa non sarà né facile né così automatica a quanto pare.

    Da un lato Landini avrà qualche difficoltà a spiegherà ai suoi questa conversione oggettivamente estranea alla storia del movimento sindacale, dall’altro una vicenda tutta interna alle regole sindacali e a quelle della Cgil come l’accordo interconfederale appare piuttosto impermeabile alla mobilitazione dei movimenti.

    In ogni caso si tratta di una strada in salita ma da seguire con attenzione anche perché rischia di dividere ancora in un momento molto difficile.

    Infine sul tema più propriamente politico della fuoriuscita dal berlusconismo Landini ha evitato di esporsi ulteriormente, mentre Casarini ha lanciato a Vendola la proposta di primarie di programma. Il leader di Sel, fingendosi sorpreso della proposta, si è detto disponibile a praticarne il percorso a patto però che non si tratti del ritorno al recinto della sinistra radicale dal quale con tanti sforzi cerca quotidianamente di uscire.

    Appuntamento ad ottobre in Puglia.

    In sintesi pare di capire che dalla foresta di Sherwood ci si prepari in qualche modo ad “attraversare” l’accampamento del centrosinistra cercando di far saltare il giochino bersaniano del governo a punti che vorrebbe mettere ai margini la sinistra.

    Vendola dice di non volersi accontentare di fare il Ministro alla Poesia del centrosinistra e continua a puntare più in alto.

    Gli altri a sinistra evidentemente chiedono di sapere con quali contenuti tale sfida verrà giocata.

    Almeno per capire se ne valga la pena.

  6. il comunicato è in buona parte condivisibile ma cede alle compatibilità e agli equilibri nel passaggio “Le violenze prodotte nella valle da parte di alcuni gruppi di manifestanti non sono condivisibili. Non producono alcun consenso (tutt’altro) e non servono a nulla”. E’un discorso di retroguardia e che non serve in alcun modo a fomentare la combattività del movimento di resistenza. Peraltro cede alle pressione dei media e della politica borghesi che cercano in ogni modo di dividere buoni e cattivi, valligiani e black-block. Queste non sono posizioni conseguenti per chi si dice comunista e rivoluzionario. Sarebbe opportuno un chiarimento o una rettifica su questo punto: tanto più che lo stesso movimento NO TAV non ha esitato a sbarrare la strada ai tentativi di dividere tra buoni e cattivi. I tempi sono cambiati: basta rincorrere le compatibilità con il teatrino della politica!

  7. Ciao a tuttu

    Una breve , e amara, costatazione.
    Alcuni mesi fa , non ricordo in che occasione, forse rivolte di studenti, in
    Inghilterra fece scandalo il fatto che , dicasi, uno solo dei poliziotti
    intervenuti a “contenerla” non avesse la pettorina con il codice a barre che
    lo avrebbe reso identificabile da un magistrato qualora avesse ecceduto
    nell’ esercizio delle sue funzioni (come accanirsi a manganellate e calci su
    una persona già a terra).
    Una simile cosa da noi non è pensabile e neppure proposta , se lo fosse
    cadrebbe nel nulla, come la legge antitortura. Siamo uno dei pochi, forse l’
    unico paese democratico a non averla.
    Se non riusciamo a essere civili negli organi istituzionali, almeno nella
    forma, potremo mai esserlo nella sostanza? Viceversa potrebbe funzionare?
    risponderei no a entrambe le domande
    Saluti
    Giampaolo

  8. Diversi modi di raccontare la manifestazione di domenica: Dai quotidiani italiani impegnati a diffondere un clima intimidatorio verso il dissenso a quelli francesi che raccontano freddamente cosa è accaduto e cosa è in gioco: Le projet finalisé en 2001 par Paris et Rome et dont le coût avoisine les 15 milliards d’euros doit se terminer en 2015. Il avait été présenté à l’époque comme “le premier chantier pharaonique du siècle”.

    “Manifestazione gigante dei No TAV”
    http://alpes.france3.fr/info/italie–manifestation-geante-des-no-tav-69500836.html

    Lyon-Turin : la manif tourne au chaos
    http://www.europe1.fr/France/Lyon-Turin-la-manif-tourne-au-chaos-614361/

    Des milliers de manifestants défilent contre le TGV Lyon-Turin, des heurts
    http://lci.tf1.fr/monde/europe/des-milliers-de-manifestants-defilent-contre-le-tgv-lyon-turin-6561665.html

  9. ecco il racconto da una donna – sconosciuta – della Valle di Susa….
    Carissima,
    grazie della preziosa adesione!
    perché anche grazie al tuo messaggio, che ho appena letto, questa sera non mi va di abbattermi, anche se ho appena spento la televisione.
    E già che ci sono, vero che posso aggiungere qualcosa?
    Per esempio: come stiamo, oggi, alla fine di una manifestazione nazionale organizzata in 5 giorni?
    Grati (per le adesioni da tutta italia). Convinti che ce la faremo, anche se sarà dura. E poi?
    Ammaccati. Piangenti (causa lacrimogeni, come se piovesse). E tanto incazzati (si può dire?)
    Alla manifestazione di oggi eravamo oltre 60-70 mila persone pacifiche. Forse di più. Mamme, nonne, bambini. Ho fatto metà del percorso accanto ad un piccolino di tre mesi, ignaro e sorridente. Eppure i media nazionali questa sera ci hanno dipinti come violenti. Ci sono tanti ragazzi feriti e tutti i giornalisti parlano di agenti contusi (risibili codici verdi)! Stiamo difendendo gli interessi di tutti e ci descrivono come pericolosi, ridicoli e ottusi egoisti. Fanno vedere immagini di cantieri pescate chissà dove e dicono che il cantiere TAv in Valle di Susa si è aperto. Balle. E gli eroi sarebbero i polizziotti che lo difendono (che difendono il nulla o gli interessi non raccontabili di pochi) sparando lacrimogeni vietati e pure scaduti su gente normale, su anziani che fanno fatica a scappare nei boschi…
    Credimi, dire che sono indignata mi sembra fin banale.
    La verità è che sono furibonda
    che sono più di vent’anni che lotto pacificamente
    che ho cresciuto i miei figli insegnando loro a cercare la verità, a difendere la dignità, a rispettare la vita in tutte le sue forme, ad amare la propria terra.
    La verità è che adesso sono stanca morta
    ho ancora gli scarponi ai piedi
    ho sentito tutti i tiggì che la tivu mi ha passato
    schiumo di rabbia
    vorrei farmi una doccia e andare a dormire dicendo che tanto non cambierà mai nulla
    e invece mi sono appesa ad internet
    e andrò avanti finché non mi schianterò di sonno sulla tastiera
    ma bisogna raccontare la nostra storia a chi l’ha sentita solo mistificata
    è (credo) un dovere morale. E al diavolo la fatica!
    Ti chiedo con amicizia di fare la stessa cosa.
    Fai girare il messaggio.
    Cerca nella rete (benedetta essa sia!) le immagini di questa nostra giornata esaltante e terrbile. E diventa con noi voce, insieme a noi.
    Perché ce la faremo solo così.
    Unendo le fatiche, le indignazioni, gli sconforti, ma anche i sogni, le passioni e gli ideali di tutti noi, gente per bene
    un abbraccio grande e grazie
    barbara

  10. Cari compagni
    la violenza inizia sempre dai padroni
    . Che ci siano stati piccoli gruppi che hanno risposto anche se non condivisibile,tra l’altro, perchè non paga, dovrebbe essere comprensibile a tutti. Ma il pensiero unico dominante vede solo la violenza di una parte e non quella delle istituzioni che vilentano le popolazioni con provvedimenti criminali e usano la polizia per incrementere la violenza. Copione già scritto nei decenni passati e nel secolo passato
    Vi sono vicino nella vostra lotta

  11. La mente torna ai due giorni trascorsi dentro questa eccezionale esperienza umana che è la resistenza anti-tav.

    Oggi la cosiddetta informazione disinforma come non mai, cercando di nascondere una realtà collettiva scomoda per forza, intelligenza e determinazione, ed inventando spauracchi, parafulmini e divisioni tra buoni e cattivi.

    Basta viverci un giorno in valle per rendersi conto di quanto sia larga e convinta la contrarietà alla devastazione del territorio: uomini, donne, adulti, anziani, ragazzi, disabili, atletici, cattolici, valdesi, atei, democratici, autonomisti, comunisti o anarchici non si fanno problemi a trasformare l’opinione in attivismo militante, ricordando costantemente le lotte partigiane. Subito e ovunque si fa amicizia, si solidarizza, si parla, ci si autorganizza…. E costantemente ritrovi una semplicità profonda e autentica nel pensare e nell’agire che, ovviamente, la politica vede come fumo negli occhi: l’autogestione sociale inquieta infatti il governo e i partiti ben più dei tanto criminalizzati scontri con le forze dell’ordine.

    Questo sì è un vento diverso, non certo quello elettorale: si respira una volontà e una spontaneità che ti fa respirare liberamente, anche quando la situazione diventa difficile.

    Al bar ieri mattina dicevano che quando vedono arrivare i giornalisti li cacciano via perché tanto sono dei prezzolati, giudizi pesantissimi contro la lega che si è dissolta dal 2005, idem per il PD di Fassino con i suoi interessi economici. I giovani deridono chi si fa spegnere il cervello da “Il Grande Fratello”, mentre le nonne parlano come i sovversivi; ma, soprattutto, non c’è paura di alzare la testa e di dire No a partire dalla vita di ogni giorno.

    Se solo un po’ di Valsusa raggiungesse i cuori, le menti , i posti di lavoro e le piazze fuori dalla valle, il futuro avrebbe un colore ben diverso dalla tetra uniformità del presente

    Qualcuno/a che c’era

  12. *Val di Susa – Picchiato e torturato per ore dalle forze dell’ordine*
    Testimonianza diretta di Fabiano Di Berardino, bolognese e attivista del TPO, ricoverato presso il reparto di Traumatologia dell’ospedale CTO di Torino, che racconta l’inaudita serie di violenze subite dalla Polizia all’interno del cantiere bunker della Maddalena, dopo essere stato fermato durante la manifestazione NO TAV del 3 luglio 2011 in Val di Susa.
    “Mi hanno portato in uno stanzino dove mi hanno sputato addosso e picchiato ripetutamente e a turno con manganelli, calci e pugni. Mi hanno rotto il naso con un tubo di ferro e mi hanno spostato volontariamente sotto al sole, ferito e sanguinante per ore”.
    La testimonianza completa:
    http://www.youtube.com/watch?v=ZDy8M8hS3Cg&feature=player_embedded
    Aggiornamenti continui sul sito:www.globalproject.info http://www.globalproject.info
    ***DOMANI, martedì 5 luglio, dalle 18.30 al TPO, Via Casarini 17/5, in occasione della serata “* *Genova 2011: la storia siamo noi – Dialoghi attorno ad un movimento globale” per i dieci anni dal G8, verranno fornite altre testimonianze e materiali inediti sulla giornata di mobilitazione in Val di Susa. *(http://www.tpo.bo.it/node/536 )

  13. Una magnifica giornata di lotta contro i cantieri TAV

    La giornata di lotta ed assedio ai cantieri della TAV in Val di Susa del 3 luglio ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone, e noi COBAS tra loro, determinate a ribadire il loro No ai cantieri della devastazione ambientale e sociale. Mentre un popolo di cinquantamila persone sfilava dal forte di Exilles fino alla centrale elettrica di Chiomonte all’imbocco di quel cantiere imposto dalla violenza delle “forze del disordine”, altre migliaia di manifestanti assediavano il cantiere dal lato opposto di Giaglione e riprendevano e liberavano il presidio Clarea superando le recinzioni e la militarizzazione dell’area, mentre un altro migliaio di valligiani scendevano dalla montagna di Ramat e assediavano il cantiere su un terzo versante. In risposta le “forze del disordine” hanno lanciato centinaia di candelotti lacrimogeni con gas pericolosissimi, mirando spesso ad altezza d’uomo e ferendo seriamente numerosi manifestanti, mentre altri/e hanno riportato pesanti ferite al viso e al corpo per i colpi di poliziotti e carabinieri. Anche sul corteo giunto alla centrale elettrica sono piovuti lacrimogeni ad alta tossicità, mirati pure al gruppo di fotografi che stava riprendendo la scena e verso il lato opposto del fiume dove c’erano famiglie con i bambini. Ma questo non é bastato a far cessare l’assedio che è continuato per buona parte della giornata e che ha visto tutta la popolazione valsusina esprimere ancora una volta e in modo unitario la ferma volontà di opporsi ad un’opera di devastazione del territorio, voluta unicamente per affermare la supremazia del profitto e della speculazione affaristica sulla salute e sulla vita della popolazione.

    Non basterà nemmeno la incredibile disinformazione della grande maggioranza dei mass-media, fatta di menzogna allo stato puro, a dividere il popolo della Valle ed il movimento No-TAV tra buoni e cattivi, tra pacifici e violenti, tra chi può anche dissentire a parole, ma poi deve lasciare il passo ai cantieri di morte, e inesistenti black-block. Il popolo della Valle e il movimento No-TAV hanno dimostrato di essere in grado di continuare ad esprimere in tutte le varie forme possibili l’opposizione ai progetti speculativi e devastanti dell’Alta velocità e dei cantieri militarizzati, ed ogni giorno che passa con più forza e determinazione.

    I COBAS, oggi come fin dall’inizio, sono a fianco e dentro questo movimento, sono parte di questo popolo che ha deciso di rendere impossibile nei fatti l’esecuzione di un’opera catastrofica, opponendosi alla militarizzazione della Valle e della vita della sua popolazione; e continueranno a battersi fino alla vittoria contro questo disastroso progetto e contro tutti i tentativi di soffocare la vita, la speranza, la solidarietà del popolo dei Beni Comuni.

    Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS

    4 luglio 2011

  14. Una grande giornata di lotta quella che ieri ha visto valligiani e solidali
    battersi per difendere il proprio territorio e i beni comuni. Una giornata
    in cui la determinazione di tutti e tutte ha permesso di riconquistare il
    presidio, violentemente sgomberato dalle forze dell’ordine lunedì, e di
    ribadire ancora una volta la contrarietà della valle al progetto di
    devastazione della Tav. A questa straordinaria sollevazione popolare il
    Governo continua a rispondere con la violenza delle manganellate, dei
    lacrimogeni, delle umiliazioni e delle torture. Vag61 esprime tutta la
    solidarietà e la vicinanza a Fabiano e a tutti gli altri compagni fermati e
    torturati dalle forze dell’ordine. Libertà per tutti, subito!
    *
    Vag61 *

  15. La Val di Susa traccia un confine nazionale. O di qua, o di là, in mezzo al
    guado non si può stare.
    Da un lato il rifiuto dello spreco di 20 miliardi a vantaggio di grandi
    interessi privati, nel mentre si impongono 47 miliardi di tagli sociali per
    pagare i banchieri. Dall’altro la violenza di chi vuole imporre la Tav ad
    ogni costo contro una resistenza popolare di 22 anni.
    Da un lato la popolazione della valle e un senso comune sempre più diffuso,
    anche a livello nazionale. Dall’altro il fronte unito di PDL,PD,UDC a
    sostegno della militarizzazione della Val Di Susa, e dei lacrimogeni sparati
    ad altezza d’uomo, di cui sono stato personale testimone.
    Ora Vendola e Ferrero dovrebbero fare una cosa sola: rompere col PD di
    Bersani, Fassino e manganelli, e abbandonare la prospettiva del
    centrosinistra e del “patto” col PD, ad ogni livello. Non ci si può
    arrampicare sugli specchi oltre il limite della decenza

    *PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
    *

  16. Mentre Fassino ricorda la Resistenza dopo 65 anni, c’è chi la Resistenza la fa, oggi, sulla propria pelle come 10 anni fa a Genova.

    Oggi a Chiomonte in Val di Susa 100.000 persone hanno sfilato per kilometri per far capire al governo che la Tav non la si vuole. Le bandiere più presenti erano ovviamente le No Tav seguite poi da Movimento 5 stelle e Federazione della Sinistra.

    Ovviamente nei tg e sui giornali non si parla minimamente dei fatti ma solo sui fatti. Si condannano quindi gli scontri senza dire perché si sono verificati. Si dimentica di dire che 100.000 persone hanno partecipato alla manifestazione. Non ci si pone neanche il problema della Tav.

    E i commenti della politica?

    Ferrero e Grillo gli unici presenti alla manifestazione e gli unici con parole di solidarietà per i manifestanti. Il discorso di Grillo a Chiomonte mi è parso solo un tirare acqua al suo mulino.

    SeL, PD, PdL e Lega Nord unanimi (come per la questione Tav, tranne SeL) nel condannare la violenza dei manifestanti ed a schierarsi dalla parte delle forze dell’ordine. Ma le manganellate degli agenti non sono violenza? Siete mai stati in mezzo ad un fumogeno? Dopo due boccate ti sembra di morire. Non riesci a respirare, non riesci a tenere gli occhi aperti dal male e ti sembra di avere la faccia in fiamme. Oggi, da spettatore, ho vissuto per due volte questi momenti. In più occasioni ho visto gente scappare da fumogeni lanciati ad altezza d’uomo. Questa è violenza brutta e cattiva.
    Ricordo che quella dei manifestanti è una reazione alla militarizzazione della valle.

    Per chi non lo sapesse, o non lo volesse capire, gli scontri sono nati perché delle persone volevano riprendersi la loro terra e poter decidere del loro futuro.

    Queste persone sono, per me, nient’altro che Partigiani.

    Luca Rondoletti.

  17. Comunicato stampa Pdci-Fds Torino

    IL PDCI DI TORINO SI SCHIERA CON I RESISTENTI NO TAV

    Nonostante il clima di tensione e di paura innestata dai media in questi giorni e la scandalosa militarizzazione della Valle di Susa, la grandiosa manifestazione di oggi ha visto la partecipazione di migliaia di persone, famiglie con bambini, sindaci, anziani, religiosi, ragazzi e ragazze, donne e uomini, una popolazione che resiste tenacemente da vent’anni all’avanzare di un’opera inutile e costosa qual è la Tav, una popolazione che non si arrende allo scempio del territorio, bene comune. Ed è a fianco di questi resistenti che si schiera il PdCI di Torino e provincia.

    Mao Calliano

    Segretario Provinciale PdCI Torino

    Torino, 3 luglio 2011

    1. e bravo Calliano! peccato che il Pdci in Valle ieri NON C’ERA, come non c’è stato in tutti questi mesi e anni!! O non è così??

  18. Scorie TAV mafia KO TRI Voluzione
    ARTSENU REFLUOPETROLIO Fusione Fredda KITEGEN Eolico di Stratosfera Solar Spray

    E ‘ Spadolini quel che ricostruisce lo Sbarco in Sicilia dalla mia natia BERGAMO
    Citta’ dei MILLE .

    SCORIE TAV MAFIA KO W TRI voluzione
    ARTSENU Ebrei anti guerra Capovolgi ONU
    M onan ISM CFR W nobile NUNISMO
    Glocal Democrazia
    REFLUOPETROLIO Fusione Fredda
    ELIMINA scorie anche ATOM Era Ora !

    [B][flash=200,200][/flash][img]http://media.mondoacolori.eu/images/libri/chiHaUc\
    cisoRabin.jpg[/img]

    [b] Trivoluzione ARTSENU W NUNISMO
    Ebrei antiguerra Capovolgi ONU M onan ISM CFR[/b]

    E ‘ Pronto il NUOVO libro

    ‘ ‘ o Trivoluzione Artsenu Rivolta Demo Giudaica ,
    nuovo sbarco in Sicilia Normandia , oppure
    LEVI tabile MASSIMO FINI Mondo CFR congiura
    mafia Assiro PLUTO Babilonese !
    W Demo rivolta Giudaica HALTER NATIV a congiura
    CFR onan ISM LaRouche Hubbard pluto
    glocal mafia assiro babilonese
    Capovolgi ONU basta onan ISM
    W nobile NUNISMO glocal democrazia F5 Fusione Fredda ‘ ‘

    E Mozione generale a Paolo Pietrosanti a Tullia Zevi a
    Davide Hodara a Welby a LUCA COSCIONI a Leo Sciascia
    questo libro dedico con rimpianto e gratitudine
    da FrancoLevi @ Tiscali.it JAL MOLCA a
    Paolo @ PIETROSANTI . net
    lingua E potere CONGIURA DEMO Giudaica … Libro SCIENZA

    Cari amici e colleghi , parte il NUOVO SBARCO IN SICILIA !
    Pulizia e ripresa pulita sono possibili . RI BOOM
    ecco glocal mafia e antimafia . W Trivoluzione ARTSENU .
    Debito disoccupazione crisi faraone KO .
    CFR il veero complotto demopluto …
    Cari Haveri’m colleghi commilitonti , vogliamo QUI a casa nostra
    le scorie ANCHE ATOMICHE dal Globo .

    YES but JUST in my backyard
    F 4 Fiaschi Frascati Fusione Fredda ; REFLUOPETROLIO ; LEVItazione magnetica
    MagLEV : NUNISMO Artsenu glocal democrazia scorie TAV mafia KO Era Ora !
    si LEVI segatura ai LEVI .

  19. 3 luglio No tav: il 5° referendum
    Diego Negri*

    La manifestazione No Tav del 3 luglio non è stata un appuntamento come tanti altri. Non ha avuto eco mediatico nelle giornate precedenti, se non lunedì per lo sgombero della Maddalena. L’informazione e la politica si sono tenuti distanti da quello che succedeva in Val di Susa, anche perché non esistono grosse differenze tra il fronte della politica di palazzo e il mondo imprenditoriale in merito all’Alta velocità, ritenuta una necessità vitale per l’Italia, nella radiosa Europa di inizio millennio…

    La manifestazione del 3 luglio ha coinvolto decine di migliaia di abitanti della vallata e attivisti e solidali da tutta Italia. Se non bastano le cronache di chi ha partecipato, ci sono le immagini per smentire le dichiarazioni della questura che ha dichiarato 5000-6000 manifestanti. Già questo dato è di per sé significativo, in assenza di forze ufficiali che sostenevano la manifestazione, vi è stata la capacità organizzativa autonoma di far partecipare migliaia di manifestanti al corteo nella valle.

    Un altro dato che emerge dalla giornata del 3 luglio è la ridicola ricerca dei cattivi, dei violenti, dei fantomatici black block, o infiltrati stranieri, da contrapporre ai pacifici abitanti della vallata., la storia quando si ripete da tragedia diventa farsa, ricordava il moro di Trevi.
    Gli abitanti della vallata sono persone pacifiche, ma al tempo stesso hanno dimostrato una forte determinazione a non subire la violenza della polizia e delle logiche privatistiche portate avanti dai politici e dai settori imprenditoriali legati alla Tav, organizzando la resistenza con ogni mezzo necessario, dando solidarietà attiva a tutti quei ragazzi che si sono battuti sulle montagne della Val di Susa.. Sono stati i cittadini della vallata a portare le maschere anti-gas, le bottiglie d’acqua e a medicare i feriti per gli scontri.
    Quando i cittadini, i lavoratori, resistono, tutta una serie di paccottiglie, di disquisizioni, di differenziazioni, si assottigliano o vengono semplicemente messe da parte. E’ significativo segnalare che gli stessi settori super-giustizialisti, come i grillini o i viola, oggi sono i primi a rigettare le accuse di violenza, indicando nelle forze di polizia l’elemento di disordine. La realtà dello scontro in atto, la concretezza degli interessi contrapposti ha reso improvvisamente più chiaro quale è il nemico per migliaia di persone oggi.

    Le organizzazioni politiche della sinistra, interne alle logiche bipolari, sono di fatto state assenti se non complici delle logiche poliziesche, legate mani e piedi alle varie giunte di centro-sinistra con al centro un PD che non ha perso occasione per gettare fango contro i manifestanti e prostrarsi alla logica della violenza della polizia. Quello stesso centro-sinistra che veniva indicato magari da molti degli stessi manifestanti fino a pochi giorni prima come una soluzione alternativa credibile al berlusconismo morente.
    Se si esclude il movimento 5 Stelle, indipendente dal bipolarismo, le forze presenti a livello istituzionale-amministrativo, sono di fatto sotto l’ala del PD, e impossibilitate a rompere la gabbia che si sono costruiti agganciandosi alle logiche politiciste del sistema bipolare. Questo si può mettere in relazione con l’ennesimo atto complice della triplice sindacale nei confronti di Confindustria. In questo caso, ovvero sul piano della democrazia nei posti di lavoro, assistiamo ad un meccanismo uni-polare, non tra sinistra e destra, ma tra sindacati complici e padronato. La stretta di mano fra i “fantastici quattro” ha come obiettivo principale schiacciare ancora una volta le garanzie dei lavoratori e le loro forme di lotta e organizzazione, per scaricare su di loro il costo della crisi

    La luna di miele della regionali si era incrinata con i referendum, dove al di là dell’utilizzo della vittoria dei referendum, il centro-sinistra si è dichiarato immediatamente favorevole ad una privatizzazione controllata dell’acqua. Oggi, nella giornata del 3 luglio questa illusione pensiamo abbia subito una ennesima grossa crepa.

    Emerge con estrema evidenza quel meccanismo che avevamo più volte descritto sulle pagine del nostro giornale: un piano sociale più avanzato del piano della politica ufficiale, la difficoltà sempre più evidente del mondo politico ad ingabbiare i movimenti per il bene comune e le garanzie sociali. Questa è una differenza importante rispetto alle giornate di Genova di 10 anni fa, in cui il mondo politico di sinistra venne utilizzato per dividere buoni e cattivi. Oggi abbiamo movimenti per il bene comune, come quello che si è sviluppato in Val Susa, molto più forti, determinati e smaliziati.

    Un altro dato fondamentale che bisogna trarre dalla giornata del 3 luglio è che abbiamo finalmente assistito alla prima manifestazione che ha fatto a meno dell’antiberlusconismo, trovandosi in maniera lampante contro tutto l’arco politico di palazzo. Questo è un dato fondamentale perché rappresenta un’affermazione diretta e indiretta di indipendenza. Lottare per il No tav vuol dire lottare contro quelle stesse logiche imposte dalla UE, sistema che mai fino ad oggi era stato messo cosi chiaramente in discussione dentro la società italiana, e finalmente ci fa affacciare all’Europa a fianco dei movimenti spagnoli e greci, dentro l’Europa ma fuori dalla UE.

    Infine la data del 3 luglio può essere considerata il 5° referendum, dove ancora una volta i beni comuni, gli interessi collettivi hanno prevalso contro le logiche privatistiche, liberali e individuali. I referendum hanno dimostrato come sia possibile dire no ai profitti e si al bene comune, la lotta la determinazione dei No Tav è l’applicazione sul territorio di un simile messaggio.

    Al di là dell’esito militare della giornata, la polizia ha rioccupato le posizioni, la rabbia la forza dei manifestanti è stata una vivida manifestazione di resistenza popolare, dove si è dimostrato che è possibile lottare, e si è fatto capire, che anche se sarà dura, si può vincere. Questa partita come molte altre, prima dei suoi aspetti militari, si gioca sul piano dell’indipendenza, nella capacità di questo movimento per il bene comune di sbarazzarsi della gabbia dell’antiberlusconismo e di navigare finalmente libero dalla zavorra della sinistra pro-bipolarismo, ossia nel mettere al centro gli interessi di parte, gli interessi della collettività contro le logiche del profitto e del politicismo.

    *Rete dei Comunisti

  20. 3 / 7 / 2011*

    *Torture e violenze in val Susa. *

    Fermare i violenti in divisa
    =============================

    Libertà immediata per gli attivisti fermati
    ———————————————

    Chi ha guardato il telegiornali (tutti, nessuno escluso) della straordinaria giornata di lotta in val Susa non ha potuto sapere nulla. Se non la versione dei comandi dei carabinieri, della finanza, della polizia.
    Chi ha visto i tiggi non ha saputo che tre nostri fratelli sono stati aggrediti, picchiati, feriti gravemente e sottoposti a torture.
    Jacopo, giovane studente veneziano di 19 anni, è tuttora in ospedale con traumi gravissimi ed in condizioni molto serie. Il poliziotto che gli ha sparato con una granata lacrimogena da guerra sparata ad alzo zero ha sparato volontariamente e sapendo di poter uccidere.
    Fabiano, del Centro sociale TPO ed attivista per la giustizia ambientale e sociale -non “un pregiudicato” come riportati dai lanci di agenzia- è stato ferito gravemente riportando traumi lacero-contusi al capo, il setto nasale fratturato ed ha una mano fratturata.
    Agli arrestati è stato riservato un trattamento violento con botte e con privazione delle cure mediche. Chi lo ha fatto è un torturatore in concorso con altri, che vestono la stessa divisa.
    Gianluca, attivista del Centro sociale Rivolta è stato fermato e trasportato in ospedale per le botte ricevute.
    A distanza di 10 anni da Bolzaneto, le pratiche dei reparti mobili italiani non sono cambiate per nulla.
    Noi stiamo con Fabiano, con Iacopo, con Gianluca e staremo con loro per denunciare quello che hanno subito, per ottenere giustizia e facciamo appello ai giornalisti che non hanno smesso di pensare affinchè diano spazio e visibilità alle denunce che presenteremo.
    Chi si dissocia da “comportamenti violenti” si rivolga al Ministro Maroni e reclami le sue dimissioni, invece di confondersi nel gioco di distinzione tra manifestanti buoni e cattivi.
    Ribellarsi ha significato costruire una giornata di indignazione generale, enorme e non ignorabile con un assedio di massa di decine di migliaia di persone che hanno bloccato i cantieri accogliendo l’appello dei comitati no tav.
    Noi eravamo a Chiomonte ed in Val Susa. E siamo felici di esserci stati. Perchè, né Cota né Fassino possono fermare il vento che è cambiato.
    Tutti liberi! Liberi tutti!
    *Centro sociale TPO (Bologna), Centro sociale Rivolta (Venezia)*
    *il desk di globalproject.info*

    Tpo

    Via Casarini 17/4

  21. “Chi ha guardato il telegiornali (tutti, nessuno escluso) della straordinaria giornata di lotta in val Susa non ha potuto sapere nulla. Se non la versione dei comandi dei carabinieri, della finanza, della polizia”.

    Portiamo solidarietà attività ai compagni arrestati, a chi è stato ferito ed è in ospedale.

    Cos’è accaduto ieri chiunque potrebbe immaginarselo. Da una parte militari in divisa schierati e armati con mezzi e armi moderne, dall’altra il popolo della montagna unito con chi, arrivato dalla città, ama e vuole difendere la sua bellezza, la sua linfa generatrice di vita. Chi la disprezza e la vuole violare ha lo sguardo spietato del profitto.

    Fa venire in mente che la Val di Susa ai tempi della lotta partigiana era un punto di collegamento strategico fra l’Italia e la Francia. In valle c’erano i presidi fissi dei tedeschi che controllavano soprattutto la ferrovia e non c’era libertà di movimento. Il compito dei partigiani era essenzialmente quello di ostacolare l’attività dei tedeschi. I gruppi di partigiani erano costituiti soprattutto da giovani, loro conoscevano i sentieri della montagna e tra di loro c’erano anche gruppi di soldati del sud d’Italia.

  22. http://www.genova24.it/2011/07/scontri-in-val-di-susa-le-forze-dellordine-genovesi-ce-chi-strumentalizza-queste-manifestazioni-pacifiche-15958

    Genova. “Non è accettabile che non si perda occasione per sfruttare strumentalmente iniziative pacifiche e democratiche per fare esplodere la violenza nel tentativo di destabilizzare e compromettere la strada del dialogo”. A parlare è il segretario provinciale del Silp Cgil Roberto Traverso, che traccia un bilancio di quanto accaduto ieri in Val di Susa.
    “Il contingente del 6° Reparto Mobile di Genova conta i suoi feriti tra quelli (più di cento) che le forze dell’ordine hanno raccolto nel cantiere in Val Susa durante le manifestazioni No Tav che hanno visto di nuovo in azione soggetti violenti infiltrati nel corteo pacifico – spiega Traverso – Un’altra brutta pagina per l’ordine pubblico che evidenzia sempre più nettamente l’esigenza di tutelare la piazza pacifica e per farlo occorre isolare i violenti che nulla hanno a che fare con i principi della protesta democratica”.
    Il pensiero corre subito alle prossime manifestazioni per il decennale del G8 a Genova. “Sarà importante che si tenga conto di questa preoccupante situazione in occasione degli eventi collegati al decennale del G8 che si terranno durante questo mese di luglio a Genova e che si utilizzino preventivamente tutti gli strumenti a disposizione per evitare violenze, scontri e feriti”, conclude Traverso.
    Anche Matteo Bianchi, segretario del Coisp genovese parla degli scontri di ieri. “Non si capisce cosa ancora bisogna attendere per capire che ormai ogni occasione di protesta, ogni manisfetazone pur legittima, si trasforma in scontri violentissimi contro le forze dell’ordine, con feriti e danni per la collettività”.
    “Cosa deve accadere per capire che le libere contestazioni o le legittime manifestazioni, quando non munite di necessari auto controlli e servizi d’ordine, si trasformano in ricettacolo di violenti, delinquenti che, sotto il nome di antagonisti, nulla hanno a che fare con i motivi delle manifestazioni né nulla da spartire con i cittadini direttamente interessati? – prosegue Bianchi – Si contano ancora una volta tantissimi feriti (circa 100) tra le forze dell’ordine ancora una volta bersaglio di vili attacchi da parte di chi, in spregio dei principi della Costituzione (art. 17) e delle regole della convivenza sociale, senza aver alcun interesse per le libere cause dei pacifici manifestanti, commettono reati e violenze inaccettabili”.
    “Sono mesi che denunciamo, ormai quotidianamente, il pericolo che manifestazioni e/o commemorazioni possano trasformarsi, troppo facilmente, in occasione di attacchi alle forze dell’ordine, devastazioni e quant’altro. Ora è venuto il momento che tutte le istituzioni, le associazioni, i partiti politici e i sindacati si assumano interamente le responsabilità dei futuri appuntamenti: le ormai imminenti commemorazioni del G8 di Genova non siano occasione di alcun attacco agli operatori della sicurezza né di danni alla città di Genova!!! Purtroppo le avvisaglie sono in questa direzione”, conclude Bianchi , ribadendo con fermezza , che il Coisp il prossimo 20 luglio , sarà in Piazza Alimonda , per manifestare ed esprimere pacificamente , il pensiero che non è possibile criminalizzare 100.000 poliziotti , che quotidianamente mettono a repentaglio la propria incolumità, e nemmeno immaginare che tutti i manifestanti abbiano con sé un estintore ogni qualvolta scendono in Piazza.

  23. Bravo Simone,
    sulla natura delle forze dell’ordine c’è poco da dire. Poco coscienti del proprio ruolo e ignoranti del fatto che rappresentano uno Stato nato dalla Resistenza. Nella stragrande maggioranza sono di ispirazione (e spesso anche nei fatti) fascista. Simpatizzanti del duce più o meno dichiarati.

    C’è il Sindacato di Polizia (e qui certamente c’è un discorso da aprire). Proprio per la tutela della democrazia, dei cittadini e per ultimo delle forze dell’ordine stesse, occorre al più presto adottare un sistema di identificazione degli “individui” che si celano dietro la divisa. Come? molto semplice. Etichettando su divisa ed elmetti un numero che identifica il poliziotto o carabiniere e cosi obtorto collo sarà anche individualmente direttamente responsabile di qualsiasi abuso commetta.

    Un abbraccio

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