Da “l’Unità”, 7 giugno 2011

“Intervista a Shulamit Aloni: Israele non e’ le sue armi. Chi lo dice ci
porta al disastro”, il sommario “Appello al mondo: Sostenete la richiesta
del riconoscimento di uno Stato palestinese. La scrittrice fondatrice di
‘Peace Now’ ha firmato un manifesto di intellettuali israeliani per chiedere
il rispetto delle frontiere del ’67. Si’ a uno Stato palestinese, basta
apartheid”

L’altro Israele alza la voce, scende in strada e si ribella: “Dovrebbe
essere chiara a tutti l’inconciliabilita’ tra democrazia e oppressione
esercitata contro i palestinesi. I governanti d’Israele hanno solo un
disegno in testa e lo perseguono con ogni loro atto: il disegno del Grande
Israele. Ne faranno un ghetto atomico in guerra con il mondo”. L’altro
Israele, quello che l’altra sera ha dato vita a una manifestazione di massa
conclusasi in piazza Yitzhak Rabin, nel cuore di Tel Aviv, si riconosce
nelle affermazioni di Shulamit Aloni, fondatrice di “Gush Shalom” (Il Blocco
della Pace). “Chi persegue la colonizzazione dei Territori palestinesi
occupati, chi opprime un altro popolo – afferma Aloni – coltiva l’illusione
che la sicurezza d’Israele possa reggersi sulla forza delle armi. Ma questa
e’ una illusione che ha gia’ prodotto disastri e altri ne provochera’
ancora, se il mondo non fara’ sentire la sua voce di protesta. A cui deve
unirsi l’Israele che non accetta di essere complice di questi crimini”.

Shulamit Aloni e’ una delle venti personalita’ israeliane tra cui l’ex
presidente della Knesset, Avraham Burg, il premio Nobel Daniel Kahneman,
l’ex presidente dell’Accademia delle Scienze di Israele Menahem Yaari che
hanno firmato un appello ai leader europei affinche’ appoggino la richiesta
del riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente sulla base del
confini del 1967, quando verra’ presentata a settembre alle Nazioni Unite.
Il nostro colloquio parte da qui.

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– Umberto De Giovannangeli: Qual e’ il senso di questo appello e delle
mobilitazioni di piazza che ne sono seguite?

– Shulamit Aloni: E’ l’affermazione di un concetto fondamentale che
rappresenta il vero discrimine oggi.

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– Umberto De Giovannangeli: Quale sarebbe questo concetto?

– Shulamit Aloni: La pace, una pace giusta, fondata sul principio di “due
popoli, due Stati”, non e’ una concessione che Israele fa al “Nemico”, e
neanche un atto di giustizia. E’ semmai un sano atto di “egoismo”.

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– Umberto De Giovannangeli: In che senso?

– Shulamit Aloni: Nel senso che solo riconoscendo ai palestinesi il loro
diritto a vivere da donne e uomini liberi in uno Stato indipendente, integro
territorialmente, solo cosi’ Israele potra’ difendere il bene piu’ prezioso:
la sua democrazia. Perche’ dovrebbe essere chiara a tutti
l’inconciliabilita’ tra democrazia e oppressione esercitata contro i
palestinesi. Non c’e’ democrazia in uno Stato che impone a un altro popolo
un regime di apartheid. Da qui nasce l’appello e le mobilitazioni che
l’hanno seguito. Il passaggio chiave e’ questo: come cittadini israeliani
dichiariamo che se e quando la Nazione palestinese dichiarera’ uno Stato
sovrano e indipendente, che vivra’ a fianco di Israele in pace e sicurezza,
appoggeremo questa dichiarazione e riconosceremo uno Stato palestinese
basato sui confini del 1967, e chiediamo alle Nazioni del mondo di
dichiarare la loro volonta’ a riconoscere uno Stato palestinese indipendente
basato su questi principi.

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– Umberto De Giovannangeli: Il presidente Usa, Barack Obama, non sembra
essere di questo avviso…

– Shulamit Aloni: Rispetto la sua posizione e ho anche apprezzato alcuni
passaggi del suo recente discorso in cui ha fatto riferimento ai confini del
’67. Ma il presidente Obama sa bene che gli appelli alla ragionevolezza
rivolti a piu’ riprese agli attuali governanti d’Israele sono puntualmente
caduti nel vuoto. Per questo occorre cambiare registro, e dimostrare a
questi oltranzisti che si e’ capaci di dire basta. Se non ora, quando?

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– Umberto De Giovannangeli: La destra israeliana non ha nascosto il suo
scetticismo, se non la sua contrarieta’, verso le rivolte che stanno
scuotendo il mondo arabo…

– Shulamit Aloni: Il mio atteggiamento, e per fortuna non sono la sola a
pensarlo, e’ diametralmente opposto: la “primavera araba” puo’ avere
ricadute importanti per l’intera regione e anche per Israele. In Piazza
Tahrir, il cuore della rivoluzione egiziana, non ho visto bruciare una
bandiera israeliana. E questo e’ un segnale di straordinaria importanza che
noi israeliani non dovremmo sottovalutare. Io sono con loro, e non sento
minimamente nostalgia per i rais che hanno spazzato via dalla scena.