Una scelta sbagliata. Prima analisi del voto a Napoli

dal sito nazionale di SEL

Il dato delle elezioni napoletane offre numerosi spunti e sufficienti motivi per poter parlare di un errore politico grave compiuto da Sinistra Ecologia e Libertà. Tenterò di analizzarlo per punti, anche per semplificarne la lettura.

1)        Il primo dato che balza agli occhi è che dopo diversi anni di forte avanzamento del centro destra, questa volta a Napoli (e in buona parte del resto della provincia) si inverte la tendenza. Lettieri, candidato di Berlusconi, si ferma infatti al 38,5 % (circa 180.000 voti), al pari delle liste che lo sostengono (176.000), molto lontano dai dati che solo un anno fa avevano visto anche nel territorio del comune di Napoli la affermazione di Stefano Caldoro (49,5%, pari a 210.000 voti), candidato alla presidenza della regione. Questo dato si spiega per due ragioni. La prima è la divisione delle forze del centro destra, un anno fa unite e insieme al governo della regione e della provincia. Il candidato del terzo polo, Pasquino, ottiene infatti un significativo 9,7 (45.500), peraltro oggi difficilmente sommabile ai voti di Lettieri. La seconda ragione è l’arretramento del Pdl, non compensato dalle varie liste civiche in campo, e probabilmente attribuibile a differenti fattori tra cui l’incapacità di gestire la crisi dei rifiuti, per anni motivo di sconfitta elettorale per il centrosinistra e forse oggi per la prima volta anche per il centrodestra. Il Pdl cala infatti in un anno dal 33,8 (135.000 voti) al 23,8 (97.000).

Pur essendo non perfettamente comparabili dati relativi a elezioni differenti come quelle comunali e quelle regionali, ma in assenza di altri possibili raffronti (alle comunali di 5 anni fa molti degli attuali partiti nemmeno esistevano), questi numeri parlano, comunque, di una vera, prima, inversione di tendenza, dopo una fase durata tre anni in cui il centrodestra ha vinto tutte le elezioni che si sono tenute (regionali, provinciali di Napoli, oltre che quasi tutti i comuni della provincia andati al voto).

2)        Il secondo dato è la sconfitta del Pd e della coalizione che ha sostenuto il prefetto Morcone. Sconfitta attribuibile solo in minima parte al candidato, certamente poco conosciuto ma anche non responsabile delle difficoltà di questi anni. Il Pd perde in un anno oltre trentamila voti (da 101.000 a 68.000, poco meno di un terzo del proprio elettorato) e nove punti in percentuali. Sarà necessario interrogarsi sulle cause di questo crollo, ma appare evidente come al giudizio complessivamente negativo dell’elettorato sull’esperienza di governo del centrosinistra a Napoli e in Campania, si sia aggiunto anche un drastico giudizio sulla gestione delle primarie a Napoli.

Sarebbe interessante sapere quanti dei 44.000 cittadini napoletani che parteciparono alle primarie a gennaio e che non hanno mai saputo il risultato definitivo di quella consultazione fanno parte oggi dei trentamila voti persi dal Pd.

Sel, l’altra gamba della coalizione Morcone, non capitalizza questa fuoriuscita di voti. Aumenta solo marginalmente la propria percentuale e i propri numeri rispetto ad un anno fa (da 14.000 a 16.000, cioè dal 3,5 al 4%), ma il suo voto è prevalentemente sui candidati, e non sul simbolo. Sommando infatti le preferenze dei 48 candidati del nostro partito, scopriamo che molto del nostro voto ha queste caratteristiche. Appare evidente come questa mancata affermazione del voto di opinione (in una elezione invece, come vedremo, profondamente segnata da un elemento del genere) risieda in un clamoroso errore di collocazione del nostro partito e in una evidente frattura con parti consistenti del nostro popolo che hanno giudicata del tutto sbagliata la nostra scelta. E non è stato sufficiente per ricomporre questa frattura, evidentemente, nemmeno il fatto che questa scelta sia stata compiuta da un referendum tra gli iscritti e non solo nel gruppo dirigente, che pure dovrà, necessariamente, prendere atto fino in fondo della gravità dell’errore.

La difficoltà di suscitare una qualche forma di entusiasmo nell’opinione pubblica, peraltro, si era già potuta vedere in una campagna elettorale difficile e faticosa per tutti, attraversata dall’ennesima “emergenza rifiuti”, che certamente è stata tra le cause di un ulteriore, sensibile aumento dell’astensionismo.

Ancora, sul dato di Sel, è utile una ultima precisazione: nelle contestuali elezioni delle dieci municipalità che compongono il comune di Napoli, nelle quali il centrosinistra si è presentato unito alle elezioni, anche grazie al nostro lavoro di rimettere insieme la coalizione, il dato del nostro partito è molto migliore: da 16.283 voti (3,97%) a 26.528 voti (circa il 6,5%), con un incremento generalizzato ed uniforme in tutti i municipi, e con un incremento particolare proprio in quei due municipi dove è più forte storicamente il voto di opinione, e dove, non a caso, si era registrata la massima affermazione alle primarie del nostro candidato Libero Mancuso, cioè Chiaia (da 1553 voti delle comunali ai 2781 delle municipali, cioè dal 4% all’8%) e Vomero (da 2867 voti delle comunali ai 4878 delle municipali, cioè dal 5,3% all’8,7%) . Come se il nostro elettorato, e forse molti degli stessi che ci hanno premiati alle primarie, ci avessero voluto dire nella maniera più chiara possibile di aver considerato sbagliata la scelta dell’alleanza con il Pd  e Morcone invece che con De Magistris. Barrando due schede, una dopo l’altra, in maniera molto diversa.

Infine, proprio sulle municipalità va segnalato il successo del nostro compagno Mario Coppeto, presidente uscente e netto vincitore al Vomero-Arenella (oltre il 50%), a dimostrazione di come una pratica di buon governo trovi sempre un eccellente riscontro elettorale.

3)       Il terzo dato, ma non certo per ordine di importanza, è il successo netto di Luigi De Magistris e della coalizione che lo ha sostenuto.

Partiamo anche in questo caso dai numeri: De Magistris ottiene 128.00 voti (27,5%) a fronte dei “soli” 68.540 di Idv, Federazione della sinistra e delle due liste civiche che lo sostenevano.

L’impressionante dato degli oltre 35.000 voti del solo candidato sindaco, più (per differenza) i probabili circa 25.000 voti disgiunti che ottiene, parlano di una clamorosa novità, segnata da un voto di opinione assolutamente inedito, con queste dimensioni, in una tornata amministrativa. Questa tendenza, confermata dai molti voti solo sul simbolo e non ai candidati alle liste della coalizione De Magistris, sfata una serie di argomenti che pure avevano caratterizzato la campagna elettorale. In particolare l’idea che per battere il candidato del centrodestra l’elettorato del centrosinistra scegliesse una opzione più moderata, è stata letteralmente travolta: De Magistris ha vinto perché la sua candidatura, la sua campagna elettorale, sono state più innovative, più capaci di suscitare un’emozione e di essere in sintonia con quel vento di cambiamento che si è visto oggi a Milano come un anno fa si era visto in Puglia.

Credo che proprio su questo terreno bisognerà riconoscere l’errore più grande fatto dal nostro partito nella scelta di non sostenere De Magistris.

Del resto, questa voglia di cambiamento che ha segnato profondamente questa tornata amministrativa, da Cagliari fino al nord del paese, come avrebbe potuto non attraversare anche la città che più di qualunque altra è stata caratterizzata, in questi anni, dalle maggiori emergenze e dal maggiore disagio per i cittadini?

Come avrebbe potuto cioè una situazione eccezionale come quella che si è determinata a Napoli, non provocare eventi altrettanto eccezionali, cioè il terremoto politico che è uscito dalle urne?

E, ancora, come avrebbe potuto un giudizio profondamente critico sull’esperienza di governo di questi anni (a giudizio di chi scrive eccessivamente ingeneroso, ma ormai totalmente consolidato in larghissima parte del popolo di centrosinistra) non tradursi in un voto come quello di domenica e lunedì?

Farsi queste domande oggi, ad urne aperte, non è difficile. E’ grave, invece, che il nostro partito non se le sia fatte nei mesi scorsi.

Che non sia stato in sintonia con questo vento di cambiamento. E che non abbia saputo osservare tutto ciò, a partire dal suo gruppo dirigente, che dovrà, tutto, fare una profonda riflessione su un così grande errore politico, e fare i conti fino in fondo con questo.

Ma questa riflessione, aperta a tutte le possibilità, la faremo un minuto dopo il ballottaggio. E’ nostro dovere, fino a quel momento, sostenere fino in fondo Luigi De Magistris per battere le destre di Cosentino, Cesaro e Lettieri, indipendentemente da qualunque accordo tecnico o apparentamento. Sostenerlo senza se e senza ma.

Sosterremo il candidato del centrosinistra uscito dalle urne dicendo agli elettori la verità, che è sempre rivoluzionaria. Cioè che abbiamo sbagliato, e che non vogliamo continuare a farlo.

Peppe De Cristofaro