Il manifesto politico di Democracia Real YA!

Il manifesto politico di “Democracia Real YA!”

Eliminazione dei privilegi della classe politica:

Stretto controllo sull’assenteismo. Istituzioni di sanzioni specifiche per chi non onori le proprie funzioni pubbliche.

Eliminazione dei privilegi nel pagamento delle tasse, nel conteggio dei contributi lavorativi e nel calcolo degli anni per ottenere la

pensione. Equiparazione dello stipendio degli eletti al salario medio spagnolo con la sola aggiunta dei rimborsi indispensabili

all’esercizio delle funzioni pubbliche.

Eliminazione dell’immunità associata all’incarico. I delitti di corruzione non prescrivono.

Pubblicazione obbligatoria del patrimonio di chiunque ricopra incarichi pubblici.

Riduzione degli incarichi “a chiamata diretta”.

Contro la disoccupazione:

Ridistribuzione del lavoro stimolando la riduzione della giornata lavorativa e la contrattazione fino ad abbattere la disoccupazione

strutturale (sarebbe a dire raggiungere un tasso di disoccupazione inferiore al 5%)

In pensione ai 65 anni e nessun aumento dell’età pensionabile fino all’eliminazione della disoccupazione giovanile.

Vantaggi per le imprese con meno del 10% di contratti a tempo.

Sicurezza nel lavoro: divieto del licenziamento collettivi o per cause oggettive nelle grandi imprese che non siano in deficit, controlli

fiscali alle grandi imprese per evitare il lavoro a tempo determinato quando invece potrebbero assumere a tempo indeterminato.

Reintroduzione dell’aiuto di 426 euro a persona/mese per i disoccupati storici.

Diritto alla casa:

Esproprio statale delle case costruite in forma massiva e che non siano state vendute: diventeranno case popolari.

Aiuti per l’affitto ai giovani e a chiunque si incontri in condizioni di bassa disponibilità economica.

Si permetta, in caso di impossibilità nel pagare l’ipoteca, la sola riconsegna della casa.

Servizi pubblici di qualità:

Eliminazione delle spese inutili delle amministrazioni pubbliche e creazione di un organo indipendente di controllo dei bilanci e delle

spese.

Assunzione di tutto il personale sanitario in attesa di assunzione.

Assunzione del personale in attesa nel settore dell’educazione per garantire una giusta proporzione alunni/insegnanti, un adeguato numero di professori di supplenza e i professori di appoggio (ndr ai diversamente abili).

Riduzione delle tasse universitarie ed equiparazione dei prezzi dei master a quelli della normale carriera universitaria.

Finanziamento pubblico alla ricerca per garantirne l’indipendenza

Trasporto pubblico poco costoso, di qualità ed eco-sostenibile: reintroduzione dei treni che ora vengono eliminati per far spazio

all’alta velocità ed quindi dei relativi prezzi originari. Riduzione dei prezzi degli abbonamenti al trasporto pubblico, riduzione del

traffico su gomma all’interno dei centri urbani, costruzione di piste ciclabili.

Servizi sociali locali: applicazione definitiva della Ley de Dependencia (assistenza alle persone dipendenti, per malattia o vecchiaia), istituzioni delle reti di assistenza locali e municipali e dei servizi locali di mediazione e tutela.

Controllo delle banche:

Divieto di qualsiasi tipo di salvataggio o iniezione di capitale pubblico. Le banche in difficoltà dovranno fallire o essere

nazionalizzate per tramutarsi in banche pubbliche sotto controllo sociale.

Aumento della tassazione alle banche in forma proporzionale alla spesa sociale provocata a conseguenza della cattiva gestione finanziaria.

Restituzione alle finanze pubbliche dei prestiti statali concessi nel tempo.

Le banche spagnole non possono investire nei paradisi fiscali.

Sanzioni nei casi di cattiva prassi bancaria e di speculazione.

Fisco:

Aumento delle detrazioni d’imposta sui grandi capitali e le entità bancarie.

Eliminazione del Sicav (società d’investimento a capitale variabile)

Reintroduzione della tassa sul patrimonio.

Controllo reale ed effettivo sulle frodi fiscali e sulla fuga di patrimoni verso i paradisi fiscali.

Proporre la “Tobin Tax” a livello internazionale.

Libertà civili e democrazia partecipativa:

No al controllo di Internet. Abolizione della legge Sinde (che disciplina diversi aspetti del diritto d’autore in Rete e del peer to

peer)

Protezione della libertà d’informazione e del giornalismo d’investigazione.

Istituzione di referendum obbligatori e vincolanti per questioni di grande importanza e che modificano le condizioni generali di vita dei

cittadini.

Istituzione di referendum obbligatori prima dell’introduzione e l’applicazione delle norme europee.

Modifica della legge elettorale per garantire un sistema veramente rappresentativo e proporzionale e che non discrimini nessunn partito

politico nè volontà popolare, una nuova legge elettorale che veda rappresentati anche i voti in bianco o quelli nulli.

Indipendenza del Potere Giudiziario: riforma del Ministero della Giustizia per garantirne l’indipendenza, il Potere Esecutivo non potrà

nominare membri del Tribunale Costituzionale o del Consiglio Generale del Potere Giuridico (il CSM italiano).

Presenza di meccanismi effettivi che garantiscano democrazia interna ai partiti politici.

Riduzione delle spese militari.

3 risposte a “Il manifesto politico di Democracia Real YA!”

  1. Questo però non è il manifesto politico di Democracia real ya che sta sul sito spagnolo
    http://www.democraciarealya.es/
    Questo è un altro documento, sono le loro proposte. Dovresti mettere il titolo giusto e pubblicare anche la traduzione del loro manifesto. Te la copio qui:
    Siamo gente comune. Siamo come te: gente che ogni mattina si sveglia per studiare, andare a lavorare o a cercare lavoro, gente che ha una famiglia e degli amici. Gente che ogni giorno si impegna per dare un futuro migliore a chi ci sta vicino.

    Alcuni di noi si considerano decisamente progressisti, altri più conservatori. Alcuni di noi sono credenti, altri no. Alcuni hanno idee politiche ben definite, altri no ; ma siamo tutti preoccupati e indignati per il paesaggio politico, economico e sociale che ci circonda; per la corruzione tra i politici, uomini d’affari, banchieri: per l’impotenza del cittadino comune.

    Questa situazione ci danneggia giorno per giorno. Ma se uniamo le nostre forze, possiamo cambiarla. È ora di muoversi, è ora di costruire insieme una società migliore. Perciò sosteniamo con forza quanto segue:

    – le priorità di ogni società avanzata devono essere eguaglianza, progresso, solidarietà, libero accesso alla cultura, sviluppo sostenibile, il benessere e la felicità delle persone.

    – esistono diritti fondamentali che in tali società dovrebbero essere tutelati: il diritto a un’abitazione, al lavoro, alla cultura, alla salute, all’istruzione, alla partecipazione politica, al libero sviluppo della persona; e il diritto a consumare i beni necessari a una vita sana e serena.

    – il funzonamento del nostro sistema economico e del nostro sistema di governo non tende verso queste priorità, e ostacola il progresso del genere umano.

    – la democrazia appartiene al popolo (demos = popolo, kratos = potere), così come il governo spetta al popolo. Ma in questo Paese la maggior parte della classe politica nemmeno ci ascolta. Il suo compito sarebbe di rappresentare la nostra voce nelle istituzioni, e facilitare la partecipazione politica dei cittadini attraverso canali diretti, che promuovano l’interesse del maggior numero; non di arricchirsi e prosperare a nostre spese, obbedendo solo alla volontà dei grandi poteri economici, e mantenendosi al potere grazie a una dittatura partitocratica capeggiata dalle inamovibili sigle del binomio Partito Popolare-PSOE.

    – l’ avidità di potere e la sua accumulazione nelle mani di pochi creano inuguaglianza, tensione e ingiustizia, che conducono alla violenza, che noi rifiutiamo. Il modello economico vigente, obsoleto e innaturale, blocca la macchina sociale in una crescente spirale che divora se stessa, arricchendo pochi e riducendo in povertà e nella precarietà tutti gli altri. Fino al crollo.

    – il sistema corrente mira unicamente all’accumulazione di denaro, che viene anteposta al buon funzionamento e al benessere della società. Sperperando risorse, distruggendo il pianeta, creando disoccupazione e consumatori infelici.

    – noi cittadini siamo parte degli ingranaggi di una macchina destinata ad arricchire una minoranza, senza alcun riguardo per i nostri bisogni. Non siamo nessuno, ma senza di noi niente di tutto ciò esisterebbe, perché siamo noi a far muovere il mondo.

    – se come società impariamo a non affidare il nostro futuro a un’astratta redditività economica , che non si risolve mai in beneficio per la maggioranza delle persone, possiamo eliminare gli abusi e le carenze che ora tutti subiamo.

    – Abbiamo bisogno di una rivoluzione etica. Invece di collocare il denaro al di sopra degli esseri umani, dobbiamo metterlo al nostro servizio. Siamo persone, non prodotti del mercato. Non sono solo ciò che compro, perché lo compro e da chi lo compro.

    Per tutto questo, sono indignato.

    Penso di poterlo cambiare.

    Penso di poter fare qualcosa.

    So che insieme possiamo farcela.

    Vieni con noi. È tuo diritto.

    Fonte:

    http://democraciarealya.es/?page_id=814

    (testo in inglese)

    Traduzione mia, rivista sul testo originale spagnolo.

    1. Grazie per la segnalazione. A dire il vero ieri i compagni in piazza mi hanno consegnato il documento (che ho trovato già tradotto in rete) presentandomelo esattamente come il loro manifesto programmatico.
      Ma è comprensibile che i documenti si moltiplichino: come ho provato a scrivere, soprattutto a Madrid il movimento è molto eterogeneo.
      Grazie ancora per l’interessamento, Simone

  2. noto con entusiasmo che la correzione di linea che proponemmo all’ultimo congresso del PRC per la quale fummo accusati di “regressione culturale” (al Marx della Comune?) anticipava la sintesi tra questione morale e battaglia antiliberista contenuta nel documento di cui ero primo firmatario.
    Non a caso poi approvammo il nuovo regolamento per la retribuzione degli eletti del PRC che va nella direzione di quanto proposto dagli indignatos e che non fu votato dai compagni “vendoliani” che definirono la proposta come “plebeista”.

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