Teniamo botta

Il pensiero più forte, fisso e assillante, è per la guerra. Un pensiero di rabbia e impotenza che bombarda la nostra coscienza e che impone di organizzare e mobilitare tutte le nostre forze.

La guerra – la sua tragicità tangibile, immediata e materiale – cambia l’ordine di priorità, ridefinisce la scale dei valori. Tutto, al confronto della miseria di un capitalismo che si arroga il diritto di decidere chi deve morire e chi può continuare a vivere, perde di senso e di importanza.

E allora guardando il mondo di casa nostra dalle case distrutte di Tripoli e di Bengasi sembra tutto più piccolo, più innocuo e più innocente.

Ma è soltanto un’illusione, perché le vicende italiane hanno molto a che fare con questa barbarie.

Il punto di contatto è Lampedusa, trecentocinquanta chilometri da Tripoli. Il governo sta mettendo a punto un piano di respingimenti di massa, rimpatrio forzato ed espulsione per migliaia di migranti. Saltato il tappo del trattato-vergogna con Gheddafi sulla costituzione in Libia di campi di concentramento per migranti (accompagnato, è sempre bene ricordarlo, da accordi economici per sgravi e benefici a vantaggio delle imprese italiane in territorio libico), ora il governo risponde così. Con l’unica logica di cui è capace, con l’unica razionalità contenuta nello statuto della guerra, a cui il nostro Paese si è immediatamente prestato, utilizzando le basi militari italiane e mettendole a disposizione delle altre potenze colonialiste. La guerra chiama il razzismo, il razzismo accompagna la guerra.

La posizione del Partito democratico è degna di uno spettacolo di cabaret. Attacca il governo per una presunta mancanza di chiarezza su Lampedusa (quando invece la linea d’azione è chiarissima) e non propone concretamente nulla di diverso. Lamenta la mancata partecipazione dell’Italia al tavolo dei quattro (Usa, Gran Bretagna, Francia e Germania) accusando Berlusconi di “tentennare” ed esplicitando la volontà del Partito democratico di aumentare il coinvolgimento dell’Italia anche in funzione, evidentemente, della spartizione del bottino.

Del resto, pochi giorni fa D’Alema aveva urlato contro la sinistra “irresponsabile” che non si mette l’elmetto e scende in piazza contro la guerra. Un film già visto, dalla guerra d’aggressione alla Jugoslavia fino all’Afghanistan. Bombe intelligenti, guerre umanitarie, interventi democratici: ossimori che trasudano ipocrisia e chiariscono la posizione non solo del centro-sinistra italiano ma di tutta la socialdemocrazia europea, come dimostra anche il recente voto in Parlamento Europeo a favore della no-fly zone.

E allora noi, che per primi abbiamo messo in guardia rispetto ai rischi della guerra (sin dai primi giorni delle manifestazioni di piazza in Libia) e noi che per primi ci siamo mobilitati per fermare la guerra (con volantinaggi, mobilitazioni, assemblee, sit – in, presidî davanti alle basi militari), cosa dobbiamo fare, cosa possiamo fare?

Innanzitutto dobbiamo intensificare la nostra azione, coordinandoci il più possibile e portando con chiarezza e precisione la nostra posizione (qui sotto inserisco il link al documento politico votato dall’ultimo coordinamento nazionale dei Giovani Comunisti) in ogni luogo di movimento.

In secondo luogo dobbiamo lavorare per unire il movimento, a partire dalle iniziative territoriali del 2 aprile, senza pensare di poter fare a meno di alcun contributo. Coinvolgendo quindi associazioni, comitati di base, collettivi, così come le più grandi organizzazioni sociali del Paese, a partire dalla Cgil, che va trascinata in piazza e indotta a esplicitare il nesso che c’è tra la sacrosanta opposizione al governo e a Confindustria sul terreno sociale e l’opposizione all’intervento militare coloniale. Lo sciopero generale del 6 maggio – e tutte le iniziative in vista dei referendum sui beni comuni – dovrebbero vivere anche di questa imprescindibile lotta per la pace.

Infine c’è il livello dell’organizzazione politica, quello che ci riguarda immediatamente e sul quale abbiamo, ciascuno per ciò che gli compete, piena responsabilità. Per contribuire a rimettere in cammino il movimento contro la guerra, serve un partito unito, una Federazione della Sinistra unita, una sinistra politica unita. Serve ritrovare, almeno in queste settimane, con una guerra sulla testa e, non dimentichiamocelo, il consenso alle forze comuniste in crisi verticale, un briciolo di senso della misura e di responsabilità.

E invece prevalgono le forzature, gli strappi, le rivalse, i giochi di palazzo. Addirittura, per quanto riguarda la Federazione della Sinistra (l’unica cosa giusta fatta dal partito negli ultimi anni, dopo i capolavori di autolesionismo del governo Prodi, dell’Arcobaleno e della scissione) si procede all’elezione del portavoce nazionale con il consenso di un unico soggetto politico (il Pdci) e di una parte di Rifondazione e il dissenso di tutti gli altri.

A volte rifletto sulla distanza che c’è tra l’immensità e la straordinarietà delle cose da fare e la nostra inadeguatezza.

Poi, per fortuna, penso ai territori, a tantissime compagne e tantissimi compagni, moltissimi giovani, alla dedizione e alla passione con cui tengono botta.

E allora penso che abbiamo ancora un futuro.

http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/per-un-forte-movimento-di-massa-contro-la-guerra.html

21 risposte a “Teniamo botta”

  1. caro Simone , voglio provare a creare un contatto ,non so che eta’ hai presumo giovane pero’ come lo stesso Grassi ha fatto , quando qualcuno che e’ comunista o si ritiene tale o richiama ai nostri errori o critica tutto o in parte l’ultimo periodo dalla fine del p.c.i si trova a dialogare o non fa parte dello schieramento interno vincente o altri orticelli ,VIENE ETICHETTATO ,classico sistema per dire sappiamo chi sei e classificatolo la questione e’ chiusa li’ , qualsiasi cosa mi venisse di dire non conta piu’ nulla. una cosa e’ sicura chiamami come vuoi ma guarda come mi comporto , compagno vuol dire dividere il pane , il pane e’ tutto compreso le idee.
    dal 1958 , ho avuto assegnate le mie etichette , comunista cinese, sovietico , settario , inaffidabile , anarchico , non consono , poi non essendo analizzabile -brutto carattere—grassi mi ha etichettato presuntuoso-depresso-rassegnato salvo poi su fatti specifici -brutto carattere- specie dopo il disastro del 2008 quando a reggio ho chiesto a tutti di dimettersi – tu hai trovato -astioso- no e’ nuovo e ci sta con brutto carattere ma questo termine si adatta a chi non ha avuto cariche o riconoscimenti quindi e’ astioso , io non ho mai voluto cariche , ma non me ne hanno neanche date e sopratutto per le poche competenze professionali quelle avute , tolte subito.
    io ho 63 anni , parlo 5 lingue , sono un ex-sindacalista Confesercenti , conosco la storia del comunismo italiano cosi’ bene che ho rotto anche le palle a bertinotti , diliberto , grassi ,cossutta e non ultimo vendola e altri .
    di me non sai niente , figlio di un colonnello(intendente) partigiano garibaldino , sono voluto nascere il 1 Maggio da settimino , non e’ una qualita’ ma il destino o la casualita’ conta , sono stato con mia figlia parente dei Cervi , amico di Zavattini , e di moltissimi dirigenti di tutti i tipi . amico senza interessi o orticelli .
    allora, i Cervi non sono piu’ comunisti, le cooperative sono piu’ competitive dei privati , infatti assumono solo a part-time e pensano che 700-800 euro al mese siano sufficienti a vivere , salvo trovare i tesoretti in lussemburgo e i vari Consorte ecct…
    rifondazione e pdci , salvo qualche bandierina . la guerra , gheddafy , l’imperialismo e immigrazione , non hanno trovato niente di alternativo a questo sistema-capitalistico-finanziario che dura da 150 anni , ora se vuoi che accetto l’astioso se sei in grado di darmi cosi’ in piccoli concetti il sistema alternativo a questo , tolto il sovietico e l’economia di stato naturalmente , il cinese?? il cooperativismo?? non so vedi tu.
    la famiglia ??? noi nulla—-il commercio ??? noi nulla—-l’artigianato??? noi nulla
    nel 1968 il 3 maggio io lavoravo in Germania ed ero li’ alla stazione di francoforte dove la polizia picchiava gli studenti , ho il manifesto originale , del 1968 di cui tutti parlano cosa e’ rimasto ?? quasi tutti i capi dei movimenti e molti brigatisti sono andati a destra,semmai in tv- la famosa emancipazione delle donne ??? culi mezzi nudi ,birra,sigarette , tatuaggi , anelli , telefonini ,— leggere , sapere nulla—perdita di ruolo sia della donna che dell’uomo, niente rispetto per gli anziani ,piu’ soli.
    pero’ astioso non e’ giusto io sono incazzato , a cuba dove ho conosciuto parecchi dirigenti delle cooperative fallite fuggiti la’ , castristi e comunisti incredibili rivoluzionari o altri soggetti dell’arci , italia-cuba , modena-cuba mi sono incazzato ancora di piu’ , perche’ il fallimento la’ e qui della idea di giustizia e uguaglianza e’ fallita principalmente in noi , e ancora te lo ripeto ne’ i giovani ne’ i vecchi hanno fatto i conti con la storia e la nostra tendenza al suicidio , come quella di eliminare sempre quelli che non la pensano come te, e di sicuro non sara’ vincere un congresso o prendere qualche consigliere o assessore a farci procedere .
    mi fermo qua non se ti interessa quello che dico , ma una cosa e’ certa toccando la tomba del Che anche se non si puo’ , ho rotto le palle anche li’ , li dentro c’e’ l’emblema di quello che avrebbe dovuto essere e non e’ stato , lui sapeva che il comunismo ideale porta alla morte ucciso da tutti , anche da noi.ciao ugo

  2. mi chiamo ugo aldrovandi, comunista ,da quattro anni non iscritto e come ho risposto a grassi di rifondazione nel suo -su’ la testa, rispondo a te nel-teniamo botta.
    intanto siete ormai in tre o quattro , dei milioni e milioni di funzionari sovietici annegati col bastimento urss , bandierine in mano e adoranti breshev e gorbaciov e di quelli italiani italiani bravissimi e onestissimi , ma di stampo mafioso come tutti gli altri ,e come voi pdci, prc, ernesto , pacifisti ,antiimperialisti , agoristi , professori di divisioni , gruppetti , orticelli , ora costretti in casa insieme , non vi viene mai il bisogno di cambiarvi il dna , no cambiate il nome o la cosca . di cambiare il linguaggio , no adoriamo dio come vendola o ferrero , forse diliberto, i grandi ideali ma non abbiamo uno straccio di alternativa a questo modello economico industriale e finanziario fallimentare .
    pacifisti , antimperialisti , allora intanto dovremmo fare la guerra alla cina ,ideologica e politica ,iimperialista piu’ degli usa ,sfruttatrice dei lavoratori in maniera criminale,di voi nessuno ha un tunisino in casa e anzi sotto sotto se stessero a casa loro , ma siccome e’ un’arma contro silvio allora avanti , salvo poi non dire mai che gheddafy e’ merda come mugabe o come risolvere questi problemi. li chiamiamo tutti qua ??????
    se c’e’ qualcuno che odia in senso politico il degrado berlusconiano da sindacalista in pensione sono io, gia’ verso l’apertura dei grandi supermercati dove di sicuro la sinistra ci va la domenica senza accorgersi che quella e’ la realta’ del degrado , la persona divenuta un –consumatore– , e come si chiamano in tanti la’ la domenica – flusso —
    a reggiolo , c’e’ una sezione di prc, diretta da un certo grandi , cxompagno ex-sindaco pci , abbiamo lavorato da volontari fino al 1998 alle feste di liberazione , poi come capita alla fiera di gonzaga dal pdci ci venne offerto di gestire per 8 giorni una pizzeria ,insieme, da allora il compagno grandi si e’ impadronito della sezione , paga dei ragazzi per lavorare nella pizzeria che incassa circa 50000 euro , ha fatto fuori tutti , tiene i libretti su di se’ , pochissimi amici cari , divide i guadagni col pdci , dal 18% sono al 3,4 , da 120 iscritti son a 18 , dimissiona una segretaria giovane e ci mette il figlio , ora e’ amico di grassi , che c’e’ di diverso da una cosca di stampo mafioso?
    ho mandato a fidel a Cuba un progetto di riforma economica del turismo e commercio nel 2001 , quella riforma l’hanno fatta a gennaio 2011 , senza offrire neanche un peso per aprire aziende , in 50 anni fidel ha fatto impoverire talmente tanto cuba che gente del partito che per dieci dollari sedeva a far niente davanti agli asili o edifici pubblici , ora in 500.000 verranno licenziati , l’importante pero’ e’ che il figlio del colonnello giri in vespino nuovo, o lui in macchina nuova , gli altri stiano buoni e urlino il 1° maggio , venceremos venceremos , con la sconfitta negli occhi.anche lui non seppe che l’urss stava crollando fu una sorpresa.
    se ti interessa ho altre cosine da scriverti , ma so gia’ come a reggio con grassi a cui ho offerto un specie di programma di rinnovamento del linguaggio , del porsi , di alternative socialiste , si preoccupo’ piu’ di interrompermi che di ascoltare me ed altri . ciao ugo aldrovandi

  3. Siamo un partito allo sfacelo. E si continua ancora a giocare a Risiko. La pazienza è finita.

    I retroscena che hanno condotto alle dimissioni del segretario regionale della Sicilia, Luca Cangemi, rappresentano un ulteriore attacco alla credibilità del nostro partito.
    Noi, giovani comunisti che ancora resistiamo nei territori e nelle periferie, in una terra difficile come la Sicilia, cercando di portare le nostre istanze politiche nelle vertenze sociali, economiche, lavorative ci sentiamo umiliati, in quanto non si può sacrificare sull’altare delle logiche correntizie un compagno valido e presente come Luca Cangemi.
    Ma vi rendete conto di quello che state facendo? Vi rendete conto che ancora giocate a Risiko con le correnti e le micro-correnti, capetti e sotto-capetti, in un partito che, insieme ai Comunisti Italiani e a Socialismo 2000, vale l’1 per cento?
    I territori, i nostri (a dire il vero pochi) tesserati chiedono unità, chiedono un’azione politica chiara e univoca, per tentare di ritornare al nostro elettorato, alla nostra gente.
    Le correnti non hanno ragion d’essere in un partito, scusate la franchezza, allo sbando. Si rischia di scomparire definitivamente. Ci sembra che si stia tentando la scissione dell’atomo. Ci apparite come fieri ed intransigenti generali senza esercito, vi sono rimaste le mostrine, ma il partito perde pezzi, giorno dopo giorno.
    Inutile farvi l’elenco di quanti hanno abbandonato il nostro partito, stufi di essere pedine di questo inutile gioco al massacro che porta a rotture, quando invece ci sarebbe bisogno di rilanciare la nostra proposta politica con segnali di unità.
    Siamo veramente ridotti male. E queste decisioni calate dall’alto iniziano a risultare indigeste. Avete decapitato una realtà che stava tentando di riorganizzarsi, buttato alle ortiche il lavoro solerte e capillare realizzato dal compagno Cangemi.
    Prima di costringerlo alle dimissioni, imponendo una segreteria regionale che, di fatto, snaturava gli equilibri congressuali di Pergusa, avete chiesto ai compagni dei territori che lavoro ha svolto Cangemi a livello regionale? Beh, se lo aveste fatto avreste scoperto che Cangemi ha puntato alla ricostruzione del partito ovunque in tutta la Sicilia, valorizzando i singoli compagni e tentando di mettere su circoli ovunque, aiutando il lavoro dei territori con una presenza continua ed assidua, in prima persona, spostandosi continuamente in lungo e in largo per tutta la Sicilia. Non si era mai visto un segretario regionale che si girava uno per uno i circoli, dando il suo contributo in prima persona.
    Vi scriviamo la presente per farvi sapere che noi a questo gioco al massacro non ci stiamo. Che non accetteremo nomi calati dall’alto da parte vostra, che appagano soltanto i vostri giochi aritmetici correntizi.
    Siamo un partito che si sta liquefacendo, non è tempo di usare il manuale Cencelli. Noi continueremo il nostro lavoro di frontiera, ma vi assicuriamo che non è semplice, che sempre più compagni ci lasciano per abbracciare progetti politici più accattivanti, quei pochi che restano ci chiedono per quale motivo dovrebbero continuare a militare in un partito che sembra latitare, la cui proposta politica non esiste nel dibattito pubblico del paese, che non ha speranze future di incidere sulla scena parlamentare e politica.
    Noi continueremo ad esserci se ci saranno le condizioni. Se dovremo essere le gambe di un partito in cui, piuttosto che puntare sulla militanza, si gioca al massacro… beh… allora forse il progetto della Rifondazione Comunista è fallito, diventando una misera battaglia tra soldatini che, come nobili decaduti, vivono i fasti del passato, dimenticandosi di vivere in un presente misero e con magre prospettive.

    1) Bartolo Lorefice (Federazione di Ragusa – Componente Comitato Regionale di Garanzia)
    2) Emiliano Fidone (Coordinamento Provinciale Giovani Comunisti – Ragusa)
    3) Arturo Giunta (Coordinamento Provinciale Giovani Comunisti – Enna)
    4) Andrea Gentile (Giovani Comunisti Vittoria)
    5) Sandro Alfieri (Giovani Comunisti Vittoria)
    6) Davide Guastella (Coordinatore dei Giovani Comunisti – Vittoria)
    7) Alex Prestifilippo (Coordinamento provinciale Giovani Comunisti – Enna)
    8) Luigi Di Dio (Giovani Comunisti Leonforte)
    9) Filippo Leanza (Giovani Comunisti Leonforte)
    10) Daniele Prestifilippo (Giovani Comunisti Leonforte)
    11) Gianni Cammarata (Giovani Comunisti Leonforte)
    12) Mariagrazia Romano (Giovani Comunisti Leonforte)
    13) Cristina Laura Zappalà (Giovani Comunisti Leonforte)
    14) Giuseppe Rosano (Giovani Comunisti Leonforte)
    15) Ignazio Gazzana (Giovani Comunisti Leonforte)
    16) Giacomo Maimone (Giovani Comunisti Leonforte)
    17) Giovanna Scordo (Giovani Comunisti Leonforte)
    18) Livera Luigi (Giovani Comunisti Leonforte)
    19) Ferlauto Giuseppe (Giovani Comunisti Leonforte)
    ) Giorgia La Ferrara (Giovani Comunisti Leonforte)
    I) Erminia Scarpulla (Giovani Comunisti Leonforte)
    II) Maria Cristina Mazzola (Giovani Comunisti Leonforte)
    III) Annalisa Rosano (Giovani Comunisti Leonforte)
    IV) Giuseppe Messineo (Giovani Comunisti Leonforte)
    V) Rosy Sanfilippo (Giovani Comunisti Leonforte)
    VI) Annalisa Signorelli (Giovani Comunisti Leonforte)
    VII) Angela Fiorenza (Giovani Comunisti Leonforte)
    VIII) Pasquale Rosania ( Coordinatore Giovani Comunisti – Messina)
    IX) Caizzone Francesco (circolo Nino Pino Bartolotta – Barcellona Pozzo di Gotto)
    X) Calabrò Luca ( “ “ )
    XI) D’Amico Carmelo ( “ “ )
    XII) Isgrò Salvatore ( “ “ )
    XIII) Maione Emanuela
    XIV) Mendolia Luisa ( “ “ )
    XV) Russo Annalaura ( “ “ )
    XVI) Sottile Lucio (Direttivo) (“ “)
    XVII) Accetta Luciano (Direttivo) (“ “)
    XVIII) Alberti Samantha (“ “)
    XIX) Aliquò Eugenio (“ “)
    ) Aliquò Luciano Pietro (Direttivo) (“ “)
    i) Bavastrelli Eugenia (“ “)
    ii) Benenati Filippo (“ “)
    iii) Belpasso Antonio (“ “)
    iv) Biondo Francesco (“ “)
    v) Calabrese Vito Alberto (“ “)
    vi) Calabrò Alberto (“ “)
    vii) Cardinale Antonella (“ “)
    viii) Cocuzza Manlio (“ “)
    ix) Condarcuri Virgilio (“ “)
    x) Corica Ennio (“ “)
    xi) Costa Francesco (“ “)
    xii) Costa Salvatore (“ “)
    xiii) Di Blasi Francesca (“ “)
    xiv) Foti Felice (“ “)
    xv) Furnari Paolo (“ “)
    xvi) Grasso Domenico (“ “)
    xvii) Iannello Salvatore (“ “)
    xviii) Iraci Roberto (“ “)
    xix) Lioti Simona (“ “)
    ) Mercadante Leonardo (“ “)
    A) Miano Fabio (“ “)
    B) Mirabile Giorgio (“ “)
    C) Munafò Orazio (Direttivo) (“ “)
    D) Papa Alessandro (“ “)
    E) Parisi Francesco (Collegio di garanzia) (“ “)
    F) Ragusi Francesco (“ “)
    G) Rosania Elena (“ “)
    H) Saporita Gianluca (“ “)
    I) Sciotto Michele (“ “)
    J) Sindoni Marco (“ “)
    K) Sofia Alessandro (“ “)
    L) Ventimiglia Giuseppe (“ “)
    M) Ernesto Raccagna ( Responsabile Organizzazione Giovani Comunisti – Trapani)
    N) Roberto Capizzi, ( Comitato Politico Federale –Enna)
    O) Carmelo Junior Ingegnere (Comitato Politico Federale – Messina)
    P) Paolo Grimaldi ( Giovani Comunisti – Enna )

    1. Cari compagni,
      sono completamente d’accordo con voi, purtroppo. E sottoscrivo parola per parola il vostro grido d’allarme. Come ho scritto nel post qui sopra: teniamo botta, tutti insieme.
      Un abbraccio,
      Simone

  4. era ora che i vari Ferrero e Diliberto si facessero da parte e andassero avanti delle figure sane e nuove come Simone.

    un giovane comunista

    1. grazie al lavoro di tanti compagni, rifondazione si sta tirando su anche qui a parma dopo i tradimenti e le fuoriuscite di quelli delle poltrone.

      Dallas

  5. Ci sono differenze tra Gheddafi e il defunto Saddam Hussein? Differenze di forma certamente, ma nessuna differenza sostanziale: due dittatori di lungo corso, a capo di paesi con larga maggioranza islamica.

    Ci sono differenze tra le vessazioni di Saddam su Curdi e Sciiti, e le vessazioni di Gheddafi sui “ribelli cirenaici”? Nessuna differenza, se non che le vessazioni di Saddam sono più o meno quantificate, e quelle di Gheddafi sono ancora tutte da definire nella quantità e nelle modalità.

    Ci sono differenze tra le inesistenti “armi di distruzione di massa” del 2003 e le fandonie che ascoltiamo e vediamo oggi? (24 febbraio: 10.000 morti, 50.000 feriti, genocidio, fosse comuni; addirittura ci hanno fatto vedere delle esplosioni costruite a terra a uso televisivo, fatte passare come “bombardamenti”) Tutto identico: le guerre si combattono in larga misura con le bugie di propaganda.

    Ci sono differenze tra un bombardamento ordinato da Bush e uno ordinato da Obama? Nessuna differenza, tranne che quelli di Obama sono un po’ ridicoli, essendo egli un Nobel per la Pace.

    Allora, se tutto è uguale, dobbiamo trarre nel 2011 le stesse conclusioni del 2003.

    Lo slogan “Pace senza se e senza ma” è uno slogan falso, perché la “guerra giusta” può esistere.

    E, poiché esistono i criteri per la “guerra giusta”, noi siamo in grado di valutare le guerre ingiuste.

    Nel 2003 inventarono il concetto di “guerra preventiva”. Oggi inventano più o meno il concetto di “guerra umanitaria”. L’una e l’altra sono guerre ingiuste, perché la guerra giusta può solo essere difensiva. Noi siamo entrati nella guerra civile libica schierandoci da una parte, e combattiamo contro l’altra parte; abbiamo già ucciso militari e civili. Adesso realmente i morti si conteranno a decine, poi a centinaia, poi, se insisteremo, a migliaia.

    Perché l’abbiamo fatto? Perché pensiamo che i ribelli siano la parte migliore della Libia?

    I ribelli potrebbero essere dei fondamentalisti: Dio ce ne scampi.

    Potrebbero anche essere dei nuovi dittatori. E perché dovrebbero essere dittatori migliori di Gheddafi?

    Potrebbero infine essere dei “democratici”: ma abbiamo già visto in Iraq e in Afghanistan che gli islamici democratici non sono in grado di controllare nulla, né le etnie, né le tribù, né il territorio.

    All’Occidente continua a sfuggire il concetto fondamentale: la democrazia si fonda sulla legge naturale universale, e l’Islam non è mai giunto alla comprensione della legge naturale universale. L’unico valore che ha senso nell’Islam, per se stesso e per noi, è la “stabilità”, comunque essa sia stata ottenuta. E noi continuiamo da anni a fomentare instabilità, credendo di portare democrazia.

    Ce la terremo in mente questa simpatica fratellanza di “amici dei bombardieri”: Bersani, Casini, Frattini, La Russa, Veltroni,… con Napolitano loro capo, garante di una Costituzione che è ormai solo un feticcio. “L’Italia ripudia la guerra…”. “Questa non è guerra, è repressione delle violazioni della pace”. Parola dell’ONU. Parola del Presidente. Amen.

    Giovanni Lazzaretti

    1. I popoli arabi, il proletariato arabo sembrano essersi affacciati finalmente alla post-modernità. Dopo secoli di dominazione e di violenza esercitati dall’Impero Turco prima, dal colonialismo poi ed infine dalle dittature che si sono perpetuate dalla seconda metà del secolo scorso, questi popoli, questo proletariato escono dalla loro solitudine e sfidano il potere che li opprime e che nega loro tanto la libertà quanto la dignità nella vita di tutti i giorni.

      La coscienza di essere sfruttati, di essere esclusi dalla ricchezza dei loro dittatori e dei loro clan, di vivere nella mancanza di libertà e di diritti si è trasformata rapidamente in coscienza di poter contare sulle proprie forze, di potersi auto-organizzare in comitati popolari espressione dell’ascolto e del contributo di tutti, di poter sfidare le polizie e gli eserciti, di poter far cadere i dittatori e creare non pochi problemi alle potenze imperialiste che li appoggiavano. A dispetto di tutti coloro che, per razzismo più o meno consapevole o per malafede, descrivevano o hanno cercato di rappresentarci questi popoli come “costituzionalmente” incapaci di distinguere tra religione e politica.

      Ormai sono lotte di mesi partite da Tunisia ed in Egitto, e diffusesi in tutto il mondo arabo, anche dove l’imperialismo occidentale riteneva salde le proprie roccaforti, e non aveva nessun bisogno di cambiare cavallo. Dopo anni di dure lotte sindacali represse nel sangue, e ignorate dai media quando non era possibile ricondurle a sussulti integralisti, le istanze di libertà e modernità vengono gridate a gran voce, cadono gli alibi dei nemici esterni, le piazze smettono di bruciare bandiere americane e gridare al nemico sionista e cominciano a contestare le proprie gerarchie, le borghesie nazionali che in questi decenni si sono arricchite succhiando sangue alle classi lavoratrici, le monarchie più o meno illuminate ma sempre eterodirette, senza cedere però alle sirene panarabiste e fondamentaliste. Difficile la rincorsa normalizzatrice, anche se sappiamo bene le capacità trasformiste dei quadri dirigenti, sempre pronti ad autorigenerarsi: checché se ne dica le lotte proseguono.

      In ogni paese arabo del Medio Oriente e del Nord Africa la tensione è altissima, la soggettività popolare finalmente si esprime e questa sfida ai regimi scatena la loro più dura repressione.

      Che in questo contesto di instabilità generale, per la prima volta causato dalle ribellione popolare e non solo dalle male arti mediatiche, qualche Stato europeo approfitti per pestare nel mortaio e portare acqua al proprio mulino, per cercare di recuperare in Medio Oriente sfere di influenza messe a a rischio da improvvidi tentativi di sostegno a regimi ormai arrivati alla frutta, spiega l’interventismo francese nel caso della Libia, che nonostante si fosse ritagliata un ruolo di tutto rispetto nello scacchiere diplomatico mediterraneo accollandosi il ruolo di gendarme a difesa delle coste europee, rimaneva difficilmente gestibile per le capacità del Rais di presentarsi come rappresentante dell’Unione Africana e ultimo paladino del terzomondismo, forte anche delle grandi capacità finanziarie.

      E così ben vengano strumentalizzazioni e manovre da grande gioco tra le varie fazioni libiche, è facile trovare generali disposti a passare dalla parte degli insorti in cambio della promessa di un posto al sole in Cirenaica. E così facendo, se qualcuno si toglie di mezzo una delle pedine meno gestibili dell’area (che per di più si è scelto alleati inaffidabili e poco credibili come il governo italiano), tutto l’Occidente può mettere una pesante ipoteca sui futuri assetti dell’area, delegittimando la rivolta popolare da un lato e dando contemporaneamente una prova di forza dall’altro. Questo spiega il balletto indecoroso sul comando dell’operazione, tra NATO e Alleanza dei Volenterosi, il tentativo italiano di barcamenarsi in un’operazione in cui diventa giocoforza barattare i grandi interessi italiani in Libia (gas e petrolio fondamentalmente sotto controllo ENI) con la parziale messa in sicurezza delle sponde per arginare gli sbarchi dei disperati finora trattenuti da Gheddafi e dal rais utilizzati come potente mezzo di ricatto e di sopravvivenza.

      In questo contesto di movimentazione e tentativi di salvaguardia e ridefinizione di grandi interessi (tra risorse naturali, finanziarie e di controllo dei flussi migratori) queste rivolte aprono una crepa negli assetti imperialistici dell’area per come si erano costruiti finora.

      A noi attivisti rivoluzionari interessano le potenzialità di rivolta e di autorganizzazione espressa da popolazioni che escono dalla rivendicazione identitaria clerico-fondamentalista per rivendicare l’accesso ai diritti fondamentali e alla redistribuzione delle ricchezze. Crollato lo spauracchio dell’integralismo, finora utilizzato per mantenere il controllo politico sociale, la potenze occidentali sono costrette a ricorrere all’intervento armato a tutela non dei rivoltosi, come vorrebbero apparire, ma delle fazioni concorrenti alla gestione, per conto dell’Occidente, delle risorse rimaste scoperte. Dopo un decennio di guerre contrabbandate come iniezioni di democrazia, che hanno invece rafforzato interessi occidentali e potentati locali fondamentalisti, ora che maggiori spazi di democrazia e laicità vengono conquistati con la lotta in questi paesi, gli aerei che partono dalle nostre basi e le navi che partono dai nostri porti portano un atroce carico di morte e un tragico monito: la libertà e la giustizia sociale non sono negli orizzonti del capitalismo.

      Sta nelle lotte, da quella e da questa sponda del Mediterraneo, l’unica possibilità di costruire una società più giusta e più libera.

      Per questo il nostro sostegno ai comitati popolari e ai compagni e alle compagne che a costo della propria vita e della loro libertà lottano nelle piazze e nelle strade di Bengasi, della Siria, del Bahrain, dell’Arabia Saudita e di tutto il Medio Oriente e il Nord Africa.

      Per questo il nostro irriducibile no alla guerra e all’intervento militare con il suo ineludibile seguito di devastazione e di immiserimento in Libia, e alla crudele repressione normalizzatrice in corso negli altri paesi.

      Federazione dei Comunisti Anarchici

  6. “Il PD, a Parma e a Roma, sta con i poteri forti”
    Intervista a Simone Oggionni, segretario nazionale dei Giovani Comuniste/i.
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    Le altre notizie pubblicate oggi
    (non più in homepage)
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    01/04/2011

    “New Sensation”, la politica vista dai ventenni e dai trentenni.
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    I Giovani Comunisti/e sono l’organizzazione giovanile del Partito della Rifondazione Comunista. Simone Oggionni è il segreterio nazionale del movimento. ParmaDaily lo ha intervistato in occasione della sua venuta a Parma nei giorni scorsi.

    Rifondazione Comunista ha una posizione contro la guerra in Libia, a differenza di altri pacifisti che anni fa urlavano nelle piazze “no alla guerra senza se e senza ma” che però in questo giro si sono eclissati.
    La posizione di Rifondazione Comunista e dei Giovani Comunisti è coerentemente contraria all’intervento militare. Una “no fly zone” è nei fatti l’imposizione di una guerra… le differenze che alcune forze, anche del centrosinistra, provano a mettere in campo sono retoriche e astratte. La realtà è che aerei statunitensi, francesi e britannici stanno bombardano Tripoli e Bengasi producendo atti di guerra che lacerano le vite e il tessuto produttivo e sociale della comunità che viene aggredita.
    Rifondazione è l’unica forza politica che in questi anni può dire di essere stata coerente rispetto al tema della guerra e della pace. Abbiamo espresso una posizione opposta a quella del centrosinistra in altre circostanze molto simili a quella libica. Ricordo dodici anni fa l’aggressione alla Serbia che si concretizzò in un bombardamento su un Paese sovrano, la guerra in Afghanistan che il Governo Prodi finanziò e rifinanziò più volte…
    Il PD, per bocca di D’Alema, ha una posizione assolutamente favorevole alla guerra.
    Se poi parliamo di difesa dei diritti civili… beh, se dovessimo bombardare tutti gli Stati nei quali essi sono violati dovremmo bombardare mezzo mondo… a partire dagli Stati Uniti.

    Qual è la tua opinione sul progetto politico della Federazione della Sinistra promosso da Rifondazione Comunisti, PDCI e altri movimenti di sinistra?
    La Federazione è lo strumento per perseguire due obiettivi: unire le forze comuniste, perchè è paradossale che esse siano ancora divise, tra l’altro in dimensioni sempre più ridotte; unire la sinistra perché è fondamentale e strategico consegnare ai lavoratori di questo Paese una sponda e un punto di riferimento il più possibile grande, radicato e potenzialmente di massa attraverso il quale essi si sentano difesi.
    Oggi i lavoratori non hanno una rappresentanza forte. Loro stessi stanno capendo non possono essere rappresentati dal PD né dalle forze politiche di destra che strutturalmente sono inadeguate a svolgere quella funzione.

    Tu che giri per l’Italia percepisci la possibilità di rilancio della Sinistra?
    Sono convinto che oggi ci siano condizioni oggettive straordinarie: il tema della guerra, quello sociale e quello dei referendum. Tra qualche mese saremo chiamati a votare i quesiti contro il nucleare, per l’acqua pubblica e contro il legittimo impedimento. Sono temi sui quali si può costruire una larga convergenza e poi ottenere un’ampia maggioranza nel Paese.

    Sei d’accordo con la proposta del segreterio del PRC Paolo Ferrero di cui si parlava molto qualche mese fa quando sembravano imminenti le elezioni politiche, ovvero di un accordo elettorale ma non di governo tra la Federazione della Sinistra e il centrosinistra?
    Noi l’abbiamo chiamata “alleanza democratica”. Se si votasse oggi (ma questo scenario non appare prossimo) noi proporremo sicuramente di far convergere i voti della sinistra comunista in una coalizione alternativa a Berlusconi perché il primo obiettivo deve essere quello di non consentire a questi di governare ancora perché ciò sarebbe la morte del nostro Paese.
    Contemporaneamente, però, anche sulla base dell’esperienza che abbiamo maturato in questi anni, prendiamo atto delle differenze programmatiche che ci sono con il PD e quindi riteniamo che non sussistano le condizioni per un accordo di governo come dimostra l’esperienza fallimentare del governo Prodi.
    Il PD, tanto a Parma quanto a livello nazionale, ha posizioni evanescenti, contraddittorie e quando è costretto a schierarsi spesso e volentieri sceglie la parte dei poteri forti contro gli interessi che noi rappresentiamo. Il PD è un partito che socialmente ha fatto altre scelte e forse non è neppure interessato a rappresentare i lavoratori. Le vicende ultime del contratto Fiat, da Pomigliano a Torino, lo dimostrano. Constatiamo questa situazione senza pregiudizi ideologici.

    Come vedi la realtà politica di Parma?
    Parma è un laboratorio preoccupante a causa delle politiche centriste del Partito Democratico. Anche per Parma passa l’idea da un lato dell’autosufficienza del PD e dall’altro di un programma configgente con quello di Rifondazione. Potrei fare tanti esempi ma mi limito alla vicenda dell’inceneritore di Ugozzolo che sarebbe una scelta drammatica per questo territorio.

    Pensi sia possibile creare un polo di Sinistra in vista delle elezioni comunali di Parma del 2012?
    Prendiamo atto che anche a Parma esiste una società civile, dei movimenti, un’opinione pubblica, forze politiche e sociali di sinistra che si schierano su tutti i passaggi importanti insieme e stanno facendo massa critica.
    Penso che, a partire dalla materialità di queste convergenze, sia possibile costruire un cartello elettorale e una proposta politica unitaria.

    Non hai mai nominato Vendola… come mai?
    Vendola è un interlocutore e guardiamo con interesse al suo partito Sinistra & Libertà con un’aspettativa ad oggi purtroppo non pienamente corrisposta.
    Non nascondo, però, che all’inizio Vendola ha tenuto una posiziona ambigue sulla guerra in Libia, che SEL a Torino sostiene Fassino che si è schierato con Marchionne in occasione del referendum Fiat, che a Napoli, di fronte alla discesa in campo di De Magistris che è un ex magistrato ben visto a sinistra con una popolarità alta anche nei quartieri popolari, SEL si è messa dalla parte del blocco di potere del PD e di Bassolino che tanti danni ha prodotto per Napoli e per la Regione Campania.
    Anche a Vedola chiediamo di essere un po’ più risoluto, netto e coerente e di scegliere se stare dalla parte dei lavoratori o da quella dei poteri forti e del PD.

    Andrea Marsiletti

      1. se il pd va avanti così consegna a vignali la vittoria in un piatto d’argento. a volte penso che siano d’accordo con vignali e l’unione industriali per tenere gli equilibri attuali, con vignali sindaco e bernazzoli presidente della provincia.

        Luca

        1. A parma i pacifisti non hanno fatto nessuna manifestazione per la pace. “No alla guerra senza se e senza ma”, ma qualche se e qualche ma oggi ce l’hanno. Anzi, oggi sono pure guerrafondai quelli del pd.

          FiglioDiBuonaDonna

    1. sottoscrivo parola per parola. Per fortuna anche gli elettori in italia e a parma hanno capito con chi hanno a che fare. A Parma il PD è il partito dell’inceneritore e quello che prende gli ordini da Pizzarotti, Coopsette e Lunardi.

      ex ds

  7. Grazie Simone, sapere che ci sono a Roma compagni come te ci da tanta forza. Nella provincia ci sentiamo tanto isolati e non capiamo bene tutte le polemiche per esempio l’ultima sull’elezione di massimo rossi. però è importante sapere che abbiamo un punto di riferimento e che esiste qualcuno che vede che nei territori c’è ancora voglia di reagire e di rimanere uniti!
    a presto e grazie, Alessandro Salvati

  8. Bisogna tenere botta sì, ma i calci nei denti che abbiamo preso sono troppi. non trovi? ti scrivo dalla Sicilia, ed ero presente all’iniziativa a Birgi a cui hai partecipato anche tu e alla quale hai fatto un ottimo intervento. Come ti hanno trattato i compagni (pochi ma esistono) dell’area del segretario? In maniera irrispettosa, volendoti fare uno sgarbo. Io li ho visti, hanno dovuto applaudire perchè tutti gli altri applaudivano ma si sarebbero volentieri mangiate le mani se avessero potuto. E nel frattempo cosa hanno fatto al nostro compagno segretario Cangemi? Lo hanno fatto saltare mettendo daccordo interessi di bottega diversi ma convergenti. Quante ne dobbiamo ancora subire prima che ci ribelliamo e ritroviamo l’orgoglio di essere comunisti? Scusa lo sfogo. Un compagno molto arrabbiato

  9. leggendo queste tue righe, sarà perchè sono vecchio e mi esercito a tenere sveglia la memoria, mi torna alla mente quel periodo, sembra lontano secoli eppure era solo 3 anni fa, quando turigliatto veniva di fatto espulso dal partito per aver detto le stesse cose che dici tu ora. ma che erano state del prc anche durante quella tornata elettorale. Già ma allora erano dentro quel governo prodi schiavi di un bertinottismo che pur di mantenere per se quella maledetta sedia ci ha fatto ingoiare di tutto. e adesso siamo di nuovo qui a maledire, giustamente, l’ennesima guerra imperialista.
    spero che almeno abbiamo imparato ad essere conseguenti con quello che scriviamo.
    r
    e, a proposito della FDS, se davvero, come scrivi, è l’unica cosa giusta fatta dal partito, siamo messi davvero male.
    facciamo questa cosa insieme al sig. Diliberto che era ministro al tempo della guerra in jugoslavia e tutti sappiamo cosa è stata, era ministro quando i giovani di rifondazione lottavano per l’asilo politico ad Ochalan (qualcuno si ricorda ancora di lui?) ed era ministro nel periodo della strage del Cermis, 20 morti innocenti ammazzati dall’arroganza di un top gun americano ma fatti giudicare da quel governo, limitando la nostra sovranità nazionale. e adesso ti meravigli che voti un portavoce debole, che nessuno conosce, non pensi che sia stato messo li solo perchè qualcuno può manovrarlo?

    1. giovanni, sono d’accordo con te: Massimo rossi è stato messo lì perché Ferrero potesse manovrarlo e Diliberto è stato al gioco perché in cambio otterrà il tesoriere della federazione della sinistra e soprattutto il via libera al suo progettino di erodere sempre più pezzi di rifondazione per rifare il suo micropartitino comunista organico al centrosinistra. che squallore!

  10. Penso anch’io che abbiamo un futuro! Sapevo benissimo che dopo l’uccisione del Pci da parte di un killer che ora milita in Sel, la storia sarebbe stata lunga. Tanto lunga che dubitavo di fare in tempo a vedere rinascere un grande Partito comunista di massa, indispensabile per superare il capitalismo e costruire il comunismo. Visto come siamo bravi a litigare (anche se i polli di Renzo mi avevano preparato a ciò), ora sono quasi certo (data la mia età). Ma, dopo le comunità primitive, lo schiavismo, il feudalesimo e il capitalismo, la costruzione di una società comunista è una necessità storica! Non solo teniamo botta, ma lottiamo per questo!

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