Dipende anche da Pier Paolo

Mi ha colpito molto pochi giorni fa una lettera pubblicata dal manifesto con cui un ragazzo di diciott’anni, Pier Paolo, confessava la propria difficoltà a definirsi comunista.

Per lui quel termine sta diventando sempre più un peso, quasi che – scrive – sia un reato. E chiede, Pier Paolo, con una genuinità e una modestia davvero disarmanti, se essere comunisti al giorno d’oggi sia davvero così grave come dicono e se sia, come sente dire in giro, una inutile illusione.

Quella lettera penso rappresenti in maniera perfetta le preoccupazioni di moltissimi ragazzi che si stanno affacciando al mondo attraverso le piazze, le piccole e grandi lotte, le piccole e grandi manifestazioni e che vivono come una contraddizione il confronto tra questa loro quotidianità e un termine, “comunista”, che allude in una misura quasi mitica ad una serie infinita di significati politici, storici, ideologici, sociali.

Nei confronti di questo termine noi opponiamo spesso un senso di colpa fortissimo, che ci porta ad operare sistematicamente una vera e propria censura nei confronti dei nostri stessi sentimenti.

Troppe sconfitte e soprattutto troppi racconti della nostra sconfitta propagandati dal pensiero unico contro di noi ci hanno inculcato un senso di colpa che ci porta a dover perennemente giustificare quello che siamo e quello che siamo stati al punto da indebolire in maniera drammatica la nostra identità.

Ma non è sufficiente contrapporre a questo l’orgoglio, pur motivato, di essere comunisti ed elencare, come in parte ha fatto lo stesso Valentino Parlato nella sua risposta sul manifesto, tutte le conquiste e le battaglie che hanno visto i comunisti dalla parte giusta, dei più deboli e contro le ingiustizie.

L’orgoglio della nostra identità non è più sufficiente, perché i fatti (e le parole che li raccontano) per essere dirompenti e rivoluzionari devono essere innanzitutto evocativi. E io temo che il comunismo rischi di non esserlo più, al contrario di come invece lo è stato nel secolo scorso (quando, per motivi diversi e a tappe diverse, ha rappresentato sempre e in maniera precisa qualcosa di importante: la rivoluzione russa, la lotta al nazifascismo, la liberazione dal colonialismo, tanta parte delle conquiste del movimento operaio, studentesco e delle donne degli anni ’60 e ’70).

Oggi quel termine in sé rischia di non di non richiamare più immediatamente un sogno, un’idea e dei valori precisi.

Qui si collocano i nostri grandi limiti e le nostre grandi potenzialità. Per rimanere alla lettera di Pier Paolo, dare una risposta sull’attualità del comunismo significa innanzitutto dimostrare quanto oggi il comunismo, in questo nostro Paese e in tutto il mondo, in questa precisa fase storica, possa essere un punto di riferimento vivo per le lotte di milioni e milioni di persone.

Ma per essere credibili, dobbiamo essere noi i primi a non concepire il comunismo, i nostri simboli e le nostre bandiere, come un feticcio e come il residuo di un passato imbalsamato nella sua tragica grandezza. Al contrario, dobbiamo essere noi i primi a concepirlo come la materia viva sulla quale ricostruire un linguaggio, un immaginario e, appunto, un sogno collettivo.

Questa impresa non può essere affrontata soltanto in Italia: peccheremmo di provincialismo e presunzione se lo pensassimo. Oggi rifondare un pensiero e una pratica comunista adeguati ai tempi e soprattutto alle lotte di chi non si arrende al sistema capitalistico (proprio quando il sistema capitalistico mette in evidenza tutta la sua drammatica incapacità di risolvere le crisi che esso stesso sesso genera) è un cimento internazionale. Ed è per questo che sempre più dobbiamo confrontarci e misurarci con le esperienze di lotta, di rivolta e di rivoluzione che esistono al di fuori dei nostri confini nazionali. In un mondo globalizzato come il nostro sarebbe ora di globalizzare non soltanto le cose peggiori (i miti e gli oggetti) del capitalismo ma anche le cose migliori e cioè le pratiche, i valori e i messaggi di liberazione di chi proprio in questi anni sta riprendendo in mano il proprio destino.

Dentro questa impresa internazionale c’è il nostro Paese e una marea di giovani che vanno riconquistati ad un’idea di libertà, di giustizia e di eguaglianza. Ripartendo dai fondamentali: dall’azione concreta che noi dobbiamo fare (se non noi, chi?) contro lo sfruttamento del lavoro e per un salario giusto, dalla lotta contro la guerra e la rapina imperialistica delle risorse e per la pace e l’autodeterminazione dei popoli, dalla lotta per una scuola pubblica, gratuita, di massa e di qualità, dalla lotta per i beni comuni (come l’acqua pubblica), dalla lotta contro le discriminazioni nei confronti dei migranti, dei più deboli, delle donne e di chi vive liberamente la propria sessualità.

Questo è lo sforzo enorme che abbiamo di fronte: fare capire ai tanti giovani che guardano a noi con interesse, curiosità e spesso speranza che essere comunisti, lungi dall’essere la nostalgia anacronistica di un passato perduto, è l’azione concreta – tenace ed entusiasmante – di chi si batte dalla parte giusta.

Per essere credibili (di nuovo), dobbiamo però cambiare innanzitutto noi stessi e il nostro modo di fare politica, segnato da infinite baruffe quotidiane, interne e senza prospettiva, dal perenne commentare le azioni e le dichiarazioni degli altri e che, al fondo, è  diventata sempre meno intelligenza e passione al servizio delle lotte e dei bisogni di chi intendiamo rappresentare e sempre più la conservazione della nostra piccola rendita di posizione, sempre più marginale in un Paese che cambia e che non ci riconosce più.

Come si spiegano, altrimenti, le mille correnti, i mille partiti comunisti, le mille faide, le mille invidie, le mille battaglie di potere?

Le modestissime percentuali elettorali, effettive e verosimili (i sondaggi), dovrebbero fare riflettere tutti, a partire dal centro e dal vertice, convincendo tutti dell’urgenza straordinaria e improrogabile del rinnovamento. Mettendoci tutti in discussione e non frenando e non impedendo quell’unica àncora che, nel mare in tempesta che stiamo attraversando, sembra esserci: unire le compagne e i compagni, unire i comunisti, fare avanzare la Federazione della sinistra e unire, senza steccati e nelle lotte e di tutti i giorni, la sinistra italiana. Perché più siamo e più intelligenze abbiamo per uscire dai nostri errori e più siamo e più massa critica abbiamo per imporre al Paese e alla politica altre priorità, il nostro vocabolario, le nostre esigenze.

Penso che anche Pier Paolo possa essere d’accordo e, sapendo di non essere solo, continui con tutto il suo entusiasmo a lottare. Scoprirà, nel farlo, che essere comunisti è tutt’altro che un reato e, soprattutto, può essere tutt’altro che un’inutile illusione. Dipende da noi, dipende anche da Pier Paolo.

Simone Oggionni

Un giovane comunista scrive a “il manifesto” (6 marzo 2011)

Sono una ragazzo di 18 anni che legge ormai abitualmente «il manifesto»; vi scrivo perché ho un dubbio che mi affligge. Io sono un comunista, e questo deriva dalla coscienza politica che ha sempre fatto parte della mia famiglia, ma anche dalla coscienza politica che io, informandomi e studiando, mi sono costruito; questo comporta che io mi emoziono nel sentire bandiera rossa e nel vedere una bandiera con falce e martello sventolare. Insomma, sono fiero dei miei ideali. Il dubbio che mi affligge è che però essere comunista per me sta diventando quasi un peso, quasi fosse un reato, e ciò è avvallato anche dal comportamento dei miei genitori i quali mi dicono: «Meglio non farlo sapere in giro» o cose del genere. Vi chiedo: è così grave essere comunisti al giorno d’oggi? E il comunismo è un’illusione inutile come spesso mi sento ripetere? Vi voglio inoltre chiedere di non cancellare mai dalla prima pagina la scritta «quotidiano comunista» poiché ci sono tante persone, tanti anziani che hanno fatto parte della resistenza antifascista, ma soprattutto anche tanti giovani come me che, nel leggere quella scritta, si sentono fieri.

Pier Paolo Errera
Napoli

Caro Pier Paolo, tu hai diciott’anni e io ottanta. Anche per questa differenza d’età la tua lettera mi ha dato grande gioia e fiducia. E aggiungo che la scritta «quotidiano comunista» resterà sulla prima pagina del «manifesto» finché il giornale avrà vita, spero assai lunga. Ma, mia contentezza a parte, la questione del comunismo è assai complessa e non so se ho le capacità di affrontarla.
Ciò detto provo a ragionarci. Certamente il comunismo è stato per grandi masse un’enorme speranza e anche una profonda delusione. Lo stalinismo (e tuttavia io apprezzo molte cose di Stalin) ci ha colpito e poi il crollo del Muro di Berlino (già la sua costruzione era di segno negativo) è stato una micidiale lapidazione.
Rispondere alla tua lettera, ripeto, non è semplice, ma voglio premettere una considerazione rispetto alla storia del «manifesto». Molti anni fa, Cesare Luporini, quando mi capitò di dire che la storia non si fa con i «se», mi redarguì aspramente: la storia – mi disse – si fa avendo sempre presente il «se». Profitto di Luporini e provo a fare – sul caso del «manifesto» – un breve ragionamento con il «se». Se, nel 1969, il forte Pci ci avesse dato ragione nell’ammettere che bisognava rompere con il socialismo reale e con il gruppo dirigente sovietico (con lo stalinismo – diceva Rossanda – bisognava rompere da sinistra), forse il Pci potrebbe essere ancora in campo e si sarebbero salvati molti altri partiti comunisti. Il Pci invece aspettò ben 12 anni e solo nel 1981 Enrico Berlinguer denunciò «l’esaurirsi della forza propulsiva della Rivoluzione d’ottobre». Il seguito è noto: Berlinguer muore, Occhetto fa la Bolognina, poi c’è il Pds e ultimamente il Pd (Partito democratico che un puro non senso: ci può essere oggi in Italia un partito che non si dichiari democratico?).
Ma questa, che ricordo, è storia passata, mentre non è affatto passato il comunismo. Ci sono oggi nel nostro vasto mondo eguaglianza, libertà e fraternità, gli obiettivi che una grande rivoluzione borghese poneva nel lontano 1789? E c’è di più. Oggi, in un mondo globalizzato, dove il battito d’ali di una farfalla a New York può far crollare la muraglia cinese, siamo nella più grande crisi capitalistica della storia. Molto più grave che nel 1929, come molti grandi economisti affermano. Come si può tentare di uscire da questa crisi? La mia risposta – forse testarda – è con il comunismo e non più in un solo paese: siamo in un mondo globalizzato come non mai.
Caro Pier Paolo, impegniamoci a essere comunisti.

Valentino Parlato

12 risposte a “Dipende anche da Pier Paolo”

  1. Salve sono Pier Paolo Errera e volevo innanzitutto ringraziarla per essere stato uno dei pochi a rispondere alla mia lettera,dopo la lucida disamina che il direttore Parlato ha fatto.Credo che lei abbia sentito il bisogno di rispondere perchè in fin dei conti avverte la stessa sensazione che avverto io,anche se lei probabilmente ha molta più esperienza di me.Sono pienamente d’accordo su quello che afferma soprattutto quando dice “dobbiamo cambiare il nostro modo di fare politica”.Quello che noto è che i comunisti nel nostro paese ci sono,in fondo essere comunisti, come ha detto il direttore Parlato, significa credere in mondo più giusto,il punto è che tante persone soprattutto tanti giovani ma non solo, temono di pronunciare quella fatidica parola poichè sono stati delusi dalle alte sfere del partito comunista che ha fatto pian piano scemare in loro il sogno di credere in mondo migliore secondo i canoni del comunismo;ma soprattutto sono stati delusi poichè è mancata nell’ultimo ventennio la “politica di strada” cioè quella che coinvolge realmente le classi più deboli e più sfruttate della società.Io credo che per far rinascere quel senso di appartenenza verso i simboli che hanno caratterizzato il comunismo bisogni ricominciare proprio da lì,proprio dalle strade,coinvolgere la “gente” ad avvicinarsi alla politica, come giustamente dice lei “dalla parte giusta”.Spero come dice lei nell’ “unione” di forze e pensieri poichè rimanere uniti è segno di forza e di determinazione quello che è mancato da sempre al partito comunista in Italia dagli anni 60′ fino ad oggi.La ringrazio nuovamente per la sua risposta .
    PIER PAOLO ERRERA un giovane comunista

  2. Scuola, la nuova prima elementare: 2 ore di religione, una di inglese. Almeno i nostri figli in futuro sapranno chi bestemmiare.

    Più religione, meno inglese (e comunque “light”) e addio al maestro unico tanto propagandato dal governo. Cominciano a delinearsi a prendere forma la riforma Gelmini della scuola elementare dopo il megataglio agli organici di 28 mila cattedre in tre anni. A settembre, il personale verrà sforbiciato di altri 9 mila posti e si entrerà nel terzo anno dell’era Gelmini. Ma come sarà la scuola elementare in futuro nel nostro Paese? I bambini di prima elementare studieranno più Religione che Inglese. Il progetto del maestro “unico” è definitivamente tramontato perché le famiglie non lo vogliono.

    Nella bozza sugli organici dei docenti per il prossimo anno scolastico viene precisato che il modulo orario di 24 ore settimanali potrà essere attivato soltanto se le famiglie lo richiederanno e, di conseguenza, si riuscirà a formare una classe intera. Ma l’esperienza di quest’anno e dell’anno scorso hanno già dimostrato che le 24 ore settimanali sono un flop. Ma non solo. In futuro, i piccoli si ritroveranno di fronte insegnanti che hanno imparato l’Inglese in fretta e furia. E magari i piccoli correggeranno la pronuncia della maestra. Le ultime notizie sugli organici, comunicate ai sindacati, confermano infatti che dal prossimo anno non ci saranno più insegnanti specialiste di Inglese: le 4 mila e 700 docenti rimaste in servizio quest’anno, residuate dal contingente di 11 mila e 200 di alcuni anni fa, saranno impiegate come insegnanti comuni.

  3. Sono di Sinistra, ma non comunista. Se lo fossi, andrei comunque a testa alta. Non è questa la sede per affrontare che cosa è il Comunismo e chi ne sia il padre (o i padri). E sarebbe anche fuorviante e ingeneroso identificare il Comunismo con gli Stati Comunisti che ad esso si sono richiamati, tradendone peraltro lo spirito fondamentale che è quello di liberazione dell’uomo dalle varie oppressioni. Penso, comunque, che l’insegnamento di Marx debba ancora una volta costituire il faro di un’azione comunista. Non sembri scontato, questo, perché fu più Engels a parlare di Comunismo. Marx usò poco questo termine e quasi sempre come sinonimo di Socialismo. Certo rimane il Manifesto del Partito Comunista, ma dopo questo documento tanta acqua è passata sotto i ponti del marxismo. Per farla breve, penso che ciò che deve trarsi dall’insegnamento marxiano (preferisco questo termine a quello marxista, più consono a chi si è ispirato a Marx)sia soprattutto il concetto, fondamentale, che alla base della storia vi è una perenne lotta delle classi subalterne per la liberazione dal bisogno e dal giogo capitalista. E’ comunista (e di Sinistra) chi è anticapitalista, chi è contro il feticcio del libero mercato, chi è contro tutti gli apparati di potere nazionale e transnazionale che hanno tracciato un sistema di controllo e dominio per estendere a livello globale e planetario quel sistema di sfruttamento che ai tempi di Marx era limitato alla fabbrica.E’ comunista, e di Sinistra (e qui uso un discrimine caro a Bobbio)colui che, a differenza di uno di Destra, pensa che la disuguaglianza e la discriminazione sociale non sia un fatto naturale da mantenere, ma una stortura da eliminare, attraverso la lotta in fabbrica, nella scuola, nella società, nbelle piazze, con l’unità di azione delle forze che si battono per la liberazione dell’uomo. Purtroppo, oggi, è diffusa, anche fra i giovani (ma l’articolo cui rispondo mi conforta del contrario) la sensazione della inutilità della lotta, dell’antagonismo, della “critica” allo stato di cose della società borghese, sonnolente, pigra, sazia e addormentata dai gas soporiferi del consumismo più becero e dalla incultura promanante dalla maggior parte dei media, specie in Italia.Il compito della Sinistra (Comunista e non) è quello di far rialzare la testa e l’attenzione per il problema sociale cardine: lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.Non dobbiamo poi nasconderci come altre caratteristiche del Comunismo, almeno quello dei primordi, siano da considerare ormai anacronistiche. Pensiamo al tema della proprietà privata, a quello dello Stato. Forse perchè di professione faccio l’avvocato, molto spesso mi sono trovato a dover considerare come, per sopravvivere, ogni organismo sociale anche di natura politica, deve uniformarsi a quello che è il dettato della Costituzione. Una Costituzione, quella italiana, che in gran parte deve i suoi articoli più significativi al lavoro di costituenti provenienti dalle fila comuniste, molti dei quali protagonisti della guerra partigiana di liberazione. Questi costituenti comunisti hanno contribuito a elaborare articoli che riconoscono la proprietà privata e la libertà di impresa, facendoli però approvare(in ciò concordando con uomini di altra provenienza come Moro, Dossetti, Calamandrei, La Pira, per citarne solo alcuni)insieme al principio di utilità sociale e di funzione sociale e con il riconoscimento che tali facoltà e beni lo Sato doveva garantire che fossero accessibili a tutti. Il Comunismo, il Socialismo, l’Essere di Sinistra non debbono, quindi, rinnegare i punti di partenza e l’evolversi della loro Storia (parlo delle dottrine economico-filosofiche, non della loro illiberale deformazione che ha portato al totalitarismo) ma prendere atto del loro necessario inserirsi nel Costituzionalismo, che è uno dei fenomeni più positivi e fecondi del Novecento. La Costituzione come Programma. Su questa strada dobbiamo marciare uniti, orgogliosi delle nostre bandiere e delle nostre idee, mai come ora attuali.
    Massimo – Grosseto

  4. Condivido l’articolo e aggiungo che la politica attuale è anni luce lontana dai bisogni e dai sogni della nostra generazione. E anche la federazione della sinistra, purtroppo. Non voglio aprire una polemica infinita: ma anche il soggetto unitario a cui i Gc stanno lavorando non entusiasma nessuno e sembra una sommatoria tra noi e la Fgci (che in larga parte non esiste sui territori, e lo sapete tutti bene). Perché non rilanciamo seriamente i Gc? Dal mio punto di vista è l’unica possibilità seria che abbiamo!

  5. bellissimo articolo simone. Credo che questo potrebbe veramente essere il punto di partenza per ricostruire la presenza forte dei comunisti in Italia.

  6. Ho letto tutto, articoli e commenti, e devo confessare che mi avete sfracassato il belino. Non sono comunista: perché detesto e disprezzo gli umani e le umane. Leggo Marx Engels Lenin Stalin Mao Gramsci e perfino Bordiga, nonché testi buddisti e letteratura decadente e immorale, classici illuministi e testi proibiti vari, poesia italiana del Rinascimento, storia, e informazione in rete a gogo soprattutto ML, economica, militare e pacifista. Per quanto io sia un cretino (e ne ho molte inconfutabili prove), sono assai meglio di quasi tutti quelli che conosco. Se l’uman genere fosse menomamente degno della mia stima sarebbe già sceso in piazza, compatto (oppure anche non compatto), ed avrebbe tolto le armi ai servi prezzolati del padrone ed avrebbe instaurato la DITTATURA DEL PROLETARIATO. E invece niente. Gli umani pensano che chi violenta i bambini sia una brutta persona: potrebbero anche avere ragione ma non mi interessa perché non ho bambini e soprattutto non li tocco. Ma mi fanno molto più schifo, e sono più pericolosi, quelli che non hanno letto _Stato e Rivoluzione_, o bruciano combustibili fossili, o non sanno cosa sia il plusvalore, Sono strano? Sono pazzo? I sani non mi offrono un modello decente. Visti i risultati. Gli unici umani che non disprezzo sono quelli che preparano o combattono la guerra civile che da sempre le classi possidenti portano ai lavoratori. Questa mia non è apologia di reato, perché in realtà io consiglio a tutti di mettersi comodi e darsi ad attività legalmente tollerate, come masturbarsi, leggere, ubriacarsi, impasticcarsi con psicofarmaci. Sapete che gli stati borghesi europei pagano la ricerca sugli psicofarmaci, mentre flessibilizzano il mercato del lavoro? L’unica soluzione è la rivoluzione.
    Gustavo Lamona, anarcostalinista
    Scusate il nome falso ma sono un perseguitato politico (soltanto all’italiana, per ora). Se qualche parassita, fancazzista, o persino poliziotto e/o militare vuole maggiori notizie le chieda a [email protected].

  7. Sono una giovane comunista iscritta da pochi mesi e devo dirla verità è grazia di articoli come questo testò del partito e sono contenta di esserlo. Dipende da noi lottare contro il qualunquismo e il menefreghismo che c’è nella nostra generazione. Io per esempio ho 17 anni e faccio un istituto professionale: nella mia classe sto provando lentamente a convincere le mie compagne a prendere la tessera ma soltanto grazie all’esempio individuale oltre che alla lotta politica comune che giovanicomunisti ci danno possibilità di fare possiamo pensare di essere attrattivi e di convincere nuova gente, nuovi ragazzi e ragazze. Io penso che ce la possiamo fare e soprattutto penso che tra noi dobbiamo darci a vicenda l’entusiasmo e tante argomentazioni utili per andare avanti. Ci interessa il giusto la collocazione elettorale, le alleanze, la discussione sui posti e sul potere, a noi interessa lottare e crescere e sentirsi una comunità viva. Alessandra

  8. RIFONDAZIONE COMUNISTA CONTINUA

    Nuova dirigenza provinciale a Vicenza

    Giuliano Ezzelini Storti

    Nelle scorse settimane sono apparsi, sulla stampa locale, messaggi e articoli fuorvianti che rappresentavano una Rifondazione Comunista della Provincia di Vicenza finita e in preda all’ennesima scissione: niente di più falso!

    In quegli articoli emergeva, dalle adesioni altisonanti (Lovato segr. Provinciale, Boscoscuro segretario di schio e Zaltron tesoriere provinciale) , una fuoriuscita di compagne e compagni dal partito verso il PDCI pesante che, in realtà, si e’ ridotta a Vicenza in una decina di fuoriusciti e un centinaio in tutta Italia.

    Chi ha deciso quella strada ha commesso un grande errore!

    Proprio nel momento in cui prc e pdci sono accomunati e vicini dalla costruzione della Federazione della Sinistra, hanno messo in campo una uscita dal loro partito di origine per entrare nell’altro tentando di rovinare proprio quell’unita’ fra i due soggetti che pretendono di costruire in un unico partito comunista.

    Per questa ragione facciamo gli auguri a quelle/quei compagne/i , ma li informiamo fin da ora che la Rifondazione Comunista nella Federazione della Sinistra va avanti , si rafforza e continua nelle lotte, nei movimenti e nel paese.

    Si comunica di seguito, quindi, il nuovo organigramma provinciale del PRC composto dalla fuoriuscita di alcuni compagni, formato ieri sera, dopo che nelle scorse settimane si e’ svolta l’assemblea generale delle/degli iscritte/i.

    GIULIANO EZZELINI STORTI
    COORDINATORE PROVINCIALE

    GEREMIA REDENTO
    RESP. ORGANIZZAZIONE

    BISOLLO MAURIZIO
    TESORIERE RESP. SANITA’

    CLAUDIA RANCATI
    RESP. SCUOLA E CITTA’ DI VICENZA

    GUIDO ZENTILE
    RESP. AMBIENTE

    IRENE RUI
    RESP. COMUNICAZIONE E IMMIGRAZIONE

    XOTTA GERMANO
    RESP. DIFFUSIONE MILITANTE LIBERAZIONE

    MARCO ORLANDI
    RESP. LAVORO

    FOGAGNOLI ROBERTO
    ZONA SCLEDENSE

    In questa struttura, che porterà il partito provinciale fino al congresso nazionale che si svolgerà nel prossimo autunno, si e’ cercato di dare una rappresentanza forte ai territori in maniera tale che i Circoli, sparsi in tutto il vicentino, vedano un coinvolgimento maggiore nelle scelte del Federale.

    Per la Federazione di Vicenza PRC-FDS
    Giuliano Ezzelini Storti
    Coordinatore provinciale

  9. Fa discutere la lettera di un giovane al Manifesto: “essere comunista è reato?”
    10/03/2011 – 12:29

    ROMA – Fa discutere la lettera al Manifesto di un giovane napoletano, Pier Paolo di 18 anni che scrive: “Ho un dubbio che mi affligge: essere comunista per me sta diventando quasi un peso, quasi fosse un reato e cio’ e’ avallato anche dal comportamento dei miei genitori i quali mi dicono: ‘Meglio non farlo sapere in giro’. Vi chiedo: e’ cosi’ grave essere comunisti al giorno d’oggi? E il comunismo e’ un’illusione inutile come spesso mi sento ripetere?”.

    Risponde Valentino Parlato, fondatore del “quotidiano comunista”: “Caro Pier Paolo, tu hai diciott’anni e io ottanta. Anche per questa differenza d’eta’ la tua lettera mi ha dato grande gioia e fiducia”, il comunismo “non e’ affatto passato. Ci sono oggi nel nostro vasto mondo eguaglianza, liberta’ e fraternita’ gli obiettivi che una grande rivoluzione borghese poneva nel lontano 1789? E c’e’ di piu’: oggi, in un mondo globalizzato, dove il battito d’ali di una farfalla a New York puo’ far crollare la muraglia cinese, siamo nella piu’ grande crisi capitalistica della storia. Come si puo’ tentare di uscire da questa crisi? La mia risposta – forse testarda – e’ con il comunismo e non piu’ in un solo paese: siamo in un mondo globalizzato come non mai”.

    Interviene anche Simone Oggionni dei Giovani di Rifondazione comunista: “Le modestissime percentuali elettorali, effettive e verosimili (i sondaggi), dovrebbero fare riflettere tutti convincendoci dell’urgenza straordinaria e improrogabile del rinnovamento. Ma per essere credibili, dobbiamo essere noi i primi a non concepire il comunismo, i nostri simboli e le nostre bandiere, come un feticcio e come il residuo di un passato imbalsamato nella sua tragica grandezza. Al contrario, dobbiamo essere noi i primi a concepirlo come la materia viva sulla quale ricostruire un linguaggio, un immaginario e, appunto, un sogno collettivo. Questo e’ lo sforzo enorme che abbiamo di fronte: fare capire ai tanti giovani che guardano a noi con interesse, curiosita’ e spesso speranza che essere comunisti, lungi dall’essere la nostalgia anacronistica di un passato perduto, e’ l’azione concreta – tenace ed entusiasmante – di chi si batte dalla parte giusta. Insomma, essere comunisti e’ tutt’altro che un reato e, soprattutto, puo’ essere tutt’altro che un’inutile illusione. Dipende da noi”.

  10. Ma c’è bisogno di un nuovo partito comunista, altrimenti che cosa serve tutto questo volontarismo? E a che punto siamo con la costruzione del partito comunista? Mi pare che il PDCI e l’Ernesto si siano dati una mossa avviando un processo costituente molto interessante, che anche sul piano ideologico non è spurio; mentre Essere Comunisti (Grassi, Burgio, Steri ma anche Oggionni, amici miei) rimane attardata nella difesa del proprio orticello in Rifondazione Comunista, un partito che è condannato a morire e a morire presto. Perché non trasformate le parole in azioni conseguenti?

  11. Caro Simone, come non condividere il tuo intervento. L’essere comunisti, tutt’altro che una colpa, è molto più pensabile oggi che 20 anni fa. All’epoca della “fine della storia” dell’ottantanove e dell’implosione dell’est europeo eravamo visti come dinosauri superati.

    Oggi che il capitalismo, l’imperialismo, il colonialismo e la globalizzazione (usiamo i termini per quello che sono) danno il peggio di sè, è compito nostro prospettare “un’alternativa” (non un alternanza) al dominio del capitale.

    Conteremo poco ma abbiamo la prospettiva ed il futuro dalla nostra parte. Pragmaticamente invece abbiamo il compito (che fu anche del vecchio PCI) di unire alle battaglie operaie, studentesche, delle donne la visione comunista ed internazionale della politica che va ben oltre il giardino di casa di tutti noi.

    Aggiungo solamente al tuo totalmente condivisibile contributo che l’essere comunisti per il futuro passa attraverso LA DIFESA di quello che fu definito comunismo novecentesco, a partire dagli stati dell’Est, del loro sistema sociale e delle innumerovoli battaglie (vinte e perse) condotte dai nostri compagni il secolo scorso.

    Ricordare, difendere il proprio passato per non ripetere gli stessi errori come “punto ideale” per la pratica comunista del XXI secolo.

    Fraterni saluti comunisti
    Andrea Bracciali

    1. caro Andrea, come non dare ragione a te? oggi i comunisti non devono vergognarsi di quello che sono stati, della grande storia gloriosa del movimento operaio in tutte le sue forme e manifestazioni storiche. Per esempio penso all’unione sovietica ma anche a tutte le altre esperienze delle democrazie popolari. Certo, abbiamo fatto tanti errori, ma mai così tanti come quelli fatti dal capitalismo e al capitalismo perdonano tutto e invece ai comunisti non perdonano mai proprio niente.
      Ho letto anch’io il bell’articolo di Simone sulla repubblica democratica tedesca e mi ha commosso pensare che ci sono ancora giovani compagni come lui che rileggono in una maniera non apologetica ma neanche liquidatoria la grande storia del comunismo novecentesco. Non vedo futuro senza una lettura critica rigorosa della storia che abbiamo alle spalle e senza, per diamine, un po’ di orgoglio.
      Gianni

Rispondi a gianni ippolito Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *