PROGETTO DI LEGGE – N. 6722
presentato dal Prc il 1 febbraio 2000


PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.
(Condizioni soggettive per l’erogazione della retribuzione sociale).
1. A decorrere dal novantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge, è corrisposta una retribuzione sociale ai soggetti in possesso dei requisiti e nel rispetto delle condizioni di seguito indicati:

a) compimento della maggiore età o, se studenti, al termine degli studi:

b) iscritti alla prima classe delle liste del collocamento da almeno dodici mesi;

c) residenza nel nostro Paese da almeno diciotto mesi.

Art. 2.
(Modalità di corresponsione).
1. La retribuzione sociale di cui all’articolo 1 è corrisposta dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale tramite le sue articolazioni territoriali.
2. Ai fini di cui al comma 1 è istituito presso la Commissione centrale per l’impiego un comitato, supportato da un apposito ufficio istituito presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, per la rilevazione dello stato della disoccupazione e per l’erogazione della retribuzione sociale, con compiti di coordinamento delle attività delle commissioni regionali, provinciali e circoscrizionali, ai sensi del regolamento adottato con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 3.
(Durata della corresponsione della retribuzione sociale).
1. I soggetti di cui all’articolo 1 hanno diritto a percepire la retribuzione sociale per un periodo massimo di trentasei mesi, elevato a quarantotto per i soggetti che hanno compiuto quarantacinque anni o che risiedono nelle aree di cui al testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218, o in quelle in cui il tasso di disoccupazione è superiore a quello della media nazionale rilevato nell’anno precedente l’inizio della corresponsione della retribuzione sociale.
2. I periodi di lavoro derivanti da contratti di lavoro a termine inferiori ai quattro mesi entro l’anno solare non sono computabili ai fini della determinazione del periodo massimo di cui al comma 1.
3. L’ingiustificato rifiuto di un lavoro con contratto a tempo pieno e indeterminato, secondo i criteri previsti dall’articolo 9 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e dall’articolo 9 del decreto legislativo 1^ dicembre 1997, n. 468, o il rifiuto dell’assegnazione ai lavori di pubblica utilità di cui all’articolo 11 della presente legge comporta la perdita della retribuzione sociale.

Art. 4.
(Entità della retribuzione sociale).
1. L’entità mensile della retribuzione sociale da corrispondere a ciascun soggetto di cui all’articolo 1 è pari a un milione di lire, è corrisposta per dodici mensilità in un anno ed è soggetta a rivalutazione annuale sulla base degli indici del costo della vita rilevati dall’Istituto nazionale di statistica.
2. La retribuzione sociale non è sottoposta a tassazione.

Art. 5.
(Calcolo ai fini pensionistici della retribuzione sociale).
1. I periodi di godimento della retribuzione sociale sono riconosciuti utili ai fini del conseguimento del diritto alla pensione ed ai fini della determinazione della misura della pensione stessa. I criteri e le modalità di calcolo del contributo figurativo sono indicati con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 6.
(Accesso agevolato ai servizi pubblici).
1. Le amministrazioni pubbliche locali, nell’ambito delle rispettive competenze, sono tenute a garantire ai soggetti di cui all’articolo 1 la gratuità dell’accesso ai trasporti urbani e metropolitani, al servizio sanitario, alla scuola pubblica per i figli, compresa la gratuità dei libri di testo e del materiale didattico, all’iscrizione e alla partecipazione a corsi ed esami di formazione e aggiornamento professionale. Le regioni, nell’ambito delle loro competenze in materia di formazione professionale, definiscono con apposite disposizioni i programmi specifici di formazione e aggiornamento professionale per i disoccupati di lunga durata, prevedendo anche di destinare ad essi una percentuale definita rispetto al complesso dell’attività formativa, in base alla composizione della disoccupazione nella regione.
2. Per gli stessi soggetti di cui all’articolo 1 della presente legge che siano affittuari della propria abitazione è previsto un contributo per l’affitto attraverso il fondo di cui all’articolo 10 della legge 9 dicembre 1998, n. 431. L’entità del contributo deve equiparare i soggetti destinatari della presente legge ai soggetti inseriti nella prima fascia del canone degli alloggi popolari istituito con delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica del 20 dicembre 1996.
3. Per gli stessi soggetti di cui ai commi 1 e 2 sono definite tariffe sociali, fino alla gratuità per i più indigenti, per le utenze relative all’erogazione di elettricità, gas, acqua e telefonia fissa, nonché condizioni di particolare favore, fino alla completa gratuità, per l’accesso alle manifestazioni culturali organizzate da enti pubblici.

Art. 7.
(Sanzioni amministrative).
1. Il datore di lavoro che non attesta l’esistenza di un rapporto di lavoro con un soggetto fruitore della retribuzione sociale, o che corrisponde al lavoratore una retribuzione reale differente da quella dichiarata, è passibile di una sanzione amministrativa, oltre a quelle già previste per le violazioni delle norme sul collocamento, pari al doppio della retribuzione che il soggetto avrebbe dovuto percepire in base ai minimi previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro della categoria, relativamente alle mansioni svolte.
2. Il cittadino che impedisce od ostacola l’accertamento delle condizioni di cui all’articolo 2, comma 2, ai sensi del regolamento ivi previsto, perde il diritto alla fruizione della retribuzione sociale.

Art. 8.
(Lavori di pubblica utilità).
1. Ferma restando la necessità di concludere mediante assunzione nella pubblica amministrazione o nelle imprese private l’esperienza dei lavoratori già impegnati nei lavori socialmente utili, i soggetti fruitori della retribuzione sociale possono essere impiegati in lavori di pubblica utilità, in settori e ruoli non sostitutivi di quelli esistenti e in campi innovativi come quelli indicati nell’articolo 11, secondo progetti predisposti dalle amministrazioni pubbliche e dagli enti pubblici economici, in applicazione delle condizioni previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro operanti nei rispettivi settori. In tale caso le amministrazioni e gli enti citati provvedono a integrare la differenza tra la retribuzione sociale la relativa contribuzione a fini pensionistici, che continua ad essere corrisposta secondo le modalità di cui all’articolo 1, e la retribuzione prevista per la qualifica corrispondente dai contratti collettivi nazionali di lavoro.
2. L’ingiustificato rifiuto allo svolgimento dei lavori di cui al comma 1 del presente articolo, quando esso avviene per motivi diversi da quelli descritti nell’articolo 9 del decreto legislativo 1^ dicembre 1997, n. 468, comporta la perdita della retribuzione sociale, salvo il diritto di presentare ricorso nei termini e nei modi previsti dal citato articolo.

Art. 9.
(Incentivi all’assunzione dei soggetti fruitori della retribuzione sociale).
1. Al datore di lavoro privato o pubblico, fatta eccezione per gli organi dell’Amministrazione centrale dello Stato, che assume a tempo pieno e indeterminato un lavoratore fruitore della retribuzione sociale, prima del termine dei periodi previsti nell’articolo 3, è erogato un contributo mensile pari al 50 per cento della retribuzione sociale spettante al lavoratore per il periodo intercorrente dal momento dell’assunzione allo scadere del periodo massimo previsto dal medesimo articolo 3.
2. Per l’assunzione di lavoratori fruitori della retribuzione sociale di età superiore a quarantacinque anni ovvero residenti nelle aree di cui al testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218, o nelle aree in cui il tasso di disoccupazione è superiore a quello medio nazionale, il contributo di cui al comma 1 del presente articolo è elevato al 75 per cento.
3. Se l’assunzione a tempo indeterminato del lavoratore di cui al comma 2 prevede un orario ridotto (part-time) il contributo erogato è ridotto della metà, se l’orario non supera le venti ore settimanali, o di un terzo se le supera.
4. Se l’assunzione a tempo indeterminato del lavoratore di cui al comma 2 prevede un regime orario di trentacinque ore settimanali, o di trentadue ore per lavorazioni a ciclo continuo, il contributo di cui al comma 1 è elevato al 100 per cento della retribuzione sociale.
5. Il contributo versato ai sensi dei commi 1, 2, 3 e 4 deve essere interamente restituito in caso di licenziamento del lavoratore entro ventiquattro mesi dall’assunzione, fatta eccezione nel caso di sussistenza di giusta causa o di giustificato motivo determinato da gravi inadempienze contrattuali del prestatore di lavoro. Il periodo di lavoro non è in questo caso computabile ai fini della determinazione del periodo massimo di fruizione della retribuzione sociale da parte del lavoratore.

Art. 10.
(Incentivi per l’imprenditoria autonoma e cooperativa).
1. I fruitori della retribuzione sociale che intendano iniziare un’esperienza imprenditoriale, sotto forma di lavoro autonomo o cooperativo, hanno diritto, sulla base di progetti sottoposti all’autorità competente secondo le modalità definite in apposito decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, di ottenere in un’unica soluzione l’intero ammontare della retribuzione sociale che sarebbe loro spettata in caso di mantenimento dello stato di disoccupazione.

Art. 11.
(Lavoro minimo garantito).
1. Le amministrazioni pubbliche, centrali e locali, e gli enti pubblici economici devono, nel caso che lo stato accertato di disoccupazione dei fruitori della retribuzione sociale continui a permanere al termine del periodo massimo di corresponsione della stessa, offrire una possibilità di lavoro al lavoratore disoccupato, mediante assunzione nel settore pubblico con un contratto di lavoro non inferiore a ventiquattro mesi, in particolare nei settori di pubblica utilità, come quelli della cura alla persona, della tutela dell’ambiente, del territorio e della natura, della gestione di fonti alternative di produzione energetica, del recupero e della riqualificazione degli spazi urbani, dei centri storici e delle periferie delle città e dei beni culturali.

Art. 12.
(Elevamento della durata e del trattamento ordinario di disoccupazione).
1. La percentuale di commisurazione alla retribuzione di riferimento dell’importo del trattamento ordinario di disoccupazione, di cui all’articolo 35 del regio decreto-legge 4 ottobre 1935, n. 1827, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 aprile 1936, n. 1155, è stabilita dal 1^ gennaio dell’anno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge al 70 per cento e comunque non può dare luogo ad una retribuzione inferiore alla retribuzione sociale di cui all’articolo 4 della presente legge.
2. Il periodo massimo di percepimento del trattamento ordinario di disoccupazione è elevato fino a dodici mesi.
3. Il trattamento ordinario di disoccupazione di cui al comma 2 è esteso per i periodi di non lavoro ai prestatori d’opera in base a rapporti di collaborazione, di carattere non occasionale, coordinati con l’attività del committente, svolti senza vincolo di subordinazione, in modo personale e senza impiego di mezzi organizzati e a fronte di un corrispettivo, nonché ai lavoratori assunti con contratto a tempo determinato superiore a quattro mesi nell’anno solare, ai sensi della legge 18 aprile 1962, n. 230, e successive modificazioni.

Art. 13.
(Abrogazione di norme).
1. Sono abrogate le norme che istituiscono il contratto di fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo di cui agli articoli da 1 a 11 della legge 24 giugno 1997, n. 196, nonché le norme istitutive dei contratti di formazione e lavoro, di cui all’articolo 8 del decreto-legge 29 gennaio 1983, n. 17, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 1983, n. 79; sono, altresì, abrogati e tutte le norme, le leggi, i decreti legislativi relativi a sgravi fiscali, incentivi, crediti di imposta, contributi capitari a favore delle imprese, delle aziende commerciali e artigianali, degli enti pubblici e privati a fronte di nuove assunzioni a qualunque titolo avvenute e di avviamento e ampliamento di attività produttive, fatta eccezione per il contributo previsto per l’assunzione di lavoratori in mobilità, gli sgravi contributivi previsti per l’assunzione di lavoratori in cassa integrazione straordinaria da più di due anni, la proroga delle agevolazioni contributive per la trasformazione del rapporto di lavoro degli apprendisti a tempo indeterminato. Sono, altresì, abrogate le norme che prevedono eventuali compartecipazioni dello Stato a finanziamenti previsti per gli scopi di cui al presente articolo da leggi regionali.

Art. 14.
(Copertura finanziaria).
1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, pari a lire 13.500 miliardi per l’anno 2000 e a lire 27 mila miliardi annue per gli anni 2001 e 2002, si provvede in parte mediante stanziamento delle somme derivanti dalle maggiori entrate e dalle minori spese a carico dello Stato derivanti da quanto previsto dall’articolo 13 della presente legge e, per la parte restante, attraverso l’istituzione di un Fondo a ciò vincolato in cui affluisce, a decorrere dal 1^ luglio 2000, una quota dello 0,3 per cento del totale dei capitali trasferiti in Paesi esteri, le cui modalità di attuazione saranno definite con decreto del Ministro delle finanze, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

PROGETTO DI LEGGE – N. 6722


Onorevoli Colleghi! – La presente proposta di legge ha la finalità di introdurre nel nostro Paese un nuovo istituto per sostenere il reddito dei disoccupati di lunga durata e di coloro che sono in cerca della prima occupazione da oltre un anno. Questo istituto, che abbiamo chiamato “retribuzione sociale”, si compone di un reddito erogato direttamente dallo Stato ai singoli soggetti che rientrano nelle condizioni previste dalla proposta di legge, pari ad un milione di lire al mese per dodici mensilità nell’anno esenti dalle tasse, e di un “pacchetto” di servizi gratuiti offerti agli stessi soggetti dagli enti locali nell’ambito delle loro competenze (dalla formazione ai trasporti, alla sanità, all’istruzione, all’accesso a manifestazioni culturali). Contemporaneamente, la proposta di legge si preoccupa di combattere il precariato e di difendere nell’immediato le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori che si trovano in tali condizioni.
Il nostro obiettivo è quello di sottrarre i disoccupati ed i precari dall’ansia dell’esistenza quotidiana e di metterli così nella condizione di cercare un lavoro che risponda alle loro esigenze. Perché questo accada, è necessario che lo Stato e le sue articolazioni locali offrano servizi per le normali esigenze di vita e per la formazione gratuitamente, servizi che si aggiungono all’erogazione monetaria della retribuzione sociale. In sostanza, in tutto il periodo dell’erogazione della retribuzione sociale le amministrazioni pubbliche dovranno adoperarsi per favorire, in tutti gli aspetti, l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro.
Poiché l’obiettivo che ci proponiamo è quello di un drastico abbattimento della disoccupazione strutturale e di massa presente nel nostro Paese, prevediamo che l’erogazione della retribuzione sociale abbia una durata definita nel tempo e che i datori di lavoro privati o pubblici ricevano consistenti incentivi al momento dell’assunzione dei fruitori della retribuzione sociale, ottenendo una congrua percentuale della medesima che sarebbe spettata a questi ultimi se il loro stato di disoccupazione fosse continuato fino al termine massimo previsto per l’erogazione della retribuzione sociale. Poiché questa potrebbe ancora sussistere al sopraggiungere di quel termine, prevediamo l’intervento dello Stato al fine di garantire almeno un’occasione di lavoro nella pubblica amministrazione, una sorta di “lavoro minimo garantito”, cercando in questo modo di applicare un noto principio, quello dello “Stato occupatore in ultima istanza”, che si è venuto affermando in quella parte della cultura economica che rifiuta il primato del mercato e dell’impresa e pone invece al centro la questione del lavoro e delle condizioni sociali, come, ad esempio, è stato nel pensiero e nell’opera di un grande economista italiano come Federico Caffè.
In sostanza, proponiamo un sistema di benefit transfer, rafforzato da un intervento pubblico per garantire comunque un’esperienza lavorativa, in cui anziché fornire, come si è fin qui fatto con mediocri risultati, incentivi e sgravi all’impresa, si trasferiscono reddito e servizi direttamente al disoccupato, reddito che può essere ritrasferito al datore di lavoro solo in caso di assunzione. Questa scelta è suggerita dalle condizioni e dalla composizione della disoccupazione nel nostro Paese e da un bilancio necessariamente critico delle politiche fin qui svolte per combatterla.
L’ultima rilevazione trimestrale sulle forze di lavoro dell’ottobre 1999, fatta dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), mette in luce una lieve diminuzione del tasso di disoccupazione, come del resto avviene in tutta l’Unione europea. In Italia il tasso di disoccupazione è sceso dall’11,8 per cento, nel novembre 1998, all’11,1 per cento, nell’ottobre 1999. Nei quindici Paesi della Unione europea nello stesso periodo il calo percentuale è stato dal 9,7 per cento al 9 per cento. La disoccupazione italiana resta quindi nettamente superiore alla media europea. Ma ancora più preoccupante è l’analisi della composizione della disoccupazione italiana. In essa la percentuale della disoccupazione di lunga durata, cioè oltre i dodici mesi, sul complesso della disoccupazione, è superiore che negli altri Paesi ed è pari al 62,6 per cento, essendo ulteriormente aumentata in termini percentuali di più di due punti rispetto al novembre 1998. Inoltre l’Italia conserva il primato europeo dei senza lavoro al di sotto di venticinque anni, che costituiscono il 32,4 per cento del totale, quasi il doppio di quella verificata nell’Unione europea, ove tale media è del 17,3 per cento. Se poi si analizzano le tipologie contrattuali con cui è avvenuto il lieve decremento del tasso di disoccupazione prima ricordato, si vede che esso è quasi interamente dovuto alla diffusione delle forme di lavoro atipico (infatti, nello stesso periodo, si assiste ad una diminuzione dell’occupazione nel settore industriale inteso in senso stretto). Tali forme, oltre che contenere condizioni di minori diritti e tutele per i lavoratori e peggiori qualità del lavoro concreto che viene svolto, sono peraltro estremamente soggette ai minimi influssi congiunturali dell’economia e quindi non possono in nessun modo, prescindendo per ora da un giudizio di valore sulla flessibilità, essere considerate come sintomi di una diminuzione reale della disoccupazione di massa. Per completare questo rapidissimo quadro va infine ricordato con estrema preoccupazione il calo delle persone in cerca di occupazione, che nel periodo citato supera il 4 per cento, poiché questo, in un Paese come il nostro che ha già un tasso di attività tra i più bassi, rivela scoraggiamento da parte dei giovani e delle donne che si offrono meno sul mercato del lavoro. A fronte di questo quadro preoccupante il sostegno dello Stato italiano alle condizioni dei disoccupati è tra i più bassi tra i Paesi industrializzati. Un recente rapporto dell’OCSE, reso noto alla fine dell’anno appena trascorso, rivela impietosamente che l’Italia assiste poco e male i senza lavoro. La spesa italiana, in termini di sussidi e benefit direttamente rivolti al disoccupato senza famiglia, è al penultimo posto in questa poco invidiabile classifica. Peggio di noi fa solo l’Irlanda. Se il disoccupato ha coniuge e due figli, viene ugualmente da noi trattato malissimo, malgrado l’enfasi retorica posta sulla difesa della famiglia: peggio di noi fanno solo Polonia, Grecia e Corea. Eppure da noi non si spende poco. Se ci riferiamo ai trasferimenti alle imprese con espressa finalità occupazionale, vediamo che le previsioni di spesa fatte nel 1998 riguardo al 1999 ammontavano a quasi 13.585 miliardi di lire – detto per inciso più o meno l’intero ammontare dell’ultima legge finanziaria – di cui 2.038 miliardi di lire per sgravi contributivi nel Mezzogiorno, 3.905 per il mancato gettito contributivo degli apprendisti e dei contratti di formazione lavoro, 1.623 per incentivi all’assunzione di disoccupazione di lunga durata, in cassa integrazione guadagni e mobilità e 2.868 per decontribuzioni in agricoltura e altri settori.
Se quindi mettiamo a confronto questi dati, emerge la necessità di una svolta decisa. Le politiche fin qui messe in campo non hanno aggredito la disoccupazione di massa, casomai hanno allargato la fascia del precariato a scapito dell’occupazione stabile e ciononostante sono costate ai contribuenti cifre considerevolissime che, se fossero state impiegate diversamente, avrebbero prodotto ben altri risultati. Da qui nasce la presente proposta di legge, che si inserisce in una logica di intervento attivo dello Stato per raggiungere l’obiettivo del pieno impiego nella nostra società. Una retribuzione sociale data ai disoccupati e ai giovani in cerca di occupazione, un sistema di servizi gratuiti che li aiuti effettivamente nella ricerca del lavoro e renda la loro condizione di vita dignitosa risponde perfettamente alle finalità sociali contenute nella prima parte della nostra Costituzione, e in particolare negli articoli 3 e 4, ove si stabilisce tra i compiti fondamentali della Repubblica la rimozione di ostacoli di ordine economico e sociale al pieno sviluppo della persona umana e si riconosce a tutti il diritto al lavoro, impegnando lo Stato a rendere effettivo questo diritto.
Più nel dettaglio, la presente proposta di legge è composta da quattordici articoli.
All’articolo 1 si definiscono le condizioni per fruire della retribuzione sociale: compimento della maggiore età o termine degli studi per gli studenti, iscrizione alla prima classe del collocamento da almeno dodici mesi e residenza in Italia da almeno diciotto mesi. L’articolo 2, nel definire le modalità di corresponsione, attribuisce al Ministero del lavoro e della previdenza sociale il compito di erogare la retribuzione sociale, attraverso le sue articolazioni territoriali e di istituire – con regolamento da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge – un comitato ad hoc per la rilevazione dello stato di disoccupazione, l’erogazione della retribuzione sociale ed il coordinamento delle commissioni territoriali. Poiché l’introduzione di una retribuzione sociale è comunque intesa a facilitare l’inserimento stabile nel mondo del lavoro, la durata della corresponsione è limitata (articolo 3) ad un massimo di trentasei mesi, elevabili a quarantotto per coloro che abbiano superato i quarantacinque anni di età o siano residenti in aree svantaggiate o in aree con tassi di disoccupazione superiori a quello nazionale. Lo stesso articolo dispone che non rientrano nel computo della durata della corresponsione contratti di lavoro di durata inferiore ai quattro mesi e che tale corresponsione è revocata in caso di ingiustificato rifiuto di un contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato o di rifiuto dell’assegnazione di lavori di pubblica utilità.
L’articolo 4 stabilisce in un milione di lire mensili, per dodici mensilità, esenti da tasse, l’entità della retribuzione sociale da corrispondere. I periodi di godimento sono poi riconosciuti ai fini pensionistici (articolo 5). Il “pacchetto” di servizi gratuiti a completamento della retribuzione sociale è definito all’articolo 6 e consiste nella gratuità dell’accesso ai trasporti urbani e metropolitani, al servizio sanitario, alla scuola pubblica (compresa la gratuità dei testi) e ad attività di formazione e aggiornamento professionale, che le amministrazioni locali dovranno garantire nell’ambito delle loro competenze. Lo stesso articolo prevede anche la previsione di un canone sociale di affitto per alloggi di edilizia pubblica ed un’integrazione per il pagamento dell’affitto a proprietari privati. L’articolo 7 prevede sanzioni amministrative a carico del datore di lavoro che ometta l’attestazione di assunzione del lavoratore in regime di retribuzione sociale o che gli corrisponda una retribuzione reale differente da quella dichiarata. Fermo restando l’obiettivo di una collocazione stabile e duratura nel mercato del lavoro, l’articolo 8 prevede comunque la possibilità che i soggetti fruitori della retribuzione sociale possano essere impiegati in lavori di pubblica utilità presso amministrazioni pubbliche ed enti pubblici economici, in settori innovativi e purché non siano in sostituzione di ruoli già esistenti. In tale caso, le amministrazioni e gli enti dovranno integrare la retribuzione e la contribuzione sociale per colmare la differenza rispetto alle condizioni previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro nei settori di impiego. Allo scopo di incentivare l’assunzione stabile, l’articolo 9 stabilisce che al datore di lavoro pubblico o privato che assuma un lavoratore in regime di retribuzione sociale prima della scadenza dei trentasei mesi previsti viene erogato un contributo pari al 50 per cento della retribuzione sociale (75 per cento se si tratta di lavoratori residenti in aree svantaggiate) per il periodo restante. Tale “incentivo” viene ridotto della metà se l’assunzione è a tempo parziale inferiore alle venti ore settimanali e di un terzo se a tempo parziale ma superiore. Il contributo è invece elevato al 100 per cento della retribuzione sociale se l’assunzione a tempo indeterminato prevede un orario di trentacinque ore settimanali (o trentadue se a ciclo continuo). Per scoraggiare assunzioni fittizie o temporanee volte alla mera acquisizione del contributo, l’articolo 9 stabilisce anche che esso debba essere interamente restituito in caso di licenziamento del lavoratore entro ventiquattro mesi, a meno che esso non sia giustificato da gravi inadempienze contrattuali, ed il relativo periodo di lavoro non è computabile nella durata massima della retribuzione sociale. L’articolo 10 prevede che il lavoratore che decida di avviare un’esperienza imprenditoriale possa ottenere in un’unica soluzione l’intero ammontare della retribuzione sociale, allo scopo di fornire un incentivo iniziale. Nel caso in cui lo stato di disoccupazione permanga al termine della durata massima della retribuzione sociale, all’articolo 11 la legge prevede l’intervento dello Stato per offrire una possibilità di lavoro al lavoratore disoccupato mediante assunzione nel settore pubblico per un periodo non inferiore a ventiquattro mesi, preferibilmente in settori innovativi di pubblica utilità, quali la cura alla persona, l’ambiente, la gestione di fonti energetiche alternative, il recupero e la riqualificazione degli spazi urbani, dei centri storici, delle periferie e dei beni culturali. L’articolo 12 stabilisce che, a decorrere dal 1^ gennaio dell’anno successivo alla data di entrata in vigore della legge, il trattamento ordinario di disoccupazione sia pari al 70 per cento della retribuzione di riferimento e comunque non inferiore alla retribuzione sociale istituita dall’articolo 4 della legge e sia prolungato fino a dodici mesi. Il medesimo articolo estende, per i periodi di non lavoro, il trattamento ordinario di disoccupazione anche ai prestatori d’opera con collaborazioni coordinate e continuative e ai lavoratori con contratto a tempo determinato superiore a quattro mesi nell’anno solare.
Con l’articolo 13 della legge si prevede l’abrogazione di tutte le norme che prevedono sgravi e contributi a carico dello Stato nei confronti dei “datori di lavoro” nel loro complesso, ad eccezione di quelle relative e conseguenti all’assunzione di lavoratori in mobilità, in cassa integrazione straordinaria da oltre due anni e alla trasformazione del rapporto di lavoro degli apprendisti in rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Si prevede anche che lo Stato non compartecipi più, a livello finanziario, contributivo e fiscale a meccanismi similari eventualmente previsti da leggi regionali. Le fonti attraverso le quali fare fronte ai costi e agli oneri derivanti dall’attuazione della legge sono indicate nell’articolo 14. La copertura deriva per la parte più consistente proprio da quanto previsto dall’articolo 13 che, tra minori spese e maggiori entrate, renderebbe immediatamente disponibili tra i 18 mila e i 20 mila miliardi di lire annue e, per la parte restante, dalla creazione di un Fondo a ciò vincolato in cui far affluire lo 0,3 per cento dei capitali trasferiti all’estero (introducendo così primissimi e approssimativi elementi della cosiddetta “Tobin tax“, su cui molti, al di là di noi e del nostro gruppo, dicono di essere d’accordo) e una quota aggiuntiva del 3,5 per cento dell’aliquota IRAP relativa alle banche, alle assicurazioni e alle grandi imprese con più di 500 dipendenti e con un fatturato annuo superiore ai 1.000 miliardi di lire che, in ragione dell’introduzione dell’imposta in questione, hanno beneficiato – secondo la Corte dei conti – di uno sconto non inferiore ai 10 mila miliardi di lire rispetto ai livelli di tassazione precedente.