Non condivido ciò che dici, ma sono pronto a dare la vita affinché tu possa sempre esprimerlo liberamente”, sosteneva Voltaire.

Nulla ha più valore di ciò che ciascuno di noi pensa e nessuno ha il diritto di impedirgli di esprimerlo. Discussioni del genere prescindono dall’appartenenza politica, e riguardano semplicemente la partecipazione democratica alla vita della città.

Arrivano, però, talvolta, sul cielo pacifico della nostra terra, dei grandi nuvoloni neri, che preannunciano un grosso temporale. La forma di queste nubi è una testuggine ottagonale, e porta con sé ciò che di peggio esiste della politica e della politicanza: avidità di potere, falsità, cattiveria, violenza, demagogia, fascismo. E come sosteneva Sandro Pertini: “il fascismo è l’antitesi della politica, perché opprime tutti coloro che la pensano diversamente”.

In un contesto dove noi giovani ci sentiamo ai margini della società, senza prospettive per il futuro, senza alcuna forma di motivazione, senza più voglia di fare, c’è chi è disposto ad approfittare di questa situazione, aggravandola. C’è chi parla di scale mobili, di salario minimo garantito, di tutela della maternità, di controriforma della scuola e dell’università (vedi libri di testo in dotazione gratuita), di metodologia di uscita della crisi, di gestione statale delle banche, di legalità e di ambientalismo. Sarebbe una cosa grandiosa, se non fosse che a parlarcene è un soggetto che si autodefinisce “neo-fascista”! Ecco cos’è la demagogia che contraddistingue da sempre i movimenti fascisti: l’attrarre consenso con principi politici, economici e sociali seri, ed il mantenerlo con metodi violenti, meschini ed antidemocratici. Pertanto, come direbbe Giacomo Matteotti: “è necessario prendere, un atteggiamento diverso da quello tenuto fino qui, essere più attivi, non bisogna cedere su nessun punto, non bisogna abbandonare nessuna posizione e soprattutto le più decise e le più alte”.

Numerosissime e frequentissime sono le battaglie politiche combattute da entrambe la parti politiche contro questa “orda nera”, figlia di una nuova classe pseudo-politica neofascista presente in parlamento, che ha, come scopo unico, quello di restaurare nel nostro paese un regime totalitario fascista. A cosa sarebbe servito il sacrificio delle vite di chi ha combattuto per la difesa dei diritti del nostro popolo, nel caso in cui si arrivasse ad una situazione del genere? Che utilità avrebbe avuto, la resistenza? Quali insegnamenti avremmo tratto dall’esperienza che, per più di un ventennio, fino a poco più di 50 anni fa, ha dilaniato la nostra povera amata Italia?

I padri costituenti, in previsione di episodi di questo tipo, consci della poca memoria di noi Italiani, hanno fatto si che si riconoscesse l’apologia del fascismo come reato (previsto dalla legge 20 giugno 1952, n. 645, contenente “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale,comma primo, della Costituzione”). Questa, detta anche “legge Scelba”, all’art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque “fa propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità” di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque “pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”.

Potremmo anche essere giovani, ed avere poca coscienza di come funziona realmente il mondo, ma speriamo che non ci sia bisogno di scomodare la nostra costituzione, per risolvere una situazione del genere: dovremmo essere noi cittadini a ribellarci al solo pensiero di avere un movimento neo-fascista nella nostra città, dovremmo essere noi ad impedirgli di trovare lo spazio che gli è necessario a svilupparsi e radicarsi. È per questo che mi sento in dovere di lanciare un appello, non tanto solo politico, quanto piuttosto sociale, che rischia di dilaniare il nostro paese: non comportiamoci come la lepre, che in Esiodo, permette alla tartaruga di batterla in una gara di velocità, ma impegniamoci a vincere questa gara che potrebbe accendere la scintilla di qualcosa che porterebbe ad una involuzione della nostra città. Coriglianesi, uniamoci per la libertà e la democrazia nel nostro paese!

Marco Vercillo