<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Reblab.it</title>
	<atom:link href="http://www.reblab.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.reblab.it</link>
	<description>...</description>
	<lastBuildDate>Tue, 15 May 2012 13:29:33 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>I comunisti ci sono, ora costruiamo la sinistra</title>
		<link>http://www.reblab.it/2012/05/i-comunisti-ci-sono-ora-costruiamo-la-sinistra/</link>
		<comments>http://www.reblab.it/2012/05/i-comunisti-ci-sono-ora-costruiamo-la-sinistra/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 May 2012 13:29:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.oggionni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.reblab.it/?p=855</guid>
		<description><![CDATA[Chi era a Roma sabato, dentro quel mare meraviglioso di bandiere rosse, sa di essere stato partecipe di un piccolo grande evento della nostra storia recente. Una “storia” minuscola, beninteso, perché è soltanto la nostra storia, quella dei comunisti, e di una parte – la più combattiva, forse – della sinistra d’alternativa italiana. E tuttavia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi era a Roma s<a href="http://www.reblab.it/2012/05/i-comunisti-ci-sono-ora-costruiamo-la-sinistra/577752_3744433245002_1101381629_3579668_65881137_n/" rel="attachment wp-att-856"><img class="alignleft size-medium wp-image-856" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="577752_3744433245002_1101381629_3579668_65881137_n" src="http://www.reblab.it/wp-content/uploads/2012/05/577752_3744433245002_1101381629_3579668_65881137_n-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>abato, dentro quel mare meraviglioso di bandiere rosse, sa di essere stato partecipe di un piccolo grande evento della nostra storia recente. Una “storia” minuscola, beninteso, perché è soltanto la nostra storia, quella dei comunisti, e di una parte – la più combattiva, forse – della sinistra d’alternativa italiana. E tuttavia sempre una storia, che dobbiamo provare a raccontare fino a farla incontrare con la Storia vera, quella del nostro Paese, della nostra generazione, delle persone in carne ed ossa che faticano e lottano ogni giorno contro la disperazione e l’ingiustizia sociale.</p>
<p>Ma a dire che possiamo trasformare la nostra storia in qualcosa di più grande non sono soltanto i sentimenti e le emozioni di decine di migliaia di compagni, l’enorme soddisfazione e anche un po’ la commozione di esserci ancora e al fondo di essere più forti della censura e dei poteri forti che nel nostro Paese hanno deciso da diversi anni di volerci eliminare.</p>
<p><span id="more-855"></span>A dire che possiamo farcela è l’analisi lucida di quello che sabato abbiamo messo in campo, e che nessuna altra forza politica ha avuto il coraggio di fare in questi mesi: abbiamo preso l’iniziativa, abbiamo gettato il cuore oltre l’ostacolo e abbiamo portato in piazza cinquantamila persone contro la crisi e le politiche di destra del governo Monti. La crisi uccide e spinge al suicidio, licenzia, mette in cassaintegrazione e in mobilità centinaia di migliaia di persone. Il governo vara politiche che rimuovono i diritti, esasperano la precarietà e avvantaggiano la speculazione e i grandi patrimoni. Come si poteva rimanere fermi e con le mani in mano?</p>
<p>La novità con cui oggi tutti si devono confrontare è che la Federazione della Sinistra – quando smette di concepirsi come un cartello elettorale o come un patto tra gruppi dirigenti e lavora come un unico corpo collettivo, come un soggetto politico forte e coeso – può essere il vero motore dell’opposizione e dell’alternativa.</p>
<p>Il motore, non tutta la macchina. Perché è del tutto evidente – e questo è l’insegnamento che ci proviene in queste settimane dalla Francia, dalla Spagna e dalla Grecia, e di contro dai risultati modesti delle singole liste, divise, della sinistra alle elezioni amministrative – che da soli non ce la facciamo e che la nostra ambizione, da costruire qui e ora, deve essere la nascita di una nuova soggettività che aggreghi tutte le forze politiche e sociali che si collocano a sinistra del Partito democratico.</p>
<p>Ma attenzione: non può essere soltanto la sommatoria dei partiti, che pure è essenziale e determinante. Deve essere un processo che coinvolge tutto il nostro popolo, le strutture associative, i comitati, le reti, i movimenti di lotta, le soggettività sociali (precari, disoccupati, studenti) che hanno riempito di lotte e vertenze le cronache degli ultimi mesi.</p>
<p>O noi oggi ci poniamo all’altezza di questo compito oppure saremo spazzati via e la manifestazione di sabato rimarrà nei nostri ricordi come la più ingannevole delle illusioni.</p>
<p>Da sabato, però, quest’ambizione sembra davvero, finalmente, alla nostra portata.</p>
<p>Abbiamo ritrovato nel modo più bello l’orgoglio della nostra identità, con buona pace di chi ha fatto dell’anticomunismo programma di azione e di governo in questi anni e anche di chi si è riempito la bocca di “innovazione” e si ritrova, a distanza di qualche tempo, soltanto più fragile e smentito dai fatti.</p>
<p>Abbiamo ritrovato il calore della nostra gente, la solidarietà della nostra comunità politica.</p>
<p>Guai a noi, ora, se ci richiudessimo nel recinto delle nostre sezioni.</p>
<p>Dobbiamo osare e fare dieci passi in avanti. Ci vuole nettezza nei programmi, umiltà nell’ascoltare la nostra gente e ascoltarci tra noi (Grillo ha vinto anche per colpa nostra, a causa dei nostri errori e della nostra incapacità di interpretare i bisogni), coerenza e coraggio anche nel rinnovamento.</p>
<p>In piazza c’erano decine di migliaia di compagne e compagni. Ma c’era anche, innanzitutto, una marea di giovani che deve essere la chiave di volta del cambiamento. Cambiamento della società e anche della politica, anche della nostra politica.</p>
<p>Il 26 maggio, tra dieci giorni, ritorneremo in piazza a Roma, insieme alle tante reti di studenti e lavoratori (<a href="http://lamegliogioventu.org/">http://lamegliogioventu.org/</a>) che condividono con noi l’urgenza dell’unità e dell’alternativa. Un passo alla volta, sempre più deciso. La direzione è quella giusta.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.reblab.it/2012/05/i-comunisti-ci-sono-ora-costruiamo-la-sinistra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>20</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ciao Stefano</title>
		<link>http://www.reblab.it/2012/05/ciao-stefano/</link>
		<comments>http://www.reblab.it/2012/05/ciao-stefano/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 May 2012 11:37:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>reblab</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovani Comunisti & Partito]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.reblab.it/?p=852</guid>
		<description><![CDATA[Alfredo Pasquali, Radio Città Fujiko La scomparsa di Stefano Tassinari, al termine di una lunga  malattia, è per tutti noi un lutto doloroso ed un dolce ricordo di un caro compagno di strada. Per noi di Radio Citta&#8217;Fujiko rimane comunque un grande debito di gratitudine: Stefano era da tanti anni Direttore Responsabile della nostra emittente. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alfredo Pasquali, Radio Città Fujiko<br />
La scomparsa di Stefano Tassinari, al termine di una lunga  malattia, è per<br />
tutti noi un lutto doloroso ed un dolce ricordo di un caro compagno di strada.<br />
Per noi di Radio Citta&#8217;Fujiko rimane comunque un grande debito di gratitudine:<br />
Stefano era da tanti anni Direttore Responsabile della nostra emittente. Questo<br />
senza percepire un euro di ricompensa (e senza averlo mai chiesto), ma nemmeno<br />
senza partecipare giornalmente all&#8217;attività redazionale, al di là delle<br />
ricorrenti presenze nei nostri microfoni in qualità di ospite. Tassinari si<br />
prestava ad essere nostro direttore responsabile senza mai averci posto dei<br />
problemi di contenuto, caricandosi quindi la eventuale responsabilità di<br />
querele, ricorsi od altre grane del genere. Un gesto legato non solo<br />
all&#8217;amicizia ed alla stima reciproca, ma anche e soprattutto alla sua solida<br />
convinzione della necessità di una informazione indipendente e libera. Un<br />
comportamento non gridato di vera liberalità e garantismo, che tanto contrasta<br />
con le quotidiane affermazioni roboanti di solidarismo peloso di troppi farisei<br />
interessati solamente ai propri vantaggi economici e di potere.<br />
Un dono di Tassinari che non stupisce chi come me incontrò Stefano nella<br />
comune militanza in Democrazia Proletaria: lui era il segretario della<br />
federazione di Ferrara. Anche allora, in quella fine degli anni &#8217;70<br />
contrassegnata da tante sconfitte per la Nuova Sinistra, Stefano cercava sempre<br />
di rileggere il mondo attraverso le nuove soggettività sociali e politiche. Un<br />
percorso che più tardi lo porterà tra le file dei Verdi-Sole che Ride, alla<br />
ricerca di una sintesi tra la liberazione delle persone e la salvaguardia<br />
dell&#8217;ambiente. Aderì più tardi a Rifondazione Comunista nell&#8217;ottica dell&#8217;unità<br />
della sinistra di opposizione. Comunque le forze politiche anche a lui più<br />
vicine andavano strette, sempre giudicate troppo aride sul versante culturale,<br />
dove il ruolo dell&#8217;intellettuale per lo più veniva interpretato o come il fiore<br />
all&#8217;occhiello da mettere in lista come indipendente, o come il &#8220;fighetto&#8221; del<br />
circolo snob. Stefano non ha mai giocato il ruolo del grillo parlante, quello<br />
che giustamente prima o poi viene schiacciato sul muro, ma ci ha messo sempre<br />
la faccia, spesso nuotando contro corrente nello scomodo ruolo di intellettuale<br />
disorganico, coscienza critica ed antidottrinale proprio laddove la dottrina<br />
predicava l&#8217;emancipazione forzata.<br />
Sono gli anni &#8217;80 che vedono Stefano cominciare a scrivere, sia come<br />
giornalista che come scrittore. Fu uno dei protagonisti della primavera<br />
televisiva del tg di E&#8217;Tv versione Coop, quando il notiziario conquistò<br />
importanti fasce di ascolto smarcandosi dalle veline delle solite parrocchie.<br />
Venne allontanato da quegli studi durante una delle periodiche ristrutturazioni<br />
aziendali, quando si salvavano gli elementi più “protetti” politicamente e si<br />
sacrificavano quelli più scomodi. In parallelo fiorì anche la sua attività<br />
letteraria con il suo All’idea che sopraggiunge, lavoro che tradisce<br />
l&#8217;attenzione dell&#8217;autore per prose quali quelle di Cortazar, Queneau o Borges.<br />
Ma questa prima fatica letteraria, come tutte quelle che seguirono, non si<br />
allontanarono mai da un impegno libertario di Stefano, che via via narrò la<br />
rivoluzione sandinista, la lotta partigiana, i giorni di Genova, i miti ribelli<br />
di una generazione, il grande freddo degli anni di piombo. Sempre sullo sfondo<br />
la polemica contro lo stalinismo, la rigidità dottrinaria dell&#8217;autoritarismo<br />
del partito-stato. Qualcuno magari sorriderà a denti stretti pensando a Don<br />
Chisciotte contro i mulini a vento, all&#8217;ingenuità di chi pensa di sfuggire alle<br />
logiche di mercato tanto perverse quanto inevitabili. La stessa ingenuità di<br />
chi seppe dire no al nazifascismo quando questo sembrava inarrestabile<br />
nell&#8217;Europa degli anni &#8217;30 e la medesima caparbietà di quei bolscevichi<br />
rinchiusi nei lager stalinisti. Come ci ricorda lo scrittore Galeano l&#8217;Utopia è<br />
un punto inesistente all&#8217;orizzonte, mai raggiungibile ma assolutamente<br />
necessario per conoscere la direzione di marcia. Certo non siamo nella tragedia<br />
europea degli anni &#8217;30, ma l&#8217;opportunismo dei tanti silenti rischia di<br />
riproporci lo stesso baratro già conosciuto in passato. Stefano non taceva,<br />
parlava con i propri racconti, vivendo la propria creatività non in modo<br />
ideologica, separata dalla vita e dalle relazioni di tutti i giorni, ma<br />
impegnandosi continuamente in una promozione sociale e culturale in prima fila:<br />
riviste letterarie, progetti culturali vari, testi teatrali, reading, festival,<br />
trasmissioni radiofoniche.<br />
Spicca nella sua instancabile attività il suo essere animatore della<br />
Associazione Scrittori Bolognesi, nel segno dell&#8217;autoproduzione dei produittori<br />
d cultura.<br />
Tutti ricordiamo “La Parola Immaginata”, rassegna che ha intrecciato<br />
letteratura, immagine e musica in una fascinazione spettacolare che ha<br />
dimostrato con la grande presenza di pubblico alla manifestazione, come la<br />
cultura non sia un fardello serioso e lontana dalla gente, ma che possa essere<br />
una importante risorsa di arricchimento individuale e collettivo.<br />
Impegno politico, coerenza culturale, capacità di stare fuori dal pensiero<br />
unico senza chiudersi in una torre d&#8217;avorio: tutte le qualità di un Comunista,<br />
inteso nella sua accezione più alta e libertaria.<br />
E&#8217; per questo che la scomparsa di un compagno, un amico, un intellettuale come<br />
Stefano ci fa male, perché fa evaporare anche una parte della nostra vita.<br />
Hasta Siempre Compagno Stefano!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.reblab.it/2012/05/ciao-stefano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come battere l&#8217;antipolitica</title>
		<link>http://www.reblab.it/2012/05/come-battere-lantipolitica/</link>
		<comments>http://www.reblab.it/2012/05/come-battere-lantipolitica/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 May 2012 18:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.oggionni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.reblab.it/?p=830</guid>
		<description><![CDATA[La settimana del 25 aprile e del 1° maggio è sempre particolare. Condensa ogni anno molte emozioni, obbliga alla fatica della memoria storica e ci richiama ai nostri compiti, a ciò che dobbiamo fare. La Liberazione dal nazifascismo e la festa dei lavoratori. A distanza di pochi giorni incrociamo le due matrici e i due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.reblab.it/2012/05/come-battere-lantipolitica/italy-economy-fiat-demo/" rel="attachment wp-att-831"><img class="alignleft size-medium wp-image-831" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="ITALY-ECONOMY-FIAT-DEMO" src="http://www.reblab.it/wp-content/uploads/2012/05/0-20120309_103144_B6F2C29F-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>La settimana del 25 aprile e del 1° maggio è sempre particolare. Condensa ogni anno molte emozioni, obbliga alla fatica della memoria storica e ci richiama ai nostri compiti, a ciò che dobbiamo fare.<br />
La Liberazione dal nazifascismo e la festa dei lavoratori. A distanza di pochi giorni incrociamo le due matrici e i due cardini della nostra Costituzione, l&#8217;antifascismo e la centralità fondativa del lavoro. Ogni anno io provo a farlo non distrattamente, ma interrogandomi e mettendo alla prova il mio e nostro impegno politico. Per me queste date hanno sempre corrisposto ad una sorta di esame annuale, di bilancio.<br />
Quest&#8217;anno sono particolarmente preoccupato.<br />
Non soltanto perché il revisionismo e lo sdoganamento culturale e morale del fascismo sono fortissimi. Basti pensare alle parole del Presidente Napolitano, il quale ha sostenuto che il 25 aprile è la festa di tutti e della riconciliazione nazionale, dimenticando che quella data può essere festa nazionale solo perché la parte migliore del Paese per due anni combatté in armi la parte peggiore, la dittatura e il suo alleato nazista.<br />
<span id="more-830"></span>E neppure, soltanto, perché ovunque in Europa la destra radicale cresce, come dimostra Le Pen in Francia e come tra pochi giorni dimostreranno i fascisti greci, che domenica molto probabilmente torneranno dopo anni ad eleggere deputati al Parlamento.<br />
Sono preoccupato soprattutto perché tutto ciò capita in una fase di crisi economica pesantissima, nella quale le pulsioni autoritarie e reazionarie (a cui l&#8217;antipolitica alla Grillo, volontariamente o meno, presta il fianco) sono spesso gravide di conseguenze drammatiche.<br />
Il governo Monti sta facendo politiche da massacro sociale in un contesto in cui il padronato italiano torna a comportarsi come negli anni Cinquanta.<br />
L&#8217;attacco all&#8217;articolo 18, il pareggio di bilancio in Costituzione (tecnicamente eversivo e socialmente rovinoso), la riforma del mercato del lavoro promossa dal ministro Fornero, l&#8217;espulsione della FIOM dalle fabbriche del più grande gruppo industriale italiano, la Fiat: sono tutti tasselli di un dramma di proporzioni del tutto inedite.<br />
Lo sfondo è la disoccupazione giovanile di massa, il precariato infinito, la cassa integrazione quasi finita per centinaia di migliaia di persone, il suicidio visto troppo spesso come l&#8217;unica soluzione al proprio fallimento (come se il licenziamento fosse colpa del lavoratore che lo subisce e non di chi lo determina).<br />
Allora tornano alla mente le lezioni della Storia, della nostra Storia. Ne richiamo tre. La prima lezione si chiama coerenza. Noi dobbiamo ritrovare l&#8217;orgoglio della nostra diversità di comunisti, nelle pratiche quotidiane come nei programmi elettorali. Di una comunità di donne e uomini per bene che fanno politica non per tornaconto personale ma per il bene della propria gente. Solo così potremo arginare l&#8217;antipolitica qualunquista del &#8220;siete tutti uguali&#8221;. Dobbiamo tornare ad essere diversi, inoltre, perché facciamo quello che diciamo e ci comportiamo come vorremmo che anche gli altri si comportassero. Quando lo abbiamo fatto abbiamo vinto, quando siamo stati incoerenti (come nell&#8217;esperienza del governo Prodi) abbiamo perso rovinosamente.<br />
La seconda lezione si chiama radicalità. Non dobbiamo avere paura di avanzare proposte radicali. Di fronte alla crisi, all&#8217;impoverimento, alla rovina di milioni di lavoratori, disoccupati e precari dobbiamo osare, senza timore. Scala mobile, salario sociale di 1000 euro, centralità del contratto a tempo indeterminato, abrogazione della legge 30, intervento statale per la programmazione democratica dell&#8217;economia, obiettivo della piena occupazione. Tutto questo attraverso un programma di redistribuzione delle risorse dall&#8217;alto verso il basso e di prelievo fiscale dalla grande proprietà, dalla grande speculazione, dalla rendita. Non si può curare un male gravissimo con un&#8217;aspirina.<br />
La terza, infine, si chiama unità. La cosa più importante. Quando sento alcuni compagni dire che dobbiamo andare da soli, in piazza come agli appuntamenti elettorali, mi sento male. Penso che non abbiamo imparato nulla dalla Storia. La forza dei comunisti e del movimento operaio è sempre stata l&#8217;unità. Mai con il cappello in mano, ma con l&#8217;orgoglio della nostra identità e della nostra forza organizzata (pur con tutti i nostri limiti, non c&#8217;è forza a sinistra più capillare della nostra). E tuttavia sempre unitari, sempre e comunque, nei confronti dei nostri simili, delle altre forze democratiche e della sinistra.<br />
Penso che di questo abbia bisogno il nostro Paese. Di una sinistra plurale, non residuale e di lotta, che faccia conflitto e non testimonianza, e che rappresenti unitariamente milioni di lavoratori e di giovani, di pensionati e di gente onesta. Dentro quella sinistra (una sinistra nuova, con il coraggio di correggere i propri errori e di guardare avanti, superando divisioni che troppo spesso sono solo lo specchio di rancori del passato) dovranno stare i comunisti.<br />
Il 25 aprile e il 1° maggio ci dicono questo. Ci spaventano un po&#8217;, perché ci ricordano quanto siamo imperfetti. Ma ci indicano anche una strada.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.reblab.it/2012/05/come-battere-lantipolitica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La sfida alle oligarchie</title>
		<link>http://www.reblab.it/2012/04/la-sfida-alle-oligarchie/</link>
		<comments>http://www.reblab.it/2012/04/la-sfida-alle-oligarchie/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 14:34:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>reblab</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.reblab.it/?p=827</guid>
		<description><![CDATA[di Mario Tronti, 27/4 &#8211; l&#8217;Unità È banale ripetere il proverbio «errare umano, perseverare diabolico». Ma è evidente che, per uscire da questa cosiddetta Seconda Repubblica, si stanno diabolicamente ripetendo i modi con cui si è usciti dalla cosiddetta Prima. I costituzionalisti ci bacchettano, a ragione, quando ci esprimiamo con Prima, Seconda e adesso Terza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Mario Tronti, 27/4 &#8211; l&#8217;Unità</p>
<div>
<div>
<p>È banale ripetere il proverbio «errare umano, perseverare diabolico». Ma è evidente che, per uscire da questa cosiddetta Seconda Repubblica, si stanno diabolicamente ripetendo i modi con cui si è usciti dalla cosiddetta Prima. I costituzionalisti ci bacchettano, a ragione, quando ci esprimiamo con Prima, Seconda e adesso Terza Repubblica. Parliamo dunque, più modestamente, di fasi, di cicli, passaggi, attraversamenti. È indubbio che siamo di nuovo alle prese con un problema di questo tipo. Si tratta di gestirlo con intelligenza. E l’intelligenza politica una sinistra moderna dovrebbe averlo imparato di fronte a un compito nuovo, è quella che sa tenere insieme responsabilità e radicalità. Prendere il problema alla radice e mostrare di saperlo risolvere. I modi, dunque, dell’uscita, o del passaggio: allora, primi anni Novanta, populismo e giustizialismo, politica corrotta nazione infetta, un “tutti a casa” ai politici di allora, ispirato dall’alto e praticato dal basso. Nessun progetto di riforma intellettuale e morale. La devastazione, pubblica e privata, che ne è derivata, l’abbiamo vissuta, in quanto persone e in quanto collettività. Il paradosso di oggi: la ricaduta nella malattia proposta come via di guarigione; la distruzione conservatrice dei venti anni passati come il nuovismo dei prossimi venti. Ha fatto bene Bersani a lanciare l’allarme e benissimo ha fatto Alfredo Reichlin ad alzare la voce, invitandoci a schierarci, a prendere posizione. Credo che bisogna calcolare bene i caratteri del fenomeno e i modi di una reazione forte, non generica, non altrettanto emotiva, fondata piuttosto sulle idee e le pratiche capaci di combatterlo e sconfiggerlo. Intanto le novità, rispetto agli anni Novanta. E queste non stanno nel cambio dei protagonisti. In fondo, tra il guerriero celtico di ieri e l’attor comico di oggi, siamo lì, fenomeni di nicchia, che solo l’insensatezza dei media riesce ad amplificare. Tra i referendari di allora e gli anti-casta di adesso, non c’è gran differenza: quelli non sapevano ciò che facevano, questi lo sanno, magari perché hanno letto libri di successo e giornali di servizio. Quello che deve preoccupare è la passivizzazione di massa, che porta all’astensionismo sull’interesse pubblico e all’affidamento al potere dei competenti. Sotto la scorza, va visto il nocciolo duro. L’antipolitica come professione governa questo capitalismo postmoderno, globale e neoliberale. La politica comitato d’affari delle compatibilità economiche è destinata o ad essere corrotta o a non avere influenza. Il populismo antipartitico seguirà. Questo è lo stato delle cose, in generale. Nei particolari, le novità vere, qui da noi, sono piuttosto due: la crisi e questa maniera, “strana”, di rimediarvi. La crisi crea malcontento, disagio, risentimento da parte di chi vive in difficoltà nei confronti di chi ostenta privilegio. La radice è lì e lì bisogna scendere a coglierne i rischi, ma anche le opportunità. La crisi infatti nel capitalismo è un momento di verità, perché riporta il discorso politico sui fondamentali e costringe l’agire politico a mettere avanti al tema delle forme i problemi di sostanza. Il lavoro, il reddito, la casa, la famiglia, la condizione presente e l’aspettativa futura di vita quotidiana, riconquistano un loro primato. Solo una forza di sinistra può essere in grado di afferrare il momento ed esprimerlo, raccontarlo, rappresentarlo, organizzando conflitto e proponendo soluzioni. Se non è in grado di farlo, non viene percepita come una forza di sinistra, ma viene omologata alle altre forze, che non saranno mai in grado di dare rappresentanza e organizzazione a quella condizione. Allora l’ondata antipolitica, travolge tutto e tutti. Non bisogna aspettare la riforma del sistema politico. Occorre mettere in campo il soggetto, la forza che sappia intercettare il vuoto che si è creato tra popolo e politica, riempirlo con la propria presenza agente e trascinare così il resto del quadro politico a ricollocarsi. Il tempo del governo dei tecnici va utilizzato per tornare a fare una politica forte. I professori più frequentano le università di eccellenza più si allontanano dal paese reale. Non sono nemici dei lavoratori, sono altra cosa da essi. Vanno prima di tutto informati e poi orientati. E, prima cosa ancora, la più urgente, è contenere i danni sociali che possono infliggere alla nostra gente. In queste condizioni crisi e punitive ricette per uscire dalla crisi il partito della sinistra non può che camminare di pari passo con i sindacati, tutti, anche facendo sintesi delle loro posizioni, sull’obiettivo di dare potenza all’interesse dal basso: con qualche preoccupazione in meno sui reciproci ruoli autonomi, che nessuno contesta, ma che non può essere alibi per andare ognuno per suo conto. Quelli che oggi marciano divisi e colpiscono uniti sono i padroni del mondo, ricchezza e potere, essi, sì, di pari passo, da sempre. Insomma, niente, più dell’antipolitica, è funzionale ai comodi di chi comanda. Vedo un bel po’ di confusione su questo termine. Eppure la cosa è semplice. L’antipolitica è sempre di destra. E ha ragione Rodotà a dire che, a sinistra, da parte di movimenti, volontariato, femminismo, mobilitazioni, iniziative molto importante quella sui beni comuni viene una spinta per un’altra politica. Questo mondo va ascoltato. E a questo mondo va rivolta la parola. Per dire che, attenzione!, ogni verbo scaraventato contro i partiti, genericamente, senza distinzioni, soprattutto demonizzando la forma novecentesca del Partito, è un pezzetto di nuova carne gettata nella pentola dove bolle il brodo qualunquista. La politica che viene organizzata e la politica che si autorganizza non sono alternative. Solo insieme, complementari, fanno l’arma più efficace di contrasto dell’antipolitica.</p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.reblab.it/2012/04/la-sfida-alle-oligarchie/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Francia: cadra&#8217; la Bastiglia?</title>
		<link>http://www.reblab.it/2012/04/francia-cadra-la-bastiglia/</link>
		<comments>http://www.reblab.it/2012/04/francia-cadra-la-bastiglia/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 10:03:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>reblab</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.reblab.it/?p=824</guid>
		<description><![CDATA[di Roberto Musacchio Hollande e&#8217; primo, al primo turno delle Presidenziali, e questa e&#8217; una buona notizia. E la sinistra di Melenchon , il Front de Gauche, arriva all&#8217;11% ed e&#8217; un&#8217;altra buona notizia. Ma poi le cose si fanno più difficili. Sarkozy, arrivato al voto in una situazione di crisi del Paese e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>di Roberto Musacchio</p>
<p>Hollande e&#8217; primo, al primo turno delle Presidenziali, e questa e&#8217; una buona notizia. E la sinistra di Melenchon , il Front de Gauche, arriva all&#8217;11% ed e&#8217; un&#8217;altra buona notizia. Ma poi le cose si fanno più difficili. Sarkozy, arrivato al voto in una situazione di crisi del Paese e di scontento nei suoi confronti, resta ad una incollatura e dunque in corsa. Alla sua destra la Le Pen sfonda il record che fu di suo padre e sfiora il 18%. Soprattutto questo e&#8217; un dato inquietante. Hollande e&#8217; probabilmente favorito per il secondo turno e l&#8217;effetto psicologico di essere arrivato primo e&#8217; sicuramente importante. Ma Sarkozy e&#8217; tutt&#8217;altro che morto e nonostante le defezioni dal suo stesso campo si mostra combattivo, rinvigorito dal mancato crollo. Il ballottaggio sara&#8217; dunque molto duro. E poi ci saranno subito le elezioni politiche per completare il quadro. E&#8217; dunque e&#8217; bene guardare un poco più dentro al voto per tranne indicazioni utili. L&#8217;affluenza e&#8217; stata alta. Quasi come nelle scorse presidenziali quando si era reagito al trauma della consultazione ancora precedente dove nel disinteresse al voto Le Pen padre aveva conquistato il ballottaggio. Il voto a destra conferma e consolida un dato che ha cambiato la politica francese abituata per lungo tempo alla competizione nel campo moderato tra gollisti e centristi. Ora la corsa e&#8217; tra due destre, una delle quali, quella della Le Pen portata ad ripensamento di se stessa che la rende assai meno l&#8217;erede di Vichy di quanto sia invece interprete delle pulsioni reazionarie evocate dalla globalizzazione e dall&#8217;Europa tecnocratica. Di questa Europa si e&#8217; fatto invece interprete Sarkozy disattendendo buona parte delle velleità &#8216; populiste con cui era stato eletto. Ma le due destre hanno punti di contatto significativi. Si vedrà quale sarà il riporto effettivo di voti, che solitamente non va oltre il 60%. Per altro la Le Pen sembra guardare molto al dopo, candidandosi ad una leadership anti sinistra una volta che Sarkozy perdesse. Resta il fattore tradizionale di un voto di Parigi che ancora confina la destra lepeniana, che non va oltre il 6,20%. In compenso la sua destra va fortissima a Marsiglia, 21,22%; a Lione, il 28,95%; a Lille, il 21,12%; a Nimes, 20,61%; Nizza, 23,03%.  Storia antica, quella delle due Francie, Parigi e tutto il resto, ma che si riattualizzano in questo tornante di crisi epocale. Da questo punto di vista colpisce invece il voto a Melenchon, che ha una forte tenuta nazionale. A Parigi sta all&#8217;11,09%, cioè nella media nazionale nonostante che  sia Hollande, 34,83%, sia Sarkozy, 32,19%, siano sopra le loro percentuali nazionali e la stessa verde Jolie sia al 4,18%, cioè quasi il doppio del dato generale. Melenchon fa poi il 13,83% a Marsiglia, dove Sarkozy, col 29,13% supera Hollande, 28,05%. E a Lione dove Hollande crolla al 15,79% a fronte del 31,58% di Sarkozy,  ottiene un significativo 13,16%. E a Toulouse, luogo divenuto tragicamente simbolico, Melenchon fa il 15,91% e Hollande il 34,44%, dando alle sinistre una netta affermazione quanto mai significativa. Bene anch&#8217;essa Strasburgo, sede di quel Parlamento Europeo che così poco conta in questa Europa: Hollande e&#8217; primo con il 32,14% e Melenchon ottiene l&#8217;11,37%. Se si guarda poi al voto parigino, le banlieu e i quartieri popolari vano bene per Melanchon, anche se la stessa Le Pen va oltre la media complessiva. Questa volta il voto dei cosiddetti Bobo, cioè la borghesia intellettuale non gonfia il simbolo verde ma va, in parte, direttamente ai socialisti. Ma poi il voto cosiddetto centrista e&#8217; complessivamente assai più ridotto. Bayrou, il leader di centro che aveva ottenuto il 19% con il suo Modem, affascinando tanti esegeti dell&#8217;Ulivismo anche italiano, dimezza i voti. Nella stessa Parigi e&#8217; ampiamente superato dal Front de Gauche. Dunque non e&#8217; certo il centro il protagonista di questa fase. Anche perché le politiche portate avanti, anzi imposte, dall&#8217;attuale gruppo di comando europeo tutto sono meno che moderate e di centro. Se il loro obiettivo e&#8217; il superamento del modello sociale europeo verso una sorta di americanizzazione, la società e la politica sono destinate sempre più ad essere scosse da veri e propri movimenti tellurici. La dinamica principale rischia di continuare ad essere quella tra tecnocrazie e populismi. Una dinamica che vive ancor prima nella società che nei palazzi di governi sempre più spinti a praticare le stesse politiche. Per questo la campagna elettorale di Melenchon e&#8217; stata un fatto importante: perché ha provato a contrastare le destre in campo aperto e in nome di una alternativa reale. Qui anche il senso della sfida ad arrivare prima della Le Pen che non e&#8217; riuscita ma che indicava una necessita&#8217;. Che poi l&#8217;11,1%, praticamente 4 milioni di voti, siano, come scrive qualche giornale cattivo ispiratore, una sconfitta, e&#8217; nel novero delle cose italiche. Partito col 5% dei voti accreditatigli, dalle macerie dell&#8217; ultima presentazione del Pcf, 1,9%, Melenchon supera l&#8217;11%. Rimette insieme voti che se e&#8217; vero che non erano mai del tutto scomparsi nel panorama francese, ora ritrovano un momento di coesione e di prospettiva. Soprattutto mobilita forze che hanno riempito piazze e mostrato combattivita&#8217;. Il che sarà indispensabile se si vuole veramente vincere al secondo turno. E soprattutto se si vorrà provare a cambiare qualcosa. Ma questo richiederebbe un altro articolo.</p></div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.reblab.it/2012/04/francia-cadra-la-bastiglia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Jean-Luc Mélenchon è andato male? Analisi sulla Gauche alle presidenziali francesi</title>
		<link>http://www.reblab.it/2012/04/jean-luc-melenchon-e-andato-male-analisi-sulla-gauche-alle-presidenziali-francesi/</link>
		<comments>http://www.reblab.it/2012/04/jean-luc-melenchon-e-andato-male-analisi-sulla-gauche-alle-presidenziali-francesi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 08:06:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>reblab</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.reblab.it/?p=819</guid>
		<description><![CDATA[Soffermiamoci su di un aspetto particolare del primo turno delle presidenziali francesi. È andato bene o male il candidato del Front de Gauche Jean-Luc Mélenchon con il suo 11% abbondante dei voti e quattro milioni di francesi che lo hanno votato? Nei titoli dei giornali, che giustamente si soffermano sull’imminente ballottaggio, sull’incollatura di vantaggio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Soffermiamoci su di un aspetto particolare del primo turno delle presidenziali francesi. È andato bene o male il candidato del Front de Gauche Jean-Luc Mélenchon con il suo 11% abbondante dei voti e quattro milioni di francesi che lo hanno votato? Nei titoli dei giornali, che giustamente si soffermano sull’imminente ballottaggio, sull’incollatura di vantaggio di François Hollande su Nikolas Sarkozy e sull’agghiacciante trionfo dell’ultradestra di Marine Le Pen, Mélenchon viene liquidato spesso come delusione. Ma è proprio così?</p>
<p>di <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/">Gennaro Carotenuto</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Partiamo dalle definizioni. Definiamo per comodità &#8220;sinistra radicale&#8221; tutte quelle candidature collocabili alla sinistra del Partito Socialista. In Francia, come spesso nel mondo, non esiste quella beota corsa italiana ad un centro politico nominalistico. Sarkozy è destra, Hollande è sinistra e ciao.</p>
<p>Nelle elezioni presidenziali del 2007 la sinistra radicale ottenne circa l’8.5% dei voti. Spiccò il solo Olivier Besancenot che ottenne 1.3 milioni di voti, pari al 4% dell’elettorato. Dietro di lui i vari Buffet, Laguiller, Schivardi e Bové si suddivisero il resto. In particolare la candidata ufficiale del Partito Comunista Marie-George Buffet non arrivò al 2%.</p>
<p>Dopo quel passaggio viene fondato il Fronte delle Sinistre che, sempre per comodità, collochiamo a sinistra del partito socialista e a destra del mondo trotskista, dal quale provenivano Besancenot e Laguiller, riunito nel Nuovo Partito Anticapitalista. Nel 2009 il Front de Gauche si presenta alle elezioni europee. La novità cambia i rapporti di forza dentro la sinistra radicale francese e il Front de Gauche (che ingloba il PCF) supera il 6%, eleggendo 5 parlamentari, superando il Nuovo Partito Anticapitalista (4.8%, nessun eurodeputato).</p>
<p>Quei risultati erano un po’ drogati dal risultato di Europe Écologie, gli ambientalisti capaci di pareggiare il risultato del Partito socialista al 16%. Nelle presidenziali 2012 i verdi di fatto non hanno alcun ruolo. Eva Joly, prestigiosa magistrata franco-norvegese, famosa per le inchieste sui crimini ambientali delle multinazionali, è una comparsa che prende appena un voto su otto di quelli che il suo movimento aveva raccolto nel 2009. Secondo alcuni studi tra la metà e i due terzi dei voti persi da Joly sono andati a rafforzare François Hollande.</p>
<p>Al debutto la candidatura di Jean-Luc Mélenchon parte dal 5% nei sondaggi. È ben di più del 2% della Buffet ma è perfino meno di quanto il partito aveva fatto alle europee. Numericamente il suo compito principale è vincere il solito gironcino di sinistra con il candidato dell’NPA Philippe Poutou, Eva Joly, Nathalie Arthaud. Nessuno prevedeva, anche solo un paio di mesi fa, che potesse avvicinare il candidato centrista, François Bayrou.</p>
<p>Non andrà così. La candidatura di Mélenchon prospererà fino a riempire la piazza della Bastiglia e a proporre probabilmente un modello europeo di aggregazione a sinistra dei grandi partiti, il PS ma anche il PSOE, l’SPD, il PD. Il Front de Gauche, che piaccia o no, riesce a monopolizzare la vasta quanto litigiosa sinistra francese e ad espanderne i confini. A un certo punto i sondaggi lo danno in competizione con Marine Le Pen per il terzo posto. È un miraggio, ma <span style="text-decoration: underline;">se i sondaggisti hanno sbagliato</span> e per alcuni fin dal primo turno ha prevalso il voto utile anti-Sarkozy, sarebbe non solo errato ma anche in malafede parlare di delusione per <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/18089-corsa-alleliseo-jean-luc-mlenchon-guarda-allamerica-latina-e-a-cuba/" target="_blank">Mélenchon</a>.</p>
<p>Erano 31 anni, dal canto del cigno del Partito Comunista Francese, quando Georges Marchais superò il 15% aprendo le porte dell’Eliseo a François Mitterand, che un candidato della sinistra radicale non superava il 10%. Alla sinistra di Mélenchon, Joly, Poutou, Arthaud, sono marginalizzati ma sommano un altro 4%. Ciò vuol dire che la sinistra radicale nell’insieme in cinque anni quasi raddoppia i propri voti passando dall’8.5 al 15%. Quasi un nuovo inizio per chi critica il modello vigente.</p>
<p>La generosità e la lealtà senza infingimenti con la quale Mélenchon ha immediatamente appoggiato Hollande per il ballottaggio del 6 maggio testimoniano la possibile saldatura tra una Francia e un’Europa civile e la Francia di Sarkozy che per vincere il 6 maggio si appiattirà sulla spazzatura neo-fascista di Marine Le Pen. Come ha scritto Vittorio Zambardino, il voto a Le Pen è così grave che è come se Casa Pound (il livello è quello) avesse preso il 20% in Italia.</p>
<p>Secondo i sondaggi oltre i quattro quinti degli elettori di Mélenchon non ha dubbi sul voto ad Hollande. Tale generosità rende pleonastico il dibattito sul condizionamento a sinistra di Hollande lasciandogli mani libere per quello che si prospetta come uno scontro di civiltà. Un regalo prezioso che solo da una posizione di forza la sinistra può fare. E questa sarebbe una sconfitta?</p>
<p>Gennaro Carotenuto su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/">http://www.gennarocarotenuto.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.reblab.it/2012/04/jean-luc-melenchon-e-andato-male-analisi-sulla-gauche-alle-presidenziali-francesi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Abbasso Beppe Grillo, viva la Politica</title>
		<link>http://www.reblab.it/2012/04/abbasso-beppe-grillo-viva-la-politica/</link>
		<comments>http://www.reblab.it/2012/04/abbasso-beppe-grillo-viva-la-politica/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 22:47:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.oggionni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.reblab.it/?p=814</guid>
		<description><![CDATA[Confesso che questa guerra quotidiana contro la politica e i partiti mi fa tanta paura. Questo clima montante è insopportabile, e oramai non ha più argini né confini. Se ne nutrono televisioni, radio, giornali. Opinionisti senza opinione, comici che non fanno ridere, giornalisti al soldo di qualche potente, intellettuali troppo pigri per essere veri. Ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.reblab.it/2012/04/abbasso-beppe-grillo-viva-la-politica/bacio-vancouver_opt/" rel="attachment wp-att-815"><img class="alignleft size-medium wp-image-815" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="bacio-vancouver_opt" src="http://www.reblab.it/wp-content/uploads/2012/04/bacio-vancouver_opt-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Confesso che questa guerra quotidiana contro la politica e i partiti mi fa tanta paura. Questo clima montante è insopportabile, e oramai non ha più argini né confini. Se ne nutrono televisioni, radio, giornali. Opinionisti senza opinione, comici che non fanno ridere, giornalisti al soldo di qualche potente, intellettuali troppo pigri per essere veri. Ne sono invasi la rete, i social network. È l’ideologia ufficiale del governo, composto da presunti tecnici salvatori della Patria. Addirittura se ne serve, per sistemare qualche conto in sospeso, qua e là qualche Procura della Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è un circolo vizioso, perché più la spari grossa, più eccedi in populismo e demagogia e più hai consenso, incroci il sentire comune. Facendo correre alla democrazia un rischio gravissimo, come insegna tristemente la nostra storia nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il caso limite di questo vento infame è Beppe Grillo, che i sondaggi danno – di nuovo – in rapidissima e clamorosa ascesa. Recentemente è arrivato a sostenere che se tutti pagassero le tasse non farebbero alcun servizio al Paese (e all’onestà) ma semplicemente consentirebbero ai politici di rubare il doppio. Di fronte a follie del genere, che differenza c’è tra lui e Berlusconi? Nessuna. Neppure nelle dichiarazioni programmatiche. L’importante è prendere i voti dei furbetti, degli evasori, di quel popolo qualunquista e menefreghista che non ha mai fatto la fatica di pensare. Che non pensa durante tutto l’anno e non pensa neppure quando va a votare. A questa Italia peggiore bisogna – secondo Beppe Grillo – semplicemente lisciare il pelo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-814"></span>A questa Italia peggiore è necessario, invece, ribellarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non perdendo la lucidità, mettendo in luce le storture e gli orrori di questo sistema politico e dei suoi partiti, ma difendendo con le unghie e con i denti la Politica e i partiti, il concetto cioè che la politica si possa fare anche attraverso le strutture organizzate, i partiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho detto e scritto più volte, anche in questo blog, che la sinistra va profondamente rinnovata. L’ho detto e scritto in maniera autocritica, pensando in primo luogo a Rifondazione Comunista e a quanto siamo anni luce distanti da quello che dovremmo essere e dalle persone in carne ed ossa a cui vorremmo parlare. E ho detto e scritto che è un problema di linguaggi incomprensibili, autoreferenziali. Di luturgie stantìe, di modi di concepire le riunioni, le assemblee, le manifestazioni, le iniziative pubbliche. Ed è anche un problema generazionale: di una generazione, quella che ci precede, che – con poche eccezioni – ha ormai fatto il suo tempo, perché ha fatto tanti errori e noi quegli errori li stiamo pagando troppo pesantemente. E che quindi, anche per colpa dei suoi errori, non è credibile, non può più candidarsi a rappresentarci, a parlare e decidere in nostro nome.</p>
<p style="text-align: justify;">E tuttavia nulla di questo ha a che fare con la vergognosa campagna di delegittimazione che sta subendo la politica e sta subendo anche chi, come noi, non ruba, non fa affari con la criminalità organizzata, non utilizza il denaro pubblico e quello del partito per pagare diplomi taroccati né per comprarsi ville, gioielli, macchine sportive.</p>
<p style="text-align: justify;">Io vorrei dire ai ragazzi che leggono questo post di andare a vedere il film “Diaz” al cinema in questi giorni. Oltre a vedere la violenza bruta che le forze dell’ordine di questo Stato democratico utilizzarono contro di noi undici anni fa, forse potranno capire di noi (e, io spero, di sé) qualcosa in più, che in pochi vogliono che si sappia. Per esempio, che esistono in Italia decine di migliaia di giovani che ogni giorno dedicano un pezzo della propria vita ad un sogno collettivo. Che lottano, con tutto l’amore che possono, perché il nostro Paese sia migliore di come è oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">E vorrei invitare tutti, anche chi non lo fa più perché magari è stanco dopo troppe delusioni, a vivere una giornata in un circolo di Rifondazione Comunista o dei Giovani Comunisti. In questi giorni siamo tutti impegnati a raccogliere le firme per difendere l’articolo 18, e cioè il diritto a non essere licenziati arbitrariamente dai datori di lavoro. Un diritto che la nostra generazione, nata e cresciuta nella giungla della precarietà e dei mille contratti a tempo, conosce spesso soltanto da lontano. Eppure noi ci mobilitiamo, scendiamo per strada a raccogliere le firme, e difendiamo il più delle volte i diritti dei nostri genitori e dei nostri fratelli maggiori. Perché abbiamo ideali giusti, puliti, facciamo Politica, quella con la “p” maiuscola, e molti di noi hanno deciso di farlo militando in un partito comunista.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutti noi io vorrei rispetto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.reblab.it/2012/04/abbasso-beppe-grillo-viva-la-politica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>117</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fascisti su Marte</title>
		<link>http://www.reblab.it/2012/04/fascisti-su-marte/</link>
		<comments>http://www.reblab.it/2012/04/fascisti-su-marte/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 13:08:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>reblab</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.reblab.it/?p=807</guid>
		<description><![CDATA[Leggo in rete questa nota relativa a ciò che è successo lo scorso sabato sera a Porto Ercole. Ognuno il sabato sera può fare quello che vuole. E noi siamo tra quelli che considerano più utile e più soddisfacente passarlo a divertirsi piuttosto che rimanere come dei nerd tutto il giorno tutti i giorni attaccati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.reblab.it/2012/04/fascisti-su-marte/fascisti_su_marte/" rel="attachment wp-att-808"><img class="alignleft size-medium wp-image-808" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="fascisti_su_marte" src="http://www.reblab.it/wp-content/uploads/2012/04/fascisti_su_marte-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Leggo in rete questa nota relativa a ciò che è successo lo scorso sabato sera a Porto Ercole. Ognuno il sabato sera può fare quello che vuole. E noi siamo tra quelli che considerano più utile e più soddisfacente passarlo a divertirsi piuttosto che rimanere come dei nerd tutto il giorno tutti i giorni attaccati al computer. Ma un conto è divertirsi e andare in discoteca. Un conto è andarci con i coltelli. E un altro conto ancora è se ti chiami Manfredi Alemanno e sei figlio fascista del sindaco già fascista Gianni Alemanno. E se ogni tre per due vieni coinvolto in episodi non proprio edificabili insieme ai tuoi camerati di Blocco Studentesco. Ecco, in quel caso ci fai semplicemente schifo.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Simone Oggionni</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;">(da contropiano.org)</p>
<div style="text-align: justify;">Sanguinosa rissa a Porto Ercole sull’Argentario. Da una parte ragazzi del luogo, dall’altro i rampolli della Roma bene. E’ avvenuta davanti al King&#8217;s di Cala Galera, la discoteca vip di Porto Ercole. Dopo calci e pugni, spuntano anche i coltelli, che qualcuno porta sempre con sé.. I carabinieri di Orbetello stanno visionando i filmati delle telecamere di sorveglianza del locale, grazie ai quali si cercherà di identificare i partecipanti alla maxi rissa. La rissa è avvenuta alle 4 di sabato notte quando i giovani romani hanno ripopolato le ville dell&#8217;Argentario per il week end di Pasqua nelle case delle rispettive famiglie. Tra loro salta fuori ancora una volta Manfredi Alemanno, il giovanissimo figlio del sindaco della Capitale. Nel piazzale antistante la discoteca, si è consumata una battaglia che ha coinvolto una cinquantina di persone, quasi tutti tra i 20 e i 25 anni, qualcuno addirittura minorenne. “Sembrava di vedere uno scontro fra gruppi di tifoserie – ha spiegato Luca Prandini, titolare del King&#8217;s &#8211; I motivi sembravano campanilistici. Mentre ci avviavamo a chiudere la serata mi hanno detto che c&#8217;erano problemi e siamo intervenuti con la nostra security fuori dal cancello della proprietà. Si vedevano due gruppi che avanzavano, indietreggiavano e si insultavano. Era una situazione che non potevamo risolvere noi, perciò abbiamo chiamato i carabinieri e il 118”. Quando però le pattuglie hanno raggiunto il noto locale della movida di Porto Ercole hanno trovato solo cocci di bottiglie, macchie di sangue e cinque ragazzi feriti, alcuni dei quali accoltellati, tutti ricoverati in ospedale. In base ad una prima ricostruzione, a tirare fuori i coltelli sarebbero stati proprio i giovani romani, tra i quali sembrano abbondare i seguaci di Blocco Studentesco. Secondo alcune fonti, all’origine dello scontro vi sarebbe il controllo dello spaccio di stupefacenti nelle discoteche del quadrante Santa Severa, Marina Velca e Argentario.</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.reblab.it/2012/04/fascisti-su-marte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nella testa dei negazionisti &#8220;Shoah macabra leggenda&#8221;</title>
		<link>http://www.reblab.it/2012/04/nella-testa-dei-negazionisti-shoah-macabra-leggenda/</link>
		<comments>http://www.reblab.it/2012/04/nella-testa-dei-negazionisti-shoah-macabra-leggenda/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 09:09:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>reblab</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia e filosofia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.reblab.it/?p=803</guid>
		<description><![CDATA[di Marco Pasqua  Novanta minuti per negare la Shoah e sostenere che l&#8217;Olocausto è &#8220;la più colossale menzogna dell&#8217;epoca moderna&#8221;. Si intitola &#8220;Wissen macht frei  -  la conoscenza rende liberi&#8221; (il richiamo è alla scritta&#8221;Arbeit macht frei&#8221; collocata sull&#8217;ingresso del campo di sterminio di Auschwitz), ed è il primo documentario made in Italy  -  con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>di Marco Pasqua<span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; font-weight: normal;"> </span></h2>
<p>Novanta minuti per negare la Shoah e sostenere che l&#8217;Olocausto è &#8220;la più colossale menzogna dell&#8217;epoca moderna&#8221;. Si intitola &#8220;Wissen macht frei  -  la conoscenza rende liberi&#8221; (il richiamo è alla scritta&#8221;Arbeit macht frei&#8221; collocata sull&#8217;ingresso del campo di sterminio di Auschwitz), ed è il primo documentario made in Italy  -  con voce narrante e sottotitoli in italiano  -  che mira a diffondere le folli tesi negazioniste su larga scala. Per adesso solo sul web, attraverso i forum neonazisti, i programmi di file-sharing, o i siti monotematici dei sedicenti studiosi dello sterminio del popolo ebraico, anche se  l&#8217;ambizione è quella di sbarcare nelle scuole. Diffuso in questi giorni in via semiclandestina, il documentario verrà presto distribuito sotto forma di dvd, a chiunque ne faccia richiesta, via e-mail. &#8220;Non chiediamo un euro e siamo pronti a portarlo nei licei&#8221;, promettono gli autori di questo documentario, disponibile anche in una versione estesa di due ore e mezza. Militanti di Forza Nuova (anche se, ufficialmente, la formazione neofascista non lo propaganda ancora), sono noti alle forze dell&#8217;ordine per la loro attività di negazione della Shoah e per i loro commenti antisemiti e razzisti sui forum. Sono loro gli organizzatori del dibattito negazionista che si è tenuto provocatoriamente lo scorso 27 gennaio, giorno della Memoria, nella sede di Forza Nuova Lario, a Como.</p>
<p>Quasi un anno di lavoro necessario per raccogliere e montare materiali video e fotografici dai blog negazionisti: il risultato è una bestemmia storica, una volgare menzogna che offende la memoria dei milioni di morti nei lager nazisti. Si nega non solo l&#8217;esistenza delle camere a gas ma anche il numero dei sei milioni di ebrei sterminati e si ribatte, punto per punto, alla storiografia che, da decenni, si occupa dell&#8217;Olocausto. Spesso con prove inconsistenti e affermazioni ampiamente smentite dagli studiosi: la verità dell&#8217;Olocausto viene contestata attraverso bugie antistoriche.</p>
<p>In altri Paesi, la realizzazione di questo filmino sarebbe punita con la galera: particolare ricordato in apertura di documentario, a mo&#8217; di warning (&#8220;Attenzione: la pubblicazione e la distribuzione di questo video costituisce reato ed è passibile di arresto in 12 Paesi europei&#8221;, recita una scritta in sovraimpressione). Obiettivo di questo collage di interviste ai principali negazionisti  -  dal francese Robert Faurisson allo svizzero Jurgen Graf  -  è quello di abbattere il &#8220;dogma dello Shoah&#8221;, svelando quella che sarebbe stata la &#8220;leggenda dei campi di sterminio&#8221;. Anche i testimoni scampati ai lager nazisti vengono liquidati come &#8220;sedicenti sopravvissuti&#8221;, che girano le scuole per &#8220;propagandare la favola delle camere a gas&#8221;.</p>
<p>E&#8217; lungo l&#8217;elenco dei negazionisti citati in apertura: sono sedici, ognuno presentato come un &#8220;martire&#8221;, uno studioso perseguitato &#8220;per aver messo in discussione una credenza popolare&#8221;, al fine di &#8220;cercare la verità&#8221;. Da Paul Rassinier a Ernst Zündel, passando per Sylvia Stolz e Norman Finkelstein, a questi storici di nome ma non di fatto, viene riconosciuto il merito &#8220;di aver smontato&#8221; la leggenda della Shoah &#8220;con una semplice analisi obiettiva&#8221;, visto che &#8220;la verità dell&#8217;Olocausto si regge su testimonianze contraddittorie di cui non si hanno prove documentate e che le poche analisi che è stato possibile effettuare hanno rivelato infondata&#8221;.  &#8220;Purtroppo l&#8217;elenco dei cosiddetti negazionisti che vengono perseguitati è in costante aggiornamento  -  spiega la voce narrante, un ragazzo italiano, presumibilmente uno dei due autori del montaggio &#8211; Ma questo vuol dire che c&#8217;è un crescente numero di persone disposte a rischiare per far rifiorire la verità. I popoli d&#8217;Europa stanno rialzando la testa. Questo fa paura a qualcuno, che soltanto grazie alla presunta Shoah riesce a tenere sotto schiavitù questi paesi e i loro cittadini, avvalendosi dei sensi di colpa di un popolo. Lo dimostrano le continue pressioni sui rappresentanti dei governi per introdurre il reato di negazione dell&#8217;Olocausto&#8221;.</p>
<p>E&#8217; a Faurisson e Graf, protagonisti indiscussi del video, che viene affidato il compito di presentare larga parte delle tesi condivise da quanti negano l&#8217;esistenza della Shoah. Del primo, viene anche riportata un&#8217;intervista rilasciata quando venne invitato all&#8217;università di Teramo, dal docente Claudio Moffa, nel 2007.</p>
<p>Il documentario cerca di confutare, invano (senza cioè fare riferimento a documenti ufficiali), quelli che sono i tre capisaldi della storiografia nazista. In primo luogo, si vuole sostenere che il regime nazionalsocialista non emanò alcun ordine di sterminio del popolo ebraico: lo sostengono sia Faurisson che l&#8217;italiano Carlo Mattogno. E poi Graf, per il quale il fatto che &#8220;numerosissimi deportati siano sopravvissuti ai campi&#8221; è la migliore prova che questo ordine non sia mai esistito. Ma il capovolgimento della verità storica si fa più spregiudicato quando si vuole sostenere che le camere a gas siano un&#8217;invenzione. &#8220;Dove sono le prove? Non intendo quelle false, quelle vere&#8221;, dice Faurisson, sottotitolato in italiano. &#8220;Non esistono tracce materiali di gasazioni omicide. Per esempio, se non disponessimo delle testimonianze sulla gasazione dei detenuti ad Auschwitz, non ci sarebbe mai idea che questa camera mortuaria costruita come quella di altri crematori sia servita da camera a gas&#8221;, afferma Graf, ignorando le molteplici testimonianze di quanti, Shlomo Venezia in testa (addetto del Sonderkommando), hanno visto e vissuto, ogni giorno, la disumana atrocità della gasazione di massa. Il Zyklon B, il gas impiegato per gli stermini dei prigionieri, sarebbe stato usato, in realtà, per &#8220;disinfettare abiti ed edifici e combattere le epidemie&#8221;. E queste ultime  -  non le camere a gas  -  spiegherebbero il decesso di moltissimi ebrei (l&#8217;unico dato certo che Graf accetta di fornire è quello di &#8220;centinaia di migliaia&#8221; di persone deportate nei campi). Ancora: nei campi di sterminio vi sarebbero state piscine, teatri e bordelli. Quale miglior prova del fatto che i nazisti non volessero sterminare i loro prigionieri?  &#8220;Gli ebrei non hanno mai corso il rischio di essere sterminati&#8221;, sentenzia Graf.<br />
Terzo punto contestato dagli autori del documentario, il dato dei sei milioni di ebrei morti. Per Faurisson si tratta di un numero fatto &#8220;circolare ad arte&#8221;, e anche la testimonianza di Rudolf Höss, comandante di Auschwitz (che ha fornito le prove delle gasazioni) sarebbe stata estorta con le torture. &#8220;La cifra dei 6 milioni di ebrei morti risale al 1900, quando comparve anche sulla stampa ebraica di New York  -  prova a spiegare Faurisson &#8211; Il dato era riferito in un primo tempo agli ebrei che stavano morendo in Russia e Polonia ed era uno slogan per reperire fondi. Successivamente lo si userà per la Germania&#8221;.</p>
<p>La conclusione della voce narrante è in linea con le precedenti tesi antistoriche: &#8220;In assenza di prove la Shoah andrebbe considerata una macabra leggenda&#8221;. Per i negazionisti, &#8220;la propaganda sull&#8217;Olocausto è una fiorente industria. E&#8217; un affare che muove miliardi di dollari in tutto l&#8217;occidente. Anche le visite guidate ai campi di sterminio fatturano milioni di euro. Dietro alla Shoah  -  si sostiene ancora  -  ci sono i soldi versati come risarcimenti a stato di Israele e alle vittime,  ma c&#8217;è anche la nascita dello stato di Israele&#8221;. Resa possibile, appunto, dall&#8217;Olocausto. Titoli di coda come nella migliore tradizione cinematografica, si ringraziano il negazionista italiano Mattogno, un militante di Forza Nuova, e i gestori di quattro siti negazionisti italiani. Ma è solo il primo passo: &#8220;E&#8217; un inizio, abbiamo tante idee per fare documentari revisionisti e farli circolare&#8221;, promettono gli autori.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.reblab.it/2012/04/nella-testa-dei-negazionisti-shoah-macabra-leggenda/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mélenchon guarda all&#8217;America latina e a Cuba</title>
		<link>http://www.reblab.it/2012/04/melenchon-guarda-allamerica-latina-e-a-cuba/</link>
		<comments>http://www.reblab.it/2012/04/melenchon-guarda-allamerica-latina-e-a-cuba/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 09:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>reblab</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.reblab.it/?p=800</guid>
		<description><![CDATA[Sono tutti convinti che stia facendo una gran campagna elettorale Jean-Luc Mélenchon, il candidato del Fronte delle Sinistre alla presidenza della Repubblica francese. Con oltre il 15% delle aspettative di voto ha superato al terzo posto l’estremista di destra Marine Le Pen, morde forte il fianco sinistro del candidato del Partito Socialista François Hollande nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<div>
<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/04/UNE_MELENCHON3.jpg"><img title="UNE_MELENCHON3" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2012/04/UNE_MELENCHON3_thumb.jpg" alt="UNE_MELENCHON3" width="390" height="502" align="right" border="0" /></a>Sono tutti convinti che stia facendo una gran campagna elettorale Jean-Luc Mélenchon, il candidato del Fronte delle Sinistre alla presidenza della Repubblica francese. Con oltre il 15% delle aspettative di voto ha superato al terzo posto l’estremista di destra Marine Le Pen, morde forte il fianco sinistro del candidato del Partito Socialista François Hollande nella corsa contro Nicolas Sarkozy (virulentemente a destra) e ridotto gli spazi del candidato alla sua sinistra, Philippe Poutou, del Nuovo Partito Anticapitalista.</p>
<p>di <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/">Gennaro Carotenuto</a></p>
<p>Ma al di là di come stia andando la campagna, Mélenchon, sessantenne mitterandiano e già ministro di Lionel Jospin durante la coabitazione, poi uscito da sinistra dal PS, sta rompendo la congiura del silenzio della sinistra europea rispetto alla sinistra latinoamericana, citandola spesso e volentieri e con buona competenza.</p>
<p>Negli ultimi anni ha ripetutamente causato polemica in Francia per la sua difesa di Cuba rivoluzionaria ma, in particolare in un’intervista importante a Página12, che vale la pena di <a href="http://www.pagina12.com.ar/diario/elmundo/4-190982-2012-04-03.html" target="_blank">sunteggiare</a>, ha dimostrato un’insolita apertura nel monolitismo anti-latinoamericano che accomuna gran parte della sinistra europea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo Mélenchon il modello con il quale si sta costruendo il suo partito è apertamente ripreso dal Frente Amplio uruguayano che, fin dal 5 febbraio 1971, mette insieme molteplici anime della sinistra compresi gli ex-guerriglieri Tupamaros e che oggi governa il paese proprio con l’ex-guerrigliero Pepe Mujíca.</p>
<p>A questo si affianca una riflessione profonda sulla “Rivoluzione della Cittadinanza” ripresa dall’Ecuador di Correa, ma –ed è interessantissimo- Mélenchon dichiara di riprendere la visione del sistema mediatico da Néstor e Cristina Kirchner in Argentina (Cfr. G. CAROTENUTO [2009], <strong>Argentina: la legge sui media nel dibattito politico latinoamericano sull’informazione </strong>LATINOAMERICA E TUTTI I SUD DEL MONDO). La legge sui media argentina, probabilmente la più avanzata al mondo, prevede una suddivisione del sistema mediatico nel quale lo spazio per i media commerciali (che nel modello liberale occidentale è invece monopolista) non può superare un terzo del totale.</p>
<p>Perfino come slogan Mélenchon riprende quello che ha battuto il regime neoliberale argentino nel 2001: “qué se vayan todos”, “che vadano via tutti”, che sarebbe particolarmente calzante nell’Italia dei Bossi e dei Rutelli e sostiene che lo stato sociale è necessario e possibile facendolo pagare a chi ha causato la crisi. Per Mélenchon, che dalla sinistra dell’America latina dichiara di prendere la “razionalità concreta” nell’affrontare i problemi, rispetto alle continue critiche pregiudiziali che in Europa si fanno ai modelli cubano e venezuelano, il passaggio fondamentale è la crisi: in Europa la sinistra che spacca il capello in quattro, capace di criticare qualunque cosa, è incapace di contrarrestare con un nuovo modello la crisi strutturale del neoliberismo che sta distruggendo la stessa democrazia. In America latina ci stanno provando, che agli europei piaccia o no.</p>
<p>COMMENTO – Straordinario Mélenchon, che due settimane fa ha portato 120.000 persone alla Piazza della Bastiglia. Superando di slancio Marine Le Pen sta dicendo alle classi popolari deluse dalla democrazia, che cercano nell’estrema destra una risposta al malessere e alla paura, che invece basta riattivare la società (quella che per i neoliberali non esiste) contrastando colpo su colpo i dogmi del pensiero unico e che anche un’altra Europa è possibile. Attenzione: lo sta dicendo senza alcuna concessione a chi ha votato Front National, una lezione alla sinistra italiana che può essere capace di raccogliere frutti dalla dissoluzione leghista solo senza fare alcuna concessione alle infamie di quest’ultima ma offrendo un progetto alternativo di società che offra sicurezze a chi non ne ha più.  Non andrà al ballottaggio Jean-Luc. Ma la sua forza sta dicendo ad Hollande che solo con la sinistra può andare all’Eliseo, ribaltando i paradigmi stantii che da vent’anni ci propinano in tutta Europa sul fatto che le elezioni si vincerebbero al centro.</p>
<p>Rispetto all’America latina vale quello che chi scrive ha affermato per anni: come sarebbe stato sbagliato per l’America latina seguire l’Europa su un sentiero che non porta da nessuna parte, sarebbe sbagliato per l’Europa importare modelli altrettanto alieni. Ma vivaddio, Mélenchon rompe la congiura del silenzio, la congiura del disprezzo suprematista della sinistra europea verso l’America latina, che arrivò a disamorarsi perfino dei Fori Sociali Mondiali quando capì –e non accettò- che in questo momento storico la battaglia delle idee, delle proposte e delle realizzazioni concrete la vincono le sinistre latinoamericane.</p>
<p>Neanche a parlare poi della “sinistra riformata”. In questi anni hanno pienamente introiettato l’infamia neoliberale per la quale la prima e unica libertà da difendere sia quella economica, quella dei ricchi, quella delle rendite e chiunque voglia ancora fare quello che la sinistra europea proponeva fino a ieri sia antidemocratico. In Italia Massimo D’Alema arrivò a rifiutare d’incontrare Lula e appoggiato governi di destra economica dura e pura come quelli di Fernando Henrique Cardoso o Fernando de la Rúa. L’Internazionale socialista ha appoggiato criminali contro l’umanità e golpisti come Carlos Andrés Pérez, il complesso mediatico che al centro-sinistra fa riferimento (da El País a La Repubblica) ha eretto un cordone sanitario contro tutti i governi integrazionisti latinoamericani usando a piene mani la disinformazione e la ridicolizzazione del nemico su un fenomeno, quello delle sinistre latinoamericane, che denuda insipienze e complicità con il modello neoliberale da parte delle sinistre europee.</p>
<p>Mélenchon –da leader che si appresta a raccogliere milioni di voti- accende uno spot su questa “incomprensione”. Quando la sinistra europea ha guardato all’America latina lo ha fatto per frammenti. Chi guarda a Cuba in genere lo fa per quello che è stata e non per quello che è e può essere, oppure si è innamorata di frammenti di un discorso (quello zapatista per esempio) che solo può essere compreso nell’insieme. L’America latina, per gran parte della sinistra europea continuano ad essere gli Intillimani che cantano “el pueblo unido” e un popolo straccione di negretti e indianini da assistere paternalisticamente.</p>
<p>Così la sinistra europea è stata in questi anni incapace di guardare ai cammini difficili, contrastati, pieni di errori ma anche animati da una volontà straordinaria della sinistra latinoamericana, del peronismo kirchnerista, del Venezuela bolivariano, della Cuba che non ha mai abbassato la testa, dell’estensione della cittadinanza ai milioni che mai erano stati considerati cittadini, dal Brasile (che da quando hanno capito che è una potenza rispettano) alla Bolivia all’Ecuador. Sull’America latina la sinistra europea, anche parte di quella cosiddetta radicale, è stata straordinariamente pusillanime nel non contrastare il modello di diffamazione e manipolazione del complesso mediatico mainstream nei confronti delle esperienze che, in questi anni, hanno ridotto gli spazi del neoliberismo e riaperto quelli dell’integrazione e della cittadinanza. “Loro manipolano, io li affronto colpo su colpo” dice Jean-Luc.  Che scandalo l’America latina, che scandalo Mélenchon.</p>
<p>Gennaro Carotenuto su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/">http://www.gennarocarotenuto.it</a></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.reblab.it/2012/04/melenchon-guarda-allamerica-latina-e-a-cuba/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

