Ieri sera al Cinema Trevi – Cineteca Nazionale Lorenzo K. Stanzani – che è un amico ma soprattutto un regista di valore assoluto – ha presentato il suo film documentario sulla vita del cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna dal 1952 al 1968. Secondo lo Spirito, prodotto da LabFilm, è un lavoro meritorio, che domani sera verrà trasmesso alle 21 in prima visione da Tv2000.

Lercaro è stato una figura clamorosa della Chiesa del Novecento. Nel febbraio 1968 venne rimosso dalla sua sede, lasciato senza alcun ufficio o compito poche settimane dopo avere pronunciato un’omelia altissima contro la guerra in Vietnam. “La Chiesa non può essere neutrale di fronte al male. La via della Chiesa non è la neutralità ma la profezia”. Il testo di quella omelia fu preparato insieme a Giuseppe Dossetti, già presidente del CLN di Reggio Emilia, deputato dell’Assemblea Costituente e poi collaboratore durante il Concilio Vaticano II e pro-vicario di Lercaro. Un testo e una vicenda accantonati con imbarazzo per sessant’anni, fino allo scorso ottobre, quando papa Francesco nell’incontro con la Chiesa di Bologna ebbe il coraggio di pronunciare di nuovo, precisamente, quelle parole: la via della Chiesa non è la neutralità ma la profezia.
La profezia, predizione e carisma dello Spirito, è il cuore della attività pastorale di Lercaro. Non è un caso che papa Francesco abbia voluto sanare questa ferita, stringendo a sé l’esperienza di Lercaro, esattamente come nei giorni scorsi ha fatto a Molfetta con la Chiesa di don Tonino Bello, profeta di speranza.
Nella profezia vive la dimensione dell’attesa del mondo nuovo ma anche la testimonianza e l’azione della parola di Cristo. Ieri, oggi: una parola di pace e di libertà contro le guerre e la protervia dell’imperialismo.

Ma Lercaro non è stato solo questo. E’ stato l’arcivescovo della partecipazione del popolo alla vita della Chiesa e alla vita del mondo in tutte le sue articolazioni e sfaccettature: una partecipazione attiva e consapevole nella liturgia e negli spazi urbani delle periferie. Non si può – dice Lercaro – essere spettatori del mondo: allo stadio sì, a teatro sì, ma nella vita non si può. Occorre prendere parte, impegnarsi.
Anche per questo Lercaro svolse un ruolo cruciale nel Concilio Vaticano II di Giovanni XXIII, non rivendicando niente per sé ma rivendicando molto per l’esigenza improrogabile di una riforma liturgica, a cui non solo lavorò in prima persona, che non solo difese ma che tentò di applicare fino in fondo nella sua arcidiocesi. Solo così – con funzioni comprensibili e vissute – si poteva pensare di avvicinare il cuore dell’uomo al messaggio della Chiesa, di rinsaldare e valorizzare i legami familiari, comunitari e sociali.
Per questo fu inevitabile per Lercaro impegnare la Chiesa in un dialogo profondo prima con il popolo comunista e poi, inevitabilmente, con il partito e con le istituzioni della città. In un’intervista del 2009 contenuta nel documentario Guido Fanti, sindaco dopo Giuseppe Dozza, dal 1966 al 1970, dice parole vere: racconta la sfida, la competizione del Pci con la Chiesa e poi il dialogo, nel nome di una ricerca intorno alle ragioni di un destino comune. Sono gli anni del discorso di Togliatti al teatro Duse di Bergamo, del “reciproco riconoscimento dei valori”, della mano tesa al papa della Pacem in terris.
Per questo, infine, Lercaro teorizzò il bisogno di una Chiesa “dei poveri e povera, anche di potere”. Una istituzione in cammino, umile, aperta alla vita e alle sue sofferte contraddizioni. Una Chiesa che – per testimoniare – doveva essere in grado di ridare un senso al cristianesimo anche contro ciò che la cristianità era stata per troppi secoli: strumento di potere e di oppressione.

Ieri sera Raniero La Valle e don Giovanni Nicolini – con due interventi straordinariamente lucidi – ci hanno ricordato anche questo: che esiste un intreccio tra storia e coscienza, individuale e collettiva, tra politica e spirito. E che è sempre un intreccio complesso. Riconoscere la profezia dentro questo intreccio è il compito di chi – credente o non credente – vuole provare a vivere con consapevolezza il proprio tempo.
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