Dagli errori si deve imparare: ora la campagna elettorale ma dopo il 4 marzo serietà e democrazia

Non è semplice non farsi condizionare dall’amarezza, dalla delusione e persino dall’indignazione che sentiamo intorno a noi per il metodo con cui sono state scelte le candidature per la lista di Liberi e Uguali.

Si è trattato complessivamente di uno spettacolo non degno. Non degno delle premesse, delle promesse, delle grandi ambizioni collettive. Chi scrive, forse, ne sa qualcosa.

Ci serve però tutta intera la nostra lucidità, le nostre lenti migliori per guardare lontano e persino una dose di cura dei rapporti umani e politici tra noi, soprattutto in queste ore di difficoltà e di smarrimento.

In primo luogo va detto – qualunque sia il nostro giudizio personale su ciò che è accaduto – che saremo tutti impegnati in una campagna elettorale spietata e ciascuno di noi farà la propria parte.

Ma questo impegno, che ci sarà, non può fare velo alla verità, quella che va detta oggi e praticata dopo il 4 marzo. Anche soltanto (ma non è soltanto) per onestà intellettuale e rispetto verso noi stessi.

Ai quattro compagni che si sono assunti l’onere di fondare Liberi e Uguali e di compilarne le liste bisogna dirlo chiaro: non potete pensare di imporre il centralismo democratico in un partito che non esiste.

Il centralismo democratico, lo ha ricordato bene in questi giorni Celeste Ingrao, implica l’esistenza di un soggetto politico (e non di un cartello elettorale, come invece anche questa volta ci siamo ridotti a fare a poche settimane dalle elezioni) che al suo interno discute ed elabora in forma democratica una linea, un orientamento ideale, un programma. E che su queste basi costruisce le liste, ancora meglio con successivi elementi di verifica del consenso sul territorio.

Di più: la presenza di una dialettica democratica riconosciuta e legittimata è l’unico strumento per provare a superare in avanti le divisioni tattiche che emergono e che rendono oggi plasticamente l’idea di un potpourri di spunti irrelati, insieme al vuoto di proposta politico-programmatica cui assistiamo, senza pregiudicare un’unità così faticosamente raggiunta.

In questi anni hanno raccontato a reti unificate la favola del partito del Novecento che non serviva più e abbiamo finito per crederci anche noi. Abbiamo abbandonato il partito, abbiamo deciso di non farlo preferendogli strutture liquide. Però ci siamo tenuti il centralismo democratico. Il quale, in assenza di processi seri di legittimazione dei gruppi dirigenti, si trasforma in “centralismo burocratico”. Una cosa che assomiglia di più ai cerchi magici che non ai mitici meccanismi di partecipazione e protagonismo dal basso invocati a ogni piè sospinto.

E’ una questione di sostanza e anche di forma, che è essa stessa sostanza soprattutto all’interno della crisi di credibilità della politica e della percezione della sua efficacia rispetto alla vita reale delle persone che stanno uccidendo ogni residuo di sinistra nel nostro Paese.

La scena è questa: generali senza popolo asserragliati nel bunker con i loro staff, un popolo senza generali disperso e confuso, pronto all’esilio o alla fuga o alla resa.

Vi è solo un modo per evitare che questa scena si cristallizzi per sempre, per non fare scappare di nuovo nel bosco i molti che siamo andati a cercare con la torcia nei mesi scorsi: affrontare subito dopo il voto un appuntamento democratico di tipo congressuale in cui fare un bilancio, scegliere una linea politica che ci consenta di stare in campo in maniera non improvvisata, votare finalmente, a tutti i livelli, i gruppi dirigenti. Votare gruppi dirigenti, non  rinnovare deleghe in bianco. Votare gruppi dirigenti, non incoronare l’uomo solo al comando, il nuovo o vecchio leader cui affidare nella buona e nella cattiva sorte le fortune del processo collettivo.

Proseguire anche dopo il voto la già lunga sequenza di assemblee senza potere decisionale, convention o happening mediatici all’americana sarebbe mortale per le possibilità di ricostruire nel nostro Paese una forza di sinistra seria, radicata nel territorio, legata al mondo del lavoro, dotata di una visione autonoma, di un’idea della storia e del futuro. Che è invece precisamente quel che ci serve. Il gruppo parlamentare, il momento istituzionale, segue, viene dopo: non comanda il partito. E’ per questo che suggerisco di guardare la luna e non il dito. I processi politici sono più importanti delle persone, dei candidati di oggi e degli eletti di domani. Se costruiremo un partito serio, quegli eletti risponderanno alla volontà generale. Se non lo costruiremo, continuando a legittimare anche involontariamente questa insopportabile logica oligarchica, gli eletti continueranno a comandare, imponendo la somma di volontà particolari, spesso in conflitto tra loro.

Siamo già al bivio decisivo. Occorre mettersi in cammino.

32 risposte a “Dagli errori si deve imparare: ora la campagna elettorale ma dopo il 4 marzo serietà e democrazia”

  1. Caro Simone, dalla lettura di questo articolo deduco che non sei stato candidato? Se così è stato mi dispiace francamente, perchè avresti dato un grande contributo di lavoro e di idee al dibattito politico, utile e necessario. Come in altre occasioni, che ti ho ascoltato nel girovagare nel territorio dove vivo, apprezzo e critico nello stesso tempo l’analisi che tu facevi sul sole dell’avvenire. Ora mi conforta che i fatti mi danno ragione: non c’è una vera e profonda volontà di ricostituire un grande e serio e plurale partito della sinistra, regolato da meccanismi democratici e partecipativi. La elites di questo nostro antico paese è intriso di una cultura vecchia e feudale; passa da un partito burocratico a un non partito.
    La classe sociale che ha necessità del partito politico, che sia luogo del pensiero e dell’azione politica necessaria in una società complessa, deve essere protagonista di questa struttura e della sua costituzione sia ideale che materiale. C’è bisogno di inventare qualcosa che vincola il libero arbitrio: non sò se questa cosa possa essere una forma cooperativa, altrimenti saremo sempre in balie di personaggi che hanno un certo potere da capipopolo o feudale sul territorio. Ho letto con interesse i commenti di tanti compagni, sia quelli moderati sia quelli critici, sia quelli pessimistici che ottimistici; un prezioso campo di riflessione e presa di coscienza delle difficoltà che ci attanagliano. Ti auguro un futuro più impegnato e che sia foriero non di una carriera politico-elitario, ma di un ruolo utile agli interessi collettivi.

  2. Caro Simone, nulla di personale nei tuoi confronti, ma se il confronto deve essere franco allora mi trovo costretto a dire che questo tuo intervento è imbarazzante, non per le opinioni che esprime ma per gli argomenti che usa. Essere giovani non è una colpa, ma se uno non sa cosa è il centralismo democratico, prima di scrivere una cosa del genere dovrebbe, non dico leggersi un libro di storia sul Pci, ma almeno consultare Wikipedia. “L’aspetto democratico di questo metodo organizzativo – spiega Wikipedia – consiste nella libertà dei membri del partito di discutere e dibattere su politica e direzione, ma una volta che la decisione del partito è scelta dal voto della maggioranza, tutti i membri si impegnano a sostenere quella decisione”. Allora parliamoci chiaro: se in Liberi e Uguali vigesse il centralismo democratico, il compagno Gianni Melilla e chi lo difende sarebbero stati sbattuti fuori nel giro di 24 ore. Spero che questo sia chiaro. Ma il centralismo democratico non c’entra nulla nemmeno con l’imposizione delle candidature da parte del nazionale di Liberi e Uguali. Oggionni dice: se fossimo un partito, lo accetterei, ma siamo una lista. E’ vero l’esatto contrario: proprio perché LeU è una lista è inevitabile che, nel definire la propria rappresentanza, debba tenere conto di tutte le componenti. Del resto, basta osservare quello che accade nelle altre coalizioni: vogliamo dire che c’è il centralismo democratico anche nel Pd e in Forza Italia, nel M5S e nel partito di quel marxista leninista di Salvini? Siamo seri. E’ chiaro che se Renzi vuole l’appoggio della Bonino, come minimo deve garantirle uno o più seggi. O vogliamo fare demagogia? Certo, nel caso di LeU, si sarebbe potuto trovare maggiore equilibrio con i territori. Secondo me ci si è provato. Non ci siamo riusciti? Oggionni avrebbe saputo fare di meglio? Bene, tu e quelli che la pensano come te avreste potuto fare un comunicato dove dicevate: “Paracadutare le candidature dall’alto è un gravissimo errore politico, che contraddice le promesse fatte dal nazionale sulla sovranità dei territori e che ci costerà caro sul piano elettorale”. Punto. Invece no, siete voluti andare oltre. Prima ci si è messo il compagno Melilla, con la sua dichiarazione che getta fango su tutto il gruppo dirigente, dipinto come una banda di politicanti che ha fondato un partito per sistemare in qualche poltrona i membri di un fantomatico “cerchio magico”. Poi, leggendo Oggionni, scopro che le decisioni prese finora da LeU (evidentemente tutte, dalle candidature al programma ecc.) sono carta straccia perché sono state assunte“”in assenza di processi seri di legittimazione dei gruppi dirigenti”. In pratica i 1.500 delegati che si sono riuniti lo scorso 3 dicembre all’Atlantico per “incoronare” Grasso, non erano compagni giunti a Roma dopo oltre 150 assemblee tenute su tutto il territorio nazionale, bensì comparse reclutate su un set cinematografico. Oggi, grazie a Oggionni, scopro che i compagni sono costretti a fare campagna elettorale malgrado il “vuoto di proposta politico-programmatica cui assistiamo”. Eppure io da qualche parte avevo letto che un programma ce l’avevamo, forse non corposo e dettagliato come quello dell’Unione, ma comunque un programma e con chiare proposte di sinistra. Ora, siccome la mia cultura politica è ben diversa dai nostalgici della Ddr – come Oggionni, Francesco Suslov D’Agresta e altri della stessa loro corrente politica – io sono contrario al centralismo democratico e lo sono indipendentemente dal fatto che venga praticato all’interno di un partito o di una lista. Questo deve essere chiaro: per me il diritto al dissenso è sacrosanto, espulsioni, epurazioni, sanzionare le opinioni sono metodi inaccettabili se si condivide un progetto comune. Per me vale un’altra cosa e cioè il principio di responsabilità. Cosa vuol dire? Che tutti hanno il diritto di dire quello che pensano e persino il diritto di gettare fango sui propri compagni di viaggio. Salvo poi assumersene la responsabilità. E, nel caso, trarne le conseguenze. Leggo che in Calabria molti esponenti di Sinistra Italiana si sono autosospesi per protesta: massimo rispetto. Invece – dopo avere pubblicamente spiegato agli elettori che LeU si presenta alle elezioni senza un proposta politico programmatica ed è capeggiata da una banda di usurpatori, che pensa solo alle poltrone e a sistemare parenti e amici – Oggionni, Melilla e compagnia urlante ci tranquillizzano: “Saremo tutti impegnati in una campagna elettorale spietata e ciascuno di noi farà la propria parte”. Ma anche no, vi prego! Non c’è problema, facciamo da soli, grazie lo stesso. State a casa, fate meno danni. Ci rivediamo il 5 marzo. Dopodiché, se le cose andranno bene, faremo un bel congresso dove discuteremo di linea politica. E di come si sta in un partito. Saluti.

  3. Ho aderito a questo progetto purchè restiamo liberi e uguali. Si celebri subito un congresso con poche e chiare regole.

  4. be’ penso che una qualche responsabilità di averci portato in questo casino, ignobile ne convengo,le hai pure tu caro Oggionni…sciolta sel senza congresso nell’incredulità dei più abbiamo assistito ad una carambola di adesioni e cambi di casacca per precipitare nel tritacarne del decisionismo solo tattico di d’Alema and co. lasciando i compagni confluiti in mdp in una solitudine personale e inutilità politica, per buona pace di Scotto altro singolare confezionatore di “pacchi” per citrulli…triste storia per militanti stufi di tutti voi

  5. Sono un pensionato pubblico nato e residente nella periferia ex rossa di Genova.
    Ho militato nel PCI anni settanta (che tempi!), per un po’ nel PDS, ho creduto nel progetto del Pd, sono stato deluso da Veltroni, mi ha dato speranze Bersani, mi ha definitivamente tramortito Renzi.
    Certo che a quei tempi la sinistra era un’altra cosa, ma non ne farei l’esaltazione sperticata perchè penso che lotte intestine e manuali Cencelli , benchè nascosti, ci fossero anche allora…
    Sono d’accordo col compagno Oggionni sulla assoluta necessità del partito e del radicamento sociale, ma penso che siano cose difficilissime; sono tutti altri tempi. Ma bisogna provarci.
    Sono perplesso sulla levata di scudi relativa alle liste…; certo non é una bella pagina ma dubito si potesse fare molto diversamente e in fretta…
    I sondaggi sono quelli che sappiamo, i seggi previsti anche, molto meno degli attuali; se si proverà a fare entrare un po’ di gente nuova, si riusciranno a riconfermare alcuni capi che magari sono conosciuti e portano voti, se si darà possibilità di riuscita ad alcuni esterni che portano voti, d’accordo, lamentiamoci pure, ma non mi sembra proprio una porcata. Mi pare che D’Alema e Bersani non abiano collegi sicuri. Sbaglio ?
    A volte penso che noi di sinistra tosta siamo parecchio perfettini e con la puzza sotto il naso; ve lo assicuro, non erano cosi , allora, gli operai dell’Ansaldo, dell’Attiva, della Sanac, dell’Italsider, i portuali ecc; lo erano certi lavoratori intellettuali che cominciavano a girare per la sezione…

  6. Come si può pensare di incominciare dalla “testa” istituzionale di un gruppo-partito che fa proposte di nomi per le liste elettorali con deprecabile logica di vertice , e immaginare come possibile una logica democratica successiva?
    Forse non si è imparato proprio nulla dagli errori.

    1. In pratica : esistono generali che bellamente si sono fatti il loro fortino , di democratico non hanno fatto nulla , sicuramente non hanno fatto sintesi delle istanze delle persone che compongono i loro partiti , non hanno considerato la base in nessun modo perché la logica non era parlare di sinistra ma semplicemente assicurarsi un posto in parlamento , però poi la base deve democraticamente costruire un partito ??? Gentilmente non prendiamoci per i fondelli , rispettiamo l’intelligenza delle persone , non scrivo altro perché sono infuriata e rischio di essere maleducata

  7. Sosterrò convintamente Liberi e Uguali, unica forza politica di sinistra che cerca l’unione di tutta la sinistra, sono uscito da rifondazione in quanto sono sempre in attesa del loro personale terzo atto per prendere il potere…auguri a loro !

  8. Ho aderito a SI pensando che portasse avanti un discorso anti-capitalista in chiave aggiornata, cioè tenendo conto delle trasformazioni tecnologiche, sociali e ambientali di oggi, le quali aprono completamente la possibilità di una emancipazione umana libera dalla tirannia del padrone, del capitale, e della mondializzazione spietata. Speravo in un’alternativa che andasse più in là di soluzioni tese a far funzionare il capitalismo per il beneficio di tutti, che fu il progetto riuscito ma non replicabile del boom economico del dopo guerra, e verso un discorso per cui non si tratta più di chiedere al padrone che per favore ci dia un lavoro e ben pagato, ma dove ci si organizza per rimpiazzare il padrone con soluzioni vecchie e nuove, a partire da un investimento sociale e finanziario nel modello cooperativo e altri per cui i lavoratori stessi decidono sull’andamento dell’impresa e da lì del mondo finanziario che la contorna. Cos’altro vuol dire “sinistra” se non questo? Mi pare invece che SI si sia ripiegato su una concezione fondamentalmente di non opposizione al sistema. Si vuole semplicemente migliorare il gioco con i soliti mezzi di fiscalizzazione più progressiva, welfare etc. che finiranno comunque con lo scontrarsi con la necessità del sistema di competere sempre più al ribasso per quote di mercato e per profitti, come se la vita fosse tutta lì. Io invece volevo cambiare il gioco. LEU mi sembra un pasticcio dell’ultimo minuto dove quello che dicevamo ai principio del SI appare piuttosto diluito. Per non dire che quelli che vedono il vantaggio della lista unica avrebbero allora potuto fare un partito unico a sinistra del PD.

  9. Quel nome personale NO proprio non ci voleva,da un ragazzo di sinistra non me lo aspettavo, dopo il 4 marzo subito un congresso vero.
    Luigi

  10. Complessivamente mi trovo d’accordo con le osservazioni di Francesco Saverio. Serve una attenta analisi della società attuale e della sua socialità, o meglio serve una piattaforma capace di coltivare e rielaborare i saperi che vengono prodotti da più parti per una nuova e condivisa visione del mondo. Non tutto è perduto e siamo forti di una lunga tradizione. Ma non basta. Serve un processo costituente che unisca movimento dal basso e ciò che è già costituito dall’alto. A mio avviso tra gli ingredienti, vanno annoverati i seguenti: una organizzazione partitica con sedi radicate in luoghi, formazione e valorizzazione dei saperi, meccanismi orizzontali di partecipazione e selezione del corpo politico. Il ceto politico in vario modo si oppone a tutte e tre le cose qui brevemente menzionate. Voterò comunque LEU e la farò votare, un avvertimento però: a salvare o far rinascere la sinistra non saranno certo le elezioni, che dovrebbero essere solo un momento di un più ampio processo politico.
    A chi voterà diversamente, ma sempre a sinistra, dico: non perdiamoci di vista, uniamoci, perché l’unità sarà davvero la nostra forza, a partire dai militanti, simpatizzanti, lavoratori interessati a una partecipazione reale per il cambiamento di una società stanca. Questa è la sfida

    ps. alle elezioni ci sarà qualcuno che parlerà di problemi “minuti” quali l’individuazione di un dispositivo capace di collegare domanda e offerta di lavoro in segmenti periferici, come i servizi alla persona? Mi spiego: si ragionerà, ad esempio, su come fare in modo che tanti lavoratori stranieri (e in parte anche italiani) impiegati come colf, badanti, baby sitter siano remunerati in forma legale e attraverso una paga dignitosa? si dirà com fare in modo di introdurre un meccanismo volto alla totale tracciabilità del denaro (es. pagamento con bancomat) in modo da evitare l’evasione fiscale al tempo stesso facendo in modo che tanti lavoratori autonomi (intendo piccolissimi artigiani e negozianti al dettaglio) siano giustamente retribuiti per le tante ore di fatica e la totale assenza di protezione sociale? si parlerà di come contrastare efficacemente lo straordinario a cui sono soggetti i giovani lavoratori della conoscenza nel terziario, privi di qualsiasi orario e di come tutelare le nuove forme di lavoro? si parlerà di partecipazione alle decisioni aziendali (democrazia industriale) da parte degli operai senza che ciò venga barattato con i diritti del lavoro? si parlerà di morti sul lavoro? e si parlerà di una nuova riformulazione del sistema pensionistico in chiave universalista in cambio di una tassazione che valorizzi il lavoro e penalizzi il capitale non investito?

  11. il centralismo democratico non c’entra nulla. purtroppo queste nobili categorie non servono per analizzare il degrado che attanaglia questo paese da molti anni a tutti i livelli. occorre ricostituire una coscienza sindacale, sociale, politica, ambientale, etica, deontologica, morale, umana finita negli scarichi di una società governata dal business estremo e dalla mercificazione più selvaggia di ogni pulsione. questa squallida campagna elettorale sarà decisa come in molti altri paesi europei dal terrore verso il flusso incontrollato dei migranti e in un versante più nostrano, dalla solita, strenua difesa degli interessi particolari (in genere inconfessabili) alla faccia del “bene comune”. un partito, un movimento che veicolino i valori indispensabili all’uscita da questo pantano occorre sempre più come l’aria. ma non saranno certo i membri, pur a volte rispettabili, della casta a farsene promotori…

  12. Condivido l’amarezza e le delusioni , ma ripensandoci mi chiedo se fosse realistico pensare ad una grande occasione , o piuttosto dobbiamo riconoscere che non c’è in questa nostra grande e dispersa sinistra , non solo nei grppi leader , la cultura sufficiente a proporre un’immagine , un’idea ,di una società e socialitòà diversa a cui potersi orientare . Fallite le esperienze del comunismo e socialismo reali , improponibile l’idea di umanità , nuova ?, che ci aveva sedotto , mi chiedo se non sia proprio a livello teorico-antropologico da cercare le ragioni del fallimento .

  13. Sono d’accordo con Parziale. Vengo dal PCI poi SEL , il giorno 4 marzo voterò per LEU ma se il dopo elezioni non ci saranno inziative per fondare il partito (oggi non c’è) sarà l’ultima volta che mi recherò alle urne.
    Si è perso troppo tempo ad aspettare i vari Speranza, Bersani e tutti i dissidenti del PD. Seguirò con molta attenzione il dopo elezioni.
    Bruno

  14. Condivido l’amarezza e anche le delusioni ,ma ripensandoci mi chiedo se sia vero che si sia persa una grande occasione o piuttosto dobbiamo ricooscere che non c’era nella nostra grande e dispersa sinistra , e non solo nei gruppi leader ,una cultura sufficiente a partorire un’immagine ,un’idea di società e di socialità diversa , a cui tendere . Fallite le le esperienze di comunismo e socialismo reali , improponibile l’immagine di umanità , nuova ? , che hanno offerto , mi chiedo se non sia proprio a livello teorico antropologico da cercare le ragioni dei fallimenti .

  15. Voteró LeU, e faró votare LeU! Non credo che gli altri partiti stiano meglio, ma non sposo la linea del “mal comune mezzo gaudio”. E’ vero quello che scrive Simone, ma l’applicazione del c.d. centralismo democratico ( burocratico) , in parte é anche dovuto al meccanismo elettorale, davvero infernale. Devo anche far notare, se sia vero quanto affermato da Grasso che il 70% dei rappresentanti della lista rappresenta i territori. Le esclusioni, specie se non condivise, ma imposte, provocano sempre negli esclusi rancore e rabbia, voglia di abbandonare il campo, ma come sottolinei ” i processi politici contano piú delle persone”. Sono perfettamente d’accordo con te che dopo il 4 marzo, occorra convocare un congresso, facendolo precedere dalle assembleee territoriali , eleggere i dirigenti e dare luogo alla forma partito. Mi auguro che molti riescano a capire le difficoltá oggettive riscontrate nella costituzione di LeU e superino le critiche, per giungere ad un sostegno convinto. Dopo si vedrá! Un caro saluto

  16. Non credo ci saranno altre possibilità, le tue considerazioni portano a non votare per LeU, le donne poi così mal rappresentate non credo siano disposte a dare il loro voto a chi si comporta così, Anche il movimento femminista in questo momento present e ed elaborante (NUDM prepara con un’assemble nazionale l’8marzo) far cadere le cose dall’alto non ha mai garantito voti a sinistra e la Boldrini con il suo vittimismo non è in sintonia con un movimento che esprime un radicalita’ giovanile e di lotta senza sentire attrazione per la vuota istituzionalizza’
    Credo che la voglia di cambiare, e costruire un’alternativa di sinistra sia già espressa nella costruzione delle liste da “Potere al Popolo”

    Geni Sardo

  17. Non credo ci saranno altre possibilità, le tue considerazioni portano a non votare per LeU, le donne poi così mal rappresentate non credo siano disposte a dare il loro voto a chi si comporta così, Anche il movimento femminista in questo momento present e ed elaborante (NUDM prepara con un’assemble nazionale l’8marzo) far cadere le cose dall’alto non ha mai garantito voti a sinistra e la Boldrini con il suo vittimismo non è in sintonia con un movimento che esprime un radicalita’ giovanile e di lotta senza sentire attrazione per la vuota istituzionalizza’
    Credo che la voglia di cambiare, e costruire un’alternativa di sinistra sia già espressa nella costruzione delle liste da “Potere al Popolo”

  18. Biagio hai ragione, ma purtroppo è una questione di rapporti di forza in una società spostata sempre più a destra, anche se i margini d’azione si possono (e debbono) creare. Confermo il mio voto a favore di LEU, ma spero che vi sia un processo ricostituente forte, dentro e fuori le istituzioni, per una sinistra alternativa e capace di portare avanti i temi che dici tu. Allo stesso tempo la sinistra deve farsi portatrice di
    una cultura di governo, data la fase attuale (provengo da rifondazione comunista, e da 1 anno sono in sinistra italiana)

  19. Io voterò LeU, con tutti i problemi che vi sono. Dopo il 4 marzo sarò estremamente attento che si cominci a lavorare per un partito della sinistra e non un cartello elettorale. Perché voto LeU, perché gli altri mi sembrano ancora peggiori, non parlo di tutto il raggruppamento di destra compreso il PD, 5S manco ci penso, perché un movimento-partito messo su da due persone di destra non mi piace (Grillo negli anni ’70 andava alle manifestazioni del MSI e Casaleggio si presento nelle liste del Berlusca). Potere al popolo lo trovo troppo estremista (provengo dal PCI), per cui scelgo LeU.

  20. Un disastro unico ma facciamo finta di niente e facciamo la campagna elettorale per garantire a questi fenomeni della politica un posto in Parlamento

  21. mai come in questo frangente si era creata occasione per costituire una Sinistra davvero unita che lasciasse fuori vecchie ruggini, antipatie personali, revanscismi vari. Potevamo costruire davvero un grande movimento di popolo dietro un progetto di giustizia sociale, di attuazione dell’art. 3 della Costituzione, anche e soprattutto del comma 2, il più bello come ebbe a dire Calamandrei. Un progetto di società aperto al rispetto e alla difesa della persona come singolo e
    come soggetto sociale. Ed invece, ancora una volta, hanno prevalso i calcoli per avere una manciata di seggi in Parlamento., con rese dei conti rimandate a dopo il 4 marzo. Ma non siamo stupidi. sapremo riconoscere chi ha ucciso nella culla questa speranza di rilancio di una vera Sinistra finalmente unita.

  22. No non credo a questo ragionamento . Dice cose giustissime ma troppo tardi .
    La Lista è il Partito , anzi se lo è mangiato . Addirittura il Partito Lista porta il Nome del suo capo , un cedimento culturale inaccettabile .
    Quel ceto politico lí , per riferimenti culturali , livelli di consumi , stili di vita non è poi cosí diverso dai 5 Stelle e dal Pd , persino nella provenienza sociale , e nelle frequentazioni . Parlano al ceto medio riflessivo dei centri storici , completamente estranei agli Operai , alle periferie , ai giovani Proletari senza futuro .
    C’era lo spazio politico per costruire Un Partito , ma si è ripiegato in fretta ai seggi parlamentari , facendo del Parlamento il centro di tutto , bruciando sul nascere una Domanda Politica proiettata sui nuovi scenari mondiali .
    Con quei gruppi dirigenti lí non si va da nessuna parate , anzi ci si prepara o a inutili ammucchiate o aprossime lacerazioni ( che poi sono la stessa cosa ).

    Quella Sinistra L? ? Morta .

  23. Il sottoscritto non centra nulla con la vostra formazione politica, sono un militante del ricostituito PCI. Mi apsettavo un gesto di unità soprattutto in questa ultima campagna elettorale , ciò non è stato, devo dire che la cosa ha rafforzato tutti i miei dubbi su tale organizzazione, dubbi legati ad una vostra paelese non volontà di dare luogo a processi unitari, cosa di cui ha immenso bisogno il paese, i lavoratori. Ma la cosa incredibile che un segnale era stato, l’esito del Referendum, promosso da Renzi, era stato chiaro, peccato avete mancato un occasione, una buona occasione, saluti Cosimo Cerardi.

  24. Caro Simone, questa è l’ultima chanches che do ha una formazione di questo tipo. L’ultima. E come me, la pensano in molti.
    Non credo che dopo il 4 marzo le cose cambieranno. Andrò a votare per LEU, ma a questo punto sia chiaro: voterò turandomi il naso.
    Mi dispiace ma la puzza non l’ho creata io.

    Fiorenzo Parziale, uno che lavora e da 20 anni vota sedicenti partiti di sinistra

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *