È un balletto noioso quello che tutti noi abbiamo messo in scena in questi mesi in Lombardia nel centro-sinistra e nella sinistra. Non penso che i cittadini lombardi lo meritino.

La realtà è che rischiamo di rimanere al punto in cui eravamo prima dell’estate. Con la differenza che nel frattempo il centro-destra, anche attraverso il referendum farsa del 22 ottobre, ha già messo in moto la macchina elettorale e batte la Regione in lungo e in largo per consolidare il vantaggio di cui gode. Allora, forse, serve uno scatto, servono parole chiare e semplici, e serve un’assunzione di responsabilità da parte di tutti e di ciascuno di noi.

La diciamo nel modo più netto possibile: il nostro obiettivo è ricostruire una coalizione larga di centro-sinistra in grado di battere Maroni e la destra dopo quasi venticinque anni di malgoverno. Il Partito democratico lombardo e Gori non sono allora nostri avversari ma potenziali alleati. A tre condizioni: che il programma che ci unisce sia segnato dal coraggio e dalla discontinuità; che la sinistra sia forte dentro la coalizione e che non vi sia spazio per gli amici di Lupi e di Alfano; e che il candidato alla Presidenza sia scelto attraverso una consultazione democratica.
Al Partito democratico chiediamo il coraggio di scegliere una strada diversa rispetto a quella imboccata nazionalmente da Renzi e dal governo Gentiloni. Una nuova visione della Regione, un nuovo modello sociale improntato alla solidarietà e alla redistribuzione della ricchezza. Una politica economica di intervento pubblico nell’orientamento delle nuove politiche industriali; la volontà di intervenire nelle crisi industriali con l’obiettivo di tutelare e difendere l’occupazione; un intervento strutturale contro le delocalizzazioni e l’impresa irresponsabile; una nuova legge sugli appalti; una legge regionale innovativa e inclusiva per il reddito minimo garantito; un piano casa vero e proprio, che svuoti le liste d’attesa e ristrutturi il patrimonio immobiliare pubblico; un potenziamento ferroviario compatibile con l’ambiente e a misura di pendolari; la ridefinizione rigorosa dei criteri di accreditamento delle strutture sanitarie private; nuove risorse per il diritto allo studio e per l’edilizia scolastica mettendo al centro la scuola pubblica e non la scuola privata. Se questi obiettivi avranno cittadinanza nel campo del centro-sinistra, noi ci saremo. Abbiamo perso sin troppo tempo a parlare di formule e non di contenuti: nei prossimi giorni incontriamoci e vincoliamoci a un patto programmatico chiaro, che rimetta in moto una speranza e una possibilità.
Ma noi parliamo di una coalizione democratica e progressista, di centro-sinistra, non di centro-destra. Alfano, Lupi e simili sono di destra, con noi non c’entrano nulla. Se quest’argine tiene, e il Pd lombardo non si presta a operazioni trasformistiche come in Sicilia e come, purtroppo, nel governo nazionale e nella prossima competizione elettorale, una coalizione larga è possibile, che tenga aperta la porta a tutta la sinistra lombarda, nessuno escluso.
Infine, le primarie. Come si fa a non capire che una coalizione che nasce ha bisogno di un bagno di democrazia, di un candidato scelto attraverso la consultazione di un popolo che torna a partecipare, che torna a essere protagonista? E come si fa a non capire che Gori non rappresenta – per formazione, profilo politico, persino per legittimi interessi sociali – l’intero arco del centrosinistra lombardo? È persona stimabile, autorevole e ovviamente ci impegneremmo a sostenerlo lealmente qualora dovesse vincere le primarie. Ma non funziona l’uomo solo al comando, lanciato e prescelto dal solo Partito democratico. Non rappresenta tutti, da solo. Non è in grado, da solo, di convincere, di vincere, di richiamare alla partecipazione quelle decine e centinaia di migliaia di cittadini lombardi che da anni stanno a casa e non votano più.
Ci rivolgiamo allora a Campo Progressista, a Sinistra Italiana, a Possibile, ai Verdi e ai socialisti, alle forze civiche, a ciò che nazionalmente si riconosce nell’esperienza costituente del Teatro Brancaccio e – soprattutto – alle tante e ai tanti che non credono più in noi e che hanno purtroppo troppo spesso ragione.
Ognuno faccia un passo nella direzione giusta, valutando innanzitutto la possibilità di Roberto Cornelli, che giustamente ci chiede un processo solido e non improvvisato. Ognuno faccia un passo nella direzione giusta, prima che si compia l’ennesimo errore e che la sinistra lombarda si trovi divisa. Tra coloro i quali, a quel punto, troverebbero riparo sotto l’ala di un candidato sicuro perdente in una coalizione monca e coloro i quali inizierebbero una campagna elettorale altrettanto inutile, se non a riscaldare la coscienza e la vocazione alla testimonianza di poche migliaia di militanti.
Ma dev’essere chiaro che non c’è più tempo. Chi dovesse tergiversare, non rispondere, proseguire in questo insopportabile politicismo si farebbe carico di una responsabilità pesantissima. Il nostro passo in avanti è questo.