Care compagne e cari compagni,
il testo che trovate qui di seguito è una bozza, un contributo che mettiamo a disposizione di tutte e tutti per le assemblee territoriali del 4 e 5 febbraio. Lo abbiamo immaginato come emendamento alla tesi 15 e, in ogni caso, come base di discussione e di confronto sul tema della linea politica e della costruzione di una forza autonoma, in grado di ricostruire un terreno vasto di relazioni politiche e sociali a sinistra. Il testo è nelle mani di tutti e di ciascuno, a disposizione del confronto politico che vogliamo animare in questo appuntamento congressuale.
 
Arturo Scotto

 

Per una sinistra popolare, ecologista e di governo

 

Una nuova proposta di governo per l’Italia necessita di una profonda discontinuità rispetto al renzismo e agli errori precedenti del centrosinistra che hanno spianato la strada alla sua ascesa.

Sconfiggere l’egemonia delle politiche di Renzi e la subalternità al liberismo nell’area progressista è il primo indispensabile passo per ricostruire un progetto di governo che si riconnetta con gli interessi del mondo del lavoro e dei ceti sociali che Sinistra Italiana intende ascoltare, coinvolgere e rappresentare. Un progetto di governo che si avvalga dell’esperienza delle donne per realizzare una società più equilibrata, accogliente, meno individualista, che si impegni a sviluppare  una coscienza  dei diritti e delle libertà fondamentali.

 

Non si tratta solo di archiviare una leadership plebiscitaria che non ha funzionato, ma di imporre un’agenda politica progressista e profondamente rinnovata in materia di lavoro e reddito, politica industriale,  fisco e politica economica, salute, sicurezza sociale, economia circolare, ambiente e riconversione ecologica, scuola, università e ricerca, ordinamento dello Stato, efficienza della pubblica amministrazione, strategia geopolitica e relazioni con l’Europa. Il lavoro programmatico che abbiamo avviato nei mesi scorsi con la presentazione del Social Compact è un primo passo in questa direzione. Questa strategia necessita di alcuni punti chiari:

 

1.L’aspetto dirimente non può essere soltanto il superamento dell’alleanza con Alfano e Verdini. Il progetto del Partito della Nazione si qualifica e risulta incompatibile con la nostra prospettiva per il contenuto concreto delle sue politiche, ancor prima che per i suoi confini politici.

A maggior ragione dopo l’esito del referendum, non sarà certo un patto elettorale con il renzismo declinante a restituire all’Italia una credibile proposta progressista, in grado di evitare il rischio di una competizione per il governo ristretta alla destra e al M5S.

Anzi, un’operazione del genere darebbe ancora di più il senso di una cittadella dell’establishment benpensante che si blinda di fronte all’avanzata dei cosiddetti populismi, rifiutandosi di raccogliere il messaggio di fondo venuto dagli ultimi appuntamenti elettorali e referendari.

 

  1. Per voltare pagina, non serve però la riedizione di una Cosa rossa protestataria e di testimonianza, che finirebbe per fare il gioco del Partito della Nazione, rinunciando a contendergli l’egemonia nel campo progressista.

Come abbiamo scritto nel documento posto a base dell’Assemblea nazionale di Sinistra Italiana del luglio scorso, “dobbiamo far valere in un campo largo le nostre idee e la discontinuità della nostra analisi, non rinchiuderla in un recinto di testimonianza”, e per questo “la nostra proposta politica deve essere in grado di parlare a un’area ben più vasta dell’ambito tradizionale della sinistra radicale”.

Il destino di Sinistra Italiana non potrà perciò mai essere la riedizione di cartelli elettorali sul modello della Sinistra Arcobaleno o della lista Tsipras, in cui il nuovo soggetto politico rinuncerebbe al suo profilo per assemblare spezzoni e frammenti della sinistra radicale e antagonista, con l’illusione di superare più facilmente lo sbarramento e di garantirsi purchessia un minimo di rappresentanza parlamentare.

 

  1. Naturalmente il Congresso di febbraio è per noi soltanto la prima tappa. Nei mesi successivi Sinistra Italiana deve lavorare per incontrare e unire le tante energie che le mobilitazioni a difesa della Costituzione e contro il Jobs Act, lo Sblocca Italia e la Buona Scuola hanno riattivato nell’elettorato progressista, le forze che nel Partito Democratico resistono alla deriva verso il Partito della Nazione, le esperienze del civismo democratico e progressista che sono all’opera in tanti Comuni e che rappresentano per noi un interlocutore essenziale. Allo stesso tempo, sarà fondamentale mantenere un canale di dialogo e un incrocio costante con il sindacato, l’Anpi, l’Arci, il tessuto democratico dell’associazionismo in tutte le sue manifestazioni, i movimenti, i comitati protagonisti di importanti lotte e conquiste sociali e ambientaliste.

Occorre tener ferma una rotta che eviti un duplice rischio: da un lato, un accomodamento subalterno al Pd renziano, dall’altro, una deriva verso un minoritarismo protestatario e destinato all’irrilevanza.

 

  1. Nei prossimi mesi Sinistra Italiana non può accontentarsi di assistere da spettatrice agli sviluppi della situazione interna alle altre forze politiche, ma deve rendersi protagonista di un’iniziativa per la costruzione di una nuova proposta di governo progressista per l’Italia.

Subito dopo il nostro Congresso fondativo, proporremo a tutti gli interlocutori politici e sociali di quest’area l’avvio di un confronto sui punti essenziali di una nuova piattaforma di governo, costruendo una strategia comune con le forze che vogliono battersi per liberare il campo progressista dall’ipoteca renziana. Su questo servirà un’iniziativa incalzante sul piano politico e programmatico, in modo da rendere evidenti le responsabilità di chi resiste al cambiamento di leadership e di contenuti di cui ha bisogno il Paese.

La bussola della nostra iniziativa sarà il confronto sul progetto per l’Italia e per il mondo del lavoro. Archiviare il renzismo è condizione necessaria, ma non sufficiente per riconciliare l’area progressista con gli interessi sociali che sono stati penalizzati dalle sue scelte già prima della deriva renziana. Come abbiamo detto in sintesi nel documento preparatorio dell’Assemblea nazionale dello scorso luglio, “non si tratta certo di tornare al vecchio centrosinistra dei vincoli e delle compatibilità europee, del rigore europeistico senza se e senza ma, della subalternità al paradigma liberista dello smantellamento del ruolo economico dello Stato, delle privatizzazioni e delle cosiddette riforme strutturali”.

 

  1. Un’alleanza per il governo dell’Italia fondata su metodi e contenuti rinnovati necessita anche di una nuova legge elettorale, che raccolga il messaggio del referendum e volti pagina rispetto alle forzature e alle illusioni maggioritarie. Una legge di impianto proporzionale, che archivi la stagione del Governo del Capo e restituisca ai cittadini il diritto di scegliere parlamentari, è la via maestra anche per ricostruire alleanze credibili, fondate sulla compatibilità dei programmi e non, come spesso avvenuto nell’ultimo ventennio, sulla convenienza a spartirsi i premi di maggioranza e ad aggirare le soglie di sbarramento.

 

  1. Nei territori Sinistra Italiana deve battersi per riaprire una prospettiva progressista aperta al civismo in tutti i luoghi in cui ciò è concretamente possibile sulla base delle condizioni politiche e programmatiche. Lo farà in chiara alternativa al Pd nelle realtà in cui il disegno del Partito della Nazione di un riposizionamento verso il centrodestra viene ancora accettato e praticato.

 

Per fare tutto questo occorre ricostruire un soggetto politico autonomo della sinistra, radicato nel territorio, realmente aperto e attraversabile, che riattivi luoghi di aggregazione, impegno ed elaborazione, reali e non solo virtuali, che riconquisti una cultura politica e un punto di vista sul mondo. Qui la sinistra ha perso negli ultimi trent’anni, da qui la sinistra deve ripartire per riorganizzare il proprio campo e il senso della propria missione.

Ciò a cui lavoriamo è la costruzione di una sinistra popolare, ecologista e di governo, in grado finalmente di superare la divisione tra le “due sinistre” che ha segnato la fase degli ultimi venti anni: la prima, moderata e riformista, imbrigliata nel quadro delle compatibilità e subalterna al pensiero dominante; la seconda, radicale e antagonista, prigioniera della sua marginalità e votata all’irrilevanza.

Ricostruire una strategia di governo e una proposta per l’Italia oltre questa divisione è indispensabile per restituire uno strumento vero di riscatto e di cambiamento a quel popolo che in questi anni è stato abbandonato e diviso e al quale noi vogliamo restituire una rappresentanza politica.