di Claudio Grassi e Simone Oggionni (pubblicato anche su www.claudiograssi.org)

Abbiamo letto l’appello di Luca Sappino e altri compagni per la costruzione di una “Cosa Seria”.

Ciò che ci convince è il significato profondo della proposta, e cioè la definizione di una coalizione unitaria della sinistra italiana per le prossime elezioni politiche. Con all’incirca – azzardiamo noi – le seguenti caratteristiche.

1. Una coalizione che sia sociale prima ancora che politica: che sia in grado cioè di raccogliere le realtà più dinamiche del conflitto emerse negli ultimi anni. Dai metalmeccanici che non chinano la testa di fronte ai ricatti della Fiat agli studenti dell’Onda, dalla straordinaria mobilitazione per l’acqua pubblica e contro il nucleare alle lotte contro le grandi opere inutili e dannose. Una coalizione sociale che metta in rete questi soggetti e punti a rappresentare (come in Italia non avviene da troppi anni) gli interessi dei vasti settori sociali che vivono a contatto, soggettivamente od oggettivamente, con le lotte e i conflitti.

2. Una coalizione che metta al centro il lavoro e, dopo l’ubriacatura ideologica del decennio passato, il bisogno di ricostruire un soggetto politico che miri a determinare e affermare diritti, salario, garanzie di coloro i quali vivono vendendo la propria forza lavoro.

3. Una coalizione che definisca, intorno a questo perno, un programma di governo muovendo dalle proposte indicate in questi mesi dai metalmeccanici della Fiom-Cgil. Non allusioni metafisiche o illusioni politiciste, ma risposte concrete a problemi drammaticamente concreti: un piano pubblico per l’occupazione (connesso ad un più generale rilancio dell’intervento pubblico in economia, per una vera politica industriale che preservi e rafforzi l’apparato produttivo del Paese), un salario minimo garantito, forme di reddito garantito per disoccupati e studenti, una tassazione patrimoniale ordinaria, una seria tassazione delle rendite e delle speculazioni finanziarie per ricostruire pezzo dopo pezzo lo Stato sociale disaggregato da vent’anni di manovre finanziarie privatizzatici.

4. Una coalizione che assuma impegni chiari sui diritti civili e di cittadinanza (in primo luogo dei migranti), sulle tematiche connesse alla questione di genere, sulle spese militari, sull’ambiente e sul modello di sviluppo, sulla cultura e l’antropologia di un Paese distrutto e da ricostruire, su di un’idea di Europa da salvaguardare e al contempo da riscrivere. Da questo punto di vista sarà decisiva la capacità di costruire relazioni stabili e iniziative di mobilitazione e di lotta a livello europeo, senza le quali ogni pratica politica e sociale sul piano nazionale rischia di risultare vana.

5. Una coalizione unitaria che deve proporsi di aggregare tutti coloro che sono oggi, da sinistra, all’opposizione del governo Monti e che, in coerenza con questo, condividono un programma anti-liberista.

In questo la scelta precisa delle interlocuzioni è essenziale.

La maggioranza del Partito democratico ha compiuto una scelta diversa. La Carta d’Intenti, pur affermando spunti condivisibili, contiene due impegni che vanno in una direzione molto diversa dal vostro (e nostro) progetto: gli obblighi di carattere internazionale assunti dall’Italia (si intendono gli obblighi economici con l’Europa, a partire dal fiscal compact, e quelli militari, a partire dalla presenza in Afghanistan) andranno rispettati anche dal prossimo governo; e nella prossima legislatura il governo nascerà in virtù di un patto con i moderati, e cioè con l’Udc e ciò che – eventualmente – essa dovesse aggregare intorno a sé.

Allo stesso tempo è verosimile, come sostiene l’appello, che esista una “parte consistente” del Pd che non condivide questo impianto e le sue conseguenze.

Si tratta di una contraddizione che – ne conveniamo – va valorizzata. Per farla emergere riteniamo indispensabile e prioritario unire tutta la sinistra che è oggi all’opposizione del governo Monti, chiedendo a ciascuno di fare le proprie scelte e di ipotizzare, sulla base dei propri convincimenti e dei propri programmi, le interlocuzioni e le alleanze conseguenti.

Per parte nostra, abbiamo bisogno di un atteggiamento unitario che, fino in fondo, si metta alla ricerca del confronto e del dialogo più ampio. Ma allo stesso tempo del coraggio di chi sceglie di porsi, senza ambiguità, in alternativa agli orientamenti prevalenti nel gruppo dirigente del Partito democratico, che ha scelto – ad oggi – tutta un’altra strada, traducendo la giusta ambizione al governo del Paese nell’obbligo di governare a qualunque costo e con qualsiasi tipo di alleanza.

Costruire una “Cosa Seria” è una cosa seria. Una grande ambizione che non deve farci perdere coraggio, coerenza e realismo. La realtà non è come vorremmo che fosse, ma precisamente come è. Almeno fino a che saremo stati in grado di cambiarla.